A Sienne la Culture c’est moi

Riccaboniridens1Una buona notizia: verso gli “stati generali” della cultura!

Mario Ascheri. Entro un mare di notizie certo non esaltanti (MPS, Fondazione MPS e Chigiana, SMS, Università degli Studi, Aeroporto ecc.) e di chiacchiere soporifere sulla cultura in cui si sono distinti alcuni politici in questo inizio d’anno, è intervenuto anche un annuncio notevole. L’assessore Vedovelli ha previsto entro febbraio gli stati generali della cultura cittadina. Bene, benissimo. Bisogna arrivarci preparati affinché non sia un’occasione perduta e perciò sono sicuro che l’assessore starà pensando a scadenzare qualche fase precedente in modo che i partecipanti arrivino con idee chiare e concrete.

Banale ma forse non inutile precisare che la cultura è cosa diversa dal turismo, che ha o può avere tante implicazioni culturali ed economiche ma che di per sé non implica sviluppo culturale per chi lo fa e per chi ne fruisce i benefici. Se vado al mare in Sicilia, stando sempre al sole o in acqua ignorando tutto della cultura locale con i pop corn e la coca cola, ne ritornerò abbronzato e rilassato ma senza neppure un briciolo di maggior cultura, neppure gastronomica. Neppure visitando qualche museo o mostra è detto di per sé che la cultura personale se ne avvantaggi se la visita è fatta senza certe “basi” e la necessaria “assistenza” di letture o ascolti ecc. Il crollo della lettura di libri è avvenuto contestualmente all’aumento del turismo per spettacoli, concerti, mostre e città d’arte: nuove forme di consumismo? Passeggiare sulla Francigena quando fa “crescere” culturalmente? Ormai basta usare intelligentemente dell’enorme, incredibile patrimonio caricato sul web (a parte anche le tante oscenità) per divenire dotti di musica e arte, teatro e poesia, storia, diritti umani, economia e quant’altro. Andare all’inaugurazione di una mostra o a un evento pubblico è un fatto sociale sempre (un tempo anche molto eno-gastronomico a Siena), che può anche essere culturale. Ma non è affatto pre-detto per il singolo partecipante…

Ciò premesso, di fronte a una comunità l’ente pubblico locale per definizione, il Comune, per lo sviluppo culturale deve occuparsi delle strutture e dei temi nodali, che spesso il privato non cura perché non vi vede utilità o profitto. Non si deve né può sostituire al privato individuale o associato, terreno in cui Siena ha una realtà fantastica, dalle contrade con le loro società alle tante associazioni di settore (anche quelle sportive fanno cultura, sia chiaro), ai club, alle accademie (almeno 3 attivissime), alle fondazioni. Soprattutto a Siena il Comune ha davanti uffici ed enti statali come le scuole di ogni ordine e grado, le Soprintendenze, l’Archivio di Stato e le due Università, o grandi enti storici come l’Opera del Duomo.

Di fronte a tanto bendidio a Siena si può solo fare una selezione, un inventario delle priorità, cominciando con il dare il buon esempio. E curare il proprio patrimonio, formale (museo civico, chiese comunali come S. Agostino, SMS, la fortezza ecc.) e storico (come le mura), cosa che non sempre avviene, o non avviene in misura decente. Ma come sito Unesco il Comune ha anche l’obbligo di vigilare più del “normale” su tutta l’area entro le mura più ampie, del Tre-Quattrocento, per cui se una chiesa è trascurata dal proprietario dovrà intervenire (penso ora a S. Giorgio, a S. Salvatore ecc.), così come per le porte cittadine e le fonti talora ritenute private le une e le altre (è tema discutibile ma non seriamente discusso). Che l’area retrostante del SMS o i suoi portali, ad esempio, siano così mal ridotti è scandaloso perché dà l’idea di un ente che ha smarrito il buon senso oltreché quello delle priorità.

Prima di tutto quindi il patrimonio, compreso quello mobile, di arredi, monete antiche, medaglie fino ai quadri sparsi qua e là. In questo senso mi si consenta di segnalare come priorità “sostenibile” la liberazione dagli uffici dei locali di Palazzo pubblico con evidenze artistiche o architettoniche. Finché era una necessità si potevano tollerare, ma ora che i dipendenti comunali diminuiscono e si sono liberati spazi (caserma vigili) e altri si stanno per svuotare, pare (palazzo del Governatore, detto della Prefettura/Provincia), la giustificazione non c’è più. Aprire tutto il Palazzo pubblico non è un’idea di grande rilievo culturale (e turistico) da ampiamente pubblicizzare? Anche perché il Palazzo si può corredare di quella informazione visiva o digitale che fa entrare direttamente nella storia della città, dal Trecento ai giorni nostri! Non si può fare in economia una operazione del genere?

