Bandiera gialla nel processo a Giovanni Grasso querelato da Angelo Riccaboni

Bandiera-gialla

Con il 16 ottobre 2015, sono passati 50 anni dalla nascita di “Bandiera Gialla” (quella delle navi con gli appestati), programma radiofonico dissacratorio e anticonformista con il quale i suoi ideatori, Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, riuscirono a sprovincializzare la musica italiana. Lo stesso 16 ottobre 2015 è iniziato il processo a un altro “appestato”, il sottoscritto, accusato d’aver diffamato, con «incessanti attacchi su “il senso della misura”», un altro docente, Angelo Riccaboni, che è a capo dell’Ateneo senese. Non sia irriverente l’accostamento dei due fatti, si tratta di una coincidenza che, è sperabile, sia di buon auspicio anche per me, arrivato a Siena 50 anni fa dal Salento, proprio nell’ottobre del 1965.

L’articolo incriminato, dell’11 febbraio (altra coincidenza) 2013, ha per titolo: «È necessaria l’interdizione di Riccaboni dalla carica di rettore dell’Università di Siena». Il procedimento penale n. 883 (altra coincidenza, musicale), con giudice monocratico Maria Cristina Cavaciocchi e pm Alberto Bancalà, vede come miei difensori Luigi De Mossi, del foro di Siena, e Vieri Fabiani, del foro di Firenze. Il querelante, costituitosi parte civile con una richiesta risarcitoria di centomila euro, è rappresentato legalmente dall’avvocato Paolo Di Mattia del foro di Firenze. A causa degli impegni della persona offesa e con il consenso di tutte le parti, il giudice, invertendo l’ordine di acquisizione delle prove, ha iniziato con l’audizione dell’imputato. La registrazione integrale dell’udienza si può ascoltare (ed è scaricabile) su Radio Radicale.

Il pm mi ha chiesto conferma della paternità dell’articolo pubblicato anche su “Il Cittadino Online”, quali siano gli elementi a mio discarico e le fonti delle circostanze da me riferite, quali rapporti io abbia con Riccaboni. Ho risposto che il blog è un foglio online d’informazione e libero dibattito universitario, aperto al contributo di tutti, che le mie fonti sono pubbliche (verbali del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico), che, con quell’articolo, ho esercitato il mio legittimo diritto di cronaca e di critica nei confronti dei vertici dell’Università degli Studi di Siena, e che non ho avuto (e non ho) alcun rapporto con Riccaboni.

Le domande degli avvocati De Mossi e Fabiani mi hanno permesso di chiarire i fatti riguardanti le irregolarità dell’elezione e della nomina di Riccaboni, riportando le dichiarazioni di una fonte autorevole, quella del Ministro del Miur dell’epoca, Maria Stella Gelmini: «Soltanto oggi vengo a conoscenza del fatto che nessun elettore il 21 luglio è stato identificato. Se avessi saputo di detta irregolarità, non avrei proclamato il rettore Inoltre, ho riferito delle irregolarità nella scelta del Direttore amministrativo, della sua nomina e del suo contratto senza formali delibere del CdA, del mancato pronunciamento dell’organo di governo sullo stipendio tabellare e sulla retribuzione di risultato e, infine, della mancata definizione degli obiettivi della sua azione amministrativa. Ho ricordato l’illegittimità dell’indebita erogazione dell’indennità di risultato eventualmente riscossa, in assenza della predeterminazione dei criteri e delle procedure di valutazione e in mancanza della definizione degli obiettivi annuali.

Mi sono soffermato sui primati dell’Ateneo senese quali: l’assenza del Regolamento Generale (che disciplina l’organizzazione e il funzionamento dell’Ateneo e l’attuazione dello Statuto); la proroga delle iscrizioni fino al 28 aprile 2011; commissioni di concorso irregolari in evidente violazione del D.lgs 165/2001 e del codice di procedura civile; violazione della Legge 1/2009; Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione esautorati; Sistema di misurazione e valutazione della performance approvato con 4 anni di ritardo; assenza di trasparenza, con verbali degli organi di governo approvati con grave ritardo, fino a due anni dopo; concorsi banditi senza l’accertamento della sostenibilità finanziaria. Infine, ho parlato del disordine strutturale e dell’inefficienza endemica, fino all’adozione di molti provvedimenti illegittimi, anche a causa dell’assenza del Regolamento Generale d’Ateneo.

