Sulla “concorsopoli” senese, e non solo, silenzio totale nei media locali

Il bambino de “il Re è nudo”, oggi, è Mauro Barni, professore emerito di Medicina Legale, attuale presidente toscano del Comitato nazionale di Bioetica, già Rettore dell’Università di Siena e dell’Università per stranieri, già sindaco di Siena. Nel brano che segue, tratto da un’intervista al Corriere di Siena, si chiede quello che ogni cittadino si è già chiesto: «perché la storia dei concorsi all’università di Siena finisca per comparire solo sul Messaggero, mentre qui non se ne fa neanche cenno?»

Mauro Barni. « (…) Un errore che scaturisce da un contesto tecnico e quindi diverso da quello sanitario, non può togliere nulla al buon nome della sanità senese. E invece ciò che mi sorprende in questo caso, e in molti altri in questa città, è che si cerchi di creare attorno una cortina fumogena. A Siena siamo troppo convinti di essere i migliori e che non possa accaderci nulla. Così cadiamo sistematicamente nell’errore di sottovalutare ciò che accade. Mi chiedo, in omaggio a che cosa? Il livello amministrativo di questa città lo considero ancora fra i migliori, ma esiste ed è diffusa la tendenza ad ovattare tutto. Anche nel caso di cui la magistratura si sta interessando, non si è sentito il bisogno di documentare prima ciò che stava accadendo. In sostanza a Siena è tempo di farsi meno lodi e di guardare i problemi più concretamente.
(…) Cercando di minimizzare, evitando di parlarne, si generano solo sospetti. Prendiamo un altro caso. E chiediamoci perché la storia dei concorsi all’università di Siena finisca per comparire solo sul Messaggero, mentre qui non se ne fa neanche cenno. È emblematico. La trasparenza serve a rendere consapevoli i cittadini, a non generare paure e timori, e a salvare la sanità buona che nel nostro ospedale è molto ben rappresentata.»

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7 Risposte

  1. Come non essere d’accordo con il prof. Barni? Ma come dice M. Travaglio nel suo libro “La Scomparsa dei fatti”, «se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia.» O da riporto. E questo silenzio diffuso che c’è nella stampa regionale è un altro segnale di quanto oggi l’Università sia diventata un centro di poteri forti.
    Sappiamo, d’altronde, che i giornali ricevono contributi da vari enti per la loro sopravvivenza: è di pubblico dominio, ad esempio, che la Regione Basilicata concede contributi a testate giornalistiche regionali e nazionali. Ed ecco che si è alimentato il falso mito della Lucania Felix, miseramente naufragato alla luce delle vicende giudiziarie recenti. Nell’Ateneo lucano c’è pure un Master di Giornalismo, nel cui consiglio direttivo ci sono i vertici della stampa regionale. Ma, ahimè, i rettori non disdegnano di chiedere discrezione su certe magagne consumate nelle mura dell’Ateneo
    http://www.horatiocat.com/europa/master%20giornalismo.htm
    Come si può pensare che con questi rapporti di dare/avere una stampa possa essere libera? Ed ecco che succedono cose strane: tu chiedi sia pubblicato un tuo diritto di replica in cui comunichi di aver querelato per diffamazione il rettore (legato a doppio filo alla Regione Basilicata che finanzia l’Ateneo e la stampa) e ne spieghi i motivi, ma nessuno dei tre giornali regionali lo pubblica. Non è forse una notizia questa e non è nei doveri del giornalista concedere il diritto di replica, per giunta a chi è stato pubblicamente insultato sui giornali da un rettore che così ha inteso rispondere a tue richieste pubbliche di trasparenza amministrativa sull’operato dell’Ateneo? Del resto, gli stessi giornalisti lucani criticano una eccessiva acquiescenza al potere dei loro colleghi, che poi però si meravigliano se a fare gli scoop è “Striscia la Notizia”!

