Se il Paese punisce i veri eroi anti-casta

Rossodivita-BerardoDa: il Giornale 28 febbraio 2013

Nicola Porro. Agli italiani degli sprechi della politica non importa davvero nulla. Non stracciate il Giornale e seguite il ragionamento. Diciamo meglio: gli italiani si dicono indignati per gli sprechi, ma non si comportano di conseguenza. Così come tutti si dicono contro l’evasione. Ma quella degli altri: poi, una ricevutina farlocca l’accettano in molti. Ma come, si dirà, con i milioni di voti ottenuti da Grillo come si fa a sostenere una panzana simile? Stop. Fermiamoci un attimo. Il voto di Grillo è tante cose e non staremo qui a fare il predicozzo o l’analisi di chi sapeva tutto, anche se il giorno dopo. Al contrario vogliamo sostenere come si sapesse tutto il giorno prima. Esiste un solo laboratorio in cui è stato testato scientificamente un gruppo politico nemico del consociativismo nello spreco pubblico: era presente alla Regione Lazio dei Fiorito e dei Mariuccio. Era il gruppo della lista Bonino-Pannella. Sì, sì, certo quelli del grande Satyagraha, radicale, liberale, libertario, liberista e antipartitocratico, a favore del divorzio, dell’aborto, dell’obiezione di coscienza, contro la cupola partitocratica della corte incostituzionale, che odiano il fascismo degli antifascisti e compagni e amici e quello che diavolo viene in mente nella lunga filastrocca del capelluto Pannella. Vi avranno pure stufato. Ma i suoi due unici rappresentanti nel Lazio, Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo sono stati l’esempio di una vera battaglia politica e democratica contro lo scempio dello spreco pubblico. Eppure nessuno li ha voluti, quasi nessuno li ha votati. Sono stati loro a denunciare gli assurdi finanziamenti ai gruppi regionali, che andavano avanti (rimpolpati) da trent’anni. Sono stati loro a far scoppiare lo scandalo Fiorito. Sono stati loro a innescare la miccia per la quale le Procure di mezza Italia inseguono gli scontrini dei consiglieri in ogni regione. Sono stati loro a chiedere il 10 dicembre del 2010 per quale dannato motivo si dovessero istituire alla Regione Lazio quattro nuove commissioni. Per quale strano destino su 70 consiglieri regionali del Lazio la bellezza di 60 erano presidenti o vicepresidenti di qualcosa. Compresa la favolosa commissione per i Giochi Olimpici del 2020 (che ha portato una certa sfiga). Si sono battuti ispirati dall’idea semplice e liberale che i costi di una commissione provengono dai quattrini pagati con le tasse dai cittadini. E questo lo hanno detto, denunciato, urlato, scritto nei loro siti. Ma… Ma nessuno se li è portati a casa. Sì certo, con un beau geste di quelli di cui è capace, Francesco Storace aveva provato ad apparentarli alla propria lista. Ma il Pd (orfano dell’intuizione di Veltroni per cui i rompiballe radicali erano utili) li ha «schifati». E così sono andati da soli. Per carità nulla di male. È la democrazia. Ebbene Rossodivita e i suoi amici (da queste parti compagni non si riesce proprio a dire, sul genere di «Scusa» per Fonzie) alle ultime elezioni hanno preso 14.567 voti. I grillini 662mila. Niente, rasi al suolo. Zingaretti è stato eletto con 1,3 milioni di voti. 
In questo caso dei radicali importa poco, ma dell’ipocrisia molto. Quando qualcuno si alzerà e si lamenterà degli sprechi in Regione e del bla bla sui costi della politica, converrà rammentargli del bazooka che aveva a disposizione e che non ha saputo usare: il proprio voto.

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Manifestazione dei Cittadini senesi: anche di chi non è nato sulle lastre?

Blog dell'Associazione "La Città ai Cittadini"

Riportiamo il comunicato integrale dell’Associazione “la Città ai Cittadini” che ha organizzato una manifestazione pubblica a Siena.

Per Orgoglio e la Dignità di essere Cittadini Senesi!

La Città ai Cittadini” raccogliendo l’invito di numerosi Senesi organizza per mercoledì 27 Febbraio, ore 18.00 una manifestazione pubblica con raduno in Piazza del Campo, sotto il Palazzo Comunale, per riaffermare l’orgoglio e la dignità di un’intera Città, che chiede il rispetto e la salvaguardia della propria Storia e delle proprie Istituzioni, appellandosi a quei valori di giustizia, libertà, democrazia, che da sempre appartengono a questa comunità, e che invece sono andati pian piano sbiadendo nel corso degli ultimi anni, con gravi conseguenze per l’immagine di Siena.

