Il ministro Carrozza guarderà con lenti nere i problemi dell’università di Siena?

MariaChiaraCarrozzaQuel pesce non è d’aprile (da: Il Mondo, 7 giugno 2013)

Fabio Sottocornola. Dalla Toscana per i rettori si aprono mille strade. Maria Chiara Carrozza, ex numero uno della Scuola superiore Sant’Anna a Pisa, ha preso quella verso Roma, la via governativa dell’accademia. Silvano Focardi (ex di Siena) ne ha percorsa una più lunga, finendo a Siracusa. Dove nel 2007 aveva fatto acquistare, a spese del suo centro universitario sulla sicurezza alimentare, 350 chili di pesce del Mediterraneo per complessivi 21.500 euro. Gamberi, tonni, sarde, alici e altre varietà servivano, secondo il professore, a studi sulle contaminazioni alimentari. Parere diverso della Corte dei conti che, con sentenza del 9 maggio, lo ha condannato in primo grado a ripagare l’università della stessa cifra: «L’acquisto di prodotti ittici non aveva comportato utilità per l’ateneo e addirittura non vi sarebbe prova che fosse stato acquistato dall’università». Nel senso che nessuno dei 21 dipendenti dell’istituto ha visto arrivare quei tre quintali e mezzo di pesce. Per i magistrati contabili di Firenze, unico responsabile è l’ex rettore che «sapendo di poter agire liberamente, considerando le larghe maglie che l’ateneo accordava all’impiego di risorse, ha abusato delle sue funzioni». Sempre affollata è la via giudiziaria per chi ha gestito il potere nelle accademie della regione. A giugno, occhio al calendario. Nella città del Palio, mercoledì 19 udienza davanti al gup Ugo Bellini per i sedici indagati del buco in bilancio da 200 milioni. Oltre a Focardi, è coinvolto il suo predecessore Piero Tosi. Attenzione: il procedimento continua a essere rinviato per indisposizioni di avvocati o richieste tecniche che rischiano di mandare tutto in prescrizione. Due dirigenti (Salvatore Interi e Monica Santinelli) hanno già patteggiato. Infine, venerdì 14, prima udienza (tecnica, di smistamento) per il Sum di Aldo Schiavone. Anche qui, sotto accusa sono le spese allegre con soldi pubblici.

Per Laura Vigni, candidata sindaco di Siena, cresce l’allarme per il futuro dell’Università

Laura-VigniLaura Vigni. La recente relazione della Corte dei Conti sul pessimo stato finanziario dell’Università di Siena conferma che siamo ancora lontani dal raggiungere gli obiettivi di risanamento, come già dichiarato dai Revisori dei Conti che non hanno approvato il bilancio 2013 e hanno parlato di stato di pre-dissesto. Quali possano essere le possibili conseguenze di una dichiarazione che formalizzi il dissesto finanziario non sono chiare, anche per l’incertezza delle norme.

La persistenza di un così pesante deficit dipende in parte dalle difficoltà generali riconducibili alla diminuzione del finanziamento statale, certamente frutto della disastrosa riforma Gelmini e delle politiche dei governi che si sono succeduti in questi anni, come dimostra la diminuzione generale degli iscritti e il fatto che molte altre università si trovano in situazioni simili. Bisogna però dire che da parte dei responsabili dell’Università di Siena si poteva fare molto di più e di diverso per realizzare un risanamento strutturale che non comportasse solo tagli al personale, come quelli dolorosi della cooperativa sociale, e ai corsi di studio. Anche le recenti promozioni a dirigenti di tre tecnici amministrativi, non sembrano coerenti con la politica del risanamento. Bisogna agire di più sul fronte progettuale, in primis delle entrate e da questo punto di vista non si sta facendo abbastanza per reperire finanziamenti da fondi europei, visto che l’ufficio destinato a questo complesso compito ha una inadeguata dotazione di personale, pur in un quadro di sovrabbondanza di impiegati tecnici e amministrativi. Su quel fronte bisognerebbe attivare una task force, elaborare progetti credibili e innovativi, capaci anche di supportare la ripresa economica del territorio e lo sviluppo di nuova occupazione giovanile.

D’altro canto non procede in maniera omogenea, né sembra costituire una priorità ma pare affidato solo all’iniziativa dei singoli docenti, lo sviluppo di forme di collaborazione in alcuni corsi di laurea fra varie sedi universitarie nell’ambito della Regione Toscana. Manca la forza di indirizzare in questa direzione alcuni settori della didattica e della ricerca, come invece si sta facendo in altre regioni. Mentre appare semplicistica e poco opportuna l’ipotesi di accorpare l’Università degli Studi con l’Università per Stranieri, in considerazione della diversa natura delle due e del buono stato finanziario della seconda che non pare il caso di compromettere. Tuttalpiù, potrebbero essere prese in considerazione forme di reale cooperazione e integrazione per certe materie che si ripetono in simili corsi di laurea, sempre però tenendo presente la specificità di un’istituzione destinata all’insegnamento della lingua e cultura italiana per gli stranieri.

