Riccaboni dichiara in Tribunale di aver risanato l’Ateneo senese risparmiando sugli auguri di Natale al personale

Ovviamente, Riccaboni non ha ancora capito che pagare il rinfresco con i fondi dell’Ateneo sarebbe stato un danno erariale. Certamente avrebbe potuto dare l’esempio rinunciando, come dice Raffaele Ascheri, ai 36 mila € annui d’indennità da Rettore introdotta da Piero Tosi. Solo così l’induzione al risparmio e l’attenzione alle risorse si sarebbero potute propagare. Ascoltate l’audio in Tribunale, dura 1 minuto, ne vale la pena…  per il sottofondo musicale!

Raffaele Ascheri. Inizia l’estate (anche formalmente, con il 21 giugno festa dei massoni: ma il blog non va certo in vacanza, almeno per ora); oggi parliamo dell’ex Rettore dell’Università, professor Angelo Riccaboni, che illo tempore ha visto male (molto male) di querelare per diffamazione il professor Giovanni Grasso, decano dei bloggers con il suo documentatissimo Senso della misura.

Vedremo come andrà a finire (domattina alle 9, udienza scoppiettante), ma di certo – e come sempre – una cosa è ben chiara: con la querela, poi magari si va in Tribunale; e poi, sempre magari, qualcuno legge i verbali delle udienze; e, per concludere con i magari di ordinanza, magari vengono fuori delle chicchine mica da niente. Come quella su cui state per essere resi edotti, per esempio…

Riccaboni, un magnifico munifico (Da: Eretico di Siena, 22 giugno 2017)

24 febbraio 2016, è il giorno della deposizione e del controesame del professor Angelo Riccaboni: Parte civile, certo, nel Procedimento penale in questione riguardante il blogger professor Giovanni Grasso, ma obbligato a rispondere alle domande che gli vengono fatte. Difeso dall’avvocato Di Mattia di Firenze, si trova davanti, come legali del professor Grasso, Vieri Fabiani (foro di Firenze) ed il Superavvocato De Mossi. Pm, la dottoressa Maria Luisa Braccalenti. Presiede il Giudice, dottoressa Cristina Cavaciocchi.

Le domande sono ovviamente tantissime, da una parte all’altra: come sempre in questi Processi, ci sono ben 4 parti, che possono domandare (Pm, Giudice, avvocato di Parte civile, avvocato/i dell’imputato); ci soffermiamo – per ora – su di una autentica chicca (che si trova a pagina 9 del verbale): quando l’ex Magnifico, dimostra Urbi et orbi di essere financo munifico. Di fronte al deficit (che Lui ovviamente sostiene di avere risanato), Riccaboni ha sempre sentito l’esigenza di dare l’esempio: retto, probo, austero. Un grand’uomo, punto e basta.

Arriva Natale, e bisogna dare un taglio a tutti quei rinfreschi da Sistema Siena, in cui si mangiava come polli all’ingrasso e pagava Pantalone: si mangia meno, sotto Riccaboni, ma soprattutto paga Lui; il Munifico, per l’appunto.

«Che se sei in quella situazione devi dare anche degli esempi; basti ricordare anche soltanto quel piccolo incontro per i saluti di Natale che naturalmente è stato offerto da parte del Rettore, come persona fisica (ha pagato Lui, dunque: quanto, non è dato sapere, forse per discrezione, Ndr). Lo dico come esempio di un’attività gestionale improntata ad una tensione esasperata, esasperata, al risparmio, per due motivi: sia perché era giusto farlo per ridurre i problemi di tipo finanziario; ma anche per un altro motivo, l’esempio, cioè all’interno di un’organizzazione, se non si dà l’esempio a tutti i livelli, è difficile che questa induzione al risparmio, dell’attenzione alle risorse, è difficile che si propaghi».

A proposito, visto che di soldarelli si discetta: vi risulta per caso che il munifico Rettore Riccaboni abbia rinunciato al suo salario extra (indennità di carica, si chiama: 36mila euroni lordi), che percepiva ogni anno in qualità di Rettore (munifico, s’intende)? Quello sì, che sarebbe stato davvero un bel risparmio: ma non ci risulta che il professor Riccaboni abbia rinunciato…

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Sulle vicende dell’Università di Siena restiamo in attesa fiduciosi

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Per approfondimenti sull’argomento, di seguito i post precedentemente pubblicati:

All’università di Siena necessarie dimissioni immediate e irrevocabili di Riccaboni e Fabbro

