Rettifiche che non smentiscono nulla ma aggravano la posizione del rettore e del direttore amministrativo

Riccaboni-FabbroBalletto in stile Bolshoi privo di senso

USB Università di Siena. Vogliamo intervenire in merito al giro di notizie circolate sul verbale dei revisori dei conti, inerente il bilancio di previsione 2013 dell’Ateneo di Siena. Assistere a questo balletto di cifre e rettifiche ci sembra quanto meno inutile. Un Ateneo come il nostro ha solo da guadagnare dalla trasparenza e chiarezza e allora perché non mettere online da subito il bilancio di previsione approvato dal CdA con l’allegato verbale dei revisori dei conti? Molti siti di Atenei italiani hanno già online in internet i bilanci approvati con tutti i documenti, anche il verbale dei revisori, noi cosa aspettiamo? Sul sito dell’Ateneo, non risulta ancora essere stato caricato alcunché. Peraltro i verbali dei revisori non ci sono nemmeno per gli anni passati. Grave mancanza di trasparenza a nostro avviso, ancora una volta amplificata dal nostro Rettore che invece di rendere pubblico il tutto dà mezze risposte, puntigliose sulle cifre ma che non vanno al nocciolo della questione.

Nel verbale dei revisori non è tanto importante se vi sia un disavanzo X o un debito Y, quello che viene delineato è un quadro deprimente, tutt’altro che roseo, che non sembra essere migliorato affatto e anzi sembra peggiorato. Viene apprezzata la decisione di passare ad un bilancio economico-patrimoniale, ma al contempo giudicato prematuro il passaggio per il nostro Ateneo perché molti decreti attuativi per tale riforma contabile non sono stati emanati e lo stesso regolamento per l’amministrazione la finanza e la contabilità (RAFC), che deve essere approvato dal Ministero, non risulta ancora approvato, quindi di fatto diventa inutile tutto il lavoro svolto dagli uffici. Infatti, accanto al bilancio di tipo economico e patrimoniale viene presentato il classico bilancio preventivo unico d’Ateneo in base al vecchio RAFC. Su questo i revisori hanno dato parere negativo. La cosa che preoccupa però sono le conseguenze che ne potranno derivare. Infatti, il collegio «auspica che il MIUR definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economico, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente.»

Cosa prevede questo quadro, in base al Dlgs. 199/2011? Primo, che la dichiarazione di dissesto, sempre che arrivino i criteri ministeriali, possa essere richiesta dal collegio dei revisori al momento dell’approvazione del bilancio consuntivo 2012. Secondo, che entro 180 giorni dalla diffida del MIUR al Rettore, venga presentato un piano di rientro che come cita l’art. 8, prevede mobilità coatta per ridurre il costo del personale non docente, chiusura delle sedi e revisione dell’offerta formativa, ecc.. Un massacro per tutti. Per ovviare a tutto questo sarebbe bastato rinviare il pagamento delle rate dei mutui col Monte dei Paschi? No! Il Collegio poi esprime anche un giudizio poco favorevole su quella operazione e sulle conseguenze che deriverebbero da quella operazione. Quindi vengono di fatto criticate e smontate tutte le scelte fatte dal Rettore e dalla Direttrice Amministrativa in questi due anni, oltre che da noi e altri, anche dai revisori dei conti. Se poi il piano di rientro non viene presentato c’è il commissariamento. Insomma alla fine di tutto cosa ce ne frega se si parla di commissariamento oppure no, la verità è che quello che arriva prima è peggio. Lo è poi tanto più se viene gestito da chi in questi anni ci ha detto che le cose andavano meglio, tralasciando di dirci che il vero problema, come nel 2012, sarà nel 2013 la tensione di liquidità che ci obbligherà a ricorrere alle anticipazioni bancarie.

Chiediamo la pubblicazione online del bilancio preventivo 2013, del verbale dei revisori dei conti e di ogni documento allegato alla presentazione del bilancio, di modo che ognuno possa leggere di persona. Trasparenza e chiarezza, non rettifiche, sono quello che ci vuole in questo momento. Se il verbale dei revisori non verrà pubblicato lo faremo direttamente noi sul sito di USB università di Siena e ce ne assumeremo la responsabilità.

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9 Risposte

  1. Questi uffici sono lieti di sottoporre all’attenzione di tutti i cittadini, dei lettori di questo augusto blog e del sindacato USB che ha fatto un ottimo intervento il risultato dell’operazione lanciata ieri da Fratello Illuminato e ribadita ed incrementata dopo l’ennesima smentita del Criccaboni: http://shamael.noblogs.org/?p=6777. Finalmente chiunque potrà disquisire di bilanci non certo più a cazzo di cane di quanto non facciano coloro ai quali è demandato compilarli e farli approvare.
    Buona lettura ed ossequi
    Di questi uffici

    Cesare Mori

  2. Riccaboni: «Desidero, inoltre, sottolineare che l’indicazione della cifra di 46 milioni, quale ammontare delle perdite dell’Ateneo per il 2012, è errata. Tale cifra rappresenta l’entità del disavanzo di amministrazione al 31.12.2012, ovvero il totale dei debiti netti consolidatisi negli esercizi precedenti. La perdita di esercizio prevista per il 2013 risulta pari a 6 milioni, così come emerge anche dalla relazione dei revisori».
    Relazione dei Revisori: «Il budget economico prevede costi per € 196.919.651,42 e ricavi per € 190.887.818,01 con una perdita di esercizio di € 6.031.833,41, cui si aggiunge uno squilibrio del conto degli investimenti di € 7.343.764,21 e le quote di competenze dei mutui. Di fatto il bilancio previsionale non autorizzatorio, redatto in contabilità finanziaria, cioè in modo conforme al Regolamento vigente, registra un disavanzo pari a € 19.585.029,29.»

    No comment….

  3. Alcuni titoli di questo blog mi sembravano forzature, ora con la buffonata delle rettifiche del Riccaboni li condivido tutti, anche il più drastico, quello che prevede l’arresto del rettore. Come può, il rappresentante legale di un ente pubblico, dichiarare ripetutamente il falso sui bilanci alla stampa? Proprio in questo momento, con tutto quello che sta succedendo in città!

    7 dicembre 2012: Università di Siena: se non ora, quando si prevede di arrestarli?

    23 novembre 2012: È fondata la richiesta d’interdizione dal ruolo e dall’attività dei vertici dell’ateneo senese?

    20 dicembre 2012: Domani il CdA dell’ateneo senese approverà un altro danno erariale di sedici milioni d’euro

    29 gennaio 2013: Università di Siena: la grande bufala del risanamento con i complimenti del Mef

    31 gennaio 2013: Signor Procuratore della Repubblica, per quanto ancora l’Università di Siena dovrà essere rappresentata da pataccari?

    2 febbraio 2013: Sette anni fa, per molto meno, fu sospeso il rettore Tosi. Che si aspetta a interdire Riccaboni?

  4. «Il bilancio impostato in termini economici-patrimoniali viola così il vincolo del pareggio, previsto dall’articolo 11, comma 2, del RAFC (Regolamento d’Ateneo per l’Amministrazione la Finanza e la Contabilità). Anche a voler accogliere la precisazione, contenuta nella pagina 4 della relazione accompagnatoria, secondo cui nel nuovo impianto contabile al concetto di pareggio si sostituirebbe quello di equilibrio economico, si deve rimarcare uno squilibrio tra costi e ricavi. Il collegio non può inoltre valutare la sostenibilità di tale squilibrio poiché non è ancora stata predisposta la prima situazione patrimoniale dell’ente».

    Saldo Gestione Corrente:
    2012: – 5.593.984 €
    2013: – 13.918.067 €

  5. Facciamo un pochino di chiarezza: il disavanzo di amministrazione è dato dal fondo di cassa al 31/12 + residui attivi – residui passivi, cioè semplificando un po’ cassa più crediti meno debiti. Per cui quando si dice che il risultato deriva dai debiti consolidati si intende che i residui passivi derivano da vecchie gestioni – sono uscite impegnate, cioè vincolate su obbligazione giuridicamente perfezionata ma non pagate per obbligazioni assunte negli anni precedenti (e qui bisogna vedere quando e da chi).

    La perdita di esercizio dipende dalla componente economica cioè costi > ricavi per 6 milioni e rotti; ora pare di capire che questi siano i costi della gestione… a cui si somma il risultato degli investimenti e dei mutui… complessivamente meno 19 milioni.

    Attenzione che la componente economica non dipende da quella finanziaria cioè unisi potrebbe pagare tutti i costi e non incassare neanche un ricavo… questo generebbe tensione di tesoreria o viceversa… incassare tutto e non pagare tutto… (alcuni costi sono non monetari – es. ammortamenti).

    Il problema è che la leva del costo del personale è stata già abbondantemente usata, gli immobili non si vendono, non c’è molto altro da fare…

  6. C’è da chiedersi: cosa avrebbe fatto il grande tecnico Riccaboni se il suo predecessore non avesse venduto il San Niccolò e il Policlinico Le Scotte per 182 milioni di euro?

  7. E’ ora che sen vadano a casa! Tutti! I dirigenti sbagliano (MPS, Unisi, USL, ecc…), vengono premiati o promossi mentre a pagare sono sempre i poveracci! Bastaaaaaa! Svegliamoci!!!!!!

  8. «Siena perde l’ateneo: i revisori chiedono il commissariamento», Meletti

    Si torna a parlare (con ragione) di “commissariamento”; ma anche questa finirà per diventare una parola vuota, se non si chiarisce prima in che direzione dovrà andare l’opera di un tecnico, sperabilmente dotato di poteri strordinari (ma non magici). Siccome il risanamento non può consistere nel mero continuare a smantellare, come interverrebbe il commissario in ordine ai problemi illustrati nel mio precedente messaggio? Come salvaguarderebbe la ricerca e le competenze ad oggi operative nell’ateneo dalla continua emorragia? Per tagliare corto, bisognerebbe che il commissario gettasse uno sguardo alla seguente http://www.altalex.com/index.php?idnot=47983:

    TITOLO I
    ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA UNIVERSITARIO
    Art. 3.

    (Federazione e fusione di atenei e razionalizzazione dell’offerta formativa)

    «1. Al fine di migliorare la qualità, l’efficienza e l’efficacia dell’attività didattica, di ricerca e gestionale, di razionalizzare la distribuzione delle sedi universitarie e di ottimizzare l’utilizzazione delle strutture e delle risorse, nell’ambito dei principi ispiratori della presente riforma di cui all’articolo 1, due o più università possono federarsi, anche limitatamente ad alcuni settori di attività o strutture, ovvero fondersi.»

    Dato il punto di non ritorno cui siamo giunti, vi sono casi, sicuramente limitati a specifici settori, ma non trascurabili, in cui quel “possono” andrebbe sostituito con “devono”. Pare che ai sensi del decreto sul commissariamento, siano previste addirittura misure più drastiche, nei casi irrecuperabili:

    «L’ANVUR (l’Agenzia di Valutazione del Sistema Universitario), dopo la procedura commissariale, dovrà valutare se esistano i presupposti per mantenere l’accreditamento dell’istituzione universitaria ovvero per un’eventuale operazione di federazione o fusione di atenei, ai sensi dell’articolo 3 della legge 240 del 2010.» http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs220911.

    Sarebbe una bella nemesi, se mentre qui ci attardiamo a discettare, amabilmente sorseggiando del tè, sull’utilità o inutilità delle sedi distaccate e dei doppioni, incuranti del mondo circostante, benché sommersi nella mota fino al collo come nella ben nota pièce teatrale di Beckett (“Giorni felici”), divenissimo d’un tratto, a nostra volta, per kafkiana metamorfosi, distaccamento di qualche altra università. In effetti, se il commissario avesse solo il potere circoscritto di intervenire localmente, senza uscire dal perimetro senese, cosa risolverebbe? Un bel niente, temo. Ritocchi. Palliativi. Anche se vi è un tacito consenso nel tornare ad una configurazione dell’ateneo com’era prima degli anni ’70, più qualche orpello, non è chiaro cosa potrebbe fare di ciò che avanza (perciò definito “avanzato”). Né come farebbe ad intervenire sul tema delle uscite di ruolo e del conseguente e meccanico venir meno dei requisiti di docenza, con la chiusura di ulteriori corsi di laurea. Creando altri troiai di corsi “accorpati” localmente mettendo assieme il culo e le quarant’ore? Mandare i docenti ad insegnare materie che non sanno (questa è la prospettiva più terrificante)? E l’ANVUR sarà contenta? Spostando i ricercatori dai laboratori e dalle aule alle portinerie o a pulire i cessi? Ma a completare in tal modo la disfatta so’ bòno anch’io e per questo non c’è bisogno del tecnico. Tutti questi non sono scenari ipotetici, ma l’incubo quotidiano col quale si misurano in molti, oramai da qualche anno: perché la crisi non è cominciata ieri e nessuno ha sin qui prospettato soluzioni plausibili.