Nel ribadire la preoccupazione per la mancata consapevolezza delle necessità di rinnovamento (come attesta la conferma decisa dal Rettore di Roberto Morrocchi a rappresentare le istituzioni cittadine), chiedo che la situazione sia gestita con maggiore sforzo innovativo, fuori dalle consuete logiche di potere, e auspico che vengano prese tutte le iniziative idonee anche a migliorare i servizi cittadini per gli studenti universitari, che costituiscono una risorsa intellettuale e materiale fondamentale per Siena.

Il trio patacca ha portato l’università di Siena allo stato di dissesto finanziario

Riccaboni-Fabbro-Frati

Riccaboni-Fabbro-Frati

Siena/Università: Corte dei Conti, va sottoposta a procedura di dissesto

ASCARoma, 13 gen – L’Università di Siena è in stato di dissesto finanziario. È quanto accertato, nella delibera numero 12 del 5 marzo del 2013, dalla Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per la Toscana.

 I magistrati contabili auspicano che «il Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Ndr) definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente».

 La Corte, che ha esaminato l’andamento dei conti dell’ateneo senese dal 2009–11 e i risultati del piano di risanamento resosi necessario dopo la scoperta nel 2008 di un buco di oltre 250 milioni. Voragine in parte ridotta con l’alienazione di alcuni immobili: nel 2009 l’ex manicomio per 74 milioni, nel 2010 l’ospedale per 108 milioni.

 Un Piano di risanamento «in parte non idoneo ad incidere significativamente sull’andamento delle spese e, soprattutto, a ricondurre la gestione finanziaria in situazione di pareggio».



Per la Corte, «gli equilibri di bilanci consuntivi, mostrano una situazione sempre deficitaria che denota notevoli difficoltà nella gestione amministrativa ordinaria dell’ente». 

Nel dettaglio, nel 2011 il risultato di amministrazione è stato pari a –43 milioni (debiti pregressi accumulati), quello di competenza –8,1 mln (deficit d’esercizio), quello di parte corrente –2,2 mln. Il rosso nei conti resta nonostante la riduzione del personale dipendente (docente e tecnico-amministrativo) passato da 2.170 unità del 2009 a 1.944 unità nel 2011. 

Nel 2011 la spesa per contratti di prestazione d’opera è passata da una previsione iniziale di 842 mila euro ad un importo effettivo di 3,153 milioni (+274%). Su questa voce, scrivono i magistrati contabili, «appare necessario monitorare la voce degli incarichi esterni». Si registra anche un aumento della spesa per retribuzioni e altri assegni a ricercatori a tempo determinato pari +230%.

 La Corte sottolinea come nel periodo 2009–2011, la spesa del personale abbia sempre sforato il limite di legge del 90% (101,85% nel 2011) del Fondo di Finanziamento Ordinario, la principale fonte di finanziamento del sistema universitario. 

La situazione potrebbe diventare ancor più critica considerando che, con il decreto del 18 maggio 2012, tale limite è stato abbassato all’80%. 

In calo, ma pur sempre impressionante, il livello dei residui passivi pari a 83,9 milioni di euro, si tratta d’impegni di spesa non ancora saldati. I residui attivi, sempre che siano tutti esigibili, sono invece pari a circa 30 milioni.

Da ultimo i magistrati contabili rilevano come sul bilancio di previsione del 2013, i revisori dei conti dell’Ateneo «abbiano espresso parere contrario all’approvazione da parte del Cda dell’Ateneo». 

Anche i conti del 2012 hanno registrato un aumento del disavanzo di amministrazione da –43 a –46 milioni, il deficit di competenza è stato pari a –6 milioni, ma senza considerare rate di mutui per 6 milioni di euro su cui l’Ateneo ha formulato una richiesta di moratoria.

 Da segnalare che per un decennio l’Ateneo senese è stato molto più fortunato rispetto a tante altre università italiane. Dalla Fondazione Mps sono arrivati 8–9 milioni di euro all’anno.

