Il prefetto di Torino: «per un’inversione di tendenza dei mali della società è importante il ruolo di denuncia dei “blog”»

Senza entrare nel merito dello scandalo a sfondo sessuale (per l’accesso alla Scuola di Specializzazione in Medicina Legale) e di quello a sfondo familiare (per l’accesso al Corso di Laurea in Tecniche di Radiologia Medica per Immagini e Radioterapia), Paolo Padoin, prefetto di Torino, in un colloquio con il giornalista de “La Stampa” Raphaël Zanotti, affronta in modo garbato alcuni mali dell’Università italiana. Per completezza si legga l’intervista al rettore Pelizzetti (“Contro l’Università attacchi che indignano”) e la sua lettera (“L’università non accetta facili lezioni”) a “La Stampa”.

Nell’Università troppo malcostume
Il prefetto: “Mai affrontati episodi come quelli di Torino”

Raphaël Zanotti e Paolo Padoin. «Pur non volendo dare giudizi affrettati, credo che dopo le affermazioni del giudice Cosimo Graziani, l’inchiesta penale dovrà riguardare non solo quanto denunciato dalla candidata “bocciata”, ma anche le irregolarità, di rilevanza penale secondo Graziani, riscontrate nel corso del giudizio amministrativo».
Lo dice il prefetto di Torino Paolo Padoin, un uomo che, oltre a ricoprire la carica di rappresentante del governo nella città della Mole, conosce bene il mondo accademico e da anni ne denuncia le nefandezze. Non a caso Padoin, sposato con Lucia Lazzerini, docente di filologia romanza all’Università di Firenze, da oltre un anno gestisce due blog sulla rete. Il primo, «rinnovareleistituzioni.it» tratta temi di attualità. Il secondo, «ateneopulito.it», denuncia invece il marciume negli atenei.
Ma perché usare un blog per denunciare certi malanni della società? «Perché spesso nelle università italiane non si compiono veri e propri reati perseguibili dalla magistratura – spiega il prefetto -. A volte si tratta di malcostume, scarsa cultura delle istituzioni, che magari non avranno conseguenze penali, ma penso debbano essere denunciate pubblicamente per avere un’inversione di tendenza».

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