Tagli alla scuola? Le faranno bene

Mario_caligiuriPubblichiamo un articolo del Prof. Mario Caligiuri apparso sulla prima pagina del Quotidiano Nazionale-Il Resto del Carlino il 28 settembre 2006.
Mario Caligiuri. Che in Italia la scuola e l’università siano un problema ce ne accorgiamo solo quando ce lo vengono a dire gli altri. E’ successo anche stavolta con il recente rapporto dell’Ocse, che sottolinea che il numero dei nostri laureati è superiore solo alla Turchia. Se poi valutassimo anche la qualità, le cose forse andrebbero anche peggio. Ha quindi ragione il Presidente di Confindustria Luca di Montezemolo quando ricorda che, più che aumentare il numero degli atenei, occorre puntare sui centri di eccellenza per premiare la meritocrazia, la concorrenza e chi produce. Non sono d’accordo col ministro Fioroni quando sostiene che occorre investire di più. Non è così: infatti spendiamo molto e produciamo poco e i tagli sul numero dei docenti, che sembrerebbero previsti nella finanziaria, sono, mi dispiace dirlo, più che opportuni. E, come la riduzione dei parlamentari peraltro neanche approvata, non può partire tra qualche lustro ma subito. Altro che inserimento di altri precari. Credo, per esempio, che in nessuna classe delle scuole elementari d’Europa ci sia il numero di insegnanti che abbiamo noi: sembrano degli istituti superiori. E i risultati non sono propriamente brillanti. Tra l’altro, una recente indagine, ha dimostrato che la capacità di comprensione della lettura dei giovani quindicenni italiani sia tra le minori di tutti i Paesi dell’Ocse. La verità è che è fondamentale la qualità e non la quantità dell’istruzione, che si costruisce soprattutto investendo sugli insegnanti e sui professori, i quali, ridotti di numero, vanno prima formati, poi retribuiti di conseguenza e soprattutto ne va verificato il lavoro. L’introduzione della laurea breve aumenta certamente i laureati ma con quale preparazione e prospettive? La realtà è che la scuola e l’università non sono mai state politicamente centrali nel nostro Paese, in quanto, al massimo, si è pensato a posti di lavoro sempre meno retribuiti e qualificati. Infine, un dato banale: all’aumento dei titoli di studio dovrebbe corrispondere la crescita civile ed economica dei territori. Nulla di più lontano dalla realtà. L’esempio della Calabria è più che eloquente. Secondo l’Istat nel 2001, la Calabria era la terza regione d’Italia come numero di laureati. Ma questo dato non ha inciso, né sullo sviluppo economico né sulla crescita democratica. Questo dimostra come il titolo di studio rappresenti alla fine solo un’alternativa alla mancanza di occupazione. Parlando in generale, che succederà quando tutte le migliaia di laureati che ogni anno vengono prodotti dalle sempre più numerose sedi universitarie, si renderanno conto di avere difficoltà a fare anche i cassieri nei supermercati?

Se questa è “medicina” …

Porta_a_portaCosimo Loré. L’altra sera la puntata tv di Porta a Porta in tema di “malasanità” ha mostrato non tanto un disastro sanitario quanto l’inesistenza di pochi saldi punti di riferimento nella mente dei convenuti ognuno impegnato a “far bella figura” ma tutti, esponenti delle vittime e personaggi in poltrona, espressione di educazione civica carente surrogata da presunzioni posticce (su fatalità e colposità) e rituali retoriche (auspici e propositi) che lasciano fondatamente presagire peggior futuro.
Le punte di massima ignobiltà si sono raggiunte con il cardiochirurgo infantile palermitano che teorizzava una terrificante nozione di consenso informato che nel preannuncio stampigliato di possibili imperizie e qualsivoglia nefandezze scagionava operatori (nessun reato se anticipato al paziente … ops … al congiunto!) in rapporto con “parenti” secondo il peggior familismo islamico.
Suscitano ripugnanza non solo per i fatti ma soprattutto per gli approcci in tv i casi dell’infartuato (vitali i primi 20 minuti!) moribondo sul marciapiede antistante un “moderno” ospedale torinese e del “barbone” estromesso dal nosocomio ostiense, che dopo averlo messo 17 ore all’addiaccio ritira il cadavere e − come è di moda − gli intitola un servizio … in stile da … “bastardidentro”.
Impressionante l’assoluta ignoranza di fattispecie penalmente rilevanti quali lo stato di necessità che consentendo l’omicidio per legittima difesa potrebbe giustificare un medico che esce dal pronto soccorso per … soccorrere prontamente il malcapitato o l’omissione di soccorso che scaturisce dall’obbligo sociale inderogabile per ogni persona civile di accorrere e soccorrere con tutte le aggravanti in caso di cittadino che indossa camici e professa d’esser “deontologico”.
A troppi fa comodo questa sanità cieca senza timone né bussola.