Sum e università di Siena: inchieste giudiziarie con iter temporali diversi

Scarsa l’attenzione riservata dai media al rinvio a giudizio di Aldo Schiavone e di altri quattro indagati per la gestione “allegra” del Sum (Istituto Italiano di Scienze Umane). È, perciò, utile e opportuna la pubblicazione integrale del comunicato dell’Ansa, che evidenzia anche il coinvolgimento di un ex direttore amministrativo dell’università di Siena. Analizzando la tempistica delle due vicende, la fiorentina e quella senese, colpisce l’iter normale seguito per il Sum, che si contrappone a quello, lentissimo, per il dissesto universitario senese. Senza considerare, nel caso fiorentino, un danno erariale di qualche milione di euro; spiccioli, confrontati con la voragine nell’ateneo senese. Ecco la tempistica nella vicenda Sum:

  • 23 settembre 2011: si chiude l’inchiesta della Procura di Firenze.
  • 22 febbraio 2012: la Procura della Corte dei Conti presenta il primo dei tre conti per danno erariale.
  • 13 e 14 giugno 2012: udienza preliminare del Gup di Firenze con rinvio a giudizio degli imputati.
  • 08 marzo 2013: inizio del processo presso il Tribunale di Firenze.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino online (18 giugno 2012) con il titolo: Sum e università di Siena: una tempistica d’indagine differente.

ANSA (Firenze 14 giugno 2012). Spese “pazze”, viaggi, regali e cene con i soldi dell’Università. Ma anche assunzioni “facilitate” per parenti e conoscenti. Per la gestione “allegra” delle casse e del personale dell’istituto di alta formazione universitaria Sum, l’Istituto di Scienze Umane con sedi a Firenze e Napoli, si terrà un processo davanti al tribunale di Firenze che comincerà l’8 marzo 2013. Oggi, al termine dell’udienza preliminare, il gup di Firenze Anna Favi ha rinviato a giudizio il professor Aldo Schiavone, insigne giurista, fondatore ed ex direttore del Sum. Con lui “alla sbarra” altri indagati: i due direttori amministrativi del Sum, Loriano Bigi (nel 2007) e Antonio Cunzio (nel 2008), più Daisy Sturmann, dirigente amministrativo dell’Istituto di studi umanistici-consorzio interuniversitario di Scienze umane (2002-2007) da cui originò il Sum. A processo anche Maria Grazia Guidali, titolare di un’agenzia di viaggi. Gli imputati sono accusati a vario titolo di peculato, abuso d’ufficio, truffa aggravata e favoreggiamento, reati ipotizzati dalla procura di Firenze per irregolarità che la guardia di finanza ha individuato esaminando 1.500 documenti contabili, soprattutto rimborsi su spese di vario tipo.

Il giudice Favi ha invece prosciolto da tutte le accuse il professor Mario Citroni, celebre latinista, attuale direttore del Sum, e l’ex direttore amministrativo dell’Università di Firenze e poi, nel 2006, dello stesso Sum, Michele Orefice.

Trentasette i capi d’imputazione formulati dal pm Giulio Monferini nell’inchiesta. Tra gli imputati, il professor Schiavone dovrà rispondere di peculato, abuso d’ufficio e truffa. Cadute invece le accuse di peculato e favoreggiamento per Loriano Bigi, direttore amministrativo del Sum nel 2007, che è stato rinviato a giudizio per due presunti episodi di abuso d’ufficio. Antonio Cunzio risponderà di abuso d’ufficio e peculato, ma non di favoreggiamento. Daisy Sturmann, responsabile della ragioneria del Consorzio interuniversitario, prima che diventasse Sum, è accusata di peculato e abuso d’ufficio in concorso col professor Schiavone. Infine, la titolare dell’agenzia di viaggi è accusata di truffa e favoreggiamento personale e reale a vantaggio del professor Schiavone in merito ai rimborsi ottenuti per viaggi che gli inquirenti non ritengono compatibili con l’attività del Sum.

Anche l’università di Siena è dolosamente omertosa nel segnalare il danno erariale?

Ecco cosa dichiarava Angelo Canale, procuratore regionale della Corte dei Conti, all’inaugurazione, a Firenze, dell’anno giudiziario contabile: «Spesso la procura apprende dalla stampa o da privati cittadini o associazioni fatti dannosi che i vertici amministrativi si sono guardati bene dal denunziare: un comportamento, questo, che se non è dolosamente omertoso è quanto meno colposamente diligente. Il silenzio di certe amministrazioni, di certi amministratori è comunque intollerabile, specialmente in momenti in cui l’obiettivo di un rigoroso controllo della spesa pubblica, che deve affiancare il contrasto all’elusione e all’evasione fiscale, è un obiettivo strategico, da perseguire tenacemente.»