Altra operazione di altissimo rilievo culturale (e anche turistico e promozionale di prim’ordine per l’azienda) sarebbe la sistemazione del patrimonio artistico della Banca: perché non con solenne donazione al Santa Maria? Quale boom più grande si può pensare sui media internazionali? Il trasferimento della Pinacoteca è tutt’altro che vicino. Questa invece è realizzazione relativamente rapida che peraltro aiuterebbe non poco la ripresa di immagine di cui la Banca ha tanto bisogno. Altro intervento prioritario per il Comune non è il lavoro qualificato nei beni culturali? Ebbene, in attesa del nuovo Louvre (ancora molto indistinto, checché si dica, e lo sarà anche dopo l’intesa di fine mese con la Fondazione MPS, temo) non si potrebbe iniziare la scuola e laboratorio di restauro di cui si è sempre parlato? Non darebbe lavoro a docenti e subito dopo agli allievi a Siena e fuori? E non sarebbe il modo migliore per verificare nel concreto una positiva sinergia del Comune con le due Università, lo Stato e la Regione? Si parla di realtà problematiche da questo punto di vista (come la Chigiana) e si trascura quello che è quasi a portata di mano.

Le due università nei discorsi sulla cultura sono state quasi ignorate, prima dal miraggio Capitale e ora di nuovo dal miraggio SMS. Il Santa Maria, sia chiaro, potrà giovarsi e ospitare parte dell’Università ma non sostituirne certe funzioni. Non è un terreno tutto da arare, anche tenuto conto che l’Università tradizionale ha avuto un crollo delle iscrizioni a quanto pare più accentuato che altrove? Si dirà che l’Università non si è fatta viva per tanti anni. Se non ha saputo riflettere per nulla sulla crisi della città (si sveglia ora con singolare originalità per Charlie!) come può dare un contributo alla rinascita della città? L’Università per Stranieri sta maturando un diverso atteggiamento (e l’assessore giova senza dubbio), ma è il Comune che ha il dovere di pungolare un ente di quella importanza se non riprendere il suo ruolo storico per Siena e il suo territorio. Accademia Chigiana, Siena Jazz e Istituto Franci hanno problemi diversi, ma anche del loro futuro si deve parlare per il benessere culturale (ed economico) della città nel nuovo quadro di sostenibilità economiche con cui abbiamo a che fare. Ma avendo presenti le diverse scale dei problemi.

Basti questo per richiamare sommessamente a fare ordine. Chiarite le premesse, si potrà fare un discorso sul ruolo del Comune in campo culturale a Siena. Ma senza confondere il quadro con le cornici. Il rischio si corre eccome, perché la crisi della politica ha da tempo investito anche la cultura (e ne è un aspetto). Nel Paese, ma ancor più a Siena per la diffusa corruzione (morale, quando non criminale) dilagata per anni: anch’essa un problema enorme tutto culturale (anche) che non si ha la forza di affrontare.

Non sarà che si sia deviata volutamente l’attenzione con le varie chimere delle Capitali (perché i rapporti internazionali della CEC vanno persi?) e ora degli spropositati e onnivori orizzonti del SMS (sul quale un approccio in http://www.sienatv.it/web/podcast.html?task=videodirectlink&id=633)?

Annunci

Oh! Valentini vestito di nuovo (vecchio): un altro motivo per non votarti a sindaco di Siena

BrunoValentiniUna grande Siena non può prescindere da forti atenei (il Cittadino Online 3 maggio 2013)

Bruno Valentini. Nei dibattiti di questa campagna elettorale ai candidati a sindaco viene posta sempre una domanda sullo stato e sul futuro dell’Università, ma mi pare profondamente sbagliato, esasperando solo la pesante situazione finanziaria, come se Siena fosse solo un cumulo di macerie. Quasi tutti gli altri candidati in corsa continuano sempre e solo ad affrontare il tema dell’Università con i toni della stampa scandalistica, aggravando la campagna denigratoria che viene condotta contro la nostra città. Innanzitutto oltre alla straordinaria storia dell’Università degli Studi, ci sono anche altre esperienze importanti da valorizzare e da sostenere. Nella nostra città risiede ed opera una delle uniche due Università per stranieri d’Italia, che è in buona crescita e si sta ancora di più internazionalizzando. Da poco anche la Fondazione Siena Jazz è stata riconosciuta come Università del Jazz riconoscendo il valore formativo della musica e la serietà di Siena Jazz. Invece di spargere solo catastrofismo, cerchiamo di essere più consapevoli di queste eccellenze e discutiamo della funzione fondamentale che le Università hanno e dovranno avere sempre di più nella nostra città.

Vediamo cosa può fare il Comune per agevolare l’insieme delle Università della nostra città. Le due istituzioni più antiche devono garantire una vivacità e qualità nelle loro funzioni principali: didattica e ricerca, anche correlata al sistema produttivo toscano. I nostri due Atenei devono stare al passo con un sistema universitario che si fa sempre più competitivo. Oggi la qualità della didattica è una delle prime motivazioni di chi sceglie l’università, insieme alle possibilità di inserimento successivo nel complicato mondo del lavoro. Per affrontare queste sfide i conti devono tornare in ordine e quindi sul risanamento del bilancio dell’Università degli Studi di Siena si gioca la partita del futuro. Non spetta al Comune stabilire come fare, perché le Università sono autonome e indipendenti.

Ma il primo cittadino deve guardare con attenzione a come l’Università affronta le trasformazioni necessarie, raccomandando che le azioni di riequilibrio finanziario non vengano realizzate solo a carico dei lavoratori, con tagli lineari che per adesso hanno penalizzato soprattutto i tecnici amministrativi, i giovani ricercatori e i precari in generale. Le giuste politiche di contenimento della spesa devono essere fatte guardando anche alla ricaduta sociale che queste hanno poi sul territorio tutto e sui suoi cittadini. Ogni politica di risanamento deve tenere conto della sua possibile ricaduta esterna sull’insieme del territorio. Il nostro Ateneo viene scelto per la qualità dei servizi che garantisce e per quel mix positivo che rappresenta Siena e la sua qualità della vita. Così accade anche per l’Università per stranieri che rappresenta una eccezionale finestra sul mondo.

Il Comune deve mantenere alta la qualità dell’accoglienza globale da parte della città e deve concorrere con i due Atenei a predisporre servizi integrati capaci di rispondere alle esigenze concrete degli studenti, delle studentesse che scelgono di studiare a Siena e delle loro famiglie. La mobilità, in particolare quella sostenibile, la sicurezza nella sua accezione globale, offerte culturali e turistiche per gli studenti sono tutte azioni positive su cui il Comune deve intervenire attraverso un confronto continuo con i due Atenei e con tutte le Istituzioni e gli Enti del territorio. Abbiamo l’ambizione di contribuire a fare restare Siena una grande città del sapere, così da portare energie economiche e culturali sul nostro territorio, diventando un distretto culturale. Dove ci sono Università importanti, c’è vita, ricerca, innovazione, cultura e impresa, parole d’ordine importanti per cambiare Siena in meglio. Chi volesse università più piccole, danneggerebbe tutta la comunità. Una grande Siena non può prescindere da forti Atenei. Chiediamo al governo centrale di investire di più, non per noi ma per l’Italia. Se diventerò Sindaco, sarò al fianco dei rettori e delle comunità. Basta tagli, ma anche basta con gli sprechi, puntando sulla ricerca e sul diritto allo studio per i meno abbienti.

Chiediamo fondi per attrarre gli studenti meritevoli, mantenendo alto il livello di accoglienza finora garantito dall’azienda regionale per il Diritto alla Studio. Dobbiamo pretendere che questa grande ricchezza che sono le Università, siano amministrate con consapevolezza e competenza, ma allo stesso tempo Siena e i senesi devono essere gelosi del patrimonio importante che le Università, chi ci lavora e gli studenti rappresentano per la nostra comunità. Troppe volte si è guardato in questi anni con sufficienza a queste realtà. Non ce lo possiamo permettere più: Siena diventerà davvero città europea, quando sarà riconosciuta a livello internazionale anche per le sue importanti Università.