La rinascita di Siena passa attraverso la cultura condivisa che ha come protagonista principale l’Università

Simonetta Losi

Simonetta Losi

Il dibattito, organizzato da agenziaimpress.it e La Nazione di Siena al Santa Maria della Scala con i tre candidati a rettore dell’Università di Siena, è stato introdotto da uno stimolante intervento di Simonetta Losi integralmente riprodotto di seguito.

Università al bivio. Siena, il futuro rettore è chiamato a riallacciare i rapporti con la città (da: agenziaimpress.it)

Simonetta Losi. È un momento cruciale nella secolare storia dell’Università degli Studi di Siena. Un momento di svolta, dove le decisioni che verranno prese e le strategie che saranno messe in campo determineranno un decisivo rilancio o la permanenza nelle acque limacciose dell’immobilismo, con il rischio di perdere eccellenze e risorse.

Una grossa responsabilità grava sulle spalle di chi sarà chiamato a capo dell’Università nei prossimi sei anni, perché inciderà fortemente sul futuro dell’Ateneo e della Città. Una partita importantissima, in particolare ora che Siena è impoverita dalla perdita della Banca e colpita da una profonda crisi che ha effetti sulle sue principali istituzioni. Attualmente Siena è una città mortificata, che cerca con difficoltà di rimettersi in piedi. Una crisi morale, non solo economica, in cui si avverte un allentamento del contatto fra il tessuto cittadino e l’Università: manca una reale integrazione e un circuito virtuoso che riporti Siena e l’Università in un contatto creativo.

Università di Siena e città di Siena sono un binomio indissolubile che deve risorgere e trovare la forza di potenziarsi. Questo è il senso profondo dell’incontro di stasera: siamo convinti che l’Università può fare moltissimo per la Città e viceversa. Siamo altrettanto convinti che la rinascita di Siena passi attraverso la cultura condivisa che ha come protagonista principale l’Università, che deve mantenere e potenziare le proprie eccellenze e non  deve perdere la propria autonomia politico-amministrativa e culturale. Negli equilibri di potere e di “peso” complessivo delle università toscane, l’indebolimento dell’Ateneo senese può attivare operazioni predatorie esterne.

Cosa può chiedere la Città al futuro Rettore? Di resistere a manovre esterne, di politica universitaria e non solo; di mantenersi strette le eccellenze, valorizzarle e potenziarle; di portare l’Ateneo senese ai vertici del panorama nazionale e internazionale; di riorganizzarsi al proprio interno; di legarsi al tessuto cittadino e fare cultura diffusa coinvolgendo le varie realtà della città; di coltivare culturalmente il tessuto sociale di Siena, per renderlo consapevole delle proprie reali potenzialità; di rompere lo stato d’assedio di una inerzia diffusa con una serie di sortite concrete in grado di attivare effetti a catena virtuosi;  di saper scegliere una classe dirigente illuminata; di operare per fare della cultura, della tecnologia e della scienza una forza economica di sviluppo e di crescita, stabilendo alleanze con le forze sane del territorio.

Lontani dalle vecchie logiche, dalle convenienze particolari. Lontano da quelle strategie che vorrebbero legare in qualche modo il risultato dell’elezione del Rettore alle prossime elezioni amministrative, perpetuando i bizantinismi politici rivolti a un mero equilibrio di poteri. Questo è il momento in cui dobbiamo chiederci: qual è il bene di Siena? Qual è il bene dell’Università?

Queste sono le domande che devono risuonare, direi quasi ossessivamente, in chi è chiamato a dare il proprio voto e in chi lo riceverà. Per honore et utile della città di Siena, come si diceva nel Quattrocento. Per honore et utile della città di Siena e della sua Università.

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Finalmente un dibattito, limitato però a un giornale online, sull’elezione del rettore dell’Università di Siena

Simonetta Losi

Simonetta Losi

La pubblicazione su “agenziaimpress.it” del brillante, approfondito ed efficace articolo di Simonetta Losi, «Università di Siena alla ricerca di un Rettore “libero”», ha finalmente smosso le acque e stimolato due candidati (Felice Petraglia e Alessandro Rossi) a intervenire. Scrive Losi: «Università e città sono un binomio indissolubile che deve risorgere e trovare la forza di potenziarsi. (…) Bisogna rifiutarsi lucidamente di fingere di essere ricchi, fingere di essere forti, fingere che tutto vada bene. Fra sei anni l’Università potrebbe non esistere più, implosa e fagocitata dall’esterno. Di questo si sta parlando poco, troppo poco: l’opinione pubblica non viene smossa, a tutto vantaggio di qualche “manovratore” che ha tutto l’interesse a non provocare dibattito o movimento di opinione.» Riferendosi alle caratteristiche del prossimo Rettore, Simonetta Losi aggiunge: «Il prossimo Rettore, oltre ad una indiscutibile statura scientifico-culturale, dovrà essere una persona autorevole e autonoma, dovrà saper scegliere una classe dirigente illuminata. (…) È necessario far sì che l’Università sia il motore di un potere economico sano, capace di produrre ed esportare i suoi valori. Seguendo questo ragionamento, il futuro Rettore non deve essere imprigionato o ostaggio di logiche troppo vicine e localistiche, tantomeno di quelle troppo lontane e non esplicite: quelle che vedono l’Università di Siena come un’istituzione da occupare e non da servire.» Vediamo gli interventi dei candidati a Rettore.

