Occorre un piano di risanamento e una forte spinta per la rinascita dell’Università

Oxford

Con l’ottava puntata dell’inchiesta su “concorsopoli”, Anna Maria Sersale (inviata del “Messaggero”) affronta le ragioni del declino dell’ateneo senese.

SIENA, CONCORSOPOLI NELLA OXFORD ITALIANA

Anna Maria Sersale. L’ITALIA non ha più la sua Oxford. A Siena, una delle più antiche università dopo Bologna, irrompono le inchieste della Procura. Ferite che non sarà facile guarire. I concorsi alterati, i patti segreti, gli accordi sottobanco per mandare in cattedra i protetti di questo o quel barone, hanno svilito la dignità dell’antica accademia che ha 766 anni di vita. Avere chiuso gli occhi sui conflitti di interesse, sulla politica dello “scambio” e sull’occupazione di posizioni di forza per accaparrare carriere, consulenze, e attività extra-universitarie, ha avuto effetti deleteri. I “finti” concorsi, che in tutti gli atenei sono stati funzionali alla continuità del potere, costituiscono l’aspetto più vistoso del declino al quale ora la nuova gestione di Siena cerca di mettere riparo. Mentre i vertici accademici tentano di ripristinare regole certe, la Procura va avanti spedita. È di pochi giorni fa la decisione di chiedere il rinvio a giudizio di sei docenti, per due concorsi da associato e ricercatore su cui gravano pesanti sospetti. Due le denunce.

La prima è di Antonella Fioravanti, reumatologa costretta a disertare il concorso. «Avevo scoperto racconta che tutto era stato deciso ancor prima delle prove. Per stare al gioco avrei dovuto piegare la testa, magari accettare una promessa di “sistemazione”. L’omertà, nel nostro mondo, nasce così. Mi avevano detto: altri due concorsi ora non li possiamo fare… Devi aspettare. Ma chi li vuole più i concorsi? Chiedo solo che la mia storia serva ad altri. Non dovevo risultare idonea, questa è la verità. Ormai ho la certezza di non avere più chances perché se denunci sei finito, ma non volevo accettare un futuro di compromessi». Il bando, fatto dall’università di Siena, era del 3 maggio 2005. Riguardava un posto da associato per la cattedra di Reumatologia. Su quei fatti ora indaga la Procura. Nell’atto di imputazione emesso dal pm Alessandra Chiavegatti si ipotizza un “disegno criminoso” per procurare “vantaggio” ad un certo candidato in modo da farlo vincere.
La Fioravanti era stata “esclusa” dal sistema. L’11 febbraio 2006 la reumatologa bussò alle porte della Procura. Parlò degli indizi raccolti. Il magistrato mandò i carabinieri dove si svolgeva il concorso e ordinò una perquisizione. Nel blitz fu sequestrato il pc del candidato che poi avrebbe vinto. Gli uomini dell’Arma trovarono prove giudicate molto compromettenti. Secondo l’accusa non è stata garantita “l’imparzialità” delle prove poiché uno dei candidati (che nonostante tutto è stato dichiarato vincitore) 48 ore prima del concorso sarebbe stato messo a conoscenza di una “cinquina” di temi che facevano parte delle prove. Non è finita. Nel corso dell’ispezione si scoprì che all’interno del pc c’erano i “giudizi già formulati” sugli altri concorrenti. Non si sa, scrive il giudice, se redatti dall’interessato o da qualcuno della commissione.
Il caso Fioravanti non è l’unico. La procura di Siena ha chiesto rinvii a giudizio anche per un altro concorso, quello indetto il 27 aprile 2005. Nel mirino ci sono i commissari e il vincitore. Si parla ancora una volta di abuso di ufficio e di prove “modellate” sul profilo del predestinato. Silvio Ciappi è il criminologo che ha sporto denuncia. Racconta così la sua storia: «Per la cattedra di criminologia, anziché dare temi sulla materia, come era giusto che fosse, hanno dato statistica medica e igiene generale, infischiandosene della classe di concorso. Tutto, ovviamente, per favorire un certo candidato». Tesi sostenuta anche dagli inquirenti che hanno raccolto prove schiaccianti sul ribaltamento ad hoc delle discipline e sulla manovra per agevolare un laureato in Scienze Statistiche, uno che si era candidato alla cattedra di Criminologia pur non avendo i titoli. Tra gli indagati ci sono professori di Bari e di Roma. In ottobre le prime udienze davanti al Gup.

