Occorre un piano di risanamento e una forte spinta per la rinascita dell’Università

Oxford

Con l’ottava puntata dell’inchiesta su “concorsopoli”, Anna Maria Sersale (inviata del “Messaggero”) affronta le ragioni del declino dell’ateneo senese.

SIENA, CONCORSOPOLI NELLA OXFORD ITALIANA

Anna Maria Sersale. L’ITALIA non ha più la sua Oxford. A Siena, una delle più antiche università dopo Bologna, irrompono le inchieste della Procura. Ferite che non sarà facile guarire. I concorsi alterati, i patti segreti, gli accordi sottobanco per mandare in cattedra i protetti di questo o quel barone, hanno svilito la dignità dell’antica accademia che ha 766 anni di vita. Avere chiuso gli occhi sui conflitti di interesse, sulla politica dello “scambio” e sull’occupazione di posizioni di forza per accaparrare carriere, consulenze, e attività extra-universitarie, ha avuto effetti deleteri. I “finti” concorsi, che in tutti gli atenei sono stati funzionali alla continuità del potere, costituiscono l’aspetto più vistoso del declino al quale ora la nuova gestione di Siena cerca di mettere riparo. Mentre i vertici accademici tentano di ripristinare regole certe, la Procura va avanti spedita. È di pochi giorni fa la decisione di chiedere il rinvio a giudizio di sei docenti, per due concorsi da associato e ricercatore su cui gravano pesanti sospetti. Due le denunce.

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E se ci costituissimo parte civile nella “tangentopoli” universitaria?

ombraseraw.jpgCosimo Loré. Caro blog il senso della misura,
i figli migliori di questa Italia chiedono: “perché non scoppia uno scandalo tipo Tangentopoli?!” Guardo, anzi studio, con attenzione e un giurista vicino mi spiega il significato “legale” dell’inchiesta torinese. Scrivo come cittadino italiano e professore universitario che ti ringrazia d’aver messo così assiduamente la tua home page a disposizione dell’emergenza accademica primaria che esige interventi eccezionali, urgenti e appropriati, perché la “meglio gioventù” tra i nostri studiosi d’eccellenza sta emigrando altrove e il caso del Dottor Dario Farina, già assegnista al Politecnico di Torino, “trombato” al concorso per ricercatore, ora Professore di ruolo in Danimarca, docet: costretto alla “fuga” dopo dieci anni di proficua attività di ricerca sotto la guida di Roberto Merletti, cattedratico leader del miglior gruppo di ricerca in Europa per il suo specifico settore di scienze ingegneristiche applicate. La pregevole inchiesta di Riccardo Iacona e Manuela Maddaloni nel programma televisivo W L’ITALIA dimostra in modo “scientifico” che proprio negli Atenei risultati in passato in pole position come Torino (e Siena!) si sta alacremente lavorando per lo sfascio e la perdita di credibilità tramite concorsi legalmente truccati volti ad accaparrarsi i rari preziosi posti di ruolo come ricercatore universitario nelle più diverse discipline scientifiche delle aree di ingegneristica e biomedica. Inaudito e indecente il fatto, sistematico, di barare proprio nell’istituzione che ha per unico compito l’oggettivazione della realtà producendo scienza grazie a conclamate onestà e indipendenza intellettuali.
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L’ombra lunga dei protagonisti reali del declino dell’Ateneo senese

ombraseraw.jpgIl settimanale il Mondo, oggi in edicola, pubblica un breve articolo, di seguito riprodotto, che stimola alcune riflessioni sulla mutazione profonda, avvenuta nei 12 anni della gestione Tosi, nel governo dell’Ateneo senese, che rischia il collasso. Chi sono oggi i protagonisti della nostra università? Sono sempre i docenti, gli studenti e il personale tecnico-amministrativo?

SIENA, L’EX RETTORE TOSI PREPARA IL RITORNO

Fabio Sottocornola. A Siena molti sono convinti che Piero Tosi voglia tornare al potere, magari ripartendo dalla sua facoltà di medicina. L’ex rettore dei rettori (in quanto capo dell’ateneo toscano e della Crui) era stato sospeso a febbraio 2006 dal gip senese per irregolarità in alcune nomine e concorsi. A metà maggio partirà il processo nel quale è difeso dall’avvocato Franco Coppi. Ma Tosi è anche in attesa di altri eventi, per esempio che si dimetta Alberto Auteri, preside di medicina, che di recente è stato attaccato sulla stampa locale per le troppe cariche ricoperte. Infatti è anche direttore di un dipartimento e delegato del rettore Silvano Focardi alla sanità. A marzo Auteri ha lasciato quest’incarico, rilanciando la questione delle incompatibilità. Che riguarderebbero i professori Marcello Flores d’Arcais e Riccardo Mussari, fratello di Giuseppe, numero uno di Mps, e il preside di lettere ad Arezzo Camillo Brezzi, assessore: tutti considerati vicini a Tosi. Finora nessuno ha lasciato le poltrone. All’ex rettore fa gioco anche il duro scontro in atto da settimane tra Focardi e i sindacati, Cgil in particolare, che in passato avevano definito «privo di ogni fondamento» il dibattito sul buco finanziario (33,8 milioni nel 2005) dell’università. Il 2 aprile si sono interrotte le relazioni sindacali dopo che Focardi ha respinto la richiesta di rinviare un cda: all’ordine del giorno, l’approvazione di regolamenti come quello sull’accesso agli atti amministrativi, previsto da una legge del 1990 e mai attuato e uno sulla «valutazione della retribuzione e della prestazione dei dirigenti».

Atenei americani d’eccellenza con studenti funzionalmente analfabeti

bencivengaRiflettiamo con Ermanno Bencivenga, da 30 anni negli Stati Uniti, sul provincialismo, i centri d’eccellenza e la fuga dei cervelli in Italia. (La Stampa 11 aprile 2007)

NON MI UNISCO AI CERVELLI ITALIANI

Un noto filosofo che insegna in California spiega perché non andrà al raduno di Washington. «Ma quale eccellenza? Basta con le reti per pochi privilegiati»

Ermanno Bencivenga. Ci sono due cose che mi preoccupano nell’appello all’unità, o almeno alla creazione di una «rete», associato alla riunione di studiosi italiani in programma a Washington il 13 e 14 aprile (e presentata ieri su La Stampa). Primo, il suo provincialismo. Io sono italiano, legato da rapporti e affetti ampi e profondi al mio paese d’origine; e sono anche americano, avendo vissuto negli Stati Uniti per quasi trent’anni, cioè quasi tutta la mia vita di lavoro, e avendoci tirato su una famiglia. Non mi considero però un italo-americano o nessun’altra creatura con trattini; né un cervello in fuga (da che? aveva senso parlare di fuga dalla Germania nazista, ma non dall’Italia del dopoguerra); né particolarmente rappresentativo della cultura italiana o europea.
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Malauniversità: Siena di nuovo sulla stampa nazionale

Espresso6apr2007L’ombra lunga della precedente gestione pone l’Ateneo senese, ancora una volta, sotto i riflettori della grande stampa nazionale. Il servizio di copertina dell’Espresso contiene una scheda (intitolata “Tra baroni e camici bianchi, Sanità, ricerca, università: quando il conflitto d’interessi è all’ordine del giorno”) che evidenzia pochi casi di una realtà molto più vasta e difficile da correggere.