La prossima udienza si terrà il 30 ottobre 2015 alle ore 9,00.

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Finalmente rotta la “consegna del silenzio”! Quanto durerà?

Mizaru, Kikazaru, Iwazaru

Mizaru, Kikazaru, Iwazaru

Rettore querela un professore (La Nazione Siena, 20 ottobre 2014)

Cecilia Marzotti. Il rettore dell’università Angelo Riccaboni ha querelato per diffamazione il professor Giovanni Grasso per quanto quest’ultimo aveva scritto l’11 febbraio del 2013 sul proprio blog «Il senso della misura». L’articolo oggetto di querela si intitolava «È necessaria l’interdizione di Riccaboni dalla carica di rettore dell’università». Nel corpo dell’articolo lo stesso querelante ha ravvisato delle frasi che secondo quanto si legge nella sua costituzione di parte civile «palesamente denigratorie e fondate su una falsa rappresentazione della realtà». Il querelato è stato rinviato a giudizio e verrà difeso dall’avvocato Luigi De Mossi, mentre il rettore che ha deciso di costituirsi parte civile verrà rappresentato legalmente dall’avvocato Paolo Di Mattia del foro di Firenze. Lo stesso rettore ha avanzato una richiesta risarcitoria pari a centomila euro da devolvere interamente per l’assegnazione di borse di studio ad enti o istituzioni con finalità di ricerca.

La posizione del professor Giovanni Grasso verrà presa in esame dal giudice Cavaciocchi. La prima udienza è stata fissata per il 12 marzo del prossimo anno. In prima battuta la querela presentata dal rettore Angelo Riccaboni era stata «affidata» al pm Aldo Natalini. Quest’ultimo dopo aver esaurito la procedura nei confronti del querelato aveva emesso decreto di citazione diretta a giudizio. A fronte di questo siamo arrivati alla fissazione della prima udienza. Intanto il rettore attraverso il suo legale ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale a carico di Grasso perché nello scorrere quanto scritto l’11 febbraio del 2013 sul blog di Grasso si era sentito diffamato. Praticamente come scrive il suo legale nella dichiarazione di costituzione civile Riccaboni è stato «espressamente accusato della commissione di reati» e vengono attribuite al rettore «condotte illecite senza fornire alcuna motivazione a sostegno».

«Immotivati i giudizi personali e in tutte le frasi risulta ampiamente superato il limite della correttezza delle espressioni». A fronte di questo il legale del rettore parla di «danni alla reputazione e all’onorabilità» del suo assistito. Da parte sua l’avvocato Luigi De Mossi chiamato a difendere il professor Giovanni Grasso accusato del reato di diffamazione sta preparando una serie di atti e documenti che verranno mostrati nel corso dell’istruttoria dibattimentale.

E se l’incontinenza di qualche blogger senese fosse il mezzo per rompere il muro del silenzio?

Blogger incontinente

Blogger incontinente

Bloggers: brutti, sporchi e cattivi (Da: il Cittadino online, 26 luglio 2014)

Luigi De Mossi. Sognatore è un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole (Ennio Flaiano – Diario degli errori)

Qualche settimana fa ho partecipato ad un programma a SienaTv ospite di Daniele Magrini. Si è parlato, in via principale, del processo Antonveneta migrato a Milano; ma poi il conduttore, con abilità, ha fatto scivolare la discussione su altri argomenti e ad un certo punto si è venuti a parlare della circolazione delle notizie e della funzione della stampa e finalmente dei bloggers. L’altro ospite era Roberto Barzanti e quando si è discusso dei bloggers Barzanti ha espresso alcune personali riserve su queste forme di comunicazione. Sull’argomento bloggers e stampa credo che sia il caso di fare qualche precisazione per la loro stringente attualità nella società di oggi e nella nostra città in particolare.

Prima di tutto occorre puntualizzare che senza l’attività dei bloggers senesi e segnatamente, senza sfumature e classifiche che pure ci sono e ci devono essere, senza Raffaele Ascheri (ereticodisiena), Federico Muzzi (ilsanto), Giovanni Grasso (ilsensodellamisura) Carlo Regina  (bastardosenzagloria) e di un giornale online Il cittadinoonline.it non si sarebbe mai saputo nulla di tanti fatti rilevanti e significativi per la città. A loro ed anche – absit iniuria verbis – a qualche sito anonimo si deve la circolazione delle idee e delle notizie in una città che era completamente addormentata. Se qualche coscienza civile s’è risvegliata è anche e soprattutto merito loro. Il silenzio della carta stampata è stato assordante, le televisioni non sono mai intervenute sulle vicende senesi e solo il crollo verticale – di natura squisitamente economica – ha portato ad un repentino cambiamento di atteggiamento. Anche perché da un certo momento in poi sarebbe stato impossibile non accorgersi di ciò che stava accadendo.

