Sciascia 3: «Si è così profondi, ormai, che non si vede più niente»

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Leonardo SCIASCIA. “Si è così profondi, ormai, che non si vede più niente. A forza di andare in profondità, si è sprofondati. Soltanto l’intelligenza, l’intelligenza che è anche «leggerezza», che sa essere «leggera», può sperare di risalire alla superficialità, alla banalità.”

I giovani e il lavoro a Siena: la fuga dei cervelli

Palazzo_comunaleLiberty_4Francesco Antoni. Come un giovane può vivere a Siena e portarsi a casa uno stipendio? A Siena ci sono due modi per un giovane per portarsi a casa uno stipendio: – si trova un impiego grazie ad una raccomandazione politica o di un gruppo di potere; – si apre una attività, assicurandosi prima gli appoggi giusti dei potenti, che altrimenti ti fanno chiudere in men che non si dica (nel caso di ragazze c’è anche una terza opzione: sposare un uomo in una delle due condizioni sopra esposte. Pratica molto triste e degradante, anche se tollerata da taluni genitori).
In entrambi i casi ci si mette in situazioni poco piacevoli. Nei circoli che contano è previsto che se uno riceve un piacere poi debba anche farne, pur controvoglia. Inoltre è triste raggiungere un posto importante sapendo che è avvenuto non per le proprie capacità, ma per essersi venduto a logiche di scambio di favori. In questa situazione, che fanno i giovani intelligenti che non vogliano scendere a tristi compromessi?
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”Pane e cacio”: riflessioni su privacy, comunicazione e marketing, censura

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Pier Egisto Valensin. Sembra impossibile. Ci sono notizie roboanti, enfatiche, che vengono ripetute per più giorni, praticamente uguali nella sostanza e nella forma, su tutte le reti televisive, pubbliche (si fa per dire) e private, e su tutti i quotidiani; ce ne sono altre, spesso a mio giudizio più importanti e utili per la formazione della cosiddetta opinione pubblica, che vengono costantemente sottaciute ed emergono solo se si cercano col lanternino. Non si può non registrare una profonda dissociazione tra realtà e immagine. Non è il solo settore in cui l’innegabile progresso tecnologico viene utilizzato e manipolato per fini a dir poco di scarsa nobiltà: quando non esisteva alcuna legge sulla privacy la vita privata dei cittadini non era messa in piazza come oggi avviene; quando non c’erano così impeccabili regole sulle intercettazioni telefoniche non poteva succedere che qualche funzionario da qualche parte registrasse ciò che ordinavi per la spesa quotidiana e che poi l’elenco delle tue derrate alimentari venisse riportato sulle pagine dei giornali; quando non esisteva il codice di autoregolamentazione della pubblicità gli spot non erano così aggressivi e volgari, oltre che portatori di una scientificità fasulla, la concorrenza non era così sleale, i bambini non venivano utilizzati così cinicamente e spudoratamente (mi capita di chiedermi come mai la Chiesa, che si mobilita con grande e autorevole fermezza contro il film di Dan Brown, non proferisce verbo quando Bonolis adopera nientemeno che il Paradiso per propagandare una marca di caffé, o quando frati e monache si presentano a reclamizzare mozzarelle e acque minerali). Tutti i salmi finiscono in gloria, tutta la nostra vita va a finire nel mercato (se si dice marketing suona meglio). In questa chiave nasce la Scienza della comunicazione, questa comunicazione, non una comunicazione limpida, non manipolata (chi non ha potuto ancora farlo, si vada a vedere il film War the Dog – titolo straziato in italiano come Sesso e potere – di Barry Levinson, con Dustin Hoffman e Robert De Niro, e capirà molto meglio di cosa stiamo parlando; e, già che c’è, rifletta anche un po’ sulle moviole truccate); in questa stessa chiave ci si rende conto dello sbocciare e dell’affermarsi del Centro Comunicazione e Marketing (allo stesso modo si vendono cravatte, berrettini, immagini e notizie) dell’Università di Siena, dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, della C.R.U.I.
Viene così alla mente l’aborrita parola, censura, da tutti deprecata, da pochi effettivamente contrastata. In proposito, non so fare niente di meglio che ricordare una canzoncina di un’operetta goliardica di più di quarant’anni fa, partorita, se non vado errato, dalle tuttora fertili penne di Augusto Mazzini e Paolo Neri (la musica era quella del Moritat dell’Opera da tre soldi di Brecht: Siate cauti nel dileggio, non si tocca chi è protetto dal ministro dal prefetto, dal magnate al sacerdot / La notizia la vagliamo e se vera la scartiamo, solo balle propiniamo all’incauto ascoltator / Finché regna la censura che fa beffe alla cultura l’avvenire è assicurato, pane e cacio ci sarà.