Votantonio, votantonio . . . . .

OnorevAldo Ferrara. Riceviamo il comunicato sotto riferito ed integralmente riportato. A ben vedere esso si presta a qualche considerazione che, speriamo, non sia sgradita. A prescindere che, in ambito universitario ed accademico, forse lo stile e la sintassi avrebbero dovuto essere almeno sottoposti a rilettura, quello che ci inquieta è la versione univoca ed omologata del comunicato. Della tetrade sindacale apprezziamo il dinamismo che si concretizza specie in tornate elettorali che la riguardano o che riguardano eccellenti componenti del suo seno. Tuttavia ci inquieta constatarne la desolante assenza in occasione delle lotte che singole componenti dell’Accademia o gruppi, neanche organizzati, conducono in solitaria traversata per la difesa, anche in via giudiziaria, dei loro diritti calpestati. Non ci sovviene esempio di sindacalista che si sia erto in difesa di qualche collega colpito da mobbing, bossing o lesione evidente dei suoi diritti oggettivi. Che strano modo di interpretare, anche in versione a reti unificate, la metodologia di lotta sindacale!!!

ELEZIONI COMPONENTI UNIVERSITARI CONSIGLIO DEI SANITARI
L’assemblea delle OOSS universitarie riunitosi in data 10 settembre 2006 dopo ampio e proficuo dibattito hanno individuato unitariamente i colleghi che andranno a rappresentare la componente universitaria all’interno del Consiglio Sanitario dell’ A.O.S. nei seguenti nomi … Omissis …
Si voterà il 18 ottobre 2006 dalle ore 9.00 alle ore 17.00 presso l’Aula 11 e l’aula 12 del Complesso Didattico del Policlinico Universitario Le Scotte – Siena
ANDU CNU CIPUR USPUR

Democrazia delle discipline nell’Università

Bruno_coppiBruno Coppi. Il requisito più importante di un ambiente universitario è quello di riuscire a creare un’atmosfera di democrazia delle discipline, nel senso che tutte, ricevano o non ricevano grandi stanziamenti, siano o no di moda, siano o meno nella lista di importanti temi di ricerca internazionale, vengano comunque considerate parimenti essenziali. (Massachusetts Institute of Technology, 1986)

Diffidate dei professionisti del «non si può»

Francesco-AlberoniFrancesco Alberoni. Diffidate di coloro che, quando proponete loro un piano di grande respiro dicono «non si può». È gente morta dentro, che preferisce continuare la sua vita pigra, egoista, oppure che non vuole che voi riusciate perché teme il vostro successo. Quante volte ho incontrato persone di questo genere nella mia vita. Ricordo un rettore che voleva tenere tutto immobile, un direttore che distruggeva i suoi migliori collaboratori per malvagità e decine di invidiosi che mi consigliavano di rinunciare «per il mio bene». Invece se hai un progetto fondato su bisogni reali, sulle esigenze dell’industria, sulla domanda dei consumatori, per quanto appaia a prima vista impossibile, puoi realizzarlo. Sempre. (…) Ma per riuscire in una impresa devi crederci fino in fondo, prodigarti fino in fondo, convincere gli altri, e non farti deviare dalla meta. Troverai sempre qualcuno che ti propone una strada più facile, già battuta, più sicura. Invece no, se vuoi creare qualcosa di nuovo e di utile non devi mai imitare, non devi mai fare quello che gli altri hanno già fatto. E devi allontanare chi ti dissuade, i pessimisti, i pigri, i dubbiosi e tenere fisso lo sguardo sullo scopo. Infine devi dimenticarti di te stesso, considerarti solo un mezzo, non un fine. Allora vincerai, perché la gente capirà che lo fai non per te ma per loro. È incredibile la forza che nasce dal disinteresse.
(Da: Corriere della Sera, 18 settembre 2006.)

Il celebre discorso di Bob Kennedy sull’insufficienza dei criteri di valutazione economica

In uno degli incontri economici “Libertà nelle liberalizzazioni” del Meeting di Rimini, Raffaello Vignali, il presidente della Compagnia delle opere, l’associazione economica vicina a Comunione e Liberazione, ha citato il discorso di Robert Kennedy del 1968. Lo riportiamo perché l’Università, sempre più autoreferenziale con i suoi Nuclei di Valutazione interni, rifletta anche sui criteri di valutazione adottati.

Robert Kennedy. «Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (Pil). Il Pil comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana».
«Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle (…). Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.»
(…) «Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. (…) Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani».

