L’Università distrutta dalla sistematica impunità di pochi e dal silenzio di molti

Stella_cofrancescoCosimo Loré. La questione universitaria non si può comprendere se ci si ferma al singolo fatto di cronaca del giorno, cui mancano definitivi approfondimenti, come nel caso di una vicenda concorsuale salernitana oggi alla ribalta (si vedano gli articoli di Gian Antonio Stella e di Dino Cofrancesco). Sul piano delle acquisizioni scientifiche consolidate non c’è però bisogno neppure di scomodare penalisti o criminologi per spiegare perché è la sistematica impunità di quello che, a ragione, si può definire un male cronico e crescente ad aver sfasciato l’università, distrutto ogni diritto dei nostri figli d’aver docenti capaci, azzerato la possibilità di fare ricerca competitiva nella nostra nazione. Il problema non sta nel singolo fatto o misfatto ma nella protervia di coloro che osano attribuire colpe a chi scopre il malaffare, a chi si esprime criticamente, a chi persegue i reati, a chi espone i fatti. Non c’è più possibilità di dialogo quando si arriva a sostenere che i danni all’accademia li provocano l’osservatorio di Tommaso Gastaldi (professore di statistica alla Sapienza, dedito alla prevenzione delle truffe concorsuali) o il periodico di Francesca Patanè (giornalista di Palermo) o lo spazio di Lucia Lazzerini (ordinario fiorentino di Filologia romanza) o il sito di Paolo Padoin (prefetto di Torino) o il blog di Giovanni Grasso (ordinario senese di anatomia). Tutte iniziative che ricordano e richiamano quello che fanno solo rari coraggiosi giornalisti televisivi come Milena Gabanelli con Report. E poi si rifiuta Beppe Grillo perché dice le parolacce! Nulla da dire e firme a volontà di rettori e ministri per varare la miriade dei corsi burla e delle materie fantasma o dei cosiddetti corsi di perfezionamento e talora anche di molto sospetti master inventati, a ben guardare, per distribuire titoli fasulli a docenti e discenti (pro tempore) nella dilapidazione di risorse già allo stremo. In poche parole si può ben dire che in tali casi è tutto finto. Scienziati… ma de che?! Ma che razza di genitori sono… che pezzi di uomini… coloro che tacciono, mugugnano, mentono, manipolano la verità e la realtà prostituendo dignità e decoro? Qui non c’entra un tubo né legittima alcunchè l’eventuale consenso del corpo docente perché la storia insegna che l’indecenza e l’immondizia non si combattono con maggioranze più o meno silenziose: basta rievocare la sparuta decina di eroici docenti che rifiutò di sottometter la propria inalienabile indipendenza intellettuale al Duce. O le battaglie di Curtatone e Montanara in cui pochi valenti studenti e professori d’atenei toscani presero le armi… come ricorda il monumento nel cortile del nostro glorioso ateneo senese: exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor! Bossi per le sue abbastanza opinabili ragioni incita ai fucili e fa il Ministro, a noi i legali amici scrivono che ci stiamo esponendo troppo con siffatte scritture: ma che schifo di società è questa?!
Post scriptum: sul concorso salernitano ci informeremo e faremo sapere! I concorsi sono ancora pubblici?

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13 Risposte

  1. Ragazzi, a me pare che con i decreti Mussi (pur ispirati ad una “nobile causa”), le cose vadano sempre peggio. Governi di destra e di sinistra hanno fatto a gara a chi devastava di più il sistema universitario italiano, che temo purtroppo sia oramai irriformabile, se non mediante bombardamento nucleare o capillare riprogrammazione del cervello degli operatori del settore: tra matrimoni innaturali, carenza di risorse e di personale docente strutturato, conflittualità interna, asti personali che talvolta assumono il tono becero di una lite di contrada e riluttanza ad un maggiore più solerte impegno da parte di persone sovente adagiate in una condizione di perenne latitanza o prossime al pensionamento, da quello che si vocifera mi sembra che – contro quelle che sperabilmente erano le intenzioni dell’ex ministro – stiano venendo alla luce corsi di laurea ancora più improbabili e sgangherati di quelli poco meno che surreali che già esistevano; il tono è calato, l’università non è più centro di ricerca e di vivace elaborazione di una cultura elevata, ma un autentico strazio: se questa è la politica universitaria locale e nazionale unanimemente condivisa, dove pensiamo di andare continuando con lo spaccio di diplomi facili? Non è sopportabile questo appiattimento. E se l’unica strada per sopravvivere è quella di svendere pergamene insulse, a me pare che tutto ciò ammonti solo ad una eutanasia dolce, ossia a rinviare di un annetto o due la chiusura per fallimento.