“Non ghettizziamo gli studenti, ghettizziamo i Senesi!”

Palazzo_comunaleDello sviluppo incontrollato dell’Ateneo senese, del rapporto difficile e talvolta conflittuale tra cittadini residenti e studenti universitari, della necessità di un riequilibrio tra città e università, questo blog si è già occupato. Oggi riportiamo un altro intervento su: campus, caro affitti, spopolamento del centro storico ecc.

Libera Siena. Ancora una volta, per enigmatiche quanto non condivisibili motivazioni, Cenni (sindaco di Siena, n.d.r.) si è espresso contro la realizzazione, al di fuori del Centro Storico, di piccoli campus o case dello studente; e questo dopo avere affermato, appena pochi giorni fa, di volere riportare i cittadini in centro. Viene il sospetto che si tratti di un’affermazione in chiara ottica elettorale visto il completo disaccordo con quanto realizzato in questi anni di gestione della Città. Ora, per cogliere entrambi gli obiettivi in palese contrasto fra di loro, ci chiediamo quale sortilegio ha in mente il candidato a sindaco Cenni: forse di sopraelevare gli antichi palazzi per costruire nuove abitazioni capaci di contenere sia gli studenti che i residenti? O forse, alla stregua di Montreal, costruire una città sotterranea magari con l’utilizzo degli antichi bottini?
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Strutturofilia

LaurencejpeterLa Strutturofilia è una preoccupazione ossessiva per gli edifici (progettazione, costruzione, manutenzione e ricostruzione) e un crescente disinteresse per il lavoro che si svolge o dovrebbe svolgersi dentro di essi. Ho osservato la Strutturofilia a tutti i livelli ma indubbiamente essa raggiunge i suoi casi più gravi fra i politici e i rettori di università. Da: “Il principio di Peter” di L.J. Peter e R. Hull, ed. Bompiani 1970, pag. 139.

Libertà e uguaglianza

Isaiah_berlinIsaiah Berlin. «Libertà e uguaglianza sono tra gli scopi primari perseguiti dagli esseri umani per secoli; ma libertà totale per i lupi significa morte per gli agnelli; una totale libertà dei potenti, dei capaci, non è compatibile col diritto che anche i deboli e i meno capaci hanno a una vita decente