Chi va nel polo scientifico di San Miniato trova un po’ il cuore dell’ateneo moderno. Giovanni Grasso, direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche, accoglie i visitatori con le frasi di Erwin Chargaff, attaccate davanti alla porta a vetri che porta nel suo studio. Una di queste è intitolata “sapere tutto di nulla”. Chargaff per il professore è un modello. «Oggi nelle università ci sono comitati di affari sostiene Grasso. La situazione è sfuggita di mano. Mancano le regole. Essere fuori dalla legge è la norma. Per molti rettori l’autonomia si è trasformata in una sorta di extra-territorialità, e molti, prolungando il mandato, rafforzano il loro potere, diventando “monarchi” assoluti. Se siamo arrivati a questo punto le ragioni ci sono. Chi ricorda il “quadrifoglio” di Ruberti, la legge sull’autonomia, sa che si gettavano le basi per la libertà di statuto, di gestione finanziaria e didattica. Però il disegno è rimasto incompleto: manca la quarta parte, quella che doveva contenere le regole. Eppure il testo, con i vincoli di trasparenza e con i paletti, era pronto. Ma ci fu una crisi di governo. Non a caso Ruberti venne fatto fuori e il suo testo sulle regole mandato al macero. Il potere accademico, tanto forte in Parlamento, se ne era disfatto. Da allora nessuno ne parla più». «Sono convinto sottolinea ancora il professor Grasso che da ciò derivino tutti i mali di oggi, compresi i “buchi” di bilancio, le spese misteriose, il conflitto di interessi e i concorsi truccati. Ecco perché occorre un piano di risanamento e una forte spinta per la rinascita dell’Università».
Concorsopoli ha dimensioni ben più ampie di quello che si potesse immaginare. Nel chiostro della facoltà di Economia, in uno splendido palazzo medievale, intervistiamo un professore che, chiamato a fare il commissario, non si è fatto trascinare dalla corrente. È Lorenzo Fattorini, ordinario di Statistica. In lontananza c’è un drappello di studenti che si prepara agli esami. «Beh osserva il professore mi sono trovato di fronte a una palese ingiustizia e ho votato contro la nomina del vincitore. Le sue qualità scientifiche erano molto discutibili, si trattava di una donna, aveva pubblicato un solo articolo, su una rivista italiana, nel lontanissimo 1989. Una cosa ridicola, da ridere. Gli altri tre concorrenti, invece, avevano pubblicazioni internazionali e impact factor elevati. Ma non c’è stato niente da fare, sono rimasto isolato, in minoranza».
È accaduto il 19 gennaio di quest’anno, il professore senese faceva parte di una commissione in un concorso bandito dalla Sapienza di Roma. Uno dei bocciati, un docente associato di Statistica, ha sporto denuncia. Si chiama Tommaso Gastaldi, se l’è presa con il sistema ingiusto e la mancanza di una “scala certa di valori”. Gastaldi ora combatte per ripristinare i diritti violati. E sono sotto inchiesta professori delle università di Roma, Napoli, Padova e Chieti.

Una cosa è certa. L’Università italiana ha bisogno di svincolarsi dal potere feudale dei “baroni”. Ha bisogno di abbattere vecchie e nuove corporazioni. Ha bisogno di dare spazio al merito e restituire prestigio alle sue istituzioni. Anche perchè lo sviluppo del Paese, la competitività, l’innovazione e la ricerca dipendono proprio dagli atenei. Lo dicono gli analisti della società, lo dice la Confindustria, lo dice l’attuale ministro in carica, Fabio Mussi, che per riportare certezza del diritto sta cambiando le regole del reclutamento.
Ma a Siena sta per aprirsi un processo che farà discutere. Il 25 maggio ci sarà la prima udienza in cui è chiamato a comparire Piero Tosi, ex capo della conferenza dei rettori, ed ex rettore (per tre mandati consecutivi) dell’ateneo di Siena. Tosi, dopo dodici anni di ”regno”, è stato indagato per abuso d’ufficio dal gip. L’ex rettore, secondo il giudice, avrebbe concesso un incarico contra legem ad un ordinario di oculistica, presso la cui clinica il figlio di Tosi si stava specializzando. Sembra che l’ordinario non avesse i requisiti per ottenere quel posto. Ora sarà il Gup a decidere se ci sono gli elementi per andare avanti con il processo. Un anno fa, comunque, quando la Procura aprì l’inchiesta Tosi si difese sostenendo che erano stata date ampie chiarificazioni e che non era stata commessa alcuna irregolarità.
(8 – continua)