Pierluigi-PelosiPierluigi Pelosi (candidato per “Fratelli di Siena”). La condanna odierna dell’Università di Siena a pagare il trattamento accessorio ai dipendenti dimostra il fallimento totale della linea Riccaboni-Fabbro. Abbiamo sempre espresso molte perplessità sul piano di risanamento messo in atto dall’attuale amministrazione dell’Ateneo senese, da quando venne presentato il famoso piano “Unisi2015”, poi bocciato dalla ragioneria dello Stato. La vicenda odierna che obbliga l’Ateneo a versare ai dipendenti il trattamento accessorio del 2011, ingiustamente sospeso, comporta oltre all’ennesimo danno d’immagine, un danno erariale di cui gli unici responsabili sono il Rettore, il Direttore Amministrativo e chi in CdA, ha avallato queste scelte. Il fallimento della loro gestione è ormai evidente. Rischiamo ancora una volta (dopo il caso MPS), di perdere un altra storica e fondamentale istituzione senese, sempre a causa dell’inadeguatezza della sua classe dirigente.

Non c’è più tempo da perdere, non ci sono più tatticismi che possano reggere. Rinnoviamo ancora una volta al Magnifico Rettore, e al suo Direttore Amministrativo, un invito, quello che riteniamo sia un atto d’amore e di rispetto nei confronti dell’Ateneo senese, dal quale non possono esimersi. L’unico che possa permettere un cambio passo netto rispetto a quanto fatto fino a oggi, per cercare di salvare il salvabile: dimissioni immediate e irrevocabili. Siena ha bisogno di un cambiamento profondo, l’Università per prima.

I quattro candidati a sindaco di Siena conoscono la situazione di degrado etico, amministrativo e politico in cui versa l’Università di Siena?

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Di seguito un mio breve commento apparso suprimapagina online dopo l’approvazione del bilancio di previsione 2013 dell’Università di Siena e lo sventato danno erariale di sedici milioni d’euro.

È gravissimo e illegittimo che, dopo più di quattro anni dalla scoperta della voragine nei conti dell’Università di Siena, non sia ancora stato approvato un piano di risanamento rigoroso, in grado d’incidere sugli sperperi e soprattutto sulle spese strutturali. Non è possibile rilanciare la didattica, la ricerca e recuperare il prestigio dell’ateneo senese, senza un preventivo risanamento strutturale del bilancio. È incredibile che al 31 dicembre 2012 ci sia un disavanzo d’amministrazione di 46 milioni d’euro e un disavanzo di competenza per il 2013 di 19,6 milioni d’euro. È riprovevole l’inerzia del rettore, che non sa far altro che proporre il congelamento per cinque anni delle rate dei mutui contratti dall’ateneo con la Banca Monte dei Paschi, passando così al successore l’onere del risanamento. Senza considerare che, per la concessione della moratoria, è la Banca a porre la clausola dell’approvazione di un piano di risanamento da parte degli organi di governo dell’Università. Per fortuna, i Ministeri competenti (Mef e Miur) non hanno concesso la necessaria autorizzazione e parere negativo è stato espresso dal nuovo collegio dei revisori dei conti.

Domani il CdA dell’ateneo senese approverà un altro danno erariale di sedici milioni d’euro

                Arnold Böcklin, "The Isle of the Dead", 1883

Arnold Böcklin, “The Isle of the Dead”, 1883

La domanda è semplice! Possono, un rettore irregolarmente eletto, un direttore amministrativo condannato dalla Corte dei Conti e un Consiglio d’Amministrazione ormai scaduto, approvare un provvedimento che penalizza l’ateneo senese di oltre sedici milioni d’euro, con evidente danno erariale? Questi i fatti! Il rettore – un tecnico in economia che, dopo il dissesto economico-finanziario del settembre 2008, non ha ancora approntato il necessario piano di risanamento strutturale – ha deciso di non pagare per i prossimi cinque anni le rate dei mutui contratti dall’Ateneo con la Banca Monte dei Paschi di Siena. In tal modo, il congelamento delle rate (sette milioni d’euro l’anno) porta ai seguenti risultati: allungamento di cinque anni delle scadenze dei mutui e ripresa del pagamento, il 31 dicembre 2017, gravato del maggior onere finanziario di sedici milioni d’euro, corrispondenti a interessi maturati nel periodo di moratoria. Del resto, le roi soleil de’ noantri ha dichiarato d’essere stanco delle crisi di liquidità dei primi due anni del suo mandato e di volersi dedicare, per i prossimi quattro anni, a investire nello sviluppo dell’ateneo. Perciò, servono nuove risorse. Di seguito alcuni interrogativi e rilievi di legittimità che, mi auguro, possano convincere i consiglieri di amministrazione (per giunta a fine mandato) a non approvare, domani, tale delibera. È legittimo, questo provvedimento, in assenza di un serio piano di risanamento strutturale e con un indice d’indebitamento, il più alto del paese (pari al 38%), che esclude nuove forme d’indebitamento? E che dire del danno erariale che si determina con il congelamento delle rate dei mutui pari a un maggior onere nominale per interessi superiore a sedici milioni di euro? È possibile l’approvazione di tale delibera senza la necessaria autorizzazione dei competenti Ministeri (Miur e Mef) e l’obbligatorio parere del collegio dei revisori dei conti?

