Atenei: distinguiamo le vittime dai corrotti, costituiamoci parte civile e chiediamo il risarcimento dei danni

Uvaputtanella

NATI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI…

Cosimo Loré. Spifferi di corridoio portano lamenti di alcuni sostenitori della tesi che l’attuale attività investigativa, incidente sulla vita accademica anche senese, sia il segno del danno prodotto da coloro che si son fatti carico di adire vie legali e organi di stampa, perché sia fatta piena luce − e presi idonei provvedimenti − sul dilagante malaffare che sta mettendo a rischio la sopravvivenza della nostra gloriosa istituzione.

Un simile comportamento è stigma certo di inidoneità etica, medica e legale − e di correlato abusivismo professionale e professorale − per l’evidenza della inversione, infame sul piano morale e infima su quello scientifico e “clinico”, delle responsabilità, per cui, a fronte di un fenomeno che colpisce tutti gli afferenti alla comunità universitaria, si accusano i pochi che tentano di risanare una simile piaga…

Né si può fare a meno di stigmatizzare le parole assai avventate di coloro che, anche in passato, hanno cercato poco onestamente e senza alcuna dignità scientifica di buttarla in battuta, invocando luoghi comuni nel caso del tutto inappropriati quale quello del far d’ogni erba un fascio o delle rare mele marce che non incidono sul corretto andamento delle attività e sul presunto danno alla nostra immagine.

Entrambe le tipologie di tali poco seri soggetti paiono ben lontane dal rigore morale e dalla cultura scientifica proprie dell’accademico di rango, che “sente” di rappresentare la prima istituzione della nazione e che non confonde in palese malafede vittime e corrotti, analfabeti e colti, meritevoli e abusivi: atto dovuto per la costituzione di parte civile è il giusto risarcimento dei danni provocati all’ateneo…

Quale esempio chiarificatore di gravità ed ubiquitarietà geografica e disciplinare del fenomeno in questione vale per tutti il caso del Prof. Giorgio Chinnici da Palermo, che ha abbandonato anzitempo la toga accademica indignato per la brutalità con cui era stata anteposta a 30 professori doc una ricercatrice, così carente di titoli e meriti da ben rubricarsi “inclassificabile”. L’ambito scientifico? Criminologia!