Giovanni Grasso. L’articolo di Anna Maria Sersale ha avuto una notevole risonanza. Segue un parziale elenco di articoli e commenti successivi all’inchiesta del “Messaggero”.
– Sulla Repubblica, Franca Selvatici ha pubblicato sulla prima pagina della cronaca di Firenze un articolo dal titolo: “Concorsi truccati, bufera su Siena”; il pezzo segue nelle pagine interne e con dovizia di particolari, col titolo: “Temi e giudizi pilotati le prove nel computer”.
Fabrizio Boschi: “Concorsi truccati, l’università trema”, Giornale Toscana 27 aprile 2007.
Alessandra Bravi: “Ateneo sotto accusa per i concorsi truccati”, il Firenze 27 aprile 2007.
Precari della ricerca: “Se Oxford sembra Gomorra”.
Senio: “Ateneo Siena in scandalo concorsi … chi l’avrebbe detto”.
Mauro Barni: questo blog.
Le Liste Civiche Senesi: questo blog.

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6 Risposte

  1. Vedo con piacere che ci sono molte persone di buona volontà e che non è poi cosi vero che l’omertà regna sovrana.
    Per aprofondire, ho raccolto anche un bel po’ di materiale qui:
    http://cam70.sta.uniroma1.it/
    La battaglia continua…
    tommaso gastaldi

  2. Sono stato personale testimone di numerose vicende del genere che indignano e rovinano professionalmente. Chiunque creda può contare sulla mia oggettiva testimonianza dei fatti innanzi a qualunque magistrato.

  3. “Non desidero che dei procedimenti giudiziari, che si riferiscono a fatti precisi e a responsabilità individuali, finiscano per screditare il buon nome di una intera università. Se ci sono stati errori, la Magistratura saprà individuarli e la giustizia farà il suo corso. L’Università di Siena ha tradizione, reputazione, capacità e competenza.
    Continuare ad accendere oltremodo i riflettori su fatti successi in passato, di cui la stampa ha più volte riferito già nei mesi scorsi, e che ora sono oggetto del doveroso operato della Magistratura, rischia di distruggere il lavoro che una Comunità intera porta avanti da secoli con successi e risultati che sono davanti agli occhi di tutti.
    Come ho detto in molte occasioni, in un momento così difficile per l’intero sistema universitario, in cui le università sono chiamate a un grande sforzo di cambiamento e di rinnovamento, è sicuramente più utile da parte di tutti un atteggiamento propositivo improntato sulla ricerca di soluzioni comuni e condivise”.
    Silvano Focardi, rettore dell’Università di Siena

  4. Magnifico Rettore Focardi,

    potremmo essere d’accordo con Lei. Ma quando di fronte a pubbliche denunce che vengono da tutti i giornali, a trasmissioni programmate su RAI 3 con intervento del Ministro in persona, l’Ufficio Stampa de la “Sapienza”, che ovviamente dovrebbe rappresentare l’Ateneo, ha l’improntitudine di inviare una “difesa d’ufficio”, per fatti che tutti sanno bene essere largamente indifendibili, invece di di cercare di curare il male, come pensa che le istituzioni possano invocare la credibilità che meriterebbero?

    Si esponga.

    Ci onori di un Suo commento alla seguente “Mozione” (evidentemente pensano di essere il Parlamento), magari aver dato una scorsa al materiale da me raccolto qui: http://cam70.sta.uniroma1.it/

