Chi difende l’Università? Chi ha contribuito a distruggerla!

L’AUTORIFORMA IMPOSSIBILE DELL’UNIVERSITA’

Mario Ascheri. Assemblea “storica” nell’aula magna “storica” dell’Università di Siena, il 25 luglio. La FLC-CGIL chiama i due rettori senesi e gli altri sindacati per “uno spazio di riflessione (Chi difende l’Università?) per organizzare strategie contro il declino delle università voluto dall’attuale governo con il D. L. 112/08″ ed approvare in fine un documento (già preparato) contro i nuovi provvedimenti che limitano fortemente le spese delle università. Notevole l’assenza delle forze politiche (ma non delle liste civiche!) come pure del corpo docente, presente solo con pochi esponenti, tra i pochi a dire qualcosa di non scontato; il sindaco rappresentato da un assessore.
I provvedimenti governativi sono stati “sprovveduti”: poco o punto spiegati all’opinione pubblica e tali da colpire in modo indiscriminato buoni e cattivi. Si spiega bene la facilità con cui si è potuta coagulare la protesta. Meno invece le ambiguità, i silenzi. Che le università avessero bisogno di uno scrollone lo sapevano anche i sassi, e tanti silenzi imbarazzati si spiegano bene.
L’università ha dimostrato di essere non autoriformabile, un po’ come il sistema dei partiti e la magistratura e la sanità e … ha i difetti del sistema Paese, e non poteva essere diverso: con serena e piena consapevolezza di rettori e di presidi, non ha gli “ordinari” che non fanno neppure le 3 ore denunciate dal “Giornale”, o ricercatori che hanno tanto da “ricercare” che non vanno neppure in sede, o – per un esempio paradossale – i chirurghi che non operano, e forse è meglio per i pazienti…?
Ma come lamentare, com’è stato fatto nell’assemblea, l’attacco all’università pubblica e il pericolo delle Fondazioni (non rese obbligatorie, peraltro) quando le università già ora godono di un’autonomia tale che fanno e disfanno liberamente? E come si può sentir parlare di pericolo del condizionamento privato della ricerca proprio a Siena, dove essa già in gran parte dipende dal “placet” politico, e privatissimo, di un gruppetto oligarchico, ossia della Fondazione MPS? E proprio nel momento in cui, peraltro, è arrivata notizia dei “Prin” (fondi per la ricerca, molto tardivi peraltro) dallo Stato? Un momento invece davvero esilarante (ma per lo più non apprezzato dai presenti) si è avuto quando addirittura si è evocato il pericolo della libertà di informazione e di parola: a Siena, nella situazione in cui versano i “media“, e senza lamentazione alcuna, peraltro, dei vari intellettuali e giornalisti, di partito o no, presenti nelle due università!
Piuttosto, interessante il richiamo che il rettore Focardi ha fatto ai 580 contratti a tempo determinato trasformati a tempo indeterminato: ma chi li pagherà con questi chiari di luna, caro collega? E l’ammissione che c’è un eccesso di presenza di personale non docente del 30/40%? Fortunatamente essa darebbe alla nostra università un primato nella qualità dei servizi – altrove non avviene neppure questo… Mah, un incontro davvero preoccupante. Ma più per la spensierata facilità o (considerata e facile) spensieratezza di quel che s’è detto o che non s’è detto, che per la gravità di quanto fatto dal governo – fatto peraltro, ripeto a mio modesto avviso, in modo davvero maldestro.
Vorrei sbagliarmi, ma andando avanti così, grazie ai nostri politici e agli universitari (anche non docenti), temo che non ci siano molte speranze, né per l’università, né per il Paese. Nello specifico senese, poi, osserverei che è ben possibile ormai un’ulteriore diminuzione degli studenti (per decollo delle università meridionali), un indebolimento del sostegno da parte della Fondazione MPS (conseguente all’avventura Antonveneta), un declino della sanità (per la programmazione regionale)… non sarà bene allora che delle università si riparli in Consiglio comunale come di un grande problema cittadino?

