Le dimissioni del rettore sono la premessa indispensabile per avviare il risanamento dell’Università di Siena

Laura-VigniLaura Vigni (candidato a sindaco di Siena). Nella sentenza appena emessa dal giudice Delio Cammarosano del Tribunale di Siena, è stata riconosciuta piena validità alle ragioni dei dipendenti dell’Università di Siena.  La sospensione del trattamento economico accessorio è stata giudicata – come i lavoratori hanno sempre sostenuto – illegittima e arbitraria e l’Università è stata condannata a risarcire i lavoratori.

Non era questa la strada per risanare il bilancio dell’Università, messo in ginocchio da un sistema che purtroppo non appare superato, così come è stato ingiusto, ed anche antieconomico, disdire il contratto di appalto dei servizi ai 64 dipendenti della Cooperativa Solidarietà.

Al Rettore, che ha sempre sostenuto la piena legittimità del proprio operato e di quello del Direttore Amministrativo Ines Fabbro, non possiamo che tornare a chiedere il passo indietro che già ritenevamo urgente e necessario alcuni mesi fa, in seguito al rinvio a giudizio di due membri della Commissione Elettorale per la sua elezione a Rettore; sarebbe questa una premessa indispensabile per avviare, davvero, quella fase di risanamento dell’Università di Siena ormai non più rinviabile.

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Il rettore si deve dimettere affinché sia garantita autorevolezza e legittimità al vertice dell’ateneo senese

RiccascopinoFrancesco Giusti (candidato in “Impegno per Siena”). Dopo la sentenza del Giudice del Lavoro, Delio Cammarosano, sul trattamento accessorio, che dichiara cessata tra le parti la materia del contendere sull’oggetto della controversia, a decorrere dall’1/1/2012 e condanna l’Università degli Studi di Siena al pagamento dei lavoratori ricorrenti del trattamento economico, è lecito domandare al candidato a Sindaco Bruno Valentini (sostenuto da molti uomini dell’establishment universitario, fedelissimi di Riccaboni e Fabbro) ed al suo Presidente del Comitato elettorale, l’ex Pro Rettore Minnucci, se sono in grado di giustificare ed avallare l’atteggiamento tenuto dall’attuale Rettore e dal Direttore Amministrativo, arroccati in difesa di una posizione assolutamente ingiustificabile.

Adesso non posso che ribadire, per l’ennesima volta, la necessità di un passo indietro del Rettore Riccaboni, del quale è doveroso chiedere le dimissioni, e, di conseguenza, del Direttore Amministrativo Fabbro. Solo con le dimissioni di Riccaboni e nuove elezioni del Rettore si potrà garantire autorevolezza e legittimità del vertice dell’Ateneo.

Ancora una volta appare chiaro come il candidato a Sindaco del Centro Sinistra, Bruno Valentini, sostenuto, come già detto sopra, da molti docenti universitari a loro volta paladini del duo Fabbro–Riccaboni, non possa rappresentare il cambiamento in Città, ma solo la continuità di quel sistema marcio che ne ha rovinato le Istituzioni senesi. Per il vero cambiamento è dunque necessario che i senesi comprendano che è doveroso votare fuori dal “groviglio” e non votare per chi fa riferimento a quella politica che ha gestito fino ad oggi la nostra Città.

È necessario ricordare che la scelta di voler sospendere il salario accessorio sia stata una decisione unilaterale del Direttore Amministrativo Ines Fabbro e del Rettore Riccaboni, i quali, arroccandosi sulle proprie posizioni, hanno anche fatto condannare alle spese legali l’Università di Siena. Ricordo, a tal proposito, che come Segretario comunale della Lega Nord di Siena ho presentato, in data 21 marzo 2013, una denuncia alla Procura della Repubblica di Siena ed alla Procura presso la Corte dei Conti della Toscana contro il Rettore Riccaboni ed il Direttore amministrativo, chiedendo che venisse attivata un’indagine sulla sospensione unilaterale del pagamento degli emolumenti relativi al trattamento accessorio. Già allora scrivevo: «Ciò che è avvenuto all’Università di Siena – vale a dire intervenire in maniera unilaterale – è del tutto arbitrario. L’erogazione del trattamento economico accessorio trova la propria disciplina in disposizioni di legge e in quel contratto collettivo nazionale che è tuttora vigente».

E pur si muove qualcosina, sull’università di Siena! Chi lo spiega al Valentini?

Luciano-Li-CausiLuciano Li Causi. (Sinistra Ecologia e Libertà) Il futuro di Siena dipende in buona misura chiaramente dalla capacità dell’istituto bancario di risanarsi e di riformarsi per tornare ad essere – sia pure con modalità totalmente diverse dal passato – un punto di riferimento importante per la città ed i suoi abitanti. Ma Siena vuol dire anche Università degli Studi; di questa fondamentale istituzione si discute assai di meno; anch’essa, tuttavia, naviga in acque assai agitate, e il declino che la investe – già palesatosi ampiamente, a mio avviso – può portare ad una sua definitiva marginalizzazione.

Gli sforzi, necessari, per risanare il disastroso bilancio dell’Ateneo, hanno prodotto dei risultati positivi. L’attuale disavanzo di bilancio, pur significativo, non è più un’anomalia, ma è paragonabile a quello di altre sedi universitarie. Il risanamento finanziario, tuttavia, ha comportato molti sacrifici e costi culturali altissimi. Ma pensiamo anche che dal governo il trasferimento ordinario di fondi, dal 2008 ad oggi, è stato decurtato di ben 12 milioni di euro, ma per costi culturali intendo dire che nel 2008 insegnavano nell’Ateneo senese 1.064 docenti. Oggi, nel 2013, il loro numero si riduce a 816 unità. Quasi 250 insegnanti in meno in soli cinque anni. Tra soli sette anni, nel 2020, saranno soltanto 602. Tra pre-pensionamenti e pensionamenti l’università senese perde dunque, in 12 anni complessivi, un po’ meno della metà dei suoi effettivi. Ordinari, associati e ricercatori che svaniscono, portando con sé i loro saperi e le loro conoscenze. Che non vengono rimpiazzati, se non in piccolissima misura. Sicuramente tra di loro vi sono anche baroni e baronetti costretti a lasciare il servizio per raggiunti limiti d’età, ma per gli studenti, in ogni caso, si tratta di una perdita secca, tale da rendere sempre meno appetibile un trasferimento a Siena per intraprendere gli studi universitari.

La ‘razionalizzazione’ che ha colpito i corsi di studio ha mietuto e miete innumerevoli vite culturali e didattiche assai vivaci. I corsi di laurea triennale, 61 nell’a.a. 2008-2009, sono nell’attuale 33. Dimezzati in soli cinque anni. I CdS per la laurea magistrale, nello stesso arco di tempo, sono scesi da 45 a 29. Le scuole di dottorato da 32 a 18. Una falcidia. Un’amministrazione comunale non può cambiare le sorti di un ateneo. Si tratta di istituzioni diverse, con funzioni diverse. Un’amministrazione deve certamente adoperarsi per fornire servizi agli studenti, e rendere la città fruibile e ‘amica’ dei suoi giovani ospiti. Il rispetto per l’autonomia universitaria, inoltre, deve essere totale. Tuttavia il nuovo Consiglio e la nuova giunta comunale che verranno eletti prossimamente potranno, se lo vorranno, compiere un passo decisivo, modificando profondamente un atteggiamento di insufficiente attenzione del passato. Potranno, infatti, assumere la questione del futuro dell’Ateneo come politicamente fondamentale per il futuro della città. Potranno farsi carico, in tutte le sedi, locali, regionali e nazionali, di portare con forza all’attenzione dei vari livelli istituzionali di governo i pericoli per l’economia della città e per la cultura del Paese intero che derivano dal lasciar decadere progressivamente ma velocemente un importante centro nazionale di formazione e di propagazione di cultura. Forse con la cultura non si mangia, come sosteneva (sbagliando) l’ex ministro Tremonti, ma certamente senza cultura Siena potrà solo sopravvivere. Mentre l’Italia intera s’impoverirà.

Credo infine che un’amministrazione cittadina che voglia agire da protagonista e contribuire pertanto ad assicurare un futuro al suo Ateneo, possa agire e proporre politiche anche a livello regionale dove sollecitare e verificare, insieme alle altre amministrazioni comunali nei cui territori risiedano sedi universitarie (Firenze e Pisa), ed insieme quindi alle istituzioni accademiche, la possibilità di forme di sinergia, nella didattica e nella ricerca, tali da eliminare da un lato inutili doppioni e, dall’altro, concentrare le forze e le energie finanziarie ed umane disponibili per un’offerta di elevata qualità, lasciando alle singole sedi la facoltà di mantenere e di coltivare indirizzi di studio specifici all’interno di un medesimo corso di laurea regionale. I consiglieri che eleggeremo dovranno farsi carico di questo compito politico e culturale di primaria importanza per il futuro della città.

Oh! Valentini vestito di nuovo (vecchio): un altro motivo per non votarti a sindaco di Siena

BrunoValentiniUna grande Siena non può prescindere da forti atenei (il Cittadino Online 3 maggio 2013)

Bruno Valentini. Nei dibattiti di questa campagna elettorale ai candidati a sindaco viene posta sempre una domanda sullo stato e sul futuro dell’Università, ma mi pare profondamente sbagliato, esasperando solo la pesante situazione finanziaria, come se Siena fosse solo un cumulo di macerie. Quasi tutti gli altri candidati in corsa continuano sempre e solo ad affrontare il tema dell’Università con i toni della stampa scandalistica, aggravando la campagna denigratoria che viene condotta contro la nostra città. Innanzitutto oltre alla straordinaria storia dell’Università degli Studi, ci sono anche altre esperienze importanti da valorizzare e da sostenere. Nella nostra città risiede ed opera una delle uniche due Università per stranieri d’Italia, che è in buona crescita e si sta ancora di più internazionalizzando. Da poco anche la Fondazione Siena Jazz è stata riconosciuta come Università del Jazz riconoscendo il valore formativo della musica e la serietà di Siena Jazz. Invece di spargere solo catastrofismo, cerchiamo di essere più consapevoli di queste eccellenze e discutiamo della funzione fondamentale che le Università hanno e dovranno avere sempre di più nella nostra città.

Vediamo cosa può fare il Comune per agevolare l’insieme delle Università della nostra città. Le due istituzioni più antiche devono garantire una vivacità e qualità nelle loro funzioni principali: didattica e ricerca, anche correlata al sistema produttivo toscano. I nostri due Atenei devono stare al passo con un sistema universitario che si fa sempre più competitivo. Oggi la qualità della didattica è una delle prime motivazioni di chi sceglie l’università, insieme alle possibilità di inserimento successivo nel complicato mondo del lavoro. Per affrontare queste sfide i conti devono tornare in ordine e quindi sul risanamento del bilancio dell’Università degli Studi di Siena si gioca la partita del futuro. Non spetta al Comune stabilire come fare, perché le Università sono autonome e indipendenti.

Ma il primo cittadino deve guardare con attenzione a come l’Università affronta le trasformazioni necessarie, raccomandando che le azioni di riequilibrio finanziario non vengano realizzate solo a carico dei lavoratori, con tagli lineari che per adesso hanno penalizzato soprattutto i tecnici amministrativi, i giovani ricercatori e i precari in generale. Le giuste politiche di contenimento della spesa devono essere fatte guardando anche alla ricaduta sociale che queste hanno poi sul territorio tutto e sui suoi cittadini. Ogni politica di risanamento deve tenere conto della sua possibile ricaduta esterna sull’insieme del territorio. Il nostro Ateneo viene scelto per la qualità dei servizi che garantisce e per quel mix positivo che rappresenta Siena e la sua qualità della vita. Così accade anche per l’Università per stranieri che rappresenta una eccezionale finestra sul mondo.

Il Comune deve mantenere alta la qualità dell’accoglienza globale da parte della città e deve concorrere con i due Atenei a predisporre servizi integrati capaci di rispondere alle esigenze concrete degli studenti, delle studentesse che scelgono di studiare a Siena e delle loro famiglie. La mobilità, in particolare quella sostenibile, la sicurezza nella sua accezione globale, offerte culturali e turistiche per gli studenti sono tutte azioni positive su cui il Comune deve intervenire attraverso un confronto continuo con i due Atenei e con tutte le Istituzioni e gli Enti del territorio. Abbiamo l’ambizione di contribuire a fare restare Siena una grande città del sapere, così da portare energie economiche e culturali sul nostro territorio, diventando un distretto culturale. Dove ci sono Università importanti, c’è vita, ricerca, innovazione, cultura e impresa, parole d’ordine importanti per cambiare Siena in meglio. Chi volesse università più piccole, danneggerebbe tutta la comunità. Una grande Siena non può prescindere da forti Atenei. Chiediamo al governo centrale di investire di più, non per noi ma per l’Italia. Se diventerò Sindaco, sarò al fianco dei rettori e delle comunità. Basta tagli, ma anche basta con gli sprechi, puntando sulla ricerca e sul diritto allo studio per i meno abbienti.

Chiediamo fondi per attrarre gli studenti meritevoli, mantenendo alto il livello di accoglienza finora garantito dall’azienda regionale per il Diritto alla Studio. Dobbiamo pretendere che questa grande ricchezza che sono le Università, siano amministrate con consapevolezza e competenza, ma allo stesso tempo Siena e i senesi devono essere gelosi del patrimonio importante che le Università, chi ci lavora e gli studenti rappresentano per la nostra comunità. Troppe volte si è guardato in questi anni con sufficienza a queste realtà. Non ce lo possiamo permettere più: Siena diventerà davvero città europea, quando sarà riconosciuta a livello internazionale anche per le sue importanti Università.

Omaggi dei gruppi di potere vecchi e nuovi al rappresentante dell’Università di Siena

Comune-Unisi

Riportiamo i brani sull’università di Siena tratti da un articolo pubblicato su “il Cittadino online” (10 aprile 2013).

Analisi politica impertinente… alla ricerca della verità

Michele Mori. Che il punto di riferimento della campagna elettorale potesse diventare l’Università di Siena e il suo rettore francamente non lo avremmo mai creduto. Immaginare che potesse diventare il potere intorno all’Ateneo il discrimine fra i vari contendenti era fuori dalle nostre analisi. È questo non solo per la situazione di bilancio nella quale si trova l’istituzione gestita dal prof. Riccaboni ma anche per le questioni giudiziarie che da tempo la coinvolgono. E poi, diciamocelo francamente, non riusciamo neppure a capire cosa di veramente innovativo l’Università sia riuscita a produrre sul territorio in tutti questi anni. Né cosa intende proporre per lo sviluppo di Siena per il prossimo futuro. Quella città vivibile per gli studenti, progetto ripreso dal Valentini e indicato da Riccaboni, ci sembra francamente poca cosa. Forse sarebbe meglio che chi si candida a governare la città iniziasse a parlare di eccellenza nell’insegnamento e, perché no, dei servizi, hai visto mai fosse lì la chiave di volta?

Allora, se questa è la situazione, perché tanti ci girano intorno? Quelli della ex opposizione come una parte della ex maggioranza? Direte voi: perché ci sono tanti voti. Si è vero, ma come in molti altri luoghi della città frequentati da cittadini senesi che hanno diritto al voto. A mio parere la lettura non è questa; la vera risposta è che, come succede da molti anni, forse troppi, gli  universitari vogliono condizionare le sorti della città non attraverso una progettualità innovativa ma grazie alla politica. E in modo particolare, determinare le vicende interne di un partito; quello che oggi si chiama PD.

Per questo il 9 aprile il parterre del Valentini era colmo di berlingueriani pronti a prendersi in mano il partito e ricoprire, in caso di vittoria del sindaco di Monteriggioni, posti importanti come, magari, quelli della Fondazione. Di errori, signor Ceccuzzi, è disseminata la sua carriera politica! Comunque non so se la può consolare ma lo stesso Marignani si è affrettato a far incontrare il suo candidato, tale Eugenio Neri, con Riccaboni. Nulla di nuovo sotto il sole senese! Pochi contenuti e le solite facce con i medesimi gruppi di potere: quelli che hanno portato la città in questa situazione.