La Corte dei Conti apre un’indagine (La Nazione Siena, 11 maggio 2012)

Laura Tabegna. La Corte dei Conti torna all’Università di Siena. Questa volta l’indagine riguarda presunte indennità non dovute ai dipendenti. L’ipotetico surplus negli stipendi erogati da Unisi è stato scoperto a seguito di una verifica ispettiva della Ragioneria dello Stato. Non è ancora chiara l’entità dell’eventuale danno erariale, ma sembra che la cifra raggiunga vari milioni di euro. Il procedimento d’indagine attivato dalla magistratura contabile è ancora in una fase istruttoria, embrionale. In attesa che i tempi dell’inchiesta maturino, la Procura, diretta da Angelo Canale, ha chiesto la costituzione in mora dei direttori amministrativi addetti delle operazioni in questione e possibili responsabili dell’eventuale danno erariale. Quest’atto permetterà ai pm di effettuare tutti i controlli sulla gestione dei trattamenti economici, senza correre il pericolo che si prescrivano i termini per la citazione in giudizio degli eventuali responsabili. Ricordiamo che l’Università di Siena era stata sottoposta a verifiche contabili anche negli anni 2008-2009, per il mancato versamento degli oneri previdenziali Inpdap. Il primo intervento della Procura contabile, sulla cui scia continuano le indagini attuali, risale al settembre 2008. Il Procuratore capo, allora in carica nelle stanze di via Mazzini a Firenze, Claudio Galtieri, spiegò che gli interrogativi sarebbero stati svelati solo dalla documentazione dei bilanci. In quel caso si trattava di una fattispecie di possibile danno erariale diversa da quella attuale. Si ipotizzava che i ritardi nel versamento dei contributi all’ente previdenziale potessero comportare il successivo pagamento da parte dell’amministrazione pubblica d’interessi e sanzioni amministrative. Due elementi che potevano configurare un danno erariale subito dall’Università. Poco meno di un anno dopo, nel luglio 2009, la Guardia di Finanza di Siena presentò l’esito di una verifica, dove era ricostruita, all’interno dell’Università, un’evasione previdenziale e fiscale di quasi 100 milioni di euro. Le indagini delle fiamme gialle erano state dirette, oltre che dalla Procura della Repubblica senese, dalla Corte dei conti di Firenze. L’inchiesta mirava a verificare le cause del dissesto finanziario dell’Ateneo e la presenza di eventuali danni erariali. Le fiamme gialle avevano individuato un’omissione di versamento degli oneri previdenziali Inpadp per gli anni 2004, 2005, 2006 e 2007, per un valore superiore a 70 milioni di euro. Dai dati presentati dalla Finanza risultava che non erano stati versati acconti mensili Irap per oltre 9 milioni di euro nel 2006, oltre 10 milioni di euro nel 2007 ed oltre 6 milioni di euro nel 2008. Gli acconti costituivano, al pari delle imposte ordinarie, un debito verso l’erario calcolato sulla base del valore delle retribuzioni corrisposte nel mese di riferimento. Successivamente erano state elevate sanzioni amministrative per un importo complessivo di circa 8 milioni di euro.

Ormai è certo: tutti a casa!

Proprio non ricordavo quel mio breve articolo del 5 aprile 2008: La Corte dei conti fa pagare il danno erariale causato da scelte illogiche e irrazionali nelle università. E così, ieri, quando ho saputo (e lo leggo oggi su “La Nazione”) che la Corte dei Conti (Sezione giurisdizionale regionale per l’Emilia-Romagna) aveva condannato, nel 2007, la Dott.ssa Ines Fabbro per un illecito amministrativo-contabile, sono rimasto sorpreso. Ma il massimo della sorpresa è stato leggere su google i risultati di una veloce ricerca che, al secondo posto, indicano il link a “il senso della misura” e alla sentenza, da me inserita nell’aprile 2008, quando non sapevo neppure dell’esistenza della Dott.ssa Fabbro. Ho pensato subito a Leonardo Sciascia che diceva «quando la memoria si fa, come l’occhio, presbite; quando va alle cose lontane e svanisce sulle vicine…».

Come si vede, il caso Fabbro-Riccaboni si complica sempre di più. A questo punto ritengo che il rettore uscente, Silvano Focardi, non possa in alcun modo firmare il decreto di nomina del Direttore Amministrativo per diversi motivi. Salvo che non sia un masochista!

1) Ormai è chiaro a tutti che il concorso è stato una farsa.

2) Il nome della Fabbro è stato fatto prima ancora che si decidesse di bandire il concorso.

3) C’erano 49 candidati – anche altri direttori amministrativi e dirigenti ancora in servizio – ma la Commissione ha scelto la Fabbro.

4) Probabilmente il profilo professionale della prescelta non era noto alla Commissione.

5) La Fabbro ha subìto una condanna per un illecito amministrativo-contabile nell’esercizio delle sue funzioni di direttore amministrativo dell’Università di Bologna e non per un’infrazione stradale.

Obbligo di denuncia

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Obbligo di denuncia ampio: il dipendente pubblico deve avvertire la Procura degli illeciti

L’impiegato pubblico ha il dovere di denunciare tempestivamente alla competente Procura della Repubblica e della Corte dei Conti ogni attività illecita e dannosa, e se si sottrae a tale dovere, risponde in solido dei danni, come se li avesse cagionati. (Sezione I centrale della Corte dei Conti, 31 agosto 2005, N. 266/A).