Università di Siena: e se fossimo in tanti a seguire il precetto salveminiano «fa’ quel che devi, accada quel che può»?

LuigiDeMossiChe fare, quando sono proprio le istituzioni a delinquere e quando il ricorso alla Giustizia è, di fatto, impraticabile? È quel che mi sono chiesto, assistendo all’incontro pubblico sui problemi della giustizia a Siena, organizzato dall’Ordine degli Avvocati e di cui riferisce l’avvocato Luigi De Mossi con l’articolo seguente. I dati sono impietosi e la situazione è, a dir poco, drammatica: al Tribunale di Siena sono state accorpate le sedi di Montepulciano e di Poggibonsi; a fronte di 19 magistrati previsti, ce ne sono solo 11, tre dei quali con il trasferimento in tasca; i processi sul Monte dei Paschi oscurano e penalizzano tutti gli altri procedimenti; il palazzo di Giustizia presenta carenze logistiche e manutentive. Nella circostanza, il pensiero corre alla malagestione nell’università di Siena e al possibile esito, se mai ce ne sarà uno, del processo per peculato, truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio. Lo sconforto che ci assale deve, però, cedere il passo al precetto salveminiano: «Fa’ quel che devi, accada quel che può». A costo di osservarlo in solitudine!

Luigi De Mossi

Le istituzioni sono come le fortezze, raggiungono lo scopo solo se è buona la guarnigione, cioè l’elemento umano. (Karl Popper)

Lunedì 3 febbraio si è svolto un incontro pubblico sulla situazione della giustizia a Siena; più prosaicamente sulla situazione strutturale e del carico di lavoro del nostro distretto ed il primo dato è che l’argomento interessa molto poco a tutti: per la stampa presenti solo i bloggers, Cecilia Marzotti, Augusto Mattioli e, in altra veste, Marco Falorni. In tema di politica giudiziaria, fermo restando che è un libro dei sogni impraticabile nella crisi attuale, la mia opinione è che sarebbe molto meglio avere delle cittadelle della giustizia accorpate sul modello del Tribunale di Firenze. In una Regione come la nostra riterrei sufficienti tre cittadelle una, ovviamente, a Firenze l’altra nella zona nord-ovest (Pisa-Livorno, Tirreno), l’ultima nel sud e non necessariamente a Siena. La cittadella della giustizia offrirebbe un maggior numero di magistrati permettendo una minore personalizzazione inoltre la distanza fisica della struttura da centri di potere sarebbe una ulteriore garanzia della terzietà dell’amministrazione della giustizia.

Tornando a Siena la situazione è peculiare: da un lato la chiusura e l’accorpamento del Tribunale di Montepulciano e della sezione distaccata di Poggibonsi dall’altro i processi penali molto specialistici ed impegnativi che stanno tutti andando a giudizio e necessitano di giudici, personale amministrativo, supporti informatici etc.. La concomitanza di questi due fattori oltre alla praticamente assente manutenzione dell’edificio ha provocato lo stato attuale.

Venendo a noi bisogna dire che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati ha operato in una difficoltà notevole e ha operato ragionevolmente bene, compatibilmente con la situazione. Resta da vedere se gli altri interlocutori, il Comune di Siena in primis, e il presidente meglio i presidenti del Tribunale siano stati altrettanto efficaci. Riguardo ai presidenti, il predecessore dell’attuale se n’è andato nel momento di massima difficoltà del Tribunale: certo aveva il trasferimento in tasca ma, forse, un minimo di valutazione della situazione da parte del CSM e dello stesso magistrato sarebbe stata opportuna. Devo dire che il mio giudizio sconta il rapporto difficile che ho sempre avuto con quel giudice con il quale ho avuto scambi dialettici sulla organizzazione e gestione del Tribunale di Siena, che ci ha portati a toglierci reciprocamente il saluto. Del nuovo presidente posso dire che lo conosco poco ma l’approccio che ha avuto è ben diverso: ha gestito in tempi ragionevoli il trasferimento dei documenti e faldoni da Montepulciano a Siena e sta cercando di far andare avanti la macchina che è fin troppo ingolfata.

Per quanto riguarda il Comune di Siena va detto che a differenza di altri enti territoriali e con l’unica eccezione del sindaco di Poggibonsi ha partecipato all’assemblea ed è già qualcosa. Il Comune ha trascurato la manutenzione ordinaria come sarebbe stato il suo compito; tuttavia il nuovo edificio prescelto dovrebbe essere capiente anche se si trova all’interno della ztl ed il carico di utenza (della sostenibilità, per il colto e l’inclita) sia a piedi che in macchina (compresi i parcheggi) è tutto da valutare. Però va detto che la soluzione prospettata è concreta ed è stata fatta anche in ragione del bilancio comunale e di quello della Chigiana; una ragion di stato del tutto legittima sia chiaro. I bilanci si fanno con i numeri e non con le chiacchiere e se talvolta qualche decisione viene presa bisogna pur darne atto. Ovviamente ci si attende l’operatività dell’edificio, perlomeno di gran parte dello stesso, in tempi non biblici.

Le mie proposte già anticipate in assemblea si riassumono sostanzialmente in due:

A) conferenza di servizi tra tutti i Comuni che insistono nel distretto giudiziario di Siena perché partecipino alle spese di giustizia come il nostro Comune dal momento che anche loro beneficiano del servizio. Se la legge in materia non lasciasse spazi bisognerà intervenire anche su quella, d’altronde sia Poggibonsi che Montepulciano avranno dei consistenti risparmi di bilanci dal trasferimento delle sedi giudiziarie e l’onere complessivo non può ricadere tutto su Siena. Eventualmente si potrebbe parametrare i contributi dei Comuni in base alle statiche di accesso al Tribunale dei loro cittadini.

B) Valutare la mobilità di personale degli enti pubblici in esubero (Università, lo stesso Comune) verso il Tribunale. So bene che le spese fanno parte di partite diverse e che le risorse vanno individuate nel bilancio del ministero di giustizia, ma quando si chiede una radicale riforma dei distretti bisogna pure che qualche soldo l’Amministrazione centrale si decida ad investirlo. Inoltre stiamo parlando di qualche unità e non certo di centinaia di persone.

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