  2. vorrei segnalare un mio articolo attinente al tema:

    http://www.campodelleidee.org/blog_articolo_argomento.php?id=59

  3. Ho scoperto solo oggi 17-6-2009 l’intervista del prof. Barni sul Corriere di Siena dell’11-5-2007 sulla vicenda dei tubi scambiati. Così non sapevo che in questi 2 anni abbiamo dato la stessa identica valutazione politica e morale di quello che è successo alle Scotte dopo ed al di là dello stretto errore tecnico dello scambio dei tubi. Professor Mauro Barni, una persona di grande valore etico.
    Ho scoperto che dice le stesse cose che da tempo io (bambino da “Il Re è Nudo” come lui e come Raffaele Ascheri) vado dicendo nei miei volantini e nei miei numerosi Sit-In e cartelloni di protesta. Parlo da anni di Siena (e Provincia) narcisa, idolatra sè stessa, “schiava del proprio mito“, per mantenere il quale è capace di coprire le sue magagne al punto di far finir sotto giudizio una ventina di persona invece di uno solo. Sì tutto pur di mantenere il suo mito di migliore e numero 1 e coprire tutto (alludo ovviamente alla vicenda dell’omicidio per i tubi scambiati alla Sala angiografica delle Scotte cui si riferisce lo stesso Barni nell’intevista).

    Ne derivano Omertà e dominizzazione, intimidazioni e ritorsioni per “Lesa Immagine” per chi prende il coraggio di parlare e rompere l’omertà, come il prof. Neri nella fattispecie. Come succede da anni a me in altro contesto, politico e scolastico.
    Il narcisismo idolatra di questo contesto politico, clientelare e corrotto è il suo vero “peccato originale”, da cui derivano tutti gli altri.

    Ancora una volta emerge la figura moralmente esemplare del Serpiko, che un uomo di grande livello etico come il Barni difende a spada tratta come esempio laddove il sistema Siena lo demonizza e lo perseguita.

    Bravo Barni, fiero di avere rapporti con lui dal lontano 1978. Il 21-4-1979 solo grazie alla sua disponibilità come Magnifico Rettore riuscii ad organizzare nell’Aula Magna dell’Università per la 1° volta in Italia un Convegno Nazionale sugli aspetti giuridici del Rifiuto delle Emotrasfusioni da parte dei Testimoni di Geova maggiorenni.

    Adriano Fontani

  4. Stampa-Informazione
    Per non parlare delle sacrosantissime parole del Professor Barni sulla vergogna della disinformazione dei mass media locali, docili cagnolini da compagnia del tutto asserviti al Sistema, che ci trattano (e ci offendono) come bambini cui dire solo certe cose e cui nasconderne altre. Dobbiamo leggere sul “Messaggero” delle indagini sui vari scandali dei concorsi dell’Università e sul “Corriere della Sera” della condanna per reati bancari dei vertici di Fondazione e Banca MPS. Mai una riga sui giornali locali. Contraddizioni e censure da Regime che ho spesso denunciato nei miei frequentissimi interventi a Zapping di Radio-1-Rai, ascoltata in tutta Italia. Nel 2008 sono riuscito a far venire 3 volte “Panorama” a parlar dei tanti mali di questo Sistema-città-provincia profondamente malati: la 1° volta sul Libro dell’Ascheri “Casta di Siena”, la 2° volta sulla situazione all’arcivescovado (ma l’articolo fu censurato e non uscì mai!), la 3° volta sul maxibuco dell’Università in cui fu intervistato Giovanni Grasso (servizio preannunciato pure dal TG5 delle ore 20.00).
    Per sapere qualcosa e conoscere tutta la verità si deve sempre ricorrere all’ “estero”, fuori dalla “Repubblica di Siena”!! Quindi siamo ancora in pieno MedioEvo!

    Giustizia
    Andata via da Siena (è ufficiale e pubblico da una settimana ma in tanti lo sapevamo da quasi un anno) il coraggioso PM Chiavegatti, appunto quella che, guardacaso, ha condotto con tenacia proprio le indagini su Concorsopoli all’Università e Tubi scambiati al Policlinico, oltre ad altre due sui Carabinieri in Val d’Arbia ed unica ad indagare a fondo e bene pure sulla mia vicenda: risultato quasi 30 rinvii a giudizio eccellenti!!. Ora che il PM Chiavegatti non è più in grado di nuocere o far tremare i potenti di Siena e Provincia e che di rimettere piede a Siena non vuole più saperne, speriamo che anche la giustizia a Siena non regredita a livello Feudale, vale a dire dar sempre ragione al Feudatario rispetto al Vassallo o al Valvassino rispetto al Servo della Gleba.
    Gridiamo forte queste vergogne!

    Maestro Adriano Fontani

  5. – la stampa non è libera? Beh, lo sa anche mio figlio di quattordici anni (anzi, lui lo sa già da un po’ di anni!); ma allora, perchè continuiamo a comprarli, questi giornali e non li destiniamo direttamente ad usi “domestici” più consoni alla qualità dell’informazione che pubblicano?
    – i giornalisti? Beh, anche loro “tengono famiglia” e poichè quando hanno il coraggio civile e morale di pubblicare la verità si beccano torto e denunce da centinaia di migliaia di euro (ossia “becchi e bastonati” nello slang toscano e “curnute e mazziate” in quello partenopeo), senza che nessuno (“giustizia” inclusa) gli dia una mano, chi glielo fa fare di dire la verità?
    – ergo, sui giornali noi non leggeremo mai la verità, ma la versione che il potere nè dà; dal che, la reiterazione della domanda: perchè comperiamo questa spazzatura? Non sarà, forse, perchè quello che scrivono è esattamente quanto vogliamo sentirci dire? Non sarà, forse, perchè leggere le verità “addomesticate” e corrotte dei giornali rappresenta l’atto catartico e rituale con il quale quotidianamente ci convinciamo che nell’amministrazione e nella sanità ci sia del buono… e fantasticherie simili?
    Lasciamola tacere, questa stampa… e che taccia per sempre! Soprattutto perchè le coscienze assopite e intossicate dalle fesserie che si continuano a pubblicare si risveglino e comincino a prendere coscienza della realtà;
    – realta nella quale definire a tavolino con parenti ed amici i nomi dei commissari di un concorso, non è reato, ma è (udite, udite!) “campagna elettorale”!
    – realtà nella quale avere commissari compiacenti che rivelano al candidato prescelto il contenuto delle prove d’esame, per blindare la sua prova e renderla formalmente ineccepibile, non è reato; anzi non essendo dimostrabile (!) non è nemmeno ipotizzabile, come reato;
    – una realtà nella quale è ammesso, accettato e plausibile che ad un concorso nazionale per ricercatore, un candidato “figlio di…” si presenti da solo! Addirittura, non solo questo non è reato, ma viene riconosciuto dalla legge come diritto del candidato! (d’altra parte, “che vvoi; se ‘un s’è presentato nessun altro!).
    Abbandonate la stampa, tossica e maleodorante ed affidatevi alle vostre coscienze e a poche informazioni utili: ne avrete di che scadalizzarvi e inorridire fino alla fine dei tempi!
    Cordialmente
    Domenico Mastrangelo

  6. Da quando ho visto un inciucio immorale di cui per ora taccio, non compro più giornali. Talvolta quelli locali, per vanificare psicologicamente le ore in qualche sala d’aspetto – quelli locali tanto sono spassosi, aiutano la digestione indi la defecazione.

  7. Vi ricordate le battaglie dei Radicali per la “giustizia giusta” (caso Tortora per esempio)? Purtroppo anch’essi sono ormai ridotti a nulla.
    Poi il ciclone Berlusconi ha rovesciato i termini del problema ed ora uno che mette il dito sulla piaga della Giustizia in Italia rischia subito di essere considerato un fan del Cavaliere.
    Anche a Siena esiste un grosso problema giustizia. E non poteva essere altrimenti in una città dove tutti i poteri “fanno sistema”, una sorta di gigantesca ammucchiata dove qualunque morbo abbia uno, l’attacca all’altro. Una sorta legge dei vasi comunicanti che porta tutto allo stesso (basso) livello.
    E se qualcuno fa sul serio ed agisce con rettitudine ed impegno, viene espulso ed emarginatao in modo assolutamente naturale e spontaneo come fosse un corpo estraneo: “incompatibile” con l’ambiente circostante, cacciato o “costretto” ad andarsene (i casi Forleo e De Magistris sono stati emblematici).
    Due sono i poteri di controllo in una democrazia: uno istituzionale (Magistratura) ed uno non istituzionale (Mass Media): povera Siena come sei messa male!

    Adriano Fontani

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