    Siccome la scomparsa di interi settori disciplinari è un rischio che si paventa oramai anche in altri atenei, tutto questo, cioè l’essenziale, presuppone che si agisca “facendo rete”, come direbbe il guru Casaleggio, mettendo cioè in comunicazione almeno i più grossi atenei presenti nel territorio. Senza giungere agli estremi della improbabile fusione tra atenei, modestissimamente, per le ragioni che ho spiegato, continuo a ritenere che i problemi dell’università senese, al punto in cui siamo, non si risolvano più “intra moenia”, bensì in un quadro di corretta programmazione territoriale che coinvolga anche gli altri due principali atenei toscani e contempli il concetto di “mobilità” dei docenti: se sbaglio, qualcuno dovrebbe spiegarmi qual è l’alternativa.
    In caso contrario, l’ipotetico commissario potrebbe al massimo accentuare i guai di gente già sufficientemente inguaiata, o tornarsene a Roma con le pive nel sacco, ma non risolvere alcuno dei problemi di cui ai miei precedenti messaggi.

    D’altra parte, altri atenei, meno oberati di pesanti problematiche di quello senese, si stanno muovendo in tal senso. La prospettiva, mentre arranchiamo a fondo classifica per la salvezza attendendo ennesimi tagli ed ulteriori uscite di ruolo, è infatti quella di perdere altri pezzi. Non è proprio il tempo di frapporre steccati e barriere mentre la crisi che ha decimato il 22% del corpo docente ed interi settori disciplinari, avanza ovunque; occorre mantenere solidi presìdi e far fronte comune davanti al rischio della scomparsa definitiva di interi comparti della ricerca, della perdita di competenze e tradizioni, nonché di un’intera generazione di ricercatori: in pratica, l’effetto di una guerra.

    Mi domando anzi se non sarebbe stato il caso di impostare sin da subito (meglio prevenire che combattere) il processo di risanamento anche in questa chiave, cominciando a guardare fin dall’inizio nella direzione di una sempre maggiore e sistematica integrazione tra strutture didattiche e di ricerca a livello regionale. Anche da parte del ministero, però, dovevano giungere parole di maggiore chiarezza, assieme a qualche energica sollecitazione verso i rettori, se in fondo è questo che anche colà dove si puote si voleva ottenere.
    Quanto alle forze politiche locali, alla vigilia del voto, se gentilmente, oramai dopo cinque anni dalla “scoperta” del dissesto, si esprimessero sui problemi che ho sottoposto alla cortese attenzione del blog, magari mandando a parlare qualcuno che ha letto leggi e decreti, anziché il solito bischero che riciccia luoghi comuni a vanvera, avrei un qualche motivo in più, tra i non molti, per recarmi alle urne.

  9. Da Pagina 8 della Nazione Siena del 6.2.2013:

    «Non sarà l’Ateneo a mettere in cassa integrazione alcun lavoratore» della Cooperativa solidarietà perché gli addetti dipendono, appunto, dalla cooperativa stessa. La rimodulazione del contratto di fornitura esterna dei servizi di portierato – prosegue l’Ateneo- è stata imposta dalla necessità del contenimento della spesa, nell’ambito di una complessiva e imprescindibile politica di rigore che coinvolge ogni aspetto della gestione».

    E la fascia più alta di retribuzione della D.A. e l’indennità di Rettore come si coniugano con la «necessità del contenimento della spesa, nell’ambito di una complessiva e imprescindibile politica di rigore che coinvolge ogni aspetto della gestione»?

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