26 Risposte

  1. Bentornato, professore! Ma si può sapere qualcosa di più di questi 580 di cui ho letto anch’io sulla stampa senese? Che sono? Di personale docente o non docente? E come distribuiti per facoltà? Come sono stati presi a tempo determinato? Con i contratti di questo tipo non si viola il principio costituzionale dell’assunzione negli uffici pubblici tramite concorso? Non si rifà la stessa ingiustizia che hanno fatto a carico di noi giovani (in particolare di Lettere) assumendo nella scuola in base alle anzianità, ai punteggi maturati ecc. ecc.?
    Perché i sindacalisti tacciono e non chiariscono la cosa?
    E i bilanci dell’università di Siena in che modo ne sono coinvolti? Il settimanale gratuito del centro-sinistra (Gazzettino) parla di una pianta organica dal rettore sconvolta senza confronto con i sindacati: che vuol dire?
    E il personale docente in tutto questo perché non parla? È in vacanza? Povera Siena!
    Arlecchino

  2. L’illegalità ha sempre dominato a Siena. Nella facoltà di lettere i vanitosi “prof” han sempre campato, dopo essere stati messi colà da amici e partito, alle spalle della collettività. L’importante è dar garanzie politiche, fare magari, ora, telefonate al Cenni o chi per lui… Rivolgersi alla massoneria (basta avere un giornalista amico). È il fascismo di sinistra non meno peggiore di quello classico, più pericoloso perché ingannatore. Son persino riusciti a mandare affanculo i demagoghi alla Bertinotti …
    I prof a Lettere erano diretta emanazione del partito che ha messo in cattedra degli analfabeti e ignoranti (forse è il caso di un noto prof che smarronò –pare– su San Galgano?).
    C’è da vergognarsi a farsi chiamare professore… La storia farà chiarezza!

  3. Caro Giovanni,
    molte grazie per la pubblicazione.
    Tengo a precisare, cosa che solo dalla chiusa dell’articolo si può caso mai intuire, che sono andato all’assemblea all’Università di Siena solo come consigliere comunale di Siena e non ovviamente come docente di Roma Tre. Le mie considerazioni sono pertanto da un lato generali, relative a tutte le università, ma dall’altro ancorate allo specifico dell’interesse della città di Siena. L’Università di Siena non è ‘della‘ città, ma la città ne gode i vantaggi e la sopporta, anche, con la sua assai ingombrante presenza – specie per costi indotti della casa e per i vantaggi/svantaggi (di nuovo) che comporta per il sistema sanitario locale.
    In ogni caso è realtà di cui dal Consiglio comunale è doveroso occuparsi, anche se la maggioranza ne parla poco e poco volentieri, come della Fondazione MPS del resto, il vero tesoro (che dovrebbe essere, anziché di un gruppetto oligarchico) ‘della‘ città.
    Arlecchino, bravo! Poni giuste domande: chi gli/ci risponde?
    Mario Ascheri, cons. di Libera Siena (il cui sito ha la lettera nel blog, ma non indicizzata)

  4. Prima che qualcuno dia le risposte ai quesiti posti da Arlecchino, Mario Ascheri e Paolo Fedeli sarebbe utile leggere l’intervista concessa dal rettore Silvano Focardi al giornalista di lungo corso Augusto Mattioli o vedere il video.
    Prima parte dell’intervista dal titolo “Il rettore Focardi spiega i problemi dell’Università“: http://www.ilcittadinoonline.it/index.php?id=3417
    Seconda parte dell’intervista dal titolo “Il rettore e le preoccupazioni finanziarie. Da non dormirci sopra“: http://www.ilcittadinoonline.it/index.php?id=3434
    Video (per gli intenditori): http://www.ilcittadinoonline.it/index.php?id=3416
    Ne riparleremo dopo la lettura.
    Giovanni Grasso