Per un pugno di riso … le scimmie dell’Asia e quelle di Siena

P_sansedoniL’umiliazione di dover ringraziare chi ci dà quello che già ci appartiene
Mauro Aurigi. Nel Sud-est asiatico da tempo immemorabile si fa ricorso a questo metodo ingegnoso e incruento per la cattura delle scimmie: si assicurano saldamente al suolo delle brocche, la cui bocca sia grande abbastanza perché i poveri animali possano introdurvi la mano aperta, ma non abbastanza per poi poterla estrarre col pugno chiuso, quindi vi si versa un poco di riso e ci si nasconde in attesa. La scimmietta, attratta dall’odore del riso, si avvicina al vaso con fare assai circospetto, vi infila curiosa la zampa, afferra un pugno di riso e lesta cerca di correre al sicuro per mangiarselo. Ma inutilmente: per quanti sforzi faccia non riesce a tirare fuori dalla brocca la zampa insieme al riso. Quando si accorge degli uomini che vengono a catturarla comincia ad urlare e si vede benissimo che è combattuta tra due terribili alternative: perdere il riso o perdere la libertà. Tutte le scimmie scelgono la seconda (poi perderanno anche il riso), salvo pochissime eccezioni rappresentate evidentemente dagli individui più intelligenti.
Un comportamento stupido, è vero, ma c’è poco da criticare, perché nella società dell’uomo, sia nella storia che nell’attualità, quello è un atteggiamento più diffuso di quanto si creda: quelli che per un pugno di riso vendono la propria libertà e la propria dignità sono molti, moltissimi, troppi. Il caso più banale e volgare è quello di quei Napoletani che negli anni ’50 votavano il monarchico Lauro per un pugno di spaghetti (non ci furono ulteriori distribuzioni di spaghetti, nel senso che la loro situazione peggiorò ulteriormente). Ma ci sono forme più subdole e sofisticate per cui i pochi riescono, con il classico piatto di lenticchie, a sottomettere i molti o per cui i molti accorrono volentieri a sottomettersi ai pochi (o all’uno solo). E quei molti sono talmente tanti, assai più di quanto s’immagini, che alla fine s’arriva a quella sconsolante conclusione di cui dicevo: la nostra distanza intellettiva da quella povera scimmietta non è poi così grande.
Ma c’è almeno una situazione che costituisce un caso a sé: è quella senese. Qui vendere la propria libertà e la propria dignità per un pugno di riso è lo sport cittadino. E ai molti che volentieri si sottomettono corrisponde la proterva e fascista volontà dei pochi di dominarli (oh, quanto inutilmente qualcuno, a suo tempo, imbracciò il mitra e salì in montagna!). Ma fin qui siamo nella norma. L’eccezionalità sta nel fatto che il pugno di riso che viene distribuito a Siena non appartiene ai pochi che lo distribuiscono, ma ai molti che lo ricevono. E quando sento i servili e ottusi ringraziamenti che questi ultimi – del tutto indifferenti al fatto che ai nostri figli saranno richiesti costi ben superiori – indirizzano alla Fondazione e soprattutto al suo presidente Mussari, perché ci elargiscono graziosamente ciò che è già nostro, penso che la nostra distanza da quella scimmia che almeno rubava il riso altrui, diminuisca ancora. E forse forse …
(Da: il Cittadino Oggi del 27.11.2005)

La Facoltà medica senese è … Facta, anzi ri-Facta

Luigi_FactaAldo Ferrara e Giovanni Grasso. C’è un gran bisbigliare sulla futura, non certissima, rielezione del Preside della Facoltà di Medicina. Se ne parla anche sui giornali ove appaiono talora incaute affermazioni di carattere storico e, si sa, i medici conoscono poco la storia ed ancor meno ne apprezzano le lezioni. Abbiamo letto che “non risulta assolutamente bulgara l’elezione in corso perché il Preside uscente ha operato bene durante il suo mandato”. In politica per “bulgaro” si intende un qualunque provvedimento, elezione o dispositivo approvato a maggioranza totalitaria, senza espressione evidente di dissenso, opposizione o controproposta. Nulla a che vedere con il giudizio sull’operato della amministrazione pro-tempore. Detto questo osserviamo invece che la Facoltà è “ri-facta”. Sempre per concedersi una pennellata di cultura ricordiamo chi era Luigi Facta, uomo politico nato a Pinerolo nel 1861 e morto nel 1930. Deputato del centro-destra appena trentenne, si schierò con Giolitti e nel suo quarto governo ne divenne Ministro delle Finanze. Facta fu Presidente del Consiglio dei Ministri dal febbraio 1922 e fu lui, alla guida del governo, che dovette affrontare la marcia su Roma con i risultati che sappiamo. “Che fa il nesci, Eccellenza? O non l’ha letto?” direbbe Don Lisander.
Quale analogia troviamo? È semplice! Siamo di fronte ad un’elezione per la quale malumori e mal di pancia non si contano più, ma nessuno vuole uscire allo scoperto, ritenendo l’attuale Presidenza di transizione. In primis tale transizione può essere solo giustificata da due motivazioni: lo scontento e i rapporti con la pregressa amministrazione. Il primo nasce da una non omogenea ed armonica crescita della Facoltà, nella quale non tutti sono stati ascoltati, non di tutte le esigenze si è tenuto conto ma al contrario si è privilegiato il rapporto con gruppi ben identificati. Una presidenza di tutti? Neanche per idea, una presidenza per pochi! E gli altri, figli di un dio minore! Il secondo punto è più serio. Il nuovo corso dell’amministrazione nell’Ateneo, con un Rettore ad hoc e desideroso di ben operare, implica un deciso cambiamento di boa anche per coloro che sono stati espressivi dell’amministrazione precedente: uno spoiling al contrario ossia il ripristino della normalità.
Ma nessuno vuol approfittare di questa circostanza per ridare fiato e speranza ai tanti docenti che aspettavano la “primavera”, e non solo quella meteorologica, a medicina. Lo diciamo soprattutto agli studenti che meritano un futuro più certo nello sviluppo del sapere e nell’inserimento nel mondo del lavoro. È a loro che dobbiamo quel che siamo, è da loro che ci aspettiamo una resipiscenza di nobiltà d’interessi. Insomma c’è chi vuol cambiare regime e chi vuol farlo, il regime, ma non saremo tanti Facta, che aspettarono alla stazione il vagone letto da Milano, quel 22 ottobre.

