Malauniversità: è l’ora del commissariamento, dell’individuazione delle responsabilità e del risarcimento dei danni

 

Il settimanale il Mondo, oggi in edicola, pubblica una lunga inchiesta sugli Atenei con i bilanci in profondo rosso. È chiaro, ormai, che l’inadeguatezza dei vertici, il malcostume, l’occupazione degli atenei da parte di comitati d’affari, in una parola, la “malauniversità” si combatte solo attraverso il commissariamento, l’individuazione delle responsabilità amministrative e la richiesta di risarcimento dei danni. Di seguito riportiamo solo i passi che riguardano l’ateneo senese.

(…) Per restare in Toscana, niente aumento delle tasse o vendita degli immobili a Siena, dove il numero uno Silvano Focardi (rettore dal 2006) ha puntato piuttosto a reperire fondi. Anche attraverso l’accensione di mutui, e quindi altro debito. Focardi aveva ereditato una situazione disastrosa. A lasciargliela e stato Piero Tosi, rinviato a giudizio in un’inchiesta delIa procura cittadina sulla gestione dell’ente: il bilancio consuntivo 2005 si era chiuso con un rosso, per la parte di competenza, di 33,8 milioni di euro. Giovedì 31 maggio il cda guidato da Focardi ha approvato (a maggioranza) i conti del 2006. Nella parte di competenza, il rosso si è trasformato in nero per circa 17 milioni, grazie anche a un mutuo di 45 milioni assunto con la banca Mps per la copertura del disavanzo. Ovviamente soddisfatto il rettore Focardi, che dice: «Anche se l’operazione di risanamento non è ancora completata, abbiamo però invertito la tendenza. E lo abbiamo fatto non sperando in contributi statali aggiuntivi, che in effetti non sono arrivati». Ma su queste operazioni non tutti sono d’accordo: per esempio la professoressa Michela Muscettola, che siede nel cda e da anni porta avanti la richiesta di un risanamento dei conti. In sede di approvazione del bilancio ha votato contro, chiedendo di adottare provvedimenti strutturali per il contenimento delIa spesa. Altrimenti, secondo la professoressa, il rischio è che il disavanzo continuerà a riprodursi negli anni successivi. Certo, ammette Focardi, questo rischio esiste: «In quel caso pensiamo di introdurre un parziale blocco del turn over». Cioè per 120 professori che andranno in pensione, porte aperte soltanto per 90. (…)

Se si gode della fiducia dei politici e si è, a loro avviso, bravi, non esiste conflitto d’interessi

Continua la polemica sulla pretesa del Comune e della Provincia di Grosseto di far eleggere Valerio Fusi e Milvia Bruschi (marito e moglie) alla direzione amministrativa del Polo universitario grossetano.

Silvano Focardi (rettore dell’Ateneo senese). «È mia intenzione, e interesse di tutti, procedere speditamente alla nomina della direzione amministrativa del Polo universitario. Nonostante ciò la questione del conflitto d’interessi, che coinvolgerebbe il rappresentante designato dal Comune e quello designato dalla Provincia, è emersa con forza nel dibattito tra i consiglieri, per cui per correttezza non ho ritenuto che si potesse procedere alla nomina. Naturalmente non ci sono da parte mia pregiudiziali nei confronti di nessuno».

Emilio Bonifazi (sindaco di Grosseto). «Le motivazioni che hanno suggerito tale scelta consistono, prima di tutto, nella piena fiducia degli enti nei confronti dei funzionari pubblici individuati e nel riconoscimento unanime delle loro capacità professionali, in particolare per quanto riguarda il Comune nei confronti del dottor Fusi. Questa stessa scelta è stata determinata dal fatto che l’attribuzione di tale incarico ai due funzionari non comporterà un compenso specifico per i nominati. Due aspetti rilevanti nell’esclusivo interesse della collettività, del territorio e per il futuro del Polo universitario».