Articolo pubblicato anche da:

il Cittadino Online (20 dicembre 2012) con il titolo: «L’Università non pagherà le rate dei mutui contratti con MPS: il cda dell’ateneo approverà un danno erariale di 16 milioni di euro».

Primapagina online (22 dicembre 2012) David Busato: «L’Università di Siena approva il bilancio: chiusura dell’anno tra luci e ombre».

Sum e università di Siena: inchieste giudiziarie con iter temporali diversi

Scarsa l’attenzione riservata dai media al rinvio a giudizio di Aldo Schiavone e di altri quattro indagati per la gestione “allegra” del Sum (Istituto Italiano di Scienze Umane). È, perciò, utile e opportuna la pubblicazione integrale del comunicato dell’Ansa, che evidenzia anche il coinvolgimento di un ex direttore amministrativo dell’università di Siena. Analizzando la tempistica delle due vicende, la fiorentina e quella senese, colpisce l’iter normale seguito per il Sum, che si contrappone a quello, lentissimo, per il dissesto universitario senese. Senza considerare, nel caso fiorentino, un danno erariale di qualche milione di euro; spiccioli, confrontati con la voragine nell’ateneo senese. Ecco la tempistica nella vicenda Sum:

  • 23 settembre 2011: si chiude l’inchiesta della Procura di Firenze.
  • 22 febbraio 2012: la Procura della Corte dei Conti presenta il primo dei tre conti per danno erariale.
  • 13 e 14 giugno 2012: udienza preliminare del Gup di Firenze con rinvio a giudizio degli imputati.
  • 08 marzo 2013: inizio del processo presso il Tribunale di Firenze.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino online (18 giugno 2012) con il titolo: Sum e università di Siena: una tempistica d’indagine differente.

ANSA (Firenze 14 giugno 2012). Spese “pazze”, viaggi, regali e cene con i soldi dell’Università. Ma anche assunzioni “facilitate” per parenti e conoscenti. Per la gestione “allegra” delle casse e del personale dell’istituto di alta formazione universitaria Sum, l’Istituto di Scienze Umane con sedi a Firenze e Napoli, si terrà un processo davanti al tribunale di Firenze che comincerà l’8 marzo 2013. Oggi, al termine dell’udienza preliminare, il gup di Firenze Anna Favi ha rinviato a giudizio il professor Aldo Schiavone, insigne giurista, fondatore ed ex direttore del Sum. Con lui “alla sbarra” altri indagati: i due direttori amministrativi del Sum, Loriano Bigi (nel 2007) e Antonio Cunzio (nel 2008), più Daisy Sturmann, dirigente amministrativo dell’Istituto di studi umanistici-consorzio interuniversitario di Scienze umane (2002-2007) da cui originò il Sum. A processo anche Maria Grazia Guidali, titolare di un’agenzia di viaggi. Gli imputati sono accusati a vario titolo di peculato, abuso d’ufficio, truffa aggravata e favoreggiamento, reati ipotizzati dalla procura di Firenze per irregolarità che la guardia di finanza ha individuato esaminando 1.500 documenti contabili, soprattutto rimborsi su spese di vario tipo.

Il giudice Favi ha invece prosciolto da tutte le accuse il professor Mario Citroni, celebre latinista, attuale direttore del Sum, e l’ex direttore amministrativo dell’Università di Firenze e poi, nel 2006, dello stesso Sum, Michele Orefice.