  5. Visto e letto (intervista di “Pinguino” al Magnifico). Il fatto è che si chiudono le porte quando i bovi sono scappati. Si è mai occupata l’università, realmante, dei para-ricercatori ove questa investe capitali e immagine? Si è mai occupata di fare sinergie adeguate fra “vari mondi”? Di cacciare a calci nel sedere chi -molti prof- truccava concorsi? Non basta, caro rettore, tenere rapporti solo con chi conta… Una tornata elettorale e tutto è finito… Patrimonio della città, si dice… ma che si è fatto per reale integrazione… e basta con le riunioni dei soliti noti… Ora il governo farà tagli drastici… tutti ne risentiranno…

  6. … oso rispondere al triplice quesito di Paolo Fedeli: no! no! no! Ci sarebbe un popolare modo senese per bene definire siffatto comportamento ascrivibile alla inerzia di fronte all’obbligo, giuridicamente rilevabile e assai rilevante, di governare amministrando, occupandosi, cacciando chi demerita e non denigrando più lungimiranti, nonchè coraggiosi, colleghi che lo invitano per amor proprio e altrui a seguir la retta via. CL

  7. Ci sono professori degnissimi… ma a Siena come altrove si era costituita una gang di nullafacenti che in base ad amicizie altolocate, es. i vari Eco ecc. ecc., si credeva e si crede Iddio in terra. Poi, “all’apparir del vero“… piovvero asinerie!
    Va anche detto che bisogna fare i nomi dei colpevoli. Che dire del regime-regno del Berlinguer, questo baronissimo tanto elogiato anche adesso da improvvidi storici poco… storicisti? Taciamo del Tosi ch’è meglio.
    Vedremo che farà capitan chiocciolino…

  8. “L’università … ha i difetti del sistema Paese, e non poteva essere diverso: con serena e piena consapevolezza di rettori e di presidi, non ha gli “ordinari” che non fanno neppure le 3 ore denunciate dal “Giornale”, o ricercatori che hanno tanto da “ricercare” che non vanno neppure in sede, o – per un esempio paradossale – i chirurghi che non operano, e forse è meglio per i pazienti…?”
    (Ascheri)

    Verissimo: conosco persino illustri fancazzisti nonché rinomati figli di papà che hanno ereditato la cattedrra da cotanti babbi, e che concordano pienamente con queste vedute… tutto sta a capire come tira il vento.
    A scanso di equivoci, conosco anche molti ricercatori che per stipendi folgoranti che vanno dai 600 euro ai 1150 euro (lo stipendio d’ingresso di un ricercatore a tempo indeterminato), insegnano più degli ordinari e trascorrono sistematicamente tredici ore al giorno nei rispettivi dipartimenti, e faccio notare che l’80% di ciò che fanno è interamente gratuito, non dovuto, né compreso dai loro contratti. E per loro disgrazia non sono nemmeno figli di papà: ma fa più rumore un albero che cade, di una foresta che cresce.
    Per favore, smettiamola con questa untuosa retorica dell’ “eccellenza” e della “meritocrazia”, in un contesto dove vige da sempre la ferrea legge del Menga.
    Se vi fosse il reale desiderio di andare nella direzione di premiare il merito, le soluzioni in fondo sarebbero semplici: ad esempio escludere che essere figlioccio di qualche mammasantissima, aderente ad un clan locale politico o familiare, costituisca di per sé un merito. O timbrare il cartellino come in fabbrica.

  9. Purtroppo la cosiddetta “licealizzazione” dell’università, indotta da tutte le pseudoriforme che si sono susseguite ed abbracciata con entusiasmo da tutti i fannulloni assenteisti, va nella direzione esattamente opposta a quella della vagheggiata “eccellenza”: il morto tira nella tomba il vivo, trionfano i perdigiorno latitanti e gli incompetenti, i professori “eletti” al loro rango per meriti politici o familiari, coloro che disdegnano la ricerca o sostengono con falsa convinzione che nell’università licealizzata la ricerca non serva, il piattume più avvilente, in un contesto nel quale cercare di distinguersi può dar luogo solo al dileggio dei colleghi. Dopo, arriva “il Giornale” e l’onesto faticatore che ammuffisce nelle aule e nei laboratori per mille euro al mese, apprende di lavorare solo tre ore e soprattutto di guadagnare diecimila euro (!) al mese. Sono convinto che i fannulloni, gli incompetenti, i raccomandati di ferro facciano comodo, perché così si può gettare la croce addosso a tutti.
    Per questo, forse, non si è mai posto mano ad una vera riforma.

  10. Stavrogin ha colto nel segno. Meriterebbe di esser fatto “dittatore” o, almeno, ministro della Pubblica Istruzione,.

  11. Vi è da aggiungere, se possibile, solo una colorita nota politica. Ieri mi ha detto un amico di Colle che si ricorda di quando un certo “professore” giornalista amiatino, insegnante presso la cerchia tonda del Calabrese, urlava Vota Pci, Viva il Comunismo!!! Io lo vidi nella solita idiota tv locale che si batteva il petto dicendo di essersi sbagliato, in pratica, per tutta la vita… ora il sessantenne diceva il mio ex partito, ora che sono ex comunista, ecc. ecc. Ma questi ex locali sono gli stessi ex tipo Veltroni, D’Alema, Fassino, ecc. ecc.
    L’università era loro!!!
    Risponderei con le parole del fondatore del PCI, tale Antonio Gramsci, martire antifascista: Tutti questi ex fanno schifo perché non si sa se fingevano prima o sono sinceri ora.
    Al letamaio!
    (Vero Piergiorgio?).

  12. PS. Ma siamo tranquilli, ce lo fa capire Omar Calabrese al drappellone-Day: il cielo nostro ha il firmamento delle Contrade del Palio.
    Basta che lui però non faccia la stella polare… A volte le stelle cadenti si credono tali…

  13. Torno dalle ferie per il palio e m’attacco al sito: credevo di trovare dati analitici sul personale, dirigenti dell’Università e sindacalisti informati con dati, tabelle ecc. Niente, salvo la nota sulla “sicilianizzazione” per la quota di personale non docente.
    Son tutti in ferie o come il rettore a pensare a non far vincere l’avversaria che corre il palio?
    Non c’è qualcosa di più importante, illustri professori?
    Fateci sapere qualcosa, almeno dopo il Palio!
    Arlecchino Redivivo

  14. …Ma se si toglie loro l’apparato di parata… come faranno a far dimenticare le asinerie (per le quali occorreva il licenziamento, dato che fui buttato fuori da un concorso per molto meno…)? Loro han letto Le Bon, la “plebe” è ignara, vive di panem et circenses… Lo san bene questi guastatori della cosa pubblica.
    A qualcuno mancava solo il pennacchio, nel drappellone-day, ma è come se lo avesse… ha letto Le Bon

  15. Ma se volete divertirvi, pappatevi le interviste-puttanate delle idiote tivvù locali (Masoni in primis) alle “personalità”, vip nostrani ecc.
    Danno addirittura le repliche… Come CCS che ha intervistato la Colombini (siamo governati da idioti) e il Rettore dell’Università per Stranieri, il buon Vedovelli di via Mentana, quello che salì in pompa magna sullo sfolgorante carriaggio del Cenni. Che ha detto? Puttanate, ovvio… Ad esempio che Siena e il suo palio sono (N.B.) complementari nel “mondo di plastica del globalismo” (non ne avevamo dubbi: povero palio!). Poi che Siena, col suo marciume di lobbies universitarie, potrebbe fare da modello al mondo. Altro che piccinerie di un rettore… qui siamo al titanismo…

  16. Pria di partir pei monti, li ho visti tutti, quelli del Gotha alle sunnominate tivù locali. Il professore che pare un cabarettista, Balestracci, al Mangia d’Oro, poi il Masoni che intervista l’«uomo di cultura senese» tal Enrico Toti (quello che col Calabrese prese le nomine del Santa Maria escludendo il sociologo Fedeli), e quindi l’«antropologo» ocaiolo come Toti Falassi (quello del pene-torre e della vulva-piazza), indi il Civai cui è indigesta la cena araba fatta nell’Istrice, il buon Catoni, amico ma un po’ prezzemolo, ecc. ecc. Vi era, altrove – gli spazi vanno ben riempiti -, anche Bianchini, “lo storico del Palio di Siena”, secondo didascalia. Il suo profilo lo conosco da chi ben lo conosce…
    Insomma, questi grandi intellettuali e i grandi fantini col loro Amarcord ci debbono far felici di vivere in una città seconda solo al Paradiso in caelo… o no?

  17. «L’università … ha i difetti del sistema Paese, e non poteva essere diverso: con serena e piena consapevolezza di rettori e di presidi, non ha gli “ordinari” che non fanno neppure le 3 ore denunciate dal “Giornale”, o ricercatori che hanno tanto da “ricercare” che non vanno neppure in sede, o – per un esempio paradossale – i chirurghi che non operano, e forse è meglio per i pazienti…?» (Ascheri)

    Di nuovo, non so come giudicare queste espressioni di brunettismo: ma se la situazione è questa, perché chi ha il potere accademico, come l’autore del succitato articolo, non ha reagito a tempo debito, prima che tutto ciò diventasse sistema? Sui professori ordinari che non fanno un tubo transeat: tanto si sa che sono e saranno inamovibili, perché cane non morde cane e quella della valutazione seria dell’operato di chi, per meriti o per fortuna si trovi in cattedra, è una pura chimera; dunque queste reprimende costituiscono solo un amorevole “bada bada!”, della nonna al nipote, subito stemperato dalla rassicurazione di non belligeranza, quale scaturisce da un solido e impenetrabile cameratismo.
    Più preoccupante è l’atteggiamento verso chi rischia davvero, ossia le generazioni successive a quella di chi oggi sta per andarsene in pensione (e più tardi, forse, all’inferno), ossia i vari ricercatori, la “terza fascia” (la “quinta colonna”?), sia quelli stabilizzati, sia quelli a contratto: perché quando si parla di costoro inevitabilmente si usa l’artificio retorico di riferirsi a generici e mai precisati “esempi negativi”? Perché l’Ascheri, dopo che ha additato al pubblico ludibrio quei “ricercatori” che non vanno mai in istituto (verosimilmente appartenenti ad una generazione più antica, di quando i posti di ricercatore si distribuivano come cadeau agli amici), non fa un cenno a quella massa di disgraziati, forse addirittura più titolati di taluni che hanno depositato il loro augusto deretano in cattedra dopo pochi mesi di assistentato, ai tempi in cui Berta filava – che passano invece dieci tredici ore nella loro trincea, aule e laboratori, a svolgere perlopiù mansioni che sarebbero appannaggio di altri? A quelli che dopo lungo girovagare per università e laboratori di mezzo mondo, poi si trovano a fare gli impiegati di concetto sottopagati e a cui la mazzata di Tremonti oscura l’avvenire?
    Dicevo che le considerazioni dell’Ascheri, se da un lato generano un immediato consenso, dall’altro suscitano qualche diffidenza: da un lato si tratta di considerazioni lapalissiane, così ovvie che sono d’accordo tutti (cosa alquanto sospetta); dall’altro, come accade per il simpatico Brunetta, finiscono per assecondare una sorta di qualunquismo, un’ideologia riassumibile nello slogan “sono tutti fannulloni”: tutti colpevoli, nessun colpevole. Beviamoci sopra e non se ne parli più: ma perché invece di paventare continuamente punizioni indicibili verso chi non “fa il proprio dovere” (e per inciso, nel nostro caotico sistema universitario, non è nemmeno facile capire quale sia “il proprio dovere”), senza poi dar seguito a questi propositi belluini, non si incomincia, concretamente, a premiare chi lo fa? Ve lo dico io perché: non interessa a nessuno.

  18. P.S. per Paolo: leggo con interesse la teoria psico-analitica che riporti, opera di nonsocchì, secondo la quale la torre del Mangia simboleggerebbe un pisello e la piazza del Campo una vagina; ma un interrogativo sgorga spontaneo: Chi sono i coglioni?

  19. P.S. Ancora per Paolo, avrei un’altra perplessità di fondo, ossia questa: noto che molti dei personaggi da te citati nel dibattito che si dipana in questo forum sono “umanisti”, per lo più storici e larga misura storici di storia “locale” e la fama di alcuni si estende da porta Romana a porta Tufi; taluni vantano di avere qualche libro tradotto in inglese (la lingua franca in cui qualunque autentico ricercatore scrive…). Ora, l’università è fatta di tante componenti, per lo più “scientifiche”, la cui ottica inevitabilmente, per la stessa natura della scienza moderna, non può limitarsi ad un orizzonte così piccino, da essere circoscritto dentro le austere mura della città e delle sue diatribe tra Capuleti e Montecchi: lo sai che il Large Hadron Collider, il grande collisore di protoni del CERN è un anello circolare di quasi 27 km di circonferenza che a Siena… non c’entrerebbe nemmeno?

  20. Stavrogin, i coglioni… siamo noi, che per sfortuna vivono sotto questi cieli neri. La teoria “freudian-junghiana” trovasi in una pubblicazione del Falassi, il superantropologo ocaiolo che non ha mai parlato di un grande come l’Ochino-dell’Oca, si, dell’Oca, l’Infamona. E’ scomodo…
    L’orizzonte, si, è piccino, angusto, anche se i pàtron sono i satelliti del Cenni, i pubblicisti in English o Globish…
    Nessuno ha messo a fuoco, per esempio, l’intervento di Omar sul gonfalone. È fatto di banalità, luoghi comuni e falsità. I cavalli rappresentati, dice l’acuto sociologo, non sono scossi ma son liberi. Falso. Se vi è un percorso obbligato, i cavalli non son più liberi, lo capirebbe anche un bambino. Inoltre: quando parla del popolo, se si dà ascolto a lui, esso è anonimo (siano alla teoria delle folle -vedi Le Bon- teoria conservatrice-reazionaria). Solo le “mani” sono, secondo il grande prof., ciascuna individuale. Quindi siamo all’individualismo entro la massa del popolo. Ha forse detto dell’originalità folk, storica, ecc.? Non ne fa cenno. Dirà che era un intervento a braccia ma ciò non toglie lo sproposito ideologico e il “disprezzo” per i popolo, il non volerlo vedere in progress. Tipico dei mandarini accademici et similia. E queti ideologi veteroumanistici hanno la sfrontatezza di insegnare all’università e di dettar dettami estetici alla città.
    Siamo alla frutta, anche se condita di “berebennannà” e corse sul tufo.

  21. P.S. Va da sé che, se in Italia vi fosse una reale democrazia, una democrazia diretta, popolare e non fittizia, oligarchica e reazionaria (antipopolare), tutti questi baroni universitari e lacchè vari andrebbero realmente licenziati. Salveremmo così le giovani generazioni e la scienza, lo studio scientifico. Chi lo meritasse, poi, potrebbe andare anche sull’Artico, a piacer suo, a studiare foche pinguini e quant’altro.

  22. Ho incontrato il prof. Ascheri del quale aspettavo una replica ma mi diceva che non si può intervenire in un dibattito così pasticciato: definite un tema chiaro e poi si discute; lui non ha mai preteso, lamentava, di parlare dei ricercatori; non ha, del resto, accennato anche ai prof. ordinari inconcludenti o non lavorativi?
    In effetti non gli si può dar torto. Ma io approfitto per darvi una notizia che abbiamo qui a Firenze sul “Corriere della sera” e che certamente non troverete a Siena nella stampa, tutta di regime o imbavagliata: ci scommettiamo?
    Allora la situazione secondo il sito di valutazione universitario mondiale di Shangai – che dà Firenze in peggioramento dal 2006 – pone la Normale di Pisa e Siena ancor peggio, “inserite tra il 402° e il 503° posto nel mondo”, ancor peggio di Firenze.
    Pensare che la stampa italiana magnifica l’una e l’altra! O sbaglio?
    In realtà, più che dire di questo o quel ricercatore o di questo o quel taglio del governo mi piacerebbe leggere quali rimedi Voi o il Vs. rettore proponete. Non è il vero problema?
    Umilissimo Vs. servitore
    Arlecchino

  23. «non ha, del resto, accennato anche ai prof. ordinari inconcludenti o non lavorativi?»
    (Arlecchino)

    … ai quali, non ci illudiamo, giammai nessuno torcerà un capello. Questa mentalità, per cui non si guarda in primo luogo alle responsabilizzazione di chi sta gerarchicamente più in alto (fons et origo delle varie concorsopoli), ha del resto già dato notevole prova di sé, dall’Alitalia alle Ferrovie.
    Capisco che ciò possa risultare inattuale, dopo il taglio di un milardo e mezzo al fondo universitario e il blocco del turn over, ma a me pareva di aver posto un tema abbastanza chiaro, ossia il proliferare di figure anomale, atipiche e tutte fuor di luogo e la mancanza di chiarezza circa ruoli e responsabilità: contratti, contrattucci, contrattini, contrattelli, cherubini, serafini… todos caballeros!, ma che roba è? Volete che trionfi la “meritocrazia” laddove l’insegnamento universitario è pagato meno del lavoro stagionale in agricoltura? Dov’è che esiste nel mondo questo servaggio della gleba senza un perché, non finalizzato a niente? Qual’è il “Gradus ad Parnassum”, la scala che deve percorrere un giovane ricercatore per tentare l’avventura della ricerca? Per adesso – sebbene anche la Chiesa abbia abolito il Limbo – costui languisce su un interminabile bagnasciuga senza capire mai quale sia il do-ut-des, perché faccia quello che fa e che nesso vi sia con ciò che dovrebbe fare. E poi i “ricercatori”, ossia i professori pagati meno: che roba è? Figure per nulla autonome e vincolati al destino dei loro datori di lavoro (cuius regio, eius religio…); eroici soldatini che oltretutto dovrebbero fare ricerca in contesti desertificati dove la ricerca non c’è, perché magari la vena si è disseccata a causa di altre e molteplici latitanze; anziché parlare di gente che ha ottenuto in dono la qualifica di ricercatore vent’anni fa per grazia ricevuta, vogliamo parlare dei più giovani ricercatori che ritornano in patria (senza il clamore dello strombazzato “rientro dei cervelli”) e che non sanno bene qual è il loro ruolo nell’attuale, caotico sistema universitario?

