Il monito di Bertrand Russell nelle elezioni del sindaco di Siena

RussellTacchinoSiena

Rabbi Jaqov Jizchaq. Vabbè che si elegge il sindaco e non il rettore, ma visto il rilievo che l’università ha per la città e le condizioni in cui versa l’ateneo ci si aspettava un tantino di più. Invece solo fievoli vagiti, peraltro solo da parte di alcuni (Neri ha detto qualcosa, Valentini è stato di una raccapricciante vaghezza: perché? Eppure anche lui ha uno staff pieno di “professurun”).

L’illusione sottesa a questi silenzi è che comunque le cose continuerano ad andare avanti in un modo o nell’altro, siccome sono sempre andate avanti, in barba alle elementari considerazioni che abbiamo tentato di svolgere in questo blog, basate su dati ufficiali ampiamente verificabili e norme arcinote. Pertanto, nell’augurare buon voto a tutti gli elettori, non rimane che riproporre come monito la triste storia del tacchino (o pollo) induttivista di Bertand Russell:

«Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell’allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni più disparate. Finché la sua coscienza induttivista non fu soddisfatta ed elaborò un’inferenza induttiva come questa: “Mi danno il cibo alle 9 del mattino”. Purtroppo, però, questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa alla vigilia di Natale, quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato.»

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A pochi giorni dal ballottaggio, parole in libertà sull’università di Siena

Eugenio Neri e Bruno Valentini

Eugenio Neri e Bruno Valentini

Eugenio Neri. Prima di tutto pretenderemo che un nostro rappresentante rientri in CdA, perché l’ateneo è un bene della comunità. Certo l’Università va gestita correttamente, con una forte aspirazione all’internazionalizzazione. Da una parte l’Ateneo deve pretendere e offrire qualità: a partire dalle docenze, professionali e scientifiche. Avendo chiaro che se anche il settore è fatto di precariato, chi è ai bassi gradini può ambire a salire. Insomma non ci devono più essere “professoroni” in cattedra, se non lo meritano. Quindi l’internazionalizzazione: il nostro sguardo non sia rivolto alle realtà toscane, ma oltre, all’Inghilterra, America, Cina. Abbiamo molto da imparare da queste realtà. Per quanto riguarda il Comune, penso a uno scambio bidirezionale con l’Università che può dare aggiornamento alla macchina comunale e il Comune applicazione allo studio. Infine vedo una facoltà di Economia bancaria, un tempo fiore all’occhiello, oggi non più attrattiva, se la Banca va via da Siena. Allora lo sbaglio è stato che in passato Fondazione, Banca e Università potevano insieme mettere in piedi una “business school”, una scuola d’alta formazione, nello scenario più adeguato e ricettivo. Sarebbe stato un bell’investimento sul futuro e sul mondo, oltre che su Siena.

Bruno Valentini. L’ateneo senese è stato scelto dall’Onu, insieme a pochi altri al mondo, per una sorta di progetto di ricerca sul rapporto fra sviluppo economico ed ecosostenibilità: questo solo per sottolineare che per didattica e professionalità il nostro ateneo è ancora a buoni livelli. Quello che va migliorato e qui entriamo in azione noi, è l’impatto dello studente sulla città e la sua accoglienza. In periodi di difficoltà economica, i ragazzi scelgono con maggiore attenzione. E noi possiamo rispondere alla domanda pur ridotta (iscrizioni in calo) rafforzando i servizi: penso a un sistema certificato e tutelato per trovare sistemazione, alloggio; a una degna accoglienza dei familiari; a un circuito ricreativo, culturale e anche sportivo che faciliti e renda più piacevole la permanenza degli studenti; e ancora, penso a trasporti dedicati e a spazi da mettere a disposizione quando i dipartimenti sono chiusi. La richiesta più ovvia da parte della comunità è che l’ateneo torni al pareggio, perché solo a questo punto potrà nuovamente intercettare finanziamenti, con risorse ministeriali e regionali necessarie per investire sempre sull’offerta didattica. Scienze bancarie? Non solo Mps ma le banche tutte sono oggi sbocco limitato. Allora bisogna concentrarsi verso nuove professionalità: prepariamo manager esperti in analisi finanziaria, con un profilo internazionale; e poi ci sono le scienze della vita, per cui noi siamo già un distretto d’eccellenza. Diamo un motivo in più a Novartis e ospedale di essere ancora qui.

