E nonostante tutto Riccaboni continua ad essere rettore dell’università di Siena?

Unisi risparmiosa

Il “saggio” e le mani su Siena (L’Espresso, 2 aprile 2013)

Camilla Conti. C’è anche Gaetano Quagliariello fra i politici che, a Siena, si davano da fare per stringere la presa dei partiti sulle istituzioni locali, dal Monte dei Paschi all’università. Lo testimoniano alcune telefonate intercettate dalla procura di Siena fra il senatore del Pdl, uno dei “saggi” scelti dal presidente Giorgio Napolitano per facilitare la formazione di un nuovo governo, e il rettore dell’Università, Angelo Riccaboni.

La magistratura indaga proprio sulla nomina di Riccaboni, avvenuta il 21 luglio 2010 con uno scarto di voti minimo rispetto al rivale Silvano Focardi (373 voti contro 357, con 28 schede bianche e 19 nulle). Su quelle elezioni accademiche si alzarono fin da subito molte polemiche, animate anche dalla scoperta che nei conti dell’ateneo senese si stava aprendo un buco gigantesco, stimato in circa 200 milioni di euro. Ne seguì un’indagine della magistratura che, per quel che riguarda la contesa fra Riccaboni e Focardi, il 22 marzo scorso ha portato al rinvio a giudizio per falsità ideologica dei responsabili di uno dei seggi elettorali.

Come risulta dalle 266 conversazioni telefoniche messe agli atti dai magistrati, furono numerosi gli esponenti politici – sia del Pd che del Pdl – a muoversi per favorire la convalida o, al contrario, la revoca del voto. Fra questi c’è anche Quagliarello, che prende le difese di Riccaboni contro la richiesta di dimissioni avanzata da Paolo Amato, un altro senatore del Pdl. Il 19 novembre 2010, si legge nella sintesi dei colloqui effettuata dagli investigatori che «Quagliariello chiede chiarimenti su un comunicato-stampa nel quale si afferma che a seguito dell’acquisizione dei documenti al Ministero, Amato ha chiesto le dimissioni del Rettore. Riccaboni tranquillizza l’Onorevole dicendo di non sapere assolutamente nulla oltre a quello che dicono i giornali. L’Onorevole chiede del materiale per poter uscire in pubblico e rilasciare qualche dichiarazione sulla linea intrapresa».

Per inquadrare la vicenda, bisogna ricordare i diversi mesi trascorsi prima che l’allora ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, convalidasse il risultato delle elezioni. Una ratifica che arrivò solo nel novembre 2010. Proprio su quella firma, indicano le telefonate, hanno avuto un ruolo decisivo le pressioni arrivate da diversi esponenti politici, interessati forse anche al fatto che università e Monte dei Paschi sono legate: tocca infatti all’ateneo nominare uno dei consiglieri della Fondazione Mps, grande azionista della banca; e la fondazione ricambia con i contributi per le spese dell’università.

Riccaboni stesso, considerato vicino al centro-sinistra, era stato in precedenza consigliere di amministrazione di Monte Paschi France e di Banca Toscana, una controllata dell’istituto. In una telefonata con l’ex sindaco di Siena Franco Ceccuzzi, al tempo parlamentare del Pd, quest’ultimo commenta la richiesta di dimissioni del neo-rettore avanzata dal senatore azzurro Amato dicendo che «non sarebbe piaciuta neanche al Pdl di Siena». Le cronache politiche di quei giorni raccontano di scontri all’interno del Pdl toscano tra oppositori e sostenitori del rettore in pectore. Ovvero tra Amato e il coordinatore nazionale del partito, Denis Verdini. Vincerà il secondo. Grazie anche al Pd.

In quegli anni, al di là delle telefonate, Quagliariello frequenta spesso Siena, soprattutto in qualità di professore straordinario di Storia dei Movimenti e dei Partiti Politici presso la Luiss di Roma e Membro della Fondazione Magna Charta. Viene invitato a convegni, come quello organizzato sul ruolo dell’Onu nel 2004 dalla Fondazione Liberal con il patrocinio e il contributo del Comune di Siena in collaborazione della Provincia di Siena e il contributo di Banca MPS e della sua Fondazione. O come il simposio sui partiti politici nell’Italia Repubblicana, sponsorizzato sempre da Mps e ospitato dal preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università senese, Antonio Cardini. Che compare – “anche lui – nelle intercettazioni quando consiglia al nuovo rettore di «stare alla larga dalla politica locale». E di «mettersi d’accordo con Mussari (l’ex presidente del Montepaschi, ndr) e Ceccuzzi per i soldi e basta».

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Nell’esclusivo interesse dell’università di Siena, un consiglio al rettore: si dimetta!

Primo decreto di nomina a rettore di Angelo Riccaboni

Primo decreto di nomina a rettore di Angelo Riccaboni

Secondo decreto di nomina a rettore di Angelo Riccaboni

Secondo decreto di nomina a rettore di Angelo Riccaboni

Del giallo dei due decreti di nomina a rettore del Prof. Angelo Riccaboni da parte del Ministro, ci siamo già occupati il 13 gennaio 2012 con un post intitolato: Maria Stella Gelmini, la donna che firmò due volte per l’elezione irregolare del rettore di Siena. Se ne consiglia la lettura o rilettura! Il primo decreto gelminiano, del 26 ottobre 2010, riportava: «Nelle more della conclusione dell’indagine, il Prof. Angelo Riccaboni è nominato Rettore». Il secondo decreto gelminiano, del 3 novembre 2010, non riporta più la frase pericolosa per Riccaboni e cautelativa per il Ministro. Orbene, quale dei due decreti è valido? Il primo? Il secondo? O entrambi? Già, perché con il primo (o con entrambi) il ministro avrebbe dovuto interdire Riccaboni alla conclusione delle indagini, avvenuta più di un anno fa. Oggi, addirittura, siamo in presenza del rinvio a giudizio!!!

La comunità universitaria non può avere in questo momento un rettore zoppo, delegittimato e somaro

Tosi-Riccaboni-Monaci-Bisi

Prof. Riccaboni le chiediamo un atto di coraggio e di chiarezza

Sinistra per Siena. L’Università versa in una situazione drammatica; drammatiche e dolorose sono le decisioni che sono state prese con il licenziamento di fatto dei lavoratori della cooperativa. In un periodo come questo occorre che non vi sia dubbio alcuno sulla legittimità di coloro che sono posti nelle condizioni di prendere decisioni e di guidare l’Ateneo. Il provvedimento di rinvio a giudizio del presidente della commissione elettorale prof. Gaeta pone ovviamente seri problemi di legittimità.

La comunità universitaria non può avere in questo momento un rettore zoppo e delegittimato. Il Rettore approfitti di questa occasione per presentare le sue dimissioni e, se lo ritiene, si ripresenti davanti al corpo elettorale chiedendo un nuovo e indiscusso mandato. Solo così l’Università potrà tornare ad avere un Rettore nel pieno delle sue prerogative. Le nuove elezioni potranno essere una proficua occasione per approfondire il dibattito nella comunità universitaria sulla grave situazione in cui versa la nostra massima istituzione culturale e per trovare le nuove idee e la maggiore coesione necessarie per uscire fuori dalla crisi.

Per la Lega Nord dimissioni immediate di Riccaboni e commissariamento dell’ateneo senese, dopo il rinvio a giudizio per le irregolarità elettorali

Unisi

Lega Nord Siena (Segreteria provinciale). Non ci sono più scusanti: il Rettore Angelo Riccaboni – e di conseguenza il Direttore Amministrativo, Ines Fabbro – devono togliersi dalla scena, rassegnando le dimissioni, alla luce soprattutto del rinvio a giudizio del Presidente della Commissione elettorale e della Segretaria di seggio per l’inchiesta sulle Elezioni del Rettore. Infatti questi due imputati sono accusati di falso ideologico per aver attestato falsamente la regolarità delle procedure di identificazione dei votanti. Ciò inficia alla radice le elezioni che hanno portato Riccaboni ad essere rettore. La Lega, che sull’argomento, in passato, ha presentato numerose interrogazioni parlamentari, ritiene irrimandabile un intervento del Ministro, che provveda al commissariamento dell’Ateneo, quale conseguenza della rimozione del Rettore Riccaboni.

Il Gup oggi dovrebbe decidere sulle richieste di rinvio a giudizio per il dissesto dell’ateneo senese

Altan-baratro

Oggi alle ore 10,00 presso il Tribunale di Siena ci sarà l’udienza presso il Gup per la richiesta di rinvio a giudizio dei diciotto indagati del dissesto dell’Università di Siena. Per alcuni reati incombe la prescrizione, speriamo perciò che non ci sia un rinvio anche per questo troncone d’inchiesta.