Alessandro Antichi (già sindaco di Grosseto). «Ritengo che la posizione del presidente Lio Scheggi sia coerente con il disegno di smantellamento della presenza dell’Università di Siena a Grosseto. Uno sviluppo di qualità e durevole, come noi lo intendiamo, non può prescindere dalla formazione e da luoghi di produzione culturale, ma il tutto richiede autonomia e libertà. Al contrario lo sviluppo come prodotto del controllo politico non tollera attori dello sviluppo che non rispondano alla politica. Da quando la provincia ha di fatto assunto la conduzione del Polo universitario grossetano, potendo contare sulla connivenza del Comune, il destino dell’Università in Maremma è ormai segnato con buona pace di chi, come il sottoscritto, crede che lo sviluppo sia essenzialmente cultura e formazione».

Quando manca il senso della misura e delle istituzioni

In Maremma la Camera di Commercio regge il moccolo a Provincia e Comune di Grosseto
«Il triangolo no, non l’avevo considerato» per la direzione amministrativa del Polo Universitario Grossetano. Silvano Focardi, rettore dell’Università di Siena, per sostituire il Direttore amministrativo della Società Consortile universitaria, aveva pensato ad un triunvirato designato dai tre soci di maggioranza. Al momento dell’elezione, qualcuno fa notare che il rappresentante proposto dal Comune, Valerio Fusi, è marito della rappresentante proposta dalla Provincia, Milvia Bruschi, e che, in tal modo, l’inedita maggioranza coniugale avrebbe vanificato la presenza del rappresentante della Camera di Commercio, Alessandro Gennari. Durissima la reazione del Presidente della Provincia di Grosseto, Lio Scheggi, che ritiene inesistente il problema coniugale e insostenibile l’ipotesi d’incompatibilità o conflitto d’interesse. È consigliata, a costoro, la rilettura dell’art. 51, comma 2, del Codice di Procedura Civile.

All’università di Siena il disavanzo si copre col mutuo

Caro Giovanni Grasso,
mi è sembrato strano che non sia stato pubblicato ancora sul tuo blog un breve articolo del “Mondo”
(uscito il 10 novembre 2006) sui conti in rosso dell’ateneo senese. Pubblicarlo oggi, dopo 7 mesi, sarebbe oltremodo opportuno in considerazione anche della sua attualità e della censura degli organi d’informazione senesi. Un anonimo, ma attento, lettore.

A SIENA IL DISAVANZO SI COPRE COL MUTUO

Fabio Sottocornola. A Siena c’è curiosità per la visita di Fabio Mussi. Sabato 11 novembre il ministro per l’Università, toscano di nascita, inaugurerà l’anno accademico nell’ateneo più problematico della sua regione. Nella città del Palio il rettore Silvano Focardi deve fare i conti con un bilancio che nel 2005 aveva un disavanzo di amministrazione di 27 milioni, la gran parte (24,9 milioni) di spese per il personale. Adesso la crisi rischia di allargarsi. Nella seduta del 23 ottobre il cda ha approvato un mutuo ventennale con il Monte dei Paschi per 45 milioni di euro. Soldi che serviranno per completare il piano edilizio dell’università. Non solo: queste entrate, scrivono i revisori dei conti, «sono destinate a coprire il disavanzo di 27 milioni». Ma la legge sull’autonomia finanziaria degli atenei recita che «le università possono contrarre mutui esclusivamente per le spese di investimento». E il contratto di mutuo ha esonerato Mps «da ogni responsabilità in ordine all’utilizzo e alla destinazione della somma mutuata». La situazione critica è dovuta al numero di docenti e amministrativi in servizio. Qualche mese fa il direttore amministrativo Loriano Bigi aveva suggerito «una manovra che garantisca da subito il contenimento della spese. L’unica strategia è contenere i costi del personale». Come? Secondo Bigi, congelando il turn over sino a tutto il 2009. Invece in università continuano ad assumere. E sembra essersi persa traccia della commissione consultiva, di cui fa parte anche Andrea Monorchio (ex ragioniere generale dello Stato) che deve dire la sua sugli atti amministrativi.

