Pericolo n. 1 – Il nulla che avanza e che distruggerà definitivamente l’Università di Siena

Ecco cosa scrive Francesco Frati, rappresentante del gruppo di potere guidato dal “grande vecchio” Luigi Berlinguer. Con un richiamo in prima pagina, impropriamente intitolato “Nuovo rettore Francesco Frati illustra il suo programma“, La Nazione Siena pubblica le risposte del candidato a rettore alle 10 domande poste dalla giornalista. Per leggere l’articolo del Corriere di Siena, cliccare sull’immagine.

Corrsera8giu2016

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Alcune riflessioni sul programma del candidato rettore Felice Petraglia

OmbraSiamo alla resa dei conti, la crisi non è superata, come scioccamente asseriscono le gazzette. I movimenti dietro le quinte sono inquietanti e “il problema è politico”

Rabbi Jaqov Jizchaq. Scrive Petraglia nel suo programma: «Dobbiamo entrare nella classifica delle migliori Università in Europa (Top100 Ranking Web Universities), migliorando nel contempo la posizione nelle classifiche mondiali Times Higher Education World University Ranking (400-500), nel Google Scholar Citation (391) e nel QS World University Ranking (701).»

Come non essere d’accordo? Vorrei pure vedere chi sostiene il contrario! Il problema, alla luce di quanto detto in precedenza, è come, e se questo sforzo di volontà basterà a invertire la tendenza ad una sempre maggiore marginalizzazione di Siena. Come fai a «potenziare decisamente la qualità delle nostre capacità di ricerca in tutte le aree», se ti avvii a perdere il 40% del corpo docente un po’ a casaccio, riducendoti ad un terzo dei tuoi ingombranti vicini, in un contesto che vede in atto (benché con le ambiguità e irresolutezze che ho cercato di evidenziare) una tendenza alla costituzione di pochi grossi poli regionali?

Come fai a competere con atenei italiani, che hanno tre o quattro volte più ricercatori di te e tutti i comparti scientifici in grande spolvero, per le prime cento posizioni nelle graduatorie europee della ricerca? Finanziamento privato degli atenei: come fai ad attrarre significativi nuovi finanziamenti, in una misura tale da invertire la sorte? E se dobbiamo puntare (come in certa misura è giusto fare) sui finanziamenti privati, quale privato investirà nei settori delle scienze pure e del sapere speculativo in genere, che non si traduce immediatamente in soldoni? Sono aree destinate ad essere cancellate per sempre da Siena? Ma non eravamo la “capitale della cultura” 😦 ?

Giustissimo e condivisibile l’obiettivo di aumentare le collaborazioni internazionali (Doppio titolo, Cooperazioni bilaterali), ma quale dote porti – debiti a parte – a questi matrimoni, che ovviamente non sono d’amore, ma di convenienza? Loro vorranno fidanzarsi con te? E basterà questo per invertire la rotta, o sarà solo un eroico, ancorché velleitario remare contro corrente? Voglio dire, quelle che suggerisce Petraglia sono tutte condizioni necessarie per continuare a galleggiare, ma sono anche condizioni sufficienti per affrontare la navigazione in mare aperto alla scoperta di nuovi orizzonti?

Non so se localmente sarà possibile sciogliere questi nodi: è la politica universitaria che deve decidersi a dire in che direzione vuole andare: i grossi “hub”? Allora, per favore, che si proceda, facendosi carico dei problemi che una scelta del genere ti chiama a risolvere; non che puoi dire: “qui bisogna operare”, addormentare il paziente, effettuare il taglio e poi andartene senza richiudere. Vuoi navigare in mare aperto, ma per adesso, leggendo l’articoletto di Repubblica, si evince che in “alto loco” la vedono diversamente da quanto si legge nei programmi di Petraglia, Rossi e Frati e la politica ti riserva solo un ruolo d’imbarcazione da piccolo cabotaggio.

Dice Petraglia: «L’aumento degli studenti e dei docenti contribuirà a portare nuova energia alla città potenziando le sue risorse». Sì, ma il punto è come fai da ora in poi ad aumentare gli uni e gli altri. Per adesso hai chiuso metà delle magistrali e metà delle triennali, raso al suolo i dottorati, perduto 6.000 studenti, perduto 350 docenti, altri 100 circa ti avvii a perderne e il turnover è al palo. Le condizioni di bilancio, ancorché migliorate, non ti consentiranno di schiodarti per un bel pezzo e di rimpiazzare significativamente le perdite. Insomma, anche qui, un programma condivisibile, ma la cornice di fondo non è chiara. Siamo alla resa dei conti, la crisi non è superata, come scioccamente asseriscono le gazzette. I movimenti dietro le quinte sono inquietanti e “il problema”, come si diceva una volta, “è politico”…

Il programma della candidatura a rettore di Felice Petraglia

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Il programma completo e il curriculum sono consultabili cliccando rispettivamente su Piano strategico 2016-2022 di Felice Petraglia e su curriculum vitae.

Alcune riflessioni sul programma del candidato rettore Francesco Frati

OmbraAleggia sullo sfondo il programma malcelato di riduzione di Siena ad ancella, produttrice di lauree triennali per gli altri due atenei toscani

Rabbi Jaqov Jizchaq. Scrive il candidato rettore Frati: «Negli ultimi anni, la contrazione del personale docente e l’introduzione di vincoli stringenti ai requisiti minimi per l’attivazione dei Corsi di Studio hanno indotto in tutto il sistema universitario nazionale una riduzione del numero di Corsi di Studio.»

Sì, è un problema nazionale: «Rispetto al suo momento di massima espansione, tra il 2004 e il 2008, nel 2014-15 sono diminuiti di un quinto gli immatricolati (-20,4%), i docenti (-17%), il personale tecnico amministrativo (-18%) e i corsi di studio (-18%). In calo del 22,5% anche il fondo di finanziamento ordinario (in Germania è cresciuto del 23%) e sono ancora pochi i laureati: ha ottenuto il titolo il 23,9% dei giovani, la quota più bassa della classifica Ue.»

Ma qui siamo andati ben oltre, se è vero che abbiamo chiuso decine di corsi di laurea (grosso modo la metà delle triennali e la metà delle magistrali), stiamo cancellando aree scientifiche di base e abbiamo decimato i dottorati. Siena si avvia a perdere circa il 40% dei docenti, che passeranno da 1064 a 600 circa un po’ a casaccio, cioè aspettando che vadano in pensionee non sulla base di un oculatoancorché doloroso taglio (giacché com’è noto, anche per tagliare le teste ci vuole un boia provetto). Questo è ben più del 17% nazionale. Soggiungo che, stanti le vigenti norme, gli atenei “virtuosi” potranno gradualmente riprendere un turn-over a ritmo normale, mentre qui resteremo ancora a lungo al palo, centellinando i posti.

Agli occhi del popolino questo dimagrimento è stato giustificato da certi media con una certa rozzezza, vellicando la ben nota avversione dell’uomo della strada (non ancora travolto da un tram) per il culturame, e da quelli che sciorinano numeri, dimentichi degli enormi squilibri, ricorrendo alla demenziale e trilussiana statistica sul rapporto docenti/studenti, per la quale se in una certa area vanno tutti in pensione e in un’altra ci sono venti professori (frutto di antiche mangiatoie), “la statistica” deduce che entrambe hanno dieci professori. Senza dire che la perdita di quasi 6000 studenti ha contribuito non poco a questa “statistica”, innescando un circolo vizioso autodistruttivo. Aggiungo che in certi casi la decimazione è stata attuata con una certa irresponsabile concupiscenza, strafottendosene sia del valore delle cose, sia delle persone sulle quali si passava sopra col rullo compressore.

Aggiunge Frati: «Il rinnovamento della nostra offerta formativa può essere uno strumento formidabile di rilancio per l’Ateneo.»

Sì, ma come, se i problemi sono quelli sopra detti? Come fai a rinnovare l’offerta con sempre meno docenti? L’iperrealismo con il quale è stata attuata la riforma ha fatto sì, poi, che ci si adoperasse con zelante alacrità per distruggere le vecchie “facoltà”, edificando al loro posto edifici pericolanti come la famosa “casa di Swift”, così perfettamente equilibrata da non sopportare che un passero vi si posasse. A meno che per “rinnovamento” non si intenda semplicemente il fare di necessità virtù (non può quel che vuole/vorrà quel che può), come la massaia che debba preparare la zuppa, trovando però nel frigorifero desolatamente vuoto solo qualche cipolla e un po’ di sedano avvizzito. Spero che non si continui a spacciare per rinnovamento il continuo accorpare e cambiare denominazione dei corsi man mano che diventano insostenibili a causa dello svuotamento delle cattedre.

Aleggia dunque sullo sfondo il programma malcelato di riduzione di Siena ad ancella, produttrice di lauree triennali ed altri servigi per gli altri due atenei toscani, del quale parla espressamente Repubblica (e parlano soprattutto i fatti!).

 

Il programma della candidatura a Rettore di Francesco Frati

Programma-Frati

Per una lettura integrale, cliccare su programma per il mandato 2016-2022.

Alessandro Rossi: «Linee di attività da realizzare e idee da promuovere» per l’Università di Siena

Programma-Rossi

Il programma completo e il curriculum sono consultabili cliccando rispettivamente su «Linee programmatiche di Alessandro Rossi per UNI-Siena 2016-2022» e su curriculum vitae.