Siena: il rettore sempre teso

Molti rinfacciano ad Angelo Riccaboni, rettore dell’Università di Siena, di non aver saputo approntare un piano di risanamento dei conti. Ma come poteva! … se aveva le mani legate? Gli rimproverano di non aver pagato il salario accessorio al personale tecnico e amministrativo. Ma come poteva! …se aveva le mani legate dal Collegio dei Revisori dei Conti? Lo criticano per il mancato sviluppo dell’Ateneo! Ma come poteva! …se non gli permettono la sospensione delle rate dei mutui per cinque anni? Lo biasimano perché non rispetta il codice etico varato dall’ateneo, che mira ad escludere le situazioni nelle quali si potrebbero creare conflitti d’interessi. Ma come poteva! …se il rettore tiene famiglia? Gli ricordano che la “sostenibilità” è ormai uno slogan vuoto senza alcun risultato pratico. Ma non è vero! …come dimostra la raccolta dell’acqua piovana al Polo Scientifico di San Miniato! Lo censurano per non essere riuscito ad alienare alcun immobile! Ma come poteva! …se gli impediscono di costituire un Fondo immobiliare con l’individuazione di intermediari specializzati e la sottoscrizione, da parte dell’Ateneo, di quote da collocare presso investitori? Accusano il rettore di non essere pienamente legittimato a causa del rinvio a giudizio degli indagati per irregolarità nella sua elezione! …Ma che deve fare, dimettersi? In fondo, non sussiste alcuna richiesta di rinvio a giudizio che lo riguardi, nell’ambito dell’inchiesta relativa alla sua elezione a rettore!

Articolo pubblicato anche da: Il Cittadino Online (24 aprile 2014) con il titolo: «Il rettore e quello che “non può fare”».

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E nonostante tutto Riccaboni continua ad essere rettore dell’università di Siena?

Unisi risparmiosa

Il “saggio” e le mani su Siena (L’Espresso, 2 aprile 2013)

Camilla Conti. C’è anche Gaetano Quagliariello fra i politici che, a Siena, si davano da fare per stringere la presa dei partiti sulle istituzioni locali, dal Monte dei Paschi all’università. Lo testimoniano alcune telefonate intercettate dalla procura di Siena fra il senatore del Pdl, uno dei “saggi” scelti dal presidente Giorgio Napolitano per facilitare la formazione di un nuovo governo, e il rettore dell’Università, Angelo Riccaboni.

La magistratura indaga proprio sulla nomina di Riccaboni, avvenuta il 21 luglio 2010 con uno scarto di voti minimo rispetto al rivale Silvano Focardi (373 voti contro 357, con 28 schede bianche e 19 nulle). Su quelle elezioni accademiche si alzarono fin da subito molte polemiche, animate anche dalla scoperta che nei conti dell’ateneo senese si stava aprendo un buco gigantesco, stimato in circa 200 milioni di euro. Ne seguì un’indagine della magistratura che, per quel che riguarda la contesa fra Riccaboni e Focardi, il 22 marzo scorso ha portato al rinvio a giudizio per falsità ideologica dei responsabili di uno dei seggi elettorali.

Come risulta dalle 266 conversazioni telefoniche messe agli atti dai magistrati, furono numerosi gli esponenti politici – sia del Pd che del Pdl – a muoversi per favorire la convalida o, al contrario, la revoca del voto. Fra questi c’è anche Quagliarello, che prende le difese di Riccaboni contro la richiesta di dimissioni avanzata da Paolo Amato, un altro senatore del Pdl. Il 19 novembre 2010, si legge nella sintesi dei colloqui effettuata dagli investigatori che «Quagliariello chiede chiarimenti su un comunicato-stampa nel quale si afferma che a seguito dell’acquisizione dei documenti al Ministero, Amato ha chiesto le dimissioni del Rettore. Riccaboni tranquillizza l’Onorevole dicendo di non sapere assolutamente nulla oltre a quello che dicono i giornali. L’Onorevole chiede del materiale per poter uscire in pubblico e rilasciare qualche dichiarazione sulla linea intrapresa».

Per inquadrare la vicenda, bisogna ricordare i diversi mesi trascorsi prima che l’allora ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, convalidasse il risultato delle elezioni. Una ratifica che arrivò solo nel novembre 2010. Proprio su quella firma, indicano le telefonate, hanno avuto un ruolo decisivo le pressioni arrivate da diversi esponenti politici, interessati forse anche al fatto che università e Monte dei Paschi sono legate: tocca infatti all’ateneo nominare uno dei consiglieri della Fondazione Mps, grande azionista della banca; e la fondazione ricambia con i contributi per le spese dell’università.

Riccaboni stesso, considerato vicino al centro-sinistra, era stato in precedenza consigliere di amministrazione di Monte Paschi France e di Banca Toscana, una controllata dell’istituto. In una telefonata con l’ex sindaco di Siena Franco Ceccuzzi, al tempo parlamentare del Pd, quest’ultimo commenta la richiesta di dimissioni del neo-rettore avanzata dal senatore azzurro Amato dicendo che «non sarebbe piaciuta neanche al Pdl di Siena». Le cronache politiche di quei giorni raccontano di scontri all’interno del Pdl toscano tra oppositori e sostenitori del rettore in pectore. Ovvero tra Amato e il coordinatore nazionale del partito, Denis Verdini. Vincerà il secondo. Grazie anche al Pd.

In quegli anni, al di là delle telefonate, Quagliariello frequenta spesso Siena, soprattutto in qualità di professore straordinario di Storia dei Movimenti e dei Partiti Politici presso la Luiss di Roma e Membro della Fondazione Magna Charta. Viene invitato a convegni, come quello organizzato sul ruolo dell’Onu nel 2004 dalla Fondazione Liberal con il patrocinio e il contributo del Comune di Siena in collaborazione della Provincia di Siena e il contributo di Banca MPS e della sua Fondazione. O come il simposio sui partiti politici nell’Italia Repubblicana, sponsorizzato sempre da Mps e ospitato dal preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università senese, Antonio Cardini. Che compare – “anche lui – nelle intercettazioni quando consiglia al nuovo rettore di «stare alla larga dalla politica locale». E di «mettersi d’accordo con Mussari (l’ex presidente del Montepaschi, ndr) e Ceccuzzi per i soldi e basta».

Università di Siena: alla ricerca della dignità e della decenza

Arriva-al-mento

Alcuni brani, quelli sull’università, di un interessante articolo del direttore de “il Cittadino Online.

L’esercizio della decenza… e della resistenzaL’Università è un bosco pietrificato (da “il Cittadino Online”, 25 marzo 2013).

Raffaella Zelia Ruscitto. (…) Invece la dignità e la decenza, proprie e collettive, sono pezzi delicatissimi che contribuiscono a fare la differenza tra una società civile ed una incivile e destinata all’autodistruzione. Ma se, individualmente, ognuno farà i conti con sè stesso, pubblicamente le cose dovrebbero andare diversamente. Mi riferisco a quanto avvenuto all’ombra dell’Università di Siena. Due rinvii a giudizio per l’elezione dell’attuale rettore Angelo Riccaboni: il presidente della Commissione elettorale ed il segretario di seggio dovranno andare a processo per presunte gravi irregolarità nella fase di voto. Il rettore, ovviamente, non è direttamente coinvolto ma, ci domandiamo noi comuni mortali: cosa sarebbe “dignitoso” fare in casi come questo? Quando il nome dell’istituzione viene indebolito da voci insistenti di “groviglio”; quando un ruolo ricoperto viene messo in discussione da sospetti di brogli (sospetti che vengono avvalorati da un procedimento giudiziario); quando il processo di risanamento stenta a decollare (usando un eufemismo); quando la città resta schiacciata da una immagine di sè distrutta e defraudata e l’Ateneo non ne resta fuori, anzi? Cosa dovrebbe fare il massimo rappresentante di una Università travolta suo malgrado da vicende dolorose come quelle della cooperativa Solidarietà? Da cause intentate dai dipendenti ai vertici amministrativi? Da esposti di varia natura presentati su vicende che fanno da sfondo a presunte “gestioni allegre e personalistiche” delle strutture universitarie? Sia chiaro: non si parla di responsabilità dirette (che sono di competenza giudiziaria) ma di opportunità morale legata alla difesa e tutela della “dignità” di un bene pubblico.

Alcuni candidati a sindaco si sono espressi chiedendo le dimissioni del rettore Riccaboni e del costoso (troppo, se raffrontato anche ai licenziamenti e ai sacrifici chiesti ai dipendenti) direttore amministrativo Fabbro. Laura Vigni e Maurizio Montigiani non hanno fatto giri di parole per dire quello che pensavano della situazione e per difendere la dignità dell’istituzione culturale senese. Se, a questo, si aggiunge la non costituzione di parte civile dell’Università nel processo sul buco di bilancio, il quadro “poco dignitoso” (per l’Ateneo) è tristemente chiaro.

Lo stesso sta accadendo in banca, in Fondazione ed in tutte le istituzioni “con il buco intorno”. Nessuna dimissione a difesa della dignità personale e di quella dell’ente che si rappresenta. O del partito… o della azienda… Cosa pensare di questa testarda indifferenza? Possiamo continuare a riderci “all’italiana”, voltarci dall’altra parte parlando di altro, oppure indignarci e chiedere il rispetto della dignità e della decenza della collettività.

Nell’esclusivo interesse dell’università di Siena, un consiglio al rettore: si dimetta!

Primo decreto di nomina a rettore di Angelo Riccaboni

Primo decreto di nomina a rettore di Angelo Riccaboni

Secondo decreto di nomina a rettore di Angelo Riccaboni

Secondo decreto di nomina a rettore di Angelo Riccaboni

Del giallo dei due decreti di nomina a rettore del Prof. Angelo Riccaboni da parte del Ministro, ci siamo già occupati il 13 gennaio 2012 con un post intitolato: Maria Stella Gelmini, la donna che firmò due volte per l’elezione irregolare del rettore di Siena. Se ne consiglia la lettura o rilettura! Il primo decreto gelminiano, del 26 ottobre 2010, riportava: «Nelle more della conclusione dell’indagine, il Prof. Angelo Riccaboni è nominato Rettore». Il secondo decreto gelminiano, del 3 novembre 2010, non riporta più la frase pericolosa per Riccaboni e cautelativa per il Ministro. Orbene, quale dei due decreti è valido? Il primo? Il secondo? O entrambi? Già, perché con il primo (o con entrambi) il ministro avrebbe dovuto interdire Riccaboni alla conclusione delle indagini, avvenuta più di un anno fa. Oggi, addirittura, siamo in presenza del rinvio a giudizio!!!

La comunità universitaria non può avere in questo momento un rettore zoppo, delegittimato e somaro

Tosi-Riccaboni-Monaci-Bisi

Prof. Riccaboni le chiediamo un atto di coraggio e di chiarezza

Sinistra per Siena. L’Università versa in una situazione drammatica; drammatiche e dolorose sono le decisioni che sono state prese con il licenziamento di fatto dei lavoratori della cooperativa. In un periodo come questo occorre che non vi sia dubbio alcuno sulla legittimità di coloro che sono posti nelle condizioni di prendere decisioni e di guidare l’Ateneo. Il provvedimento di rinvio a giudizio del presidente della commissione elettorale prof. Gaeta pone ovviamente seri problemi di legittimità.

La comunità universitaria non può avere in questo momento un rettore zoppo e delegittimato. Il Rettore approfitti di questa occasione per presentare le sue dimissioni e, se lo ritiene, si ripresenti davanti al corpo elettorale chiedendo un nuovo e indiscusso mandato. Solo così l’Università potrà tornare ad avere un Rettore nel pieno delle sue prerogative. Le nuove elezioni potranno essere una proficua occasione per approfondire il dibattito nella comunità universitaria sulla grave situazione in cui versa la nostra massima istituzione culturale e per trovare le nuove idee e la maggiore coesione necessarie per uscire fuori dalla crisi.

Per la Lega Nord dimissioni immediate di Riccaboni e commissariamento dell’ateneo senese, dopo il rinvio a giudizio per le irregolarità elettorali

Unisi

Lega Nord Siena (Segreteria provinciale). Non ci sono più scusanti: il Rettore Angelo Riccaboni – e di conseguenza il Direttore Amministrativo, Ines Fabbro – devono togliersi dalla scena, rassegnando le dimissioni, alla luce soprattutto del rinvio a giudizio del Presidente della Commissione elettorale e della Segretaria di seggio per l’inchiesta sulle Elezioni del Rettore. Infatti questi due imputati sono accusati di falso ideologico per aver attestato falsamente la regolarità delle procedure di identificazione dei votanti. Ciò inficia alla radice le elezioni che hanno portato Riccaboni ad essere rettore. La Lega, che sull’argomento, in passato, ha presentato numerose interrogazioni parlamentari, ritiene irrimandabile un intervento del Ministro, che provveda al commissariamento dell’Ateneo, quale conseguenza della rimozione del Rettore Riccaboni.

Chi tutela l’università di Siena nel processo contro i responsabili del dissesto dell’Ateneo?

Zelia-RuscittoRiportiamo dall’Editoriale de “Il Cittadino Online” (“Facciamo ancora finta che non sia successo niente?“) il brano riguardante l’ateneo senese. In esso si legge che «l’Università è passata alle vie di fatto legali contro il professor Grasso». Non ne so nulla! Però, mi auguro di cuore che la notizia sia vera!

Raffaella Zelia Ruscitto. (…) Proseguiamo con l’Università? Ieri (6 marzo) udienza rinviata per il buco dell’Ateneo. Nova, direbbe un senese doc! Di rinvio in rinvio (e prima di passaggio di carte in passaggio di carte) sono trascorsi 5 anni e di sapere di chi caspita sia la responsabilità di un disastro gestionale senza paragoni in Italia, siamo ben lungi dal sapere. In questo caso, ci permettiamo qualche altra osservazione di carattere strettamente etico/morale: secondo quanto riferito da alcuni sindacalisti presenti, in aula non c’era nessuno a rappresentare l’Università! Come mai? In un’inchiesta che vede dei rettori imputati come possibili responsabili del dissesto, perché l’ente non si interessa e non prevede una sua posizione attiva nel processo? Chi tutela un bene collettivo? Chi rappresenta la città (ma, per esteso, i cittadini italiani) di fronte alla giustizia? Questa domanda, fatta dal giudice Bellini oggi in aula, è rimasta sospesa nell’aria ed è caduta miseramente senza che nessuno alzasse il ditino a dire “Io, signor giudice”. E il fatto è decisamente inquietante e la dice lunga su chi oggi si trova a rappresentare l’Università di Siena.

Restando sempre in ambito universitario: in diversi (Lega Nord e Laura Vigni ma magari dimentico qualcuno) hanno chiesto al Rettore Riccaboni di fare il passo delle dimissioni. Una richiesta che scaturisce non solo dalla questione dell’indagine sulla sua nomina (ma già quella basterebbe!) ma che prende forza dalla questione dell’ultimo bilancio d’Ateneo e dalla relazione del Collegio dei Revisori dei Conti. Una bocciatura piena che giunge alla richiesta d’intervento del Miur al fine di avviare la procedura di dissesto finanziario. In due anni non si è riusciti a fare nulla per rimettere in piedi i conti dell’Università. A parte, ovviamente, allungare i mutui per far ricadere i debiti sulle generazioni future. Anche qui sono stati chiesti sacrifici ai dipendenti, sono state mandate via persone bisognose di lavoro (chiamando in causa la necessità del taglio dei costi!) ma chi amministra, chi prende stipendi faraonici (ed in alcuni casi ingiustificati) non ci pensa neppure a tagliarseli! E questi, detto tra noi, rappresenterebbero la schiera degli intellettuali. Di quelli che dovrebbero, sulla carta, avere una visione ampia, sollevata almeno di qualche metro dalla terra che noi miseri mortali calpestiamo ogni giorno… I docenti di questa un tempo illustre università tacciono. A parte qualche esempio di attivismo (vedi il professor Grasso contro cui l’Università è passata alle vie di fatto legali), regna un silenzio marziano. Il silenzio delle coscienze che sarebbe auspicabile non insegnare ai giovani.

Su tutte le vicende universitarie incombe il rischio prescrizione. Come a dire: sì, ci abbiamo provato ma… pazienza. Ormai le cose sono andate così; qualcuno ha preso soldi, qualcuno li ha solo spesi pensando che fossero suoi, qualcuno li ha usati per farsi una schiera di servi (all’Aurigi gergo) e crearsi una bolla di potere, qualcuno li ha usati per fare carriera altrove… fatevene una ragione! (…)