Lauree: dal 3+2 al “prendi 3 e paghi 2”

Il “venditore di sogni”, i dati non comparabili ed i vecchi stereotipi demagocici e populistici. Pietro Citati. «Così rinasce l’università per i ricchi». (…) «Le università italiane sono pessime. Il disastro è cominciato con la riforma Berlinguer, entrata in vigore sei anni fa. A partire da allora, le leggi ministeriali hanno costretto gli studenti a non studiare, o a studiare il meno possibile, e soprattutto a non leggere libri o solo fascicoletti di poche pagine. Lo Stato italiano ha il perverso piacere di laureare ignoranti e incompetenti. Il paradosso è che, nelle università italiane, esistono eccellenti professori ed eccellenti studenti, non meno bravi che in qualsiasi paese europeo, (…) drammaticamente sconfitti da un sistema che impone di non insegnare e di non studiare. (…) Fra poco non sapremo a chi affidare l’insegnamento nei licei o all’università, o la direzione delle nostre imprese o il governo dell’economia. Intanto, i figli delle famiglie ricche vanno a studiare negli Stati Uniti o in Inghilterra. Così assisteremo (ancora una volta) a questa insensatezza: la Riforma Berlinguer, che pretendeva di essere democratica, farà in modo che tutta la nostra classe dirigente sarà formata da ricchi.» Luigi Berlinguer (ex ministro dell’Università). Questa è l’università di cui Citati è nostalgico. «Fino a 10 anni fa si laureavano in Italia solo 30 studenti su 100. Di questi meno del 10% era in corso: quasi tutti gli studenti cioè erano fuori corso. L’età media dei laureati, 28 anni. La loro maggioranza stentava altri anni a trovare lavoro. Un bilancio fallimentare. È questa l’università di cui è nostalgico Pietro Citati, che imputa alla “riforma Berlinguer” di aver provocato un disastro e propone sommarie valutazioni. Non vi si legge una sola cifra, non un fatto documentato, non un’analisi reale comparativa. Affermazioni apodittiche o apocalittiche, senza citazioni di supporto. Ho imparato nella ricerca che uno studioso tanto vale quanto cita, quando prova. Specie se fa il censore. (…) Ecco i dati di Alma Laurea sui laureati 2006, ignorati totalmente da Citati: salgono al 24%, decisamente più che nel passato, i laureati con entrambi i genitori senza laurea, che appartengono cioè a famiglie non acculturate (causa tradizionale di esclusione sociale). Aumentano quelli con redditi bassi (e Citati parla inconsapevolmente di università dei ricchi). Aumenta la frequenza alle lezioni (il 75% degli studenti è presente, mentre ieri l’Italia era l’università degli assenti. L’età media è di 24 anni (ben 4 in meno del passato). Si laurea in corso il 50%, un altro 42 solo un anno dopo. Uno scossone.» (…) Pietro Citati. «Risposta sull’università a Luigi Berlinguer». (…) Le statistiche dell’ex ministro Berlinguer non significano quasi niente. È facilissimo far laureare dei giovani, o ridurre i loro anni fuori corso, quando si degrada l’insegnamento, e i rettori delle diverse università si contendono i ragazzi offrendo studi elementari. (…) All’Università non regna il gioioso fervore di cui parla Berlinguer, ma avvilimento, umiliazione, rancore impotenza. I professori di talento cercano di andarsene. Invidio l’ex-ministro Berlinguer, che la notte sogna e accarezza la sua cara Riforma e le sue statistiche. Purtroppo, quello che dico non è affatto “apocalittico”. Ogni anno, la situazione si aggrava. Il prestigio delle nostre Università diminuisce. Se non ci saranno (come spero) interventi profondi, fra una quindicina di anni la classe dirigente italiana sarà formata da figli di ricchi che hanno studiato negli Stati Uniti e in Inghilterra, e da rumeni, bulgari, ucraini, polacchi, uzbechi, cinesi, coreani, emigrati da paesi dove si studia meglio che da noi.» Continua a leggere

Petizione per il rinnovamento del sistema universitario secondo i principi d’integrità e responsabilità