Trentasette i capi d’imputazione formulati dal pm Giulio Monferini nell’inchiesta. Tra gli imputati, il professor Schiavone dovrà rispondere di peculato, abuso d’ufficio e truffa. Cadute invece le accuse di peculato e favoreggiamento per Loriano Bigi, direttore amministrativo del Sum nel 2007, che è stato rinviato a giudizio per due presunti episodi di abuso d’ufficio. Antonio Cunzio risponderà di abuso d’ufficio e peculato, ma non di favoreggiamento. Daisy Sturmann, responsabile della ragioneria del Consorzio interuniversitario, prima che diventasse Sum, è accusata di peculato e abuso d’ufficio in concorso col professor Schiavone. Infine, la titolare dell’agenzia di viaggi è accusata di truffa e favoreggiamento personale e reale a vantaggio del professor Schiavone in merito ai rimborsi ottenuti per viaggi che gli inquirenti non ritengono compatibili con l’attività del Sum.

Anche l’università di Siena è dolosamente omertosa nel segnalare il danno erariale?

Ecco cosa dichiarava Angelo Canale, procuratore regionale della Corte dei Conti, all’inaugurazione, a Firenze, dell’anno giudiziario contabile: «Spesso la procura apprende dalla stampa o da privati cittadini o associazioni fatti dannosi che i vertici amministrativi si sono guardati bene dal denunziare: un comportamento, questo, che se non è dolosamente omertoso è quanto meno colposamente diligente. Il silenzio di certe amministrazioni, di certi amministratori è comunque intollerabile, specialmente in momenti in cui l’obiettivo di un rigoroso controllo della spesa pubblica, che deve affiancare il contrasto all’elusione e all’evasione fiscale, è un obiettivo strategico, da perseguire tenacemente.»

La Corte dei Conti apre un’indagine (La Nazione Siena, 11 maggio 2012)

Laura Tabegna. La Corte dei Conti torna all’Università di Siena. Questa volta l’indagine riguarda presunte indennità non dovute ai dipendenti. L’ipotetico surplus negli stipendi erogati da Unisi è stato scoperto a seguito di una verifica ispettiva della Ragioneria dello Stato. Non è ancora chiara l’entità dell’eventuale danno erariale, ma sembra che la cifra raggiunga vari milioni di euro. Il procedimento d’indagine attivato dalla magistratura contabile è ancora in una fase istruttoria, embrionale. In attesa che i tempi dell’inchiesta maturino, la Procura, diretta da Angelo Canale, ha chiesto la costituzione in mora dei direttori amministrativi addetti delle operazioni in questione e possibili responsabili dell’eventuale danno erariale. Quest’atto permetterà ai pm di effettuare tutti i controlli sulla gestione dei trattamenti economici, senza correre il pericolo che si prescrivano i termini per la citazione in giudizio degli eventuali responsabili. Ricordiamo che l’Università di Siena era stata sottoposta a verifiche contabili anche negli anni 2008-2009, per il mancato versamento degli oneri previdenziali Inpdap. Il primo intervento della Procura contabile, sulla cui scia continuano le indagini attuali, risale al settembre 2008. Il Procuratore capo, allora in carica nelle stanze di via Mazzini a Firenze, Claudio Galtieri, spiegò che gli interrogativi sarebbero stati svelati solo dalla documentazione dei bilanci. In quel caso si trattava di una fattispecie di possibile danno erariale diversa da quella attuale. Si ipotizzava che i ritardi nel versamento dei contributi all’ente previdenziale potessero comportare il successivo pagamento da parte dell’amministrazione pubblica d’interessi e sanzioni amministrative. Due elementi che potevano configurare un danno erariale subito dall’Università. Poco meno di un anno dopo, nel luglio 2009, la Guardia di Finanza di Siena presentò l’esito di una verifica, dove era ricostruita, all’interno dell’Università, un’evasione previdenziale e fiscale di quasi 100 milioni di euro. Le indagini delle fiamme gialle erano state dirette, oltre che dalla Procura della Repubblica senese, dalla Corte dei conti di Firenze. L’inchiesta mirava a verificare le cause del dissesto finanziario dell’Ateneo e la presenza di eventuali danni erariali. Le fiamme gialle avevano individuato un’omissione di versamento degli oneri previdenziali Inpadp per gli anni 2004, 2005, 2006 e 2007, per un valore superiore a 70 milioni di euro. Dai dati presentati dalla Finanza risultava che non erano stati versati acconti mensili Irap per oltre 9 milioni di euro nel 2006, oltre 10 milioni di euro nel 2007 ed oltre 6 milioni di euro nel 2008. Gli acconti costituivano, al pari delle imposte ordinarie, un debito verso l’erario calcolato sulla base del valore delle retribuzioni corrisposte nel mese di riferimento. Successivamente erano state elevate sanzioni amministrative per un importo complessivo di circa 8 milioni di euro.