    **Mozione approvata all’unanimità dal Consiglio di Facoltà di Sociologia del 24 aprile 2007.**

    Il Consiglio di Facoltà di Sociologia è venuto a conoscenza da alcuni organi di stampa di una denuncia relativa alla procedura di valutazione comparativa di prima fascia di Statistica, deliberata dal CdF della Facoltà di Sociologia in data 8 febbraio 2006, per il quale il CdF del 10 maggio 2007 ha nominato membro interno il prof. Rizzi.
    Il CdF rileva che la denuncia è stata presentata da un candidato a detto concorso che, a differenza degli altri due candidati, non ha riportato nemmeno un voto, non è stato cioè votato né dalla maggioranza né dalla minoranza dei membri della commissione di concorso.
    Il CdF rileva inoltre che gli argomenti che sarebbero alla base della denuncia sono o palesemente falsi (la concorrente prof.ssa Fraire, professore associato e non “docente per affidamento interno”, aveva, come chiunque altro, purché laureato, pieno titolo a partecipare al concorso; il bando di concorso e la nomina del membro interno sono atti compiuti dal CdF e non dal preside di Sociologia) o irrilevanti (è obbligo di legge sia prefissare il numero dei titoli presentabili sia che le facoltà richiedenti traccino il profilo scientifico e didattico del loro vincitore ideale) o improponibili (il giudizio di merito di una commissione regolarmente istituita è indiscutibile sul piano giuridico).
    Quanto all’argomento che sia stato previsto in anticipo il nome del futuro vincitore, si fa notare che in una comunità scientifica basata sulla regola della peer review (valutazione tra pari) è del tutto normale che si possano prevedere gli esiti più probabili di una valutazione comparativa.
    La Facoltà esprime la sua più viva solidarietà al preside della Facoltà di Sociologia, prof. Luciano Benadusi, che in tutta la vicenda ha rappresentato unanimemente il convincimento e l’interesse della Facoltà di Sociologia e alla collega Fraire, risultata vincitrice della valutazione comparativa, il cui alto profilo scientifico e didattico è unanimemente apprezzato dalla Facoltà da lungo tempo.
    La Facoltà si augura che simili campagne diffamatorie, orchestrate a livello mediatico, non continuino ad avvelenare il clima dell’università italiana, già purtroppo afflitto da ben altre gravi e reali difficoltà.

    —-

    Ci dica da che parte sta veramente in modo che anche un bambino di 4 anni lo possa capire.

    Scusi la passione, che non è mancanza di rispetto.

    Ossequi,

    Tommaso Gastaldi

  5. Il giorno successivo all’inchiesta del “Messaggero”, anche “la Repubblica” ha affrontato la “concorsopoli senese”. Franca Selvatici ha pubblicato con dovizia di particolari, nella prima pagina della cronaca di Firenze, un articolo dal titolo: “Concorsi truccati, bufera su Siena”. Il pezzo segue nelle pagine interne col titolo: “Temi e giudizi pilotati le prove nel computer”. Per leggerlo:
    http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/04/27SI65044.PDF
    Altri articoli sullo stesso argomento:
    – Fabrizio Boschi: Concorsi truccati, l’università trema (Giornale Toscana, 27 aprile 2007)
    http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/04/27SIH5040.PDF
    – Alessandra Bravi: Ateneo sotto accusa per i concorsi truccati (il Firenze, 27 aprile 2007)
    http://www.unifg.it/ust/rss_stmp/upload/070427_ateneosotto.pdf
    – Precari della ricerca: Se Oxford sembra Gomorra
    http://precaridellaricerca.wordpress.com/2007/04/28/se-oxford-e-come-gomorra/#more-180
    – Ateneo Siena in scandalo concorsi … chi l’avrebbe detto …
    http://sienaindipendente.blogspot.com/2007/04/ateneo-siena-in-scandalo-concorsichi.html

    Giovanni Grasso

  6. Una doverosa precisazione a quanto pubblicato nell’articolo di Anna Maria Sersale (“Siena, concorsopoli nella Oxford italiana”). Sul giudizio finale, anche il Prof. Giancarlo Diana, dell’Università di Padova, si dissociò dalla maggioranza e pertanto il collega non è sotto inchiesta. Allego l’estratto del verbale dell’ultima riunione dove si legge: “La Commissione a maggioranza, valutati complessivamente il curriculum e le pubblicazioni scientifiche presentate dal candidato, sulla base dei criteri definiti nella riunione preliminare e delle opinioni espresse dai singoli commissari ritiene che il candidato abbia raggiunto un convincente grado di maturità scientifica ai fini della presente valutazione comparativa. Da tale giudizio si dissociano i Commissari Proff. Giancarlo Diana e Lorenzo Fattorini i quali ritengono che la candidata non abbia raggiunto una maturità scientifica tale da essere presa in considerazione ai fini della presente valutazione comparativa, data la mancanza di spunti metodologici di rilievo e la non adeguata collocazione editoriale dei lavori.”

    Lorenzo Fattorini

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