  2. In tutte queste deplorazioni c’è però qualcosa che non torna. Perché non si sono rifiutati i concorsi per ricercatori con le vecchie regole di nuovo banditi?
    L’Italia accademica invece deplora Mussi, Moratti ecc. ma ora è al telefono per preparare le commissioni per dei concorsi che di regola hanno già un vincitore; e infatti i concorrenti sono spesso uno o due solo mentre i concorsi + o – ‘normali’ in Italia hanno sempre migliaia di concorrenti. Ci sarà un motivo, vero? Chi osa disturbare si chiude la carriera per sempre, sia di destra o sinistra la sede proponente.
    Non mi risultano Facoltà che abbiano fatto solenni proclami di condanna di questo sistema. O sbaglio?
    Arlecchino

  3. Tutti o quasi i concorsi “pubblici” delle università sono truccati e fatti per piazzare Tizio o Caio indipendentemente dal merito. Ho denunciato una decina di concorsi alla Procura. L’ “aforisma” suddetto mi fu confermato da molti… E intanto qualcuno ha oggettivamente sabotato la mia ricerca…

  4. Arlecchino, mettiti l’anima in pace, l’Italia accademica non si riforma da sé e protesterà sempre per qualunque cambiamento si proponga; per quanto riguarda la figura del “ricercatore-a-vita”, poi, che non mi pare abbia eguali altrove nel mondo, francamente non capisco nemmeno a cosa serva, giacché adesso come adesso si tratta solo di una figura sghemba di docente pagato (parecchio) meno, benché con altrettanti doveri di associati ed ordinari (o forse più). Ma questo non inficia minimamente quello che ho scritto nel messaggio precedente: l’università è veramente in ginocchio, sai benissimo che i concorsi per ricercatore (rara avis) oramai, se capitano, quando capitano (e figuriamoci se con la penuria di posti, i precari alla fame o alla canna del gas, i pensionamenti, i minimi di Mussi, la gente non li piglia…), sono, nei casi normali, ossia quando non sono delle “dazioni amicali” – per parlare dipietresco -, solo sanatorie, ossia un riconoscimento tardivo a posteriori a un disgraziato che magari ha tutte le carte in regola, ed è stato sfruttato a sangue per dieci anni o forse più; onde per cui il paragone con i concorsi alle Poste (titolo di studio: terza media) mi pare inverecondo, anche se lo stipendio è lo stesso; i concorsi sono una farsa, in cui si mette in scena la natura paternalistica e nepotistica del potere accademico: ma dove sono questi “concorsi”? Lascia perdere le facoltà dove si esprime il potere accademico, professionale e politico e guarda quelle di carattere più propriamente “scientifico”: ti pare che vi sia questa abbondanza di “concorsi” truccati? E poi per quanto barbaro e intollerabilmente paternalistico sia il sistema, significa allora che l’università pubblica, a cominciare dal reggitore di questo sito, è fatta solo di incapaci? Vuoi dire che tutti i ricercatori fanno schifo, che tutti sono corrotti, che chi vince è inevitabilmente disonesto (e chi perde, naturalmente, è onesto e capace) ecc. ecc. …? Se la ricerca italiana dà ancora qualche segno di vita, è perché molti di quelli che sono diventati ricercatori con questo sistema barbaro, lo sarebbero diventati anche in un sistema normale. Infine scusa, ma detesto le generalizzazioni comode ed autoassolutorie, anche perché spesso so chi è che le brandisce e a cosa mira in realtà: sento questi discorsi sulla bocca di superaccomandati ed emeriti incapaci che accusano altri di essere altrettanto incapaci solo per salvarsi l’anima, gente che pesca nel torbido, gente con delle lauree straccio del menga, presunti “esperti” di qualche cosa di indefinito, nessuna specializzazione in niente, nessuna esperienza di ricerca in giro per il mondo, che non hanno mai mosso un dito, né compiuto un sacrificio, né conseguito un titolo post laurea che possa definirsi tale, né prodotto un lavoro scientifico e accusano “la sorte” delle loro disgrazie, pensando che la carriera scientifica equivalga più o meno alla carriera automatica di impiegato alle Poste: NO, caro Arlecchino, qui non mi accodo al coro delle prefiche; con la demagogia che fa di tutta l’erba un fascio, sputacchiando a raffica su tutti, compreso quelli che si sono fatti un mazzo così, non si va da nessuna parte. Soprattutto non è accettabile l’equazione tutti colpevoli=nessun colpevole, che misericordiosamente finisce per assolvere tutti, colpevoli inclusi.

  5. L’università, così come è impostata, non vale nulla o quasi nulla. Serve solo ai papaveri ignoranti che vi si pavoneggiano. Fan poche ore di lavoro, son strapagati e sono lacchè delle cosche-partito. In un paese mafioso e reazionario anche l’università vi si rispecchia. Ora che la “sinistra” (Prodi+pd+Bertinotti) ha regalato il potere a Berlusconi, non c’è da aspettarsi niente di buono. Ma tale “sinistra” ha affossato lo’università, poichè ha fatto di essa un REGIME MAFIOSO, intollerabile, odioso.
    I ricercatori para-università come me, se non leccano il c… a qualcuno non potranno far carriera né sedersi in cattedra. io mi ci son seduto, per breve, ma solo per un errore. La mafia domina a Lettere…e altrove (peggio, forse). Come mai un amministrativo imbecille fa da portaborsa a noti proff (la “triade ” dio lettere)? Non avrà leccato il c… a qualcuno?

  6. Paolo, io non so a quali ricercatori precari ti riferisci, ma ci sono in giro per l’università, o ci sono stati in un passato recente, dei precari e dei ricercatori che insegnano o hanno insegnato il doppio degli ordinari, per la formidabile cifra di 400 o persino 800 euro al mese, o fors’anco 1150 euro (al disotto dei minimi salariali previsti per legge in Francia, Paesi Bassi e paesi evoluti europei in genere): l’università è una grande dispensatrice di lavoro nero, mangiare o saltare, accettare o uscire per sempre dal giro. Il sindacato tace scandalosamente, tace o si limita a generiche grida manzoniane l’opinione pubblica, che dovrebbe capire (in una città dove un bilocale costa 800 euro) quali sono le basi oggettive della “selezione”: i docenti “a contratto” (nell’accezione italica, s’intende…) sono la pratica più infame, giacché su queste basi, psicologicamente ed economicamente, quella di vivere di “un contratto” senza capo né coda sta diventando la condizione privilegiata di chi ha mezzi adeguati di sussitenza, e al contempo, il destino inevitabile, il letto di Procuste di tutti coloro che ambiscono a mettere un piede all’università. E non so se l’eliminazione di questo scandalo debba essere persguita attraverso l’eliminazione fisica dei giovani ricercatori (due generazioni di “giovani” aitanti ricercatori fottuti senza colpo ferire), come di fatto sta accadendo, visto che alternative, i “concorsi” (puliti o sudici che siano), non ve ne sono; senza considerare che contemporaneamente una generazione di ordinari sta andando massicciamente in pensione e se ammazzi il precario o il ricercatore, qui non si sa più chi insegna: ciò non è serio, è difficile che così venga fuori l’eccellenza, tanto vale chiudere bottega.

  7. Concordo con tutto quanto dici, amico. Io sono stato sempre ricattato dalla mafia di “sinistra”, ma il discorso vale per tutti: la Casta (bipartisan), appunto. Mi tolgo il cappello per i precari, per i ricercatori che non hanno padrini (e padroni…). Sono stato una decina di volte dalla magistratura dopo che prof. locali o della Sapienza (il covo è l’Univ. per Stranieri di quel “grande” rettore che si sperticava dal carro trionfale del Cenni, il sindaco che piace alla mediocrità senese, magari “col cuore rosso”).
    Sugli affitti ne so qualcosa, da quando persi la casa per colpa di parenti-serpenti… La mia è stata una odissea, condita poi da un brutto male… ma non è il caso di piangersi addosso.
    Ribadisco with you che l’università oggi è finita. Non si fa più cultura e i professori non sono tali, ma lacché di cosche che li han favoriti senza merito. Vergogna e infamia su questa casta maledetta che pontifica ed esclude migliaia di giovani. La pagheranno? Chissà…
    A Trento fondarono l’Università negativa, oggi non so che bisogna fare per rifare della cultura una missione…

  8. È saltato un brano e me ne scuso.
    Dicevo dopo che proff locali e di Roma sghignazzando truffavano concorsi… come? In modo palese e scandaloso, es. indicando il preferito, oppure non chiedendo i documenti, oppure chiudendo le porte.
    E il sindacato tace… tace…

  9. …E per pagarsi l’università, ormai costosissima (per pagare i proff. fannulloni e incolti ma adentellati politicamente), oggi LA NAZIONE scrive che alcuni studenti erano costretti a coltivare la marijuana…
    O tempora, o mores!
    (Per non parlare di certe studentesse che vendono gli attributi sesuali…).

  10. Tutti lecchini di Berlusconi… il re della disonestà…

  11. i am just interested if this paolo fedeli is the one that i know… from opatija… and ivanic … croatia
    mail – soncnica1512@yahoo.com

  12. Cara Ivana, ho, purtroppo, degli omonimi. Nonostante il criminale sabotaggio della mia ricerca, molti miei libri han visto la luce, es. Saggi scientifici, Saggi vari (su Pound, Tozzi, Pasolini, ecc.). A Siena vige una casta mafiosa che ha le sue origini nel Partito Comunista. Ma non è che a destra le cose vadano meglio… Non vedi che il povero Ascheri che ha denunciato il malcostume dei vari Ceccherini è sotto processo? Qui si rischia la libertà e, non credo di esagerare, anche la pelle…
    Contattami, se credi. Ciao.

  13. Si, leggo… Chi parla è da schiaffare in galera e Bossi che incita i fucili è un sant’uomo. Perché non facciamo bronzee statue ad es. ai baroni millantatori (vedi Lettere e Filoschifia), dato che le più alte cariche dello stato sono impunibili?? Continuavano a chiamarla democrazia (dei Re di denari e dei mascalzoni mafiosi).

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