È il momento di alzare la testa, orgogliosi di essere Cittadini Senesi, pronti a rimboccarci le maniche a difesa della Città e a tutela del suo futuro. Per questo facciamo un caloroso appello a tutti i Cittadini, senza distinzioni, uniti solo dall’amore per la propria Città, a partecipare all’iniziativa per riaprire una nuova stagione per Siena, affinché chiaro e forte sia il segnale di una Città che, seppur ferita, reagisce con forza e orgoglio, lasciandosi alle spalle il passato e affrontando il futuro con rinnovato vigore e fiducia nella giustizia, nella libertà e nella democrazia che in questo territorio hanno per molto tempo dimorato! Partecipiamo numerosi!

Università di Siena ad Arezzo: “hic sunt cialtrones et pataccones”

Pionta
Arezzo: hic sunt leones, no, hic est pseudo tyrannis (qui ci sono i leoni, no, qui c’è una pseudo tiranna)

USB P.I. Università di Siena. Arezzo non sembra una sede distaccata dell’Ateneo, ma una realtà a sé, dove le scelte vengono fatte in totale autonomia, senza alcun rispetto dei regolamenti interni d’Ateneo e del CCNL. Siamo intervenuti a gennaio rivolgendoci direttamente alla Direttrice Amministrativa e alla Direttrice dell’unico Dipartimento di Arezzo senza ricevere risposta alcuna. A questo punto non resta altro che porre pubblicamente le questioni, visto che le vie istituzionali non hanno ottenuto alcun risultato.

Il 21 dicembre, giorno in cui l’Ateneo chiude, viene mandata una comunicazione ai colleghi tecnici e amministrativi, e si spera anche ai docenti, per informare che le serrature degli stabili in uso all’Ateneo ad Arezzo del complesso del Pionta verranno sostituite. Inoltre si comunica che l’orario di apertura è dalle 8.00 alle 20.00 dal lunedì al venerdì. La cosa “bella” è che per una volta è stato riservato lo stesso trattamento ai docenti, infatti alcuni si sono ritrovati nella impossibilità di accedere ai loro studi non sapendo che le serrature erano state sostituite, e chi aveva le chiavi non era presente. Palazzina donne chiusa fino alle 9!

Il risvolto spiacevole di questa vicenda è che la Direttrice ha deciso in totale autonomia a chi dare copia della chiavi, forse suoi fidati collaboratori? Il possesso delle chiavi ha assunto tale rilevanza che chi le ha, in alcuni casi, le usa e poi si chiude dentro gli edifici, lasciando fuori la mattina altri colleghi. Superiamo la sindrome del “mio tesoro” e facciamola finita! Pare che ora si sia arrivati ad una soluzione parziale del problema garantendo l’apertura alle 7.45, ma il problema della sicurezza resta. La Direttrice dell’unico Dipartimento pensa di aver acquisito un diritto di proprietà sul personale tecnico e amministrativo per donazione da parte dei vertici dell’impero? Sì, se la stessa, con tono minaccioso e urlato, sostiene di poter imporre l’orario che vuole a chi decide lei. Ha già ridotto l’apertura fino al venerdì senza tener conto di chi lavora su sei giorni, e vuole imporre turni. Quello che stiamo vedendo esprimersi ad Arezzo è un atteggiamento dispotico che non possiamo accettare.

Altra questione grave è quella della gestione dei servizi generali della sede di Arezzo. Inseriti nel Dipartimento, sono un guazzabuglio di sovrapposizione di competenze. I colleghi dei servizi generali hanno le stesse competenze dei colleghi dei presidî di Siena, ma non hanno la stessa dignità né pari trattamento organizzativo. Vi è poi la questione che ad Arezzo i servizi generali non si riferiscono solo a servizi comuni, ma a servizi legati a strutture dell’Amministrazione centrale, che ovviamente devono avere un’interfaccia ad Arezzo. Come per l’ufficio tecnico che ha un suo ufficio distaccato, perché non prevederne una per il Q.it o per altri uffici dell’Amministrazione centrale? Non era più funzionale dare ai servizi generali di Arezzo il ruolo e le competenze dei presidi e ancor più le competenze distaccate degli uffici dell’Amministrazione centrale? Sì, altrimenti perché un anno e mezzo fa la stessa Amministrazione aveva creato il polo unico dei servizi di Arezzo? Con quel provvedimento si mettevano insieme tutte le competenze periferiche dell’Amministrazione centrale in un’unica struttura. Oggi cosa è cambiato? Chiediamo l’istituzione del presidio ad Arezzo! Chiediamo il rispetto dei regolamenti interni sull’orario di lavoro e del CCNL!