Pubblicato da: il Cittadino Oggi 29 aprile 2006

Facoltà di Medicina di Siena: elezione di un Preside o nomina di un Commissario liquidatore?

palgiust_miAldo Ferrara. È di questa mattina una e-mail con la quale si smentiscono altre candidature per la Presidenza della Facoltà di Medicina, oltre quella del Preside uscente Alberto Auteri. Ci avviamo dunque ad una elezione “bulgara”? Alcuni di noi sperano di no, sperano invece che ci sia almeno una candidatura diversa, non foss’altro che per il rispetto delle regole democratiche e per una proposta alternativa. Il tempo delle proposizioni bulgare ed autoreferenziate è finito da un pezzo, così come è finita da un pezzo la paura di parlare, di farsi sentire e di far sentire le voci di protesta per comportamenti non sempre all’insegna delle regole e del rispetto di tutti.
Si faccia dunque avanti un’altra candidatura di rilievo, autorevole che possa sviluppare un progetto di rinascita della Facoltà che, altrimenti, rischia di morire sopraffatta dai tanti problemi irrisolti. Qualche esempio:
a) i contenziosi giudiziari, in aumento crescente e che sono espressivi di un disagio per i diritti negati, non sono mai portati all’evidenza della Facoltà, quasi si dovessero nascondere le magagne;
b) i contenziosi sindacali che vanno ben al di là delle questioni remunerative;
c) la programmazione didattica e dei relativi ruoli esula dalle reali esigenze della Facoltà e degli studenti ed è sempre, o quasi, creata su misura per soddisfare esigenze particolari o di settore;
d) data l’esperienza pregressa, vanno riqualificati e rivisitati i criteri della convenzione con l’azienda ospedaliera, per soddisfare davvero le esigenze sanitarie del territorio.
Il non aver avuto rilievo nella recente elezione del Rettore dimostra mancanza di forza e incapacità di coagulazione ed evidenzia la necessità di un tessuto di compattezza e di sinergia. Così, se mai nessuno volesse farsi avanti con una candidatura, beh, nel segreto dell’urna, venga fuori un tentativo di coagulazione, fosse anche una scheda bianca.

Pubblicato da: il Cittadino Oggi e Corriere di Siena

Università: «Dopo i baroni, i bari»

G.Verga3Sulla scia di padron ‘Ntoni che, ne “I Malavoglia”, da vecchio diceva proverbi sempre più sintetici, tipo «a cavallo magro, mosche», cosa dovrebbe dire oggi un vecchio professore universitario se non: «dopo i baroni i … bari»?