Altro grosso danno erariale per l’università di Siena?

La domanda è la solita, già formulata in precedenza più volte: «l’Ateneo senese, nelle condizioni attuali, può continuare ad avere una guida priva di credibilità, autorevolezza e senso delle istituzioni?» Ebbene, il tentativo – proceduralmente scorretto sul piano formale e sostanziale –  di far approvare dal CdA il progetto di costituzione di un Fondo immobiliare, la scelta, per lo scopo, di un consigliere finanziario, docente del nostro ateneo e proprietario da venti anni di una Società che ha per oggetto sociale proprio operazioni del genere, hanno legittimato il sospetto di una speculazione finanziaria ai danni dell’Università di Siena. Il CdA ha bocciato la proposta, tuttavia lo sconcerto aumenta nell’apprendere dal settimanale “Il Mondo”, ancora in edicola, che il rettore è stato quanto mai reticente a fornire una banale (perché è sul sito di Unisi) risposta all’interrogazione di un consigliere d’amministrazione. In sostanza, si chiede di conoscere se il consigliere di Riccaboni sia a tempo pieno o definito e se il regime a tempo pieno sia compatibile con la proprietà di una Srl. Siccome, per l’esercizio del commercio e dell’industria, l’incompatibilità è da collegarsi all’ufficio di pubblico dipendente e non al regime d’impegno prescelto, nella peggiore delle ipotesi ci troveremmo nella situazione di un altro grosso danno erariale.

Fabio Sottocornola. Imbarazzo ai vertici dell’università di Siena, la più disastrata d’Italia. Dai palazzi della politica romana si osserva con timore quanto accade nella città del Palio. In un’interrogazione l’onorevole Flavia Perina (Fli) ha chiesto al ministro Francesco Profumo se non ritiene opportuna la revoca «in autotutela» del rettore Angelo Riccaboni dopo l’inchiesta della Procura cittadina sulle elezioni in odore di irregolarità. Non solo: Perina propone al Miur di costituirsi parte civile in eventuali processi sul dissesto. E non è tutto. A fine gennaio si è mosso David Cantagalli, rappresentante del governo nel CdA dell’ateneo. Ha posto al rettore alcune domande su Lorenzo Frediani, docente di economia dei mercati finanziari che «risulterebbe socio di maggioranza della Astrea», società di consulenza. Il consigliere voleva sapere se il professore «avesse optato per il regime a tempo pieno o definito. E, qualora risulti accertata l’attività professionale, se il regime scelto sia compatibile con le disposizioni di legge». Questione delicata e definita dalle norme. Lo spiega Cantagalli domandando se «la presunta attività di Frediani sia compatibile con la legge quando afferma che il regime a tempo pieno è incompatibile con attività professionali». Non solo: il consigliere vuole far girare i quesiti all’intero CdA. La situazione pare imbarazzare Riccaboni: in un elenco del 2010 Frediani figura «ordinario a tempo pieno». Il magnifico ha dapprima preso tempo «per approfondire la posizione del professore. Non ritengo possibile proporre al CdA una situazione individuale, per evitare eventuali ricorsi dell’interessato». Cantagalli ha fatto notare che «l’interrogazione è per l’accertamento di fatti presunti». Senza il quale, ci potrebbero essere «conseguenze che non auspico». Il 3 febbraio Riccaboni ha ammesso che Frediani controlla Astrea ma non è Ad o presidente. Per lui non è incompatibile.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (13 febbraio 2012) con il titolo: Università: a proposito del tentativo di costituire un fondo immobiliare.

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Inciucio istituzionale all’Università di Siena: l’ex Ministro Gelmini smentito dal rappresentante del Governo in CdA

Con la sigla R.S., su La Nazione Siena di oggi, è apparsa una interessante intervista al rappresentante del Governo nel CdA dell’Università di Siena, David Cantagalli, che smentisce clamorosamente la testimonianza resa dall’ex Ministro Mariastella Gelmini alla Procura della Repubblica di Siena, nell’ambito dell’inchiesta sulle irregolarità nelle elezioni del rettore.

Avvertii personalmente il ministro dell’inchiesta sulle elezioni del rettore

Dottor Cantagalli, lei è stato nominato quale rappresentante del Governo nel CdA dell’Università. Negli ultimi giorni, con la chiusura delle indagini sulle elezioni per il rinnovo del rettore, avrà letto le dichiarazioni rilasciate dall’ex ministro Gelmini durante il colloquio dello scorso febbraio con i magistrati, in cui sostiene che non sapeva esattamente come stessero le cose. Lei non l’aveva mai informata?
«Sì, ho letto e ho seguito con attenzione la vicenda rimanendone sorpreso. Nel periodo immediatamente successivo alle elezioni, in attesa che fosse firmato il decreto di nomina del nuovo rettore, Angelo Riccaboni, ebbi modo in più occasioni di mettere al corrente lo staff più vicino al Ministro di quello che stava accadendo all’Università di Siena, e cioè l’adombrasi sulle elezioni del sospetto di irregolarità, confermato dall’apertura di un fascicolo d’indagine da parte della magistratura. In particolar modo parlai con il suo segretario personale al quale inviai una email con una informativa da trasmettere immediatamente e personalmente al Ministro, in cui spiegavo quello che stava accadendo. E sottolineando che: la magistratura svolgeva delle indagini; che nella cittadinanza e negli ambienti universitari si andava diffondendo l’idea che le elezioni fossero viziate da gravi irregolarità; che tutto ciò non giovava all’opera di risanamento dell’Università di Siena. Infine ‘pregavo’ il ministro Gelmini di decidere se firmare o meno il decreto, facendo affidamento sulla sua sensibilità istituzionale e di donna e suggerendo anche una possibile via di uscita da questo vicolo cieco. Per confermare l’imparzialità di quanto affermavo inviai al segretario personale del Ministro una nutrita rassegna stampa su questa vicenda».

E non ha mai parlato dell’inchiesta con nessuno del Gabinetto del ministro?
«Sì, in particolar modo ho avuto occasione più volte di parlare con il professor Schiesaro, consigliere del Ministro, a cui ho riferito in quelle occasioni le mie preoccupazioni sulle elezioni, tenendolo aggiornato costantemente su quello che stava accadendo. Più volte ho ricevuto dallo stesso Consigliere rassicurazioni sul fatto che la vicenda era seguita con attenzione dal Ministero».

A leggere gli atti, il suo chiedere il rispetto delle regole e delle procedure non incontrava molti entusiasmi…
«Non ho avuto modo di leggere gli atti d’indagine, ma non stento a credere che la mia nomina e il mio operato nel CdA non abbia suscitato molti entusiasmi. Come più volte ho avuto modo di affermare pubblicamente e in Cda, per risanare l’Università di Siena occorre uno spiccato senso del bene comune, da perseguire considerando l’Istituzione come un bene primario e indispensabile per la città sia dal punto di vista economico che culturale. Se si pongono in atto le logiche di difesa di interessi particolari o peggio ancora si cerca di compiacere le categorie e le realtà che esercitano attività di lobbying sull’Università, il risanamento si allontana e il bene comune diventa una chimera. In poche parole chi esercita il suo mandato secondo la logica volta al perseguimento dell’interesse collettivo e non particolare non può piacere, e non può esercitare sugli animi di chi ha favorito il disastro di questa gloriosa Istituzione entusiasmi d’alcun genere».

Il rettore Riccaboni ha rivisto, proprio in questi giorni, il piano di risanamento e ha spostato al 2017 l’anno del pareggio. È un obiettivo possibile o quali altre azioni devono essere intraprese?
«A dire il vero per ciò che concerne il piano di risanamento sono un po’ preoccupato per due motivi. Il primo è che non ho visto novità importanti nel piano di risanamento Unisi 2017 rispetto al piano di risanamento Unisi 2015 approvato dal precedente rettore Silvano Focardi e dall’allora direttore amministrativo Antonio Barretta. Ciò dimostra da una parte che l’Unisi 2015 era un piano efficace ma allo stesso tempo dimostra una certa carenza di idee da parte dell’attuale governance. Più volte ho invitato l’attuale rettore e l’attuale direttrice amministrativa a metter mano all’Unisi 2015 o per lo meno a fare il punto sul suo stato d’attuazione. Il secondo motivo è che rispetto al Piano Unisi 2015, l’Unisi 2017 allunga i tempi del risanamento di due anni. Questo fa pensare ad un ammorbidimento della linea per ciò che concerne il pareggio di bilancio con il pericolo, sempre più concreto, che si possa verificare una crisi di liquidità. Io credo che per risanare l’Università di Siena occorra rinunciare ad atti considerati con favore dalle lobby interne ed esterne all’Università, perseguendo solo ed esclusivamente l’obbiettivo del risanamento, con coraggio e provvedimenti anche dolorosi e impopolari. Credo che il consenso e la credibilità della classe dirigente universitaria, e in generale della macchina statale e politica, non si possa fondare sui meccanismi che hanno trascinato l’Università e lo Stato sull’orlo del baratro, ma si debba fondare su attenta e appassionata opera, libera da qualsiasi condizionamento politico o di altro genere, diretta a perseguire e a realizzare ad ogni costo il bene comune di questa istituzione e del nostro Paese».