Felice Petraglia

Felice Petraglia

Unisi al voto. Petraglia: «Mobilitazione civica per rinnovare Ateneo: Mia candidatura sintesi del pensiero di tanti colleghi» (da: agenziaimpress.it, 3 giugno 2016)

Felice Petraglia. Caro Direttore, da candidato alla carica di Rettore dell’Università di Siena ho apprezzato l’attenta e documentata analisi sull’Ateneo al voto che Simonetta Losi ha fatto su il 1° giugno . Mi piace anche che il dibattito su un tema così importante avvenga su una testata online espressione di un’agenzia di stampa, una piazza virtuale, forma globale e moderna di strumento di informazione. Ogni cittadino che aspira a ricoprire incarichi di pubblico servizio e utilità ha il dovere di “sentire” la piazza che, nel caso dell’Università, non può essere limitata alla comunità accademica (docenti, personale tecnico e amministrativo e studenti) ma comprende un insieme maggiore, la città di Siena, che nutre aspettative ed esprime opinioni su una delle sue più prestigiose e vitali istituzioni quale è la nostra Università dal 1240.

Losi ha ricordato una sollevazione popolare del 1892 a difesa dell’Ateneo allora minacciato di soppressione. Oggi non corriamo tale rischio estremo, ma subiamo ancora strascichi insoluti del recente dissesto: emorragia di studenti non riscontrabile in altri atenei, forte ridimensionamento del corpo docente, sacrifici eccessivi per il personale sia docente che tecnico e amministrativo. Una nuova mobilitazione civica attuata attraverso un confronto costruttivo è utile per giungere al necessario rinnovamento del governo dell’Ateneo, i cui effetti riguarderanno la sua famiglia allargata ovvero la città tutta.

Docenti e personale tecnico amministrativo sono consapevoli del loro ruolo di spinta all’economia locale e dell’importanza  della ricerca come strumento di evoluzione della società. La città e le sue istituzioni devono sostenere e supportare l’Università, fornendo risposte su temi di loro competenza sulla logistica, sui servizi, sui trasporti che sono esigenze molto care agli studenti. La mia candidatura è la sintesi del pensiero e del lavoro di tanti colleghi. Il mio programma è qui e resto disponibile ad ogni confronto.

Alessandro Rossi

Alessandro Rossi

Unisi al voto. Rossi: Ateneo, soggetto chiave per dare alla Città innovazione e sviluppo (da: agenziaimpress.it, 6 giugno 2016)

Alessandro Rossi. Il prof. Felice Petraglia scrive che “la città e le sue istituzioni devono sostenere e supportare l’Università, fornendo risposte su temi di loro competenza sulla logistica, sui servizi, sui trasporti che sono esigenze molto care agli studenti”. Il prof. Petraglia forse non considera che la città sta cambiando anche per la sua “forzata” trasformazione economica, così come è avvenuto negli ultimi decenni in tutti i Paesi occidentali. I processi di delocalizzazione industriale verso paesi a più basso costo del lavoro hanno comportato la nascita di quella che oggi viene denominata economia della conoscenza e della cultura. Uno studio commissionato dalla Ue ha dimostrato che l’impatto socio-economico di questo settore contribuiva, già nel 2003, per circa il 3% al Pil (il doppio del settore manifatturiero alimentare). Questo fenomeno che riguarda particolarmente le città universitarie, si è tradotto nella crescita di lavori strettamente legati alle nuove tecnologie, alla cultura e alla conoscenza. Il concetto di “economia culturale” include tutti i settori produttivi che si occupano di creare, produrre beni e servizi ad alto contenuto tecnologico ma anche ad alto significato simbolico (stampa, editoria e multimedia, produzione musicale e cinematografica, produzione e organizzazione di eventi culturali, organizzazione e conservazione di informazione e conoscenza nei musei, nelle biblioteche, nei centri di documentazione, nelle attività creative e artistiche, nella produzione di beni immateriali, ecc.).

L’Università rappresenta il fattore chiave per integrazione tra città e cultura, tra città e innovazione, potendo promuovere e alimentare la cultura, la ricerca e la conoscenza quale fattore di sviluppo e di trasformazione del territorio. La nostra città, che ha subito un impoverimento analogo a quello delle città nelle quali sono avvenuti processi di delocalizzazione industriale, ospita una struttura accademica ed ha quindi a disposizione un elevato numero di esperti in differenti discipline, oltre alla presenza consistente di risorse umane giovani e qualificate. L’Università, insieme alle altre Istituzioni cittadine, può alimentare l’economia della conoscenza e della cultura per un nuovo rinascimento di questa città, così come auspicato nell’articolo di Simonetta Losi. Il paradigma citato dal prof. Petraglia dovrebbe essere, quindi, rovesciato: l’Università deve recuperare appieno il suo ruolo sociale e non può limitarsi a chiedere alla città il semplice “supporto logistico di sua competenza”. L’università e la città sono due poli dello stesso magnete.