Chi tutela l’università di Siena nel processo contro i responsabili del dissesto dell’Ateneo?

Zelia-RuscittoRiportiamo dall’Editoriale de “Il Cittadino Online” (“Facciamo ancora finta che non sia successo niente?“) il brano riguardante l’ateneo senese. In esso si legge che «l’Università è passata alle vie di fatto legali contro il professor Grasso». Non ne so nulla! Però, mi auguro di cuore che la notizia sia vera!

Raffaella Zelia Ruscitto. (…) Proseguiamo con l’Università? Ieri (6 marzo) udienza rinviata per il buco dell’Ateneo. Nova, direbbe un senese doc! Di rinvio in rinvio (e prima di passaggio di carte in passaggio di carte) sono trascorsi 5 anni e di sapere di chi caspita sia la responsabilità di un disastro gestionale senza paragoni in Italia, siamo ben lungi dal sapere. In questo caso, ci permettiamo qualche altra osservazione di carattere strettamente etico/morale: secondo quanto riferito da alcuni sindacalisti presenti, in aula non c’era nessuno a rappresentare l’Università! Come mai? In un’inchiesta che vede dei rettori imputati come possibili responsabili del dissesto, perché l’ente non si interessa e non prevede una sua posizione attiva nel processo? Chi tutela un bene collettivo? Chi rappresenta la città (ma, per esteso, i cittadini italiani) di fronte alla giustizia? Questa domanda, fatta dal giudice Bellini oggi in aula, è rimasta sospesa nell’aria ed è caduta miseramente senza che nessuno alzasse il ditino a dire “Io, signor giudice”. E il fatto è decisamente inquietante e la dice lunga su chi oggi si trova a rappresentare l’Università di Siena.

Restando sempre in ambito universitario: in diversi (Lega Nord e Laura Vigni ma magari dimentico qualcuno) hanno chiesto al Rettore Riccaboni di fare il passo delle dimissioni. Una richiesta che scaturisce non solo dalla questione dell’indagine sulla sua nomina (ma già quella basterebbe!) ma che prende forza dalla questione dell’ultimo bilancio d’Ateneo e dalla relazione del Collegio dei Revisori dei Conti. Una bocciatura piena che giunge alla richiesta d’intervento del Miur al fine di avviare la procedura di dissesto finanziario. In due anni non si è riusciti a fare nulla per rimettere in piedi i conti dell’Università. A parte, ovviamente, allungare i mutui per far ricadere i debiti sulle generazioni future. Anche qui sono stati chiesti sacrifici ai dipendenti, sono state mandate via persone bisognose di lavoro (chiamando in causa la necessità del taglio dei costi!) ma chi amministra, chi prende stipendi faraonici (ed in alcuni casi ingiustificati) non ci pensa neppure a tagliarseli! E questi, detto tra noi, rappresenterebbero la schiera degli intellettuali. Di quelli che dovrebbero, sulla carta, avere una visione ampia, sollevata almeno di qualche metro dalla terra che noi miseri mortali calpestiamo ogni giorno… I docenti di questa un tempo illustre università tacciono. A parte qualche esempio di attivismo (vedi il professor Grasso contro cui l’Università è passata alle vie di fatto legali), regna un silenzio marziano. Il silenzio delle coscienze che sarebbe auspicabile non insegnare ai giovani.

Su tutte le vicende universitarie incombe il rischio prescrizione. Come a dire: sì, ci abbiamo provato ma… pazienza. Ormai le cose sono andate così; qualcuno ha preso soldi, qualcuno li ha solo spesi pensando che fossero suoi, qualcuno li ha usati per farsi una schiera di servi (all’Aurigi gergo) e crearsi una bolla di potere, qualcuno li ha usati per fare carriera altrove… fatevene una ragione! (…)

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2 Risposte

  1. Chi ha dato ha dato ha dato… scurdammoce o passato, simm’e Napule magistrà. Da Siena, la città meridionale più a nord d’italia.

  2. «l’Università è passata alle vie di fatto legali contro il professor Grasso»

    …quale insolito attivismo: l’Italia s’è desta! Invece di dare la caccia al prof. Grasso, leggessero questi dati, che fanno pendant con il grafico relativo al numero di docenti riportato nel blog (e dunque dell’offerta didattica) che s’ammoscia pericolosamente nei prossimi anni fino ad attestarsi ad una cifra pari alla metà (meno di seicento, considerando eventuali prepensionamenti, trasferimenti e “disgrazie” varie) di quella in servizio al momento dello scoppio del buco, e riflettessero su come siano assurde la nostalgia di grandeur e l’idea che per rilanciare la produzione basti limitarsi a chiudere gli stabilimenti smantellando quasi tutte le catene di montaggio. Essendo chiaro a chiunque che solo una infima parte di quei docenti potrà essere rimpiazzata ed essendo note le leggi draconiane che fissano il numero minimo di docenti, ritengo modestissimamente che le soluzioni cui ho accennato nei miei precedenti post siano oramai ineludibili ed è scellerato continuare a vaneggiare di improbabili “risanamenti” senza porre attenzione a quella che è semplicemente la lettera della legge di riforma, nei casi di insostenibilità, anche solo di parte dell’offerta didattica.
    Un giorno l’attenzione dell’opinione pubblica è sequestrata da un disastro, un altro giorno ubriacata di fregnacce, il giorno dopo ancora resa attonita da una tragedia, ma la sostanza che ogni volta “maiora premunt” e quasi mai i riflettori puntano sul cul de sac in cui si è ficcata l’università, sempre più vissuta come corpo estraneo alla città. Il dibattito intorno ai drammatici problemi che la attanagliano assume spesso un tono manierato e superficiale, di generica invettiva, oppure di demenziale condiscendenza. Sembra veramente che i problemi di questa “fabbrica” possano risolversi del tutto a prescindere dal fatto che stabilimenti e produzioni esistano ancora o meno. Con le eccezioni dei vituperati catacombali e carbonari “blog”, spesso unico luogo dove si leggono dati verisimili e resoconti “fuori ordinanza” di ciò che sta accadendo, contro i quali con piglio autolesionistico si scagliano i politici, convinti evidentemente che i problemi di Siena rimontino all’invenzione di internet. O forse della ruota.

    “In un anno l’Ateneo del rettore Angelo Riccaboni perde il 16,5% degli studenti con un’emorragia di iscrizioni ai corsi di laurea triennale e magistrale ampiamente superiore alla media nazionale (-10%) e a quella toscana (-7,4%). Dati che allo stato di fatto indicano una perdita di 9 mila studenti rispetto allo scorso anno accademico: 3742 iscritti in meno a Firenze (-7,2%), 2256 a Pisa (-4,4%), 2994 a Siena (-16,5%).” http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/universita/2013/8-marzo-2013/universita-sorpasso-pisa-toscana-perde-9000-iscritti-21283126770.shtml

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