È il paradosso senese: una classe politica che si dice progressista, mostra spiccati segni di conservatorismo. C’è anche da domandarsi se più che un paradosso questa non sia la conseguenza dell’aver gestito il potere per tanti, troppi anni. In più la città ha sempre mostrato una doppia natura: conservatrice da un punto di vista sociale e progressista per tendenza politica. Tutto nella nostra città, dall’impianto stradale cittadino alle istituzioni, rimanda ad un’idea di tradizioni ben difficilmente collocabili con gli afflati più veri del progressismo. Ed i mezzi d’informazione ordinari non hanno fatto altro che adeguarsi. In questo senso l’opinione di Barzanti è pienamente in linea con il pensiero più coerente e tradizionale della città o meglio di una certa parte della città: quella che comanda.

Inoltre bisogna dire che ognuno porta in sé la propria cultura e il proprio essere; i bloggers sono persone e come tali possono scrivere bene o male come un qualunque giornalista o scrittore. Ce ne possono essere di bravi e meno bravi, di apocalittici o integrati, come in ogni altra attività di questo mondo. Se i toni dei bloggers non piacciono o se peccano di ineleganza e magari qualche volta sono incontinenti e sbagliano, bisognerà mettere sulla bilancia un fatto e cioè che la verità alle volte fa male e può puzzare ma è sempre meglio di una pietosa ipocrisia, specialmente se quest’ultima è utilizzata al fine principale – se non esclusivo – di conservare il potere. C’è anche da dire che poi, alla fine, i bloggers rispondono in prima persona della loro libertà di pensiero senza sconti e senza frignare; anche i cosiddetti anonimi perché l’anonimato in internet è molto difficile e gli IP sono rintracciabili. Daniele Magrini ha anche detto che gli piacerebbe scrivere la storia dell’informazione a Siena negli ultimi quindici anni. Con l’onesta intellettuale che gli riconosco vedrete che se il lavoro vedrà la luce un capitolo fondamentale sarà dedicato proprio ai bloggers.

Se conservazione significa rispetto delle tradizioni e del proprio passato Siena ha fatto bene ad essere conservatrice. Ma se conservazione significa difendere l’indifendibile e una storia recente che ha portato la banca e la fondazione nella situazione attuale, la Mens Sana Basket al fallimento, l’A.C. Siena in serie D ed al concordato e tanti fornitori, accompagnatori, operatori creditori delle due società a rischi estremamente concreti di perdere il risultato del proprio lavoro e le generazioni nuove a veder erose tutte le opportunità, allora è il caso di continuare con questa litania e questi paraocchi? In politica il massimizzare i meriti e dimenticare gli errori è pratica comune ed anche scusabile ma diviene inaccettabile quando ha il solo e precipuo scopo di difendere esclusivamente gli interessi di una classe di boiardi i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Allora il voler tappare la bocca ai bloggers, considerati la cattiva coscienza di una città, ha un significato prima di tutto politico; quello di non svegliare questo popolo che continua a credere alle favole, mentre, invece, ha una sola opportunità di riscatto e rinascita: quella di tornare immantinente con i piedi ben piantati per terra. Prima questo accadrà meglio sarà per tutti.