Ultimo atto sulle elezioni del rettore dell’università di Siena

Riccabonigregario

Una scena ripresa da tutte le Tv. Alcuni tifosi intenti a spingere due ciclisti del gruppo di testa lungo la salita, pochi metri prima del traguardo. Incredibilmente, non ci furono polemiche sulla vittoria di uno dei due. Il secondo classificato non fiatò. Non manifestarono alcun disappunto neppure le squadre sportive. Zitti gli organizzatori! Il direttore di gara invitò la madrina di turno a salire sul palco per consegnare la coppa al “vincitore”, il quale, raggiante e senza alcun disagio, la sollevò sulla sua testa con entrambe le mani. Non disdegnò neppure di spruzzare spumante sui presenti, di berne un sorso direttamente alla bottiglia e di mettersi in posa, tra due ragazze, per le foto di rito. Purtroppo, per il vincitore, la Federazione Ciclistica Italiana, dopo una veloce indagine, chiese il rinvio a giudizio dei responsabili che, si scoprì in seguito, erano minorenni in vena di scherzi. Ai giornali sportivi che avevano parlato della vicenda, il vincitore chiese di pubblicare la seguente rettifica: «Sono costretto a ribadire che non sussiste alcuna richiesta di rinvio a giudizio che mi riguarda nell’ambito dell’inchiesta relativa alla vittoria della tappa e chiedo che la mia precisazione venga pubblicata con il giusto risalto per contrastare l’impatto lesivo provocato». Come se l’inchiesta non riguardasse proprio la sua vittoria!

Scherzi a parte, tutto ciò è accaduto nell’università degli Studi di Siena, che, ormai, ci ha abituato a tutto. Anche a elezioni del rettore inequivocabilmente irregolari, al punto che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha chiesto il rinvio a giudizio dei membri del seggio e della commissione elettorale. Fra poche ore si conosceranno le decisioni del Gup.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (12 dicembre 2012) con il titolo «Università: ultimo atto sull’elezione del rettore

Il presidente della Repubblica e la «prepotente urgenza» dell’università di Siena

È il presidente Giorgio Napolitano, ad aprire nell’aula magna i lavori del XX Convegno di Pontignano (Regno Unito e Italia: condividiamo lo stesso futuro?), organizzato dal British Council e dall’Ambasciata Britannica in Italia. A tal proposito, straordinario è il commento di un giornale senese: «Riconoscimento per l’università: il presidente della Repubblica sarà in Banchi di Sotto». Ebbene per cosa, questo martoriato ateneo, dovrebbe ricevere apprezzamenti? Proprio in questo momento e dal capo dello Stato? È forse un titolo di merito l’esistenza di 18 indagati in attesa del rinvio a giudizio per peculato, truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio, per una voragine da 250 milioni d’euro nei conti dell’ateneo? O che vi siano altri dieci indagati, sempre in attesa del rinvio a giudizio, che attestando falsamente la regolarità del procedimento elettorale avrebbero indotto in errore il Ministro che, proprio sul presupposto della regolarità delle elezioni, emetteva il decreto di nomina? O che vi sia un rettore, tra l’altro privo della piena legittimità ad esercitare le sue funzioni, perché irregolarmente eletto, che esponga di frequente al ridicolo l’istituzione che dovrebbe rappresentare? Forse, occorrono apprezzamenti per i vertici dell’ateneo, impreparati e insipienti, che adottano disposizioni amministrative irregolari e, quindi, impugnabili? E che dire dell’azione truffaldina relativa all’utenza sostenibile per l’attivazione dei corsi di laurea in Farmacia, Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, Scienze Biologiche e il conseguente scadimento dell’offerta formativa? E della nomina dell’attuale direttore amministrativo e della sua retribuzione, non approvata dal CdA e superiore, di circa 30mila euro, a quella prevista per il nostro ateneo? E dell’inesistenza del necessario e obbligatorio piano di rientro dal disavanzo d’amministrazione? E il tentativo di speculare sull’università, con la costituzione di un fondo immobiliare che gestisse gli edifici da alienare? Ecco tutto questo è solo una piccola parte del malaffare, ma dimostra chiaramente le responsabilità dei vertici passati e attuali, la mancanza di senso delle istituzioni, le piccinerie, l’irrazionalità e, per alcune decisioni, l’imbecillità manifesta. Allora cosa dovrebbe dire il presidente della Repubblica? Che la condizione intollerabile dell’Università di Siena è un tema di «prepotente urgenza», una realtà che ci umilia in Europa e ci allarma, non solo per la voragine nei conti ma per il dissesto, anche morale, di un Ateneo dal glorioso passato!

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (21 settembre 2012) con il titolo: La “prepotente urgenza” dell’Università di Siena.