  24. Chiedo scusa per non esser intervenuto prima, ma io sono pressato dai problemi locali: mi occupo del Comune di Siena – che vuol dire anche Fondazione, MPS ecc. – cioè di colossi che stroncano chiunque o mettono negli angoli del silenzio mortale… i media senesi, contravvenendo a quanto prescritto in tema di par condicio – non ci danno alcuno spazio… proveremo ad avviare una protesta formale, ma che possibilità ci sono se le authority sono occupate da ‘imparziali’ come il prof. Calabrese? (lo è stato, lautamente pagato, pare, in Toscana, essendo toscanissmo, naturalmente…). Ma stiamo al pezzo. Grazie alle segnalazioni degli ex-allievi vispi (Arlecchino, ma perché non ti consolidi a Firenze?) e non ‘normalizzati’ dal regime ho saputo dell’intervento e del sito del prefetto di Torino (perbacco: ma allora c’è speranza?) e della discussione in tema, soprattutto di ricercatori. Bene, finalmente si sarà capito che il difetto è nel manico (come faremo a farlo capire ai politici?), cioè nell’assurda pretesa di disciplinare nello stesso modo ‘ricercatori’ che fanno cose assolutamente diverse!
    Il ridicolo del nostro sistema è disciplinare nello stesso modo Lettere e Medicina, ad esempio: ma se sono due mondi dai problemi diversissimi!
    Lettere, come Storia, Giurisprudenza, Scienze politiche et similia, ha bisogno essenzialmente di buone biblioteche; il resto è tutto congiunturale, attinente alla singola ricerca (è chiaro che se si fa archeologia egiziana in Egitto ogni tanto bisognerà andarci!), visto che ora ci si può fare stampare qualunque libro e articolo dalle buone biblioteche (non italiane) che lo fanno pagando cifre relativamente modeste – certo meno del viaggio a Parigi o Londra per leggere un libro…) e i documenti d’archivio si fotografano con la digitale…
    I costi della ricerca quindi sono incomparabilmente diversi, come gli obblighi di presenza in facoltà. Il biologo presumo debba starci, il giurista o lo storico o il filosofo o letterato può lavorare anche al mare (salvo il problema di leggere lo schermo del computer).
    Se non si parte da qui tutto è inutile, e perciò intervengo con difficoltà nelle generiche lamentazioni che spesso leggo qui e altrove.
    Parlatemi di cose concrete e poi torno, cari signori! Ma grazie, cari amici, continuate per carità.
    Intanto però, per chiudere, chi conosce i bilanci della ricerca nazionale e locale, Prin ecc., sappia che la Fondazione MPS eroga da anni (tra poco finirà ‘sta pacchia, vedrete) un 170 milioni (SI’, milioni) di euro all’anno senza motivare gli ammessi e gli esclusi: fate domanda gente, fate domanda, ma prima parlate con gente come Veltroni, Fassino, Bassanini, Mussari o anche ‘milites’ minori come Ceccuzzi, Cenni, i due Monaci (fuori della Toscana poco noti, salvo ai DC e dintorni)… forse avrete qualche possibilità in più. In bocca al lupo! Dimenticavo: il Comune di Siena spende per tutti i suoi servizi e personale altrettanto (!)… ma i bilanci sono motivati in modo un po’ di diverso – salvo spese di concertini ecc.- e almeno sottoposti alla discussione di un consesso eletto.
    Cari del PD, se non partite da queste contraddizioni della nostra democrazia cittadina dove andate? E voi, che dite riformatori e nobili legalitari di “Italia dei valori” nel Senese fieri oppositori di questa oligarchia cosiddetta di sinistra? E voi puri di “Rifondazione” o della “Sinistra democratica”? E i ragazzi di farfalle rosse lo sanno di queste porcate? Fiorino, glielo hai detto, birbissimo ragazzo?
    Ultimo: ha risposto qualcuno alla storia dei 562 precari neo-assunti all’univ.di Siena e del loro peso sui bilanci? Ho perso qualche democratica informazione?
    Spero di sì, a presto,
    Mario Ascheri – ordinario a Roma Tre, Facoltà di Giurisprudenza; consigliere comunale a Siena.

  25. Mi ripeto? Dalla Fondazione Mps (organo DS-PD) non ho avuto una lira o euro che sia. Ergo non finanzia la mia ricerca. Lo so, purtroppo -o per fortuna- non appartengo a quel gruppo di fortunati che vengono sistematicamente finanziati.

  26. E, caro amico bibliotecario socialista, cade anche il tuo PRODI, quello che era entrato in politica o in campo “senza fini personali”… Un santo, pareva, un santo!!! Poi regalò il paese alle destre di marca fascista (la memoria è cortissima nel pueblo italico) e si fece una volta sgambettare dal Bertinotti, che ridusse il partito a zero – tanto la Luxuria è all’Isola dei famosi e i prof locali hanno pàtron Lev Trotski che li protegge. I giornali pubblicano intercettazioni e pare (pare!!! N.B.) che il magnifico Prodi volesse sistemare ditte amiche e familiari tramite figli professori universitari – come lui del resto. Non so se è tutto vero ma c’è puzza di bruciato. Intanto il Berlusca ha simpatizzato col “nemico” Prodi che verrà ricordato per non aver fatto pressoché nulla, immobilizzando il paese.
    Quel paese che volevano migliore anche i freaks della mia generazione, i “Movimentisti” che tiravano magari un po’ di droga e tiravano a fottere le bruttarelle femministe con la chiostra sempre in mostra nei sit-in dopo aver fatto bau bau alla pula.

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