Diffamazione a mezzo blog: il processo contro l’Eretico di Siena

Luigi De Mossi - Raffaele Ascheri - Carlo Regina

Luigi De Mossi – Raffaele Ascheri – Carlo Regina

Un giorno in Pretura

Bastardo senza gloria. Ieri ho deciso di assistere al processo per diffamazione che vede coinvolto il prode Eretico contro la Curia senese, mi sono fatto questa pappata di deposizioni, dove nomi eccellenti come il vescovo Buoncristiani e il monsignore Acampa sono stati dovutamente sentiti, come si deve da quell’ ”animale” da aula giudiziaria che è il superavvocato Luigi De Mossi. Non vi nascondo che da spettatore non potevo augurarmi di meglio, per una volta ho assistito con soddisfazione massima a quello che più volte a noi comuni esseri non è concesso, trattare come si deve con i vari rappresentanti della casta. Vorrei però, senza entrare nei dettagli del processo, di questo credo che vi ragguaglierà l’Eretico, sottolineare certi aspetti che vengono fuori quando si assiste a queste udienze, vorrei soprattutto ora che si parla tanto di grovigli e compagnia cantante, invitare la gente a prendere coscienza assistendo appunto a questi processi, per altro pubblici. Di fatto ascoltando le varie deposizioni, senza entrare nel merito se le cose dette siano o meno penalmente rilevanti, ti rendi conto, riesci finalmente a toccare con mano quello che per ora si legge soltanto, vale a dire quali sono i vari intrecci, amicizie e piaceri reciproci, che sono alla base del famoso groviglio armonioso. Si scoprono cose che magari nessuno, a parte qualche blog vi racconterà, ma sentirlo dagli stessi protagonisti incalzati dall’avvocato De Mossi è veramente tutta un’altra cosa. Quello che voglio fare con questo scritto, è invitare la gente di Siena tutta, ad assistere a queste udienze, a sentire con le proprie orecchie certe cose, a vedere certi personaggi come a volte sono piccoli davanti alle loro azioni, a dare così fisicità a quello di cui tutti parlano, il famigerato groviglio armonioso. Bisognerebbe che qualche emittente libera si prendesse carico di fare una trasmissione tanto di successo negli anni che andava in onda su rai tre, vale a dire “Un giorno in Pretura”. Sarebbe veramente un bel servizio alla cittadinanza, che senza tanti filtri si renderebbe conto finalmente di come agiscono i nostri prodi appartenenti alla casta, ognuno nel proprio ambito, politico, religioso, finanziario e via discorrendo. Quindi il mio è un caloroso appello a partecipare, ma soprattutto penso che sarebbe un servizio fatto alla storia di Siena degli ultimi anni rendere edotti i nostri concittadini di quello che succedeva sopra le nostre teste, senza contare il fatto che altri cittadini, come l’Eretico, ci sono andati di mezzo per raccontarvele.

Università di Siena: e se fossimo in tanti a seguire il precetto salveminiano «fa’ quel che devi, accada quel che può»?

LuigiDeMossiChe fare, quando sono proprio le istituzioni a delinquere e quando il ricorso alla Giustizia è, di fatto, impraticabile? È quel che mi sono chiesto, assistendo all’incontro pubblico sui problemi della giustizia a Siena, organizzato dall’Ordine degli Avvocati e di cui riferisce l’avvocato Luigi De Mossi con l’articolo seguente. I dati sono impietosi e la situazione è, a dir poco, drammatica: al Tribunale di Siena sono state accorpate le sedi di Montepulciano e di Poggibonsi; a fronte di 19 magistrati previsti, ce ne sono solo 11, tre dei quali con il trasferimento in tasca; i processi sul Monte dei Paschi oscurano e penalizzano tutti gli altri procedimenti; il palazzo di Giustizia presenta carenze logistiche e manutentive. Nella circostanza, il pensiero corre alla malagestione nell’università di Siena e al possibile esito, se mai ce ne sarà uno, del processo per peculato, truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio. Lo sconforto che ci assale deve, però, cedere il passo al precetto salveminiano: «Fa’ quel che devi, accada quel che può». A costo di osservarlo in solitudine!

Luigi De Mossi

Le istituzioni sono come le fortezze, raggiungono lo scopo solo se è buona la guarnigione, cioè l’elemento umano. (Karl Popper)

Lunedì 3 febbraio si è svolto un incontro pubblico sulla situazione della giustizia a Siena; più prosaicamente sulla situazione strutturale e del carico di lavoro del nostro distretto ed il primo dato è che l’argomento interessa molto poco a tutti: per la stampa presenti solo i bloggers, Cecilia Marzotti, Augusto Mattioli e, in altra veste, Marco Falorni. In tema di politica giudiziaria, fermo restando che è un libro dei sogni impraticabile nella crisi attuale, la mia opinione è che sarebbe molto meglio avere delle cittadelle della giustizia accorpate sul modello del Tribunale di Firenze. In una Regione come la nostra riterrei sufficienti tre cittadelle una, ovviamente, a Firenze l’altra nella zona nord-ovest (Pisa-Livorno, Tirreno), l’ultima nel sud e non necessariamente a Siena. La cittadella della giustizia offrirebbe un maggior numero di magistrati permettendo una minore personalizzazione inoltre la distanza fisica della struttura da centri di potere sarebbe una ulteriore garanzia della terzietà dell’amministrazione della giustizia.

Tornando a Siena la situazione è peculiare: da un lato la chiusura e l’accorpamento del Tribunale di Montepulciano e della sezione distaccata di Poggibonsi dall’altro i processi penali molto specialistici ed impegnativi che stanno tutti andando a giudizio e necessitano di giudici, personale amministrativo, supporti informatici etc.. La concomitanza di questi due fattori oltre alla praticamente assente manutenzione dell’edificio ha provocato lo stato attuale.

Venendo a noi bisogna dire che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati ha operato in una difficoltà notevole e ha operato ragionevolmente bene, compatibilmente con la situazione. Resta da vedere se gli altri interlocutori, il Comune di Siena in primis, e il presidente meglio i presidenti del Tribunale siano stati altrettanto efficaci. Riguardo ai presidenti, il predecessore dell’attuale se n’è andato nel momento di massima difficoltà del Tribunale: certo aveva il trasferimento in tasca ma, forse, un minimo di valutazione della situazione da parte del CSM e dello stesso magistrato sarebbe stata opportuna. Devo dire che il mio giudizio sconta il rapporto difficile che ho sempre avuto con quel giudice con il quale ho avuto scambi dialettici sulla organizzazione e gestione del Tribunale di Siena, che ci ha portati a toglierci reciprocamente il saluto. Del nuovo presidente posso dire che lo conosco poco ma l’approccio che ha avuto è ben diverso: ha gestito in tempi ragionevoli il trasferimento dei documenti e faldoni da Montepulciano a Siena e sta cercando di far andare avanti la macchina che è fin troppo ingolfata.

Per quanto riguarda il Comune di Siena va detto che a differenza di altri enti territoriali e con l’unica eccezione del sindaco di Poggibonsi ha partecipato all’assemblea ed è già qualcosa. Il Comune ha trascurato la manutenzione ordinaria come sarebbe stato il suo compito; tuttavia il nuovo edificio prescelto dovrebbe essere capiente anche se si trova all’interno della ztl ed il carico di utenza (della sostenibilità, per il colto e l’inclita) sia a piedi che in macchina (compresi i parcheggi) è tutto da valutare. Però va detto che la soluzione prospettata è concreta ed è stata fatta anche in ragione del bilancio comunale e di quello della Chigiana; una ragion di stato del tutto legittima sia chiaro. I bilanci si fanno con i numeri e non con le chiacchiere e se talvolta qualche decisione viene presa bisogna pur darne atto. Ovviamente ci si attende l’operatività dell’edificio, perlomeno di gran parte dello stesso, in tempi non biblici.

Le mie proposte già anticipate in assemblea si riassumono sostanzialmente in due:

A) conferenza di servizi tra tutti i Comuni che insistono nel distretto giudiziario di Siena perché partecipino alle spese di giustizia come il nostro Comune dal momento che anche loro beneficiano del servizio. Se la legge in materia non lasciasse spazi bisognerà intervenire anche su quella, d’altronde sia Poggibonsi che Montepulciano avranno dei consistenti risparmi di bilanci dal trasferimento delle sedi giudiziarie e l’onere complessivo non può ricadere tutto su Siena. Eventualmente si potrebbe parametrare i contributi dei Comuni in base alle statiche di accesso al Tribunale dei loro cittadini.

B) Valutare la mobilità di personale degli enti pubblici in esubero (Università, lo stesso Comune) verso il Tribunale. So bene che le spese fanno parte di partite diverse e che le risorse vanno individuate nel bilancio del ministero di giustizia, ma quando si chiede una radicale riforma dei distretti bisogna pure che qualche soldo l’Amministrazione centrale si decida ad investirlo. Inoltre stiamo parlando di qualche unità e non certo di centinaia di persone.

La cattiva maestra, l’università di Siena, ha avuto un ruolo nella nascita del protofascismo moderno in città?

LuigiDeMossi

I bloggers, il banchierismo e l’autobiografia della Nazione

[…] il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l’autobiografia della nazione. Piero Gobetti (da: l’«Elogio della ghigliottina»)

Luigi De Mossi. Nei giorni scorsi è emersa la totale estraneità dei bloggers senesi dalla vicenda Rossi. Per tutti quelli che hanno un minimo di criterio questa non è una notizia è semplicemente la constatazione dell’evidenza.

La prima e più palese forma di pensiero unico durante il fascismo è stato il controllo dei mezzi di comunicazione allora esistenti. L’atteggiamento verso i bloggers ricorda da vicino certe direttive fasciste di orientamento dell’opinione pubblica. Il tentativo di silenziarli è fallito; ed è fallito sul nascere ma ciò è dipeso unicamente dal fatto che il clima cittadino è profondamente cambiato e non certo per merito dei lealisti del potere.

Meglio non domandarsi cosa sarebbe potuto succedere se certe illazioni fossero circolate tre o quattro anni fa, quando il pensiero unico era il verbo e si voleva far credere che tutto andava bene, madama la marchesa.

Vi è un altro aspetto che deve essere sottolineato: l’amicizia, il rispetto, ed il dolore verso una persona o verso una comunità, sono generalmente sentimenti riservati e pudichi; qualora si voglia esternarli lo si deve fare nel rispetto della verità.

I bloggers senesi saranno discutibili ed abrasivi quanto volete, ma fanno un esercizio di realismo, talvolta sbagliano, come tutti, ma non li ho mai visti esprimere opinioni delle quali non fossero convinti in buona fede. D’altronde e fino a prova contraria, il loro atteggiamento non è mai stato né opportunistico né conveniente.

Una lancia voglio spezzarla anche a favore dei tanto disprezzati postatori anonimi accusati di vigliaccheria quasi fossero dei franchi tiratori. Per parte mia sono abituato a firmare quello che scrivo e non esito ad esprimere liberamente le mie idee; ma non siamo tutti uguali, non tutti hanno un’attività che consente l’indipendenza non solo economica ma anche da un datore di lavoro.

Fra l’altro il non firmarsi non rende affatto “segreti” perché se si diffama, se si insulta, si è facilmente rintracciabili dalla polizia postale, come tutti sanno. Molte volte l’anonimato è solo una forma – non encomiabile – di prudenza. Infine, ma è solo una sensazione, ho l’impressione che, spesso, fra chi si slancia contro gli anonimi ci siano persone che adoperano senza alcuna resipiscenza o scrupolo le identiche modalità comunicative, nascondendosi dietro pseudonimi vari.

Ma come siamo arrivati a questo protofascismo moderno nella ridente città di Siena?

Più di tutto la corruzione della società senese è avvenuta attraverso il denaro ed il potere, per il tanto denaro e per il tanto potere che si sono riversati sulla città e che ora sono finiti.

Se il fascismo è stata l’autobiografia della nazione il banchierismo – forma deviata del montepaschismo – è stato senza dubbio l’autobiografia dei senesi degli ultimi venti anni.

Concorsopoli senese: in appello ribaltato l’esito del processo di primo grado

StemmaUnisiLa professoressa Anna Coluccia assolta perché il fatto non sussiste

Anna Coluccia. In data 20 giugno 2013 la Corte di Appello di Firenze mi ha assolta con formula piena da ogni imputazione a mio carico. Nel giorno in cui mi viene finalmente riconosciuta piena giustizia trova conferma la mia assoluta fiducia, mai venuta meno, nell’operato della Magistratura italiana. Esprimo la più viva soddisfazione per il riconoscimento della verità dei fatti, che mi restituisce la mia onorabilità di cittadina, di studiosa, di didatta e di funzionario pubblico.

Desidero inoltre ringraziare, insieme ai miei legali avvocati Enrico De Martino e Luigi De Mossi, tutte le persone – amici, colleghi, collaboratori e semplici conoscenti – che in questi anni difficili mi sono state vicine, mai dubitando della mia onestà e sempre mantenendo intatta la loro stima nei miei confronti.

Il compiacimento per la sentenza è tanto maggiore in quanto, al di là della mia posizione personale, attesta in modo inequivocabile la correttezza istituzionale dell’Università di Siena, cui  mi onoro di appartenere.

Per lo stesso spirito di giustizia con cui ho affrontato l’assurda vicenda giudiziaria che mi ha coinvolta, mi riservo di intraprendere serenamente tutte le iniziative volte a perseguire chi si sia reso responsabile di quanto accadutomi e vi abbia contributo – a vario titolo –, non escludendo il danno arrecato alla mia reputazione.