No ai centri di eccellenza autoreferenziali e alla «concertazione» con le corporazioni che hanno distrutto l’Università

Si riporta il dissenso del Coordinatore della Consulta universitaria di Forza Italia (pubblicato da “il Giornale” del 27 luglio 2008) riguardo alle intenzioni del ministro Gelmini di istituire un «tavolo per l’università» proprio con quei soggetti che hanno contribuito a distruggerla.

UNIVERSITÀ E RISCHI D’ECCELLENZA

Maurizio Grassini. Di fronte ai grandi mali dell’università italiana, prima di intervenire il ministro Gelmini ha deciso di documentarsi dichiarando la sua disponibilità e, soprattutto, l’interesse ad ascoltare e a ricevere suggerimenti da (…) Consiglio universitario nazionale (Cun), conferenza dei rettori (Crui), consiglio studentesco (Cnsu) e tutti coloro che saranno pronti ad un confronto continuo e costruttivo. A fronte di questi buoni propositi desidero sottolineare due preoccupazioni. La prima è legata all’evocazione del «tavolo per l’università». Se ascoltare per conoscere trova tutta la mia approvazione, alla proposta di un tavolo per scrivere insieme con i soggetti di cui sopra le regole per curare i grandi mali dell’università si associa allora tutto il mio dissenso. Il tavolo è il luogo della «concertazione», il modello di governo della sinistra che concorda con le corporazioni la ricomposizione dei conflitti che nascono quando le regole in atto devono essere cambiate per la loro evidente inadeguatezza. Se, come dice il ministro, il filo rosso dei suoi ragionamenti – data la centralità dei giovani – si chiama futuro del paese, trovo poco accorto concertare con i soggetti che si sono distinti proprio nel distruggere questo futuro.
La seconda preoccupazione è dovuta alla confusione tra l’eccellenza e i centri di eccellenza. La prima emerge dalle condizioni ambientali e si misura sulla qualità degli allievi; essa si rivela nel capitale umano generato nei centri di ricerca e nelle università. Da noi, invece, abbiamo i centri di eccellenza autoreferenziali di facile proliferazione nei settori umanistici e delle scienze sociali dove si annidano professori che si autoproclamano eccellenti. Mentre l’eccellenza si verifica sul lascito culturale che si sedimenta nel tempo, i centri di eccellenza vengono oggi considerati tali ancor prima di nascere. Al ministro Mariastella Gelmini non dovrebbe sfuggire questa differenza di qualità e contenuti per non indirizzare attenzioni e speranze nelle direzioni sbagliate.

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Una Risposta

  1. Maurizio Grassini offre un breve ma completo quadro dell’università con i suoi mali (gravi) ed i relativi rimedi (possibili): il guaio è che questa così obiettiva ed evidente definizione di materiali e metodi da impiegare nella soluzione dei problemi posti dalla crisi accademica non piace proprio ai destinatari, a cominciare dai massimi responsabili degli atenei. E non è questione di gusti ma di mancanza di etica (minima) e di serietà (scientifica), il che la dice lunga sulle ragioni reali dei bilanci e dei concorsi di una accademia dove la scienza diventa comodo pretesto e la morale solo ipocrita facciata! C’est la vie … Prof. Cosimo Loré, http://www.scienzemedicolegali.it Università degli Studi di Siena

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