Il Ministro, sulle irregolarità elettorali: «Se avessi saputo non avrei nominato questo rettore»

Asini-e-sciacalli

Cecilia Marzotti: Elezioni del rettore Riccaboni, nuovo rinvio dell’udienza (La Nazione Siena, 23 febbraio 2013).

S. I.: L’elezione del rettore. E le due cordate, al telefono (Corriere Fiorentino, 23 febbraio 2013).

Sonia Maggi. Elezione del Magnifico. Nuovo rinvio al 22 marzo (Corriere di Siena, 23 febbraio 2013).

Non si uccidono così anche le università?

Evoluzione al 2020

Ecco l’evoluzione, proiettata fino al 2020, del numero del personale docente e tecnico-amministrativo dell’Università degli Studi di Siena (fonte: Ateneo). I numeri parlano da soli. Nel 2020, sempre che l’Università di Siena esista ancora, così come l’abbiamo conosciuta, ci saranno 387 amministrativi e tecnici in più dei docenti.

Laura Vigni, candidata a sindaco di Siena, chiede le dimissioni del rettore dell’università

Laura-VigniLaura Vigni. Il rinvio da parte del Tribunale di Siena della decisione sul ricorso dei lavoratori dell’Università riguardante il salario accessorio, prolunga ancora lo stato d’incertezza in cui restano tanti lavoratori dell’Università mentre sull’istituzione si addensano altre nubi. 
Purtroppo, come avevo già denunciato in un mio intervento datato 11 novembre, si è invece aggravata ulteriormente la situazione dei lavoratori della Cooperativa “Solidarietà” che – al contrario di quanto il Rettore Angelo Riccaboni mi aveva assicurato in occasione di un incontro sollecitato dallo stesso Riccaboni dopo quel mio intervento – cesserà ogni rapporto con l’Ateneo dal prossimo aprile, lasciando 64 lavoratori in cassa integrazione. A fare le spese di un piano di risanamento di dubbia efficacia, come nelle peggiori e più facili previsioni, sono quindi ancora una volta i più deboli, meno tutelati.

Illuminante infine, appare la valutazione negativa del Collegio dei Revisori di Conti dell’Ateneo formulata nell’ultima relazione, nella quale «si esprime parere contrario all’approvazione da parte del Consiglio d’amministrazione dell’Università di Siena del bilancio unico d’Ateneo di previsione autorizzatorio per l’esercizio 2013, nonché del bilancio unico d’Ateneo preventivo non autorizzatorio per il 2013» e viene auspicato «che il Miur definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente».
 Questi fatti mettono in discussione più di ogni parola la validità del programma di risanamento di Riccaboni, che non sembra aver raggiunto nessuno dei suoi scopi. Il Rettore non può che prenderne atto.

Altrettanto discutibile mi appare la decisione di confermare nel CdA dell’Università in “rappresentanza” degli enti locali Roberto Morrocchi. Egli sembra rappresentare più la “società” dei partiti che la società civile e in ogni caso simboleggia la più totale continuità con il sistema precedente che ha portato al disastro finanziario la nostra principale istituzione culturale. La più volte dichiarata intenzione del rettore di voler effettuare un radicale rinnovamento rispetto a politiche e pratiche del passato sembra essere sempre di più un artificio retorico e propagandistico.
 Se la piena e totale autonomia dell’università è un principio che non può essere messo in discussione, la comunità universitaria non può rimanere insensibile e indifferente alle sempre maggiori preoccupazioni che il territorio senese avverte sul destino della sua università. Non posso che auspicare che essa trovi la forza di emanciparsi dai condizionamenti e la capacità di cambiare radicalmente rotta per traghettare finalmente la nostra università fuori dal guado.

Per l’università di Siena, non una politica ma un mercimonio di posti di lavoro e di carriere partitiche nella docenza e tra i tecnici e amministrativi

Altan-melasanaRabbi Jaqov Jizchaq. Dice Riccaboni: «Dentro l’università non c’è ingerenza politica!» È vero: dentro l’università non c’è la politica, c’è la …partitica. Non si vede, in effetti, all’opera alcuna lungimirante politica per l’università, ma si è visto nel corso degli anni un mercimonio squallido di posti di lavoro e di carriere prettamente partitiche, nel campo della docenza come in quello tecnico e amministrativo. I pesantissimi squilibri e i paradossi coi quali ci misuriamo (da un lato c’è troppo personale, dall’altro molti corsi e servizi cessano per mancanza di personale) rivelano meglio di qualsiasi altra cosa quale sia stato il ruolo della “partitica” all’interno dell’università, in assenza di una vera politica.

Personalmente continuo a ritenere intollerabile il fatto che il dibattito politico attorno all’università prescinda paradossalmente dall’essenziale: quando la FIOM o i giornali parlano della FIAT, si occupano eccome di impianti, stabilimenti, linee produttive, modelli, competenze tecniche, ingegneri, maestranze, progetti, competitività, produttività, motori, bielle e pistoni. Perché questo è ovviamente essenziale nella vita di una fabbrica; anzi, questo è ciò che tiene in vita la fabbrica; spesso quando un politico parla di università, pare che stia parlando dell’ennesimo ente pubblico da depredare, fatto esclusivamente di generici “posti” e “uffici”, dove alberga pigramente il ragionier Fantozzi e altri impiegati perfettamente intercambiabili. Un oggetto immobile e sempre uguale a sé stesso, non un corpo amputato e non una fabbrica anch’essa, che sta giorno dopo giorno perdendo impianti, professionalità, prodotti, competitività. L’ottica da cui guardare le cose non può essere quella rassegnata, ma, tutto sommato, comoda di chi va in pensione al culmine della carriera fra tre o quattro anni, ma quella di chi deve restare ancora per molti anni.

Assodato che di soldi non ne verranno, che il paese perde 480 posti di lavoro il giorno, mentre chiudono migliaia d’imprese, anziché aspettare Godot si dovrebbe puntare alla riorganizzazione complessiva del sistema universitario, e questo è un problema che travalica i confini cittadini. Più tempo passa, più la situazione sarà difficile da recuperare; non è veramente tempo di autarchia e di particolarismi feudali, di soluzioni abborracciate o minimaliste; mettere delle pezze non basta più (“peso el tapòn del buso”), ma purtroppo direttive lungimiranti e coraggiose dall’alto, ove ci si compiace, oramai esausti ma appagati (“il settimo si riposò”) di aver disegnato una riforma “epocale”, non ne vengono. La splendida trovata di trasformare le facoltà in dipartimenti dagli acronimi bizzarri, non mi pare proprio di per sé sufficiente a fronteggiare problemi delle dimensioni di quelli predetti. Di sicuro c’è solo che implacabilmente ci attendono altri tagli, senza che sia chiaro qual è al fondo la “pars construens” di questa non-politica.

L’università di oggi appare padronescamente tiranneggiata da un’insensata e meccanica burocrazia di genere sovietico: anche le “valutazioni” meritocratiche si riducono alla fine in enormi pasticci burocratici; nulla, che abbia a che fare con i contenuti e col senso delle cose, pare avere più diritto di cittadinanza. Sembra che la compulsiva emanazione di “circolari” e promulgazione di “decreti” e divieti, di complicatissime tabelle che quantificano il nulla (strumenti di tortura coi quali si infierisce sadicamente su un corpo malato), basti di per sé a coprire l’assenza di un orizzonte di senso in una macchina che in larga misura gira a vuoto.

Il buco senese è stato “scoperto” oramai da cinque anni, se non sbaglio. Sono stati messi in vendita storici edifici che nessuno comprerà e l’unico esito sarà quello di rendere ancora più spettrale il centro storico di una città già semivuota di residenti. Leggo nel sito MIUR che al 2007 a Siena risultavano 1050 docenti di ruolo; al 2012 risultavano scesi a 811. IL dato nazionale è che si è perso in pochi anni il 22% del corpo docente. Il trend non mi pare destinato a invertirsi. Il che vuol dire, con le leggi attuali, e in forza del solo dato anagrafico, che hanno chiuso e chiuderanno nei prossimi anni molti altri insegnamenti e corsi di laurea non esattamente “inutili”. In questa cornice, grandi idee per far fronte alla gravità del momento non se ne vedono; come ho già scritto, a mio modestissimo avviso il problema oramai non si risolve “intra moenia”, attraverso una sorta di ripiegamento provincialistico (“piccolo è bello”), ma solo in chiave “federalista”, cioè attraverso una fattiva e robusta interazione a livello dei maggiori atenei della regione.