Ricerca: investire anche nei progetti la cui unica motivazione è la passione per la curiosità

Fitoussi_1Jean-Paul Fitoussi. Investire nella ricerca, nello sviluppo, nell’insegnamento superiore è diventato il leitmotiv di ogni discorso politico che si prefigga come obiettivo la crescita economica, in particolar modo in Europa. …Una concezione troppo naif della ricerca, troppo utilitaristica ai fini di ottenerne rapidi risultati, potrebbe portare a escludere dalle fonti di finanziamento i progetti più fruttuosi, qualora essi dovessero apparire i più gratuiti, i meno suscettibili di applicazione pratica. …Privilegiare le ricerche suscettibili di un’applicazione pratica o aventi scadenza più o meno breve è normale per politiche pubbliche che si preoccupino della loro efficienza sociale, ma è un sistema che comporta il rischio di scartare i progetti più fruttuosi. Ancor più discutibile è basare i criteri di eccellenza dei ricercatori sul solo numero delle loro pubblicazioni sulle riviste scientifiche di più alto livello. Una ricerca può richiedere parecchio tempo prima di dare frutto e la norma del “publish or perish” (pubblica o soccombi) conduce troppo spesso ad assecondare il conformismo, se non addirittura la superficialità. Poiché nell’attività di ricerca “il valore della gratuità” – prendendo in prestito la bella espressione coniata da Bertrand de Jouvenel – è significativo, occorre sapere investire altresì nella speculazione pura, in progetti apparentemente privi di rapporto con applicazioni concrete, in quelli la cui unica motivazione è la passione per la curiosità. In questo campo, in definitiva, un certo grado di anarchia è sommamente auspicabile.
Da: Jean-Paul Fitoussi, I valori della ricerca, la Repubblica 28 settembre 2005.

Il peso dei morti non è mai lo stesso

Andreglucksmann_1André Glucksmann (Corriere della Sera 7 agosto 2006). L’indignazione di tanti indignati m’indigna. Per l’opinione pubblica mondiale certi morti musulmani pesano quanto una piuma, altri tonnellate. Due pesi, due misure. Il massacro quotidiano di civili a Bagdad è relegato alla rubrica delle brevi, mentre il bombardamento che uccide 28 abitanti a Cana è elevato a crimine contro l’umanità e solo spiriti rari come Bernard-Henri Lévy e Magdi Allam se ne meravigliano.
Perché i 200 mila massacrati del Darfur non suscitano un quarto delle reazioni d’orrore risvegliate dalle vittime 200 volte meno numerose in Libano? Poiché sono musulmani a uccidere altri musulmani, bisognerà credere che l’assassinio non conti agli occhi delle autorità coraniche, né per la cattiva coscienza occidentale? La spiegazione non regge, poiché l’omicidio non riveste maggiore importanza quando è l’armata russa, cristiana e benedetta dai Papi, a radere al suolo la capitale dei musulmani ceceni (Grozny, 400 mila abitanti) e uccidere decine di migliaia di bambini. Il Consiglio di Sicurezza non indice riunioni su riunioni e l’Organizzazione degli Stati islamici volge piamente lo sguardo altrove. Ne consegue che solo il musulmano ucciso dagli israeliani vale l’indignazione universale.
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Università: riforme per renderla attraente

Ilsole24ore_2Giacomo Vaciago. Molti anni fa ho scritto sul “Sole 24 Ore” che il primo indicatore della qualità di una università è dato dalla somma dei chilometri percorsi dagli studenti (e dai professori) per raggiungerla. Già allora l’Italia era anomala: gran parte degli studenti – anche per le università migliori – andavano a studiare all’università più vicina a casa. Ma negli ultimi 20 anni ciò è diventato addirittura ridicolo: abbiamo moltiplicato le sedi universitarie per garantire che i nostri studenti continuino a restare in famiglia il più a lungo possibile! Siamo l’unico Paese occidentale con un deficit di mobilità universitaria internazionale: le uscite superano le entrate. Quando avremo un ministro dell’Università che imposta l’unica riforma che ci serve, quella di avere università cui vengono i migliori del mondo?
Da: G. Vaciago, Le riforme che servono a un Paese attraente, Il Sole 24 Ore 15 agosto 2006.

L’università sta morendo. Più si investe meno funziona

Michel_serres_2Michel Serres. Credo che l’universistà stia morendo. È stata una grande istituzione che ha radici fin nell’antica Grecia e nell’Islam dei secoli d’oro, per non dire del suo splendore nel Medioevo cristiano. Poi è andata in crisi col rinascimento, per ricomparire trasformata nell’Ottocento europeo… Oggi un sintomo della sua malattia fatale mi pare il fatto che più ci si investe del denaro meno essa funziona. Non sarà un po’ come quelle stelle di cui riceviamo ancora la luce, ma di cui gli astrofisici ci dicono che sono morte da anni, se non da secoli? Forse l’università saprà rinascere ancora una volta dalle proprie ceneri come la Fenice. Probabilmente occorre guardare alle nuove tecnologie, al sapere diffuso che esse consentono, alla messa in rete delle conoscenze.
Da: Giulio Giorello e Nuccio Ordine, Elogio della pirateria, Corriere della Sera 14 agosto 2006