Contro l’astensionismo, le risposte di Eugenio Neri alle domande del Movimento 5 Stelle

Eugenio-NeriEugenio Neri. È importantissimo che il ballottaggio veda la più alta affluenza possibile. Ho già dichiarato che, fin dall’inizio del mio impegno pubblico, ambivo a riunire tutte le anime vere che hanno a cuore il futuro della città. Indipendentemente dall’appartenenza partitica o dalle ideologie, adesso i senesi hanno non solo l’occasione per voltare pagina, ma anche per dimostrare il loro attaccamento alla città. Per questo motivo, gli inviti più o meno velati all’astensione non sono giustificabili.

In tempi non sospetti ho definito gli elettori del Movimento 5 Stelle gente onesta, che non ha mai ambito in vita sua ad un posto di potere in quanto tale e che ha sempre rifiutato sotterfugi. Meritevoli di rispetto per la fede genuina che nutrono per il cambiamento del sistema. Sentimenti, questi, che condividiamo anche in vista del secondo turno. Un ballottaggio che ricalca in pieno la scelta tra una coalizione in guerra interna per il potere ed un progetto di cambiamento della città. I sostenitori del Movimento 5 Stelle trovano in questo secondo turno una naturale assonanza con le mie posizioni. Inoltre, colgo l’occasione per rispondere alle domande rivolte nei giorni scorsi ai due sfidanti al ballottaggio. Il Movimento 5 Stelle aveva infatti rivolto alcuni interrogativi ai protagonisti del secondo turno. Sono favorevole all’introduzione dei referendum, strumento di democrazia diretta. Non solo di natura propositiva, ma anche abrogativa e votabili dalla più ampia base possibile. I quesiti referendari potranno essere presentati con una soglia di sottoscrizioni sufficiente a scongiurare il rischio spreco per la città. È innegabile che le consultazioni elettorali abbiano un costo organizzativo per la collettività. Un costo che, in un momento di contrazione di risorse, purtroppo non può essere sostenuto per un minimo teorico di un solo proponente. Inoltre, mi preme precisare che una commissione d’inchiesta sulla Banca è già stata proposta in Parlamento. L’azione del Comune potrà confluirvi, pur rimanendo fermo che nessuno può sostituirsi alla Magistratura. Per quanto riguarda invece i rimborsi per i consiglieri di amministrazione nelle partecipate e per i deputati in Fondazione MPS, occorre una precisazione. Sono favorevole all’abolizione, ma è innegabile che su alcuni ruoli di nomina comunale pesino grandi responsabilità, per le quali non è scandaloso che venga previsto un gettone. L’importante è trovare figure competenti. Sul tema dell’acqua pubblica, ho sottoscritto il documento proposto dal comitato. Un sindaco deve agire rispettando sia le sue competenze che la legge. Pertanto dovrà tenere conto delle norme contenute nel Codice Civile ed in altre leggi dello stato, poiché i gestori dell’acqua sono società miste pubbliche-private. Tuttavia, non si può lasciare che il responso del referendum rimanga inascoltato. Per questo motivo, l’apertura di un tavolo di confronto locale è la soluzione migliore per declinare in pratica il volere degli italiani, rivedere le leggi regionali sull’acqua e verificare a fondo la struttura delle tariffe. Per quanto concerne la costituzione di parte civile del Comune nei processi MPS ed Università, ho da tempo espresso parere favorevole. Infine, mi preme precisare che come primo atto convocherò il presidente Mancini di fronte alla Maestà di Simone Martini e gli chiederò di sollevare dai suoi incarichi il Presidente Profumo. Amministratore dall’arroganza sprezzante che ha utilizzato la leva del partito per tagliare il secolare legame tra Banca e città. Indipendentemente dalle logiche dell’appartenenza, questo voto è uno spartiacque per il futuro di Siena. Tutti quelli che non si riconoscono nelle fallimentari scelte del passato possono trovare in me una via di cambiamento.

Tra le 7 richieste del Movimento di Grillo al nuovo sindaco anche quella della costituzione di parte civile nel processo sul buco di bilancio dell’Università di Siena

5StelleMovimento 5 Stelle Siena. Ci sono temi d’importanza cruciale per la Città. Temi che non hanno colore politico, di cui però sentiamo poco parlare dagli aspiranti candidati sindaco al ballottaggio del 9 giugno. Ricordiamo che, per quanto ci riguarda, entrambi i candidati sono espressione di quella mala politica che ha depredato la Città e il Paese. Tuttavia prendiamo atto che uno dei due si troverà purtroppo a governare Siena e ci preme pertanto sensibilizzare l’intera Città e la nuova Amministrazione su quei temi che riteniamo imprescindibili e improcrastinabili per ogni giunta che voglia dichiararsi “rinnovatrice”. E allora chiediamo ai due candidati rimasti in lizza di dare ai senesi una risposta chiara e inequivocabile alle seguenti domande:

1. La nuova Amministrazione introdurrà nel Regolamento Comunale il Referendum propositivo senza quorum? Si o no?

2. La nuova Amministrazione azzererà i rimborsi spese per i consiglieri di amministrazione di nomina comunale nelle aziende partecipate e per i deputati in Fondazione MPS? Si o no?

3. La nuova Amministrazione istituirà una Commissione Comunale d’Inchiesta sui disastri riguardanti la Banca MPS compiuti nel periodo 1995–2012? Si o no?

4. La nuova Amministrazione si farà carico di un’Azione di Responsabilità nei confronti della Fondazione MPS co-responsabile dei disastri della gestione Mussari/Vigni? Si o no?

5. La nuova Amministrazione si costituirà parte civile nei processi relativi alla gestione della Banca MPS? Si o no?

6. La nuova Amministrazione si costituirà parte civile nel processo sul buco di bilancio dell’Università? Si o no?

7. La nuova Amministrazione provvederà all’immediata ri-pubblicizzazione dell’acqua in ottemperanza alla volontà espressa dagli italiani con il recente referendum? Si o no?

Sono solo alcuni dei punti del programma del Movimento 5 Stelle Siena che i vari candidati a sindaco si sono divertiti a copiare nel corso delle recentissima campagna elettorale: questa è l’ultima occasione per impegnarsi pubblicamente di fronte a quei cittadini che sembrano voler davvero credere al processo di rinnovamento promesso da tutti i candidati.

Un anno fa De Risi chiedeva le dimissioni di Riccaboni ora, insieme a Tucci, chiede risposte esaurienti e chiare

Tucci-DeRisiIl 13 maggio, il giudice del lavoro condanna l’Università di Siena a pagare il salario accessorio 2011, illegittimamente sospeso al personale tecnico e amministrativo da Riccaboni e Fabbro. Da quel momento, “Il senso della misura” comincia a pubblicare le posizioni sull’argomento rinvenute sulla stampa e in rete: quella di Eugenio Neri, di Francesco Giusti, di Laura Vigni, di Marco Falorni, di Pierluigi Pelosi, di Bruno Valentini, di Michele Pinassi, dei sindacati Uil, Cisapuni, e Usb. Manca quella d’Alessandro Corsini, Mauro Marzucchi ed Enrico Tucci, che restano silenziosi. Mi rendo conto che qualcosa può sfuggire, anche perché, l’unico candidato a sindaco che sistematicamente invia i suoi comunicati al curatore del blog è Laura Vigni. Sei giorni dopo, questo blog pubblica altri interventi (Gianni Guazzi, Katia Leolini, Carlo Regina) e, nel contempo, sollecita, con garbo e un pizzico d’ironia, i tre candidati a pronunciarsi sulle dimissioni o sulla “beatificazione” di Riccaboni e Fabbro. Un commento anonimo (Il Tolkeniano) segnala la posizione di Tucci sulla vicenda, di seguito integralmente riproposta. Fin qui nulla da eccepire, una migliore pubblicizzazione delle posizioni del candidato avrebbe evitato l’equivoco.

La seconda parte del commento, del tutto irricevibile, impone, però, alcune precisazioni. Dal link indicato dal Tolkeniano si vede che la posizione sull’università della lista “Cittadini di Siena” viene postata il 17 maggio: a questo punto, però, la sentenza del giudice del lavoro ha ceduto il passo a un nuovo argomento, l’udienza in Tribunale sul dissesto dell’ateneo. Non è vero, come dice “Il Tolkeniano” che sia una posizione molto vecchia. Di vecchio, c’è la mozione di Gabriele Corradi ed Enzo De Risi della Lista “Per Corradi” (del 12 febbraio 2012), consultabile nella sua forma integrale proprio su questo blog. A distanza di 15 mesi, è pur sempre necessario che De Risi chiarisca, pubblicamente, che la sua posizione non sia cambiata e che, soprattutto, sia condivisa da Tucci e dalla nuova lista “Cittadini di Siena”. Prendo atto che ciò è avvenuto l’altro ieri con il post sul sito della lista, anche se, trattandosi di una posizione vecchia di un anno, è arrivata troppo tardi rispetto alla sentenza del giudice del lavoro. Risulta, pertanto, indebito e inaccettabile il finale del commento che suggerisce una mia precisa volontà di danneggiare Tucci, attraverso l’accostamento ingiustificato “a quegli altri due”.

Enzo De Risi (candidato lista “Cittadini di Siena”). Si chiede al Sig. Sindaco:

− che, in ragione del legame secolare tra il Comune di Siena e l’Università degli Studi di Siena, si attivi immediatamente per chiedere al Rettore, e di conseguenza a tutti i componenti dell’attuale amministrazione, di rimettere il mandato nelle mani del Ministro dell’Università e della Ricerca, per consentire di far rientrare l’Ateneo Senese in un contesto di legittimità, legalità e trasparenza, unici elementi costitutivi per il risanamento e il rilancio dell’Università degli Studi di Siena, bene primario della Città e del territorio;
− di valutare la possibilità che il Comune di Siena si costituisca parte civile in eventuale azione giudiziaria, e/o a procedere ad un’eventuale azione di responsabilità verso coloro che saranno riconosciuti responsabili del dissesto, anche in linea con quanto dichiarato dalle stesse forze di maggioranza, e diffuso con specifico volantinaggio in occasione dell’apertura dell’anno accademico 2012.

Questa la conclusione di una mozione da me presentata il 12 febbraio 2012, mai messa all’ordine del giorno.

In queste ultime settimane continuano purtroppo ad accumularsi notizie negative sulla gestione amministrativa dell’Università, dalle dimissioni del presidente del Collegio dei Revisori dei Conti al recentissimo pronunciamento del Giudice del Lavoro che impone il pagamento dell’indennità accessoria al personale tecnico-amministrativo condannando l’Università al rimborso delle spese legali dei ricorrenti, passando per la condanna dell’ex-Rettore Focardi per spese non giustificate.

Spiace dover constatare, dopo poco più di un anno dalla presentazione di quella mozione nella quale invitavo il Rettore a riconsiderare il suo ruolo, come l’Ateneo senese sia stato continuamente oggetto d’indagini e sentenze senza che nessuno abbia, per ora, avuto il buon gusto di fornire chiarimenti o magari di scusarsi.

Spiace anche ricordare che questa mozione, da me fortemente voluta, non sia mai stata discussa, forse anche per volontà di quei consiglieri che ora si proclamano araldi del cambiamento, ma all’epoca erano occupati a tutelare le loro poltrone nel Monte dei Paschi e nelle varie società del gruppo e noncuranti dei gravi problemi dell’Università.

Oggi siamo al punto che il Direttore Amministrativo è stato sonoramente bocciato dal Giudice e non sente nemmeno il bisogno di dare una spiegazione. È possibile che di fronte a tanta, purtroppo acclarata, inadeguatezza non si cerchi di provvedere correggendo gli errori e gli atteggiamenti, anziché perseverare?

Mi auguro che il Rettore stavolta si renda conto che è giunto il momento di dare risposte esaurienti e chiare ai futuri amministratori, ma soprattutto alla cittadinanza.

Per garantire al vertice dell’ateneo senese la massima autorevolezza è necessario procedere a nuove elezioni del rettore

Marco-FalorniMarco Falorni. Nonostante le gravi difficoltà del bilancio dell’ateneo dovute alle ultime gestioni, e che la presente non è ancora riuscita a risolvere, la nostra Università resta una risorsa fondamentale per Siena, una ricchezza che da secoli è parte dell’identità cittadina, della sua economia, del suo tessuto sociale. L’Università andrà quindi difesa con ogni mezzo e in ogni sede.

Il Comune non ha competenze dirette sull’Ateneo, ma può coordinare con i vertici, meglio se liberi da dubbi sulla legittimità della loro permanenza in carica, politiche e iniziative in materia di urbanistica, cultura, servizi agli studenti eccetera. Sarà opportuno stimolare gli enti competenti al fine di potenziare le capacità di accoglienza abitativa pubblica degli studenti fuori sede, e si renderà in ogni caso necessario migliorare i controlli sulla regolarità delle locazioni private agli studenti. Il Comune richiederà inoltre una revisione statutaria dell’Ateneo per ripristinare, come era in passato, la presenza in consiglio di amministrazione di un rappresentante dell’Amministrazione comunale, con il quale rapportarsi per ogni forma di coordinamento tra le due istituzioni.

L’esigenza di garantire al vertice dell’Ateneo, in questa fase così difficile, la massima autorevolezza, senza alcun dubbio sulla legittimità della permanenza in carica dei vertici, impone di invitare il rettore a porre in essere sollecitamente gli adempimenti necessari per procedere a nuove elezioni.

Anna Giunti (Impegno per Siena). Il direttore amministrativo e il Rettore dovevano risanare il bilancio della nostra Università che è stata sempre un fiore all’occhiello della nostra città, ma il risultato sembra essere l’opposto. Sono stati fatti spostamenti del personale in esubero da una sede all’altra: ma non si può mandare persone che per una trentina d’anni hanno lavorato in amministrazione a fare la didattica da un giorno all’altro e viceversa. Questo provoca un disservizio agli studenti che pagano le tasse non per avere questo, ma per essere seguiti nei vari problemi che possono avere. Hanno mandato professori in pensione e va bene, ma non gli si fanno nuovamente contratti per insegnare, ci sono tanti ricercatori a cui affidare tali insegnamenti e lo stipendio è certamente inferiore. Invece sono stati tagliati i più deboli: 64 persone della Cooperativa Solidarietà a casa e delle ore al personale delle pulizie. Ora spero che qualcuno si accorga di questo perché con tutte queste manovre più che il risanamento si voglia il tracollo dell’Università.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Per proseguire la carrellata di considerazioni surreali dei politici locali sul cadavere dell’università, leggo questa enigmatica presa di posizione di Anna Giunti e letteralmente non capisco di cosa diavolo stia parlando: risulta anche a voi che mr. Bartleby, dopo trent’anni di onorato servizio come solerte impiegato dell’ufficio pensioni sia stato comandato in cattedra ad insegnare contro la sua volontà Astronomia Extragalattica? Ma siccome tutto è possibile, la prego signora, faccia i nomi: confesso che mi è toccato vedere di peggio. “Hanno mandato i professori in pensione e va bene“? Scusi signora, concordo sul fatto che quei contratti sarebbero stati meglio spesi per favorire l’accesso, almeno temporaneo (visto che il reclutamento è bloccato), di qualche giovane, ma come crede che abbiano convinto gli interessati a prepensionarsi, se non in cambio di un lauto compenso economico che equilibrasse quello che in tal modo perdevano?

Coloro che hanno ceduto il contratto a un giovane, mi risulta siano stati due in tutto l’ateneo. Che dei precari extra luxe, quali i prepensionati, guadagnino venti volte di più di un precario normale a parità di ore di lavoro, è in effetti abbastanza iniquo e non “va bene” proprio un accidente. Inoltre i prepensionati-riassunti, in quanto usciti di ruolo, non contano negli infernali conteggi dei “requisiti di docenza” e pertanto non va bene proprio niente. Si smantella inevitabilmente mezza università un po’ a cacchio: dunque non “va bene” proprio un cavolo!

Da più di mille a meno di seicento docenti (meno di un terzo di Pisa) tra cinque anni e… “va bene”, cioè non cambia niente?!?!?! In che senso “va bene”? Mille amministrativi e poco più di cinquecento docenti e va bene? Amministrativi i quali fra un po’, se continui a chiudere roba e perdere pezzi, non sapranno che cavolo amministrare e “va bene”?!?!?! Amministrativi (o sarebbe meglio dire tecnici) che insegnano immagino che ve ne siano, sebbene non certo nei modi surreali che la signora descrive: dove? Quanti?

In ogni caso per legge non possono essere conteggiati neanche loro nei requisiti di docenza e dunque non saranno certo in numero rilevante: devo ripetere che ci vogliono 12+8 distinti e non riciclabili docenti di ruolo in una precisa miscela per dar vita ad un corso di laurea e che la fonte dei problemi, adesso, nel momento in cui va via a casaccio un docente su due, è proprio la caduta di tali requisiti? Delle due l’una: o cambi la legge sui requisiti minimi di docenza, che in quella misura non esistono in Europa e fai lavorare di più i docenti che hai (è così che funziona in Germania: con meno persone fanno più cose, ma questo è affare del parlamento e i requisiti minimi li inventò Mussi e li ribadì miss. Neutrino), oppure vai verso le soluzioni del tipo di quelle che ho additato nei precedenti messaggi: tertium non datur, smettiamola con le sciocchezze.

Ma insomma, questi poi continuano a parlare a vanvera di “eccellenze” da salvaguardare, proprio mentre si stanno di fatto cancellando anche i dottorati di ricerca: “Sono requisiti necessari per l’accreditamento… per ciascun ciclo di dottorati da attivare, la disponibilità di un numero medio di almeno sei borse di studio per corso di dottorato attivato, fermo restando che per il singolo ciclo di dottorato tale disponibilità non può essere inferiore a quattro” (Decreto Ministeriale 8 febbraio 2013 n. 94). Orbene, a questi lumi di luna sei borse sono roba da nababbi e non ce le ha quasi nessuno; dunque o si fanno ancora dei grandi calderoni con dottorati immaginari nelle Supercazzole socio-psico-medico-fisico-storico-chimico-algebrico-botanico-prematurate, o si va nella direzione che ho auspicato “ad nauseam” nei precedenti messaggi.

Non ho chiaro cosa intenda per “ricercatori” la suddetta signora, ma i ricercatori strictu sensu (ex terza fascia) già ad oggi mi risulta costituiscano oltre il 40% dell’intero corpo docente senese residuo; percentuale che desumo sia destinata ad aumentare man mano che la gente continua ad andare in pensione, essendo quelli meno anziani, anche perché uno non è che nasce “ricercatore”, ma se da sette o otto anni non esistono concorsi e chissà per quanto durerà l’astinenza (in molti settori, a Siena, durerà per sempre), come fa a diventare associato? La informo altresì che normalmente insegnano, non è che devono essere sollecitati da qualcuno a farlo: un anno fa le competenti autorità avevano pateticamente fissato un monte ore massimo (90 ore contro le 120 di associati ed ordinari) per dimostrare non so che cosa, ma dopo un solo anno il tetto è stato abolito, perché era del tutto evidente che fissando quel limite avrebbero provocato un altro cataclisma nei corsi di studio, data la attuale mancanza di docenza; anzi, se va a vedere nel sito del MIUR si rende conto di quanti siano i ricercatori che addirittura sono rimasti gli unici di ruolo nei rispettivi settori disciplinari (e in nessuna università ove abbia senso parlare di ricerca c’è un solo esponente di un settore disciplinare).

Mi pare abbastanza incredibile: quando parlano, che so, del Monte dei Paschi, tutti i politici ritengono giustamente indispensabile farlo in maniera abbastanza informata; quando parlano di Università, ognuno pensa di poter sparare la prima puttanata che gli viene in testa, la coglionata che ritengono possa far presa sul popolino che chiede la testa dei chierici, perché tanto va bene sputare sull’università (cioè in uno dei piatti dove qusta città storicamente mangia) del tutto a prescindere da dati di fatto, cifre, problemi reali, responsabilità (politiche e penali), regolamenti, leggi dello stato. È intollerabile da parte dei politici una simile ignoranza e superficialità: per piacere, esistono le leggi dello Stato, che avete fatto voi, non è che ce le ha portate la Befana: le avete lette? Leggete per favore le leggi che voi stessi ci somministrate, smettete di parlare a vanvera!

Sull’università di Siena: Bruno Valentini, il “nuovo”/vecchio che avanza

BrunoValentiniL’Eretico di Siena pone 8 domande al candidato a sindaco di Siena Bruno Valentini che sfiderà alle primarie del Pd Alessandro Mugnaioli. Il titolo del post è suggerito dalla risposta-flash che Valentini dà sull’università.

Ascheri. Il Valentini, invece, resta una sorta di sfinge: di certo, è un anticeccuzziano dell’ultima ora, cui, strada facendo, si sono aggiunti, pregustando aria di vittoria, degli anticeccuzziani dell’ultimo quarto d’ora. Che abbia talento oratorio, nonché una faccia più spendibile di qualunque ceccuzziano, nessun dubbio; il quesito che viene da porsi, è questo: chi voterà per Valentini, per chi voterà? Per l’uomo capace di rinnovare drasticamente il Pd senesota, facendolo divenire un partito almeno decente, o per un furbone che ha aspettato lo sfacelo per proporsi con autorevolezza? Inutile girarci intorno, il dilemma è tutto qui; per scioglierlo, c’è solo un modo, da parte sua: rispondere (a differenza di ciò che non ha mai fatto Franchino il Ceccuzzi) ad alcune domande sulle persone che, in questa città, conservano i loro posti nonostante un’appartenenza Docg alla Casta locale. A fare i bei discorsi di fondo sui perché del Siena’s crash, oggi, sono buoni davvero tutti: il bravo Valentini – se vuole guadagnare la fiducia di questo blog – deve rispondere dunque a qualche domandina. Sulle persone – lo ripetiamo -, non sui massimi sistemi.

Domanda di Ascheri. Il Magnifico Rettore professor Riccaboni le sembra incarnare la personalità giusta per il ruolo che ricopre? A prescindere ovviamente dalla questione strettamente legata alle indagini sulle elezioni. Riccaboni, sì o no?

Risposta di Valentini. Per quanto riguarda l’Università, io e i senesi dobbiamo rispettare l’esito delle elezioni del Rettore. Chiedo di accelerare il risanamento, di rafforzare la didattica e di organizzare l’Università partendo dai bisogni degli studenti.