Amici di Beppe Grillo di Roma. Premesso che molti, che dovrebbero fare il proprio lavoro (nell’università, nella sanità, in politica o nelle istituzioni) con spirito di servizio non hanno tale attitudine o, molto peggio, utilizzano il potere per fini privati, per di più spesso odiosamente e arrogantemente opprimendo i deboli e favorendo i propri amici e parenti; che si riscontra troppo spesso che ancora non si è inteso che “Democrazia” significa che chi viene messo in certi posti devi servire gli altri e non viceversa, deve essere raggiungibile e rispondere personalmente, altrimenti deve stare a casa; che si va formando un vasto movimento trasversale di opinione e forze – di rinnovamento del sistema universitario, sanitario e delle istituzioni in genere – che desidera implacabilmente che il malcostume dell’utilizzo delle prerogative pubbliche per fini privati cessi; ——– I sottoscritti chiedono: ——–

– che il concorso di seguito citato sia l’ultimo tentativo di abuso nell’Universita italiana, da parte di singoli, di prerogative pubbliche e, con questo, si chiuda definitivamente l’era di questo malcostume nell’università e nella ricerca che fa del nostro paese, almeno limitatamente a questo aspetto, un paradigma di arretratezza, oggetto di ampia derisione. Ciò è fondamentale soprattutto per assicurare delle reali possibilità ai giovani, che sono tutto il nostro futuro.

– che si decretino regole stringenti meritocratiche affinché nel sistema universitario, sanitario, e nelle istituzioni in generale, chi viene ad assumere responsabilità di tipo pubblico abbia un adeguato grado di integrità e responsabilità istituzionale, che gli consenta di percepire la propria carica non come un mezzo per favorire interessi privati ma al fine di servire in modo sostanzialmente, e non solo formalmente, onesto il proprio prossimo. Perciò è anzitutto necessario che chi entra come decisore in meccanismi di reclutamento sia egli stesso oggetto, preliminarmente, di accurato esame e persona di valore e integrità ineccepibile, in quanto il reclutamento di persone inadeguate è una delle principali cause del degrado a cui assistiamo in molte istituzioni del nostro paese.

– che si affermi in tutte le istituzioni, e nell’università in particolare, un principio di responsabilità univoca secondo cui, per ciascuna decisione, deve essere possibile determinare il decisore responsabile. Ciò in contrasto con l’attuale responsabilità “fuzzy”, o sfocata, che caratterizza il sistema universitario, ove le decisioni di pochi vengono “spalmate” su molti (attraverso Commissioni, Consigli di Dipartimento, Consigli di Facoltà, Senato Accademico, etc.) rendendo di fatto impossibile la determinazione dei responsabili di malagestione, ruberie e malfunzionamenti.

– che il Ministro intervenga in maniera decisa e, nei casi di malcostume acclarato, come in molte università (soprattutto da Siena in giù), che passi al commissariamento delle realtà maggiormente degradate da evidenti episodi che vanno dal nepotismo all’irregolarità sostanziale degli appalti e altre ruberie legalizzate. In particolare si sottragga tutta la parte amministrativa a coloro che hanno dimostrato di usarla senza spirito di servizio, lasciando solo lo spazio per quello che è il dominio proprio dell’università: “fare ricerca” e “formare il futuro, formare i giovani“. Ci si assicuri che i nuovi manager siano persone di acclarata integrità e soprattutto abbiano un senso di responsabilità e disponibilità proporzionale al “potere” che assumono nella posizione che vanno ad occupare. Inoltre siano essi disponibili ed immediatamente raggiungibili da chiunque (per esempio via e-mail), rispondendo puntualmente e mettendosi al servizio, prendendo in seria considerazione le istanze che pervengono, soprattutto se condivise, e siano pronti a dimettersi immediatamente nell’evenienza che si renda evidente che hanno abusato della posizione e della responsabilità che la società, e quindi noi, gli abbiamo affidato.

Per consultare l’elenco dei firmatari o aderire alla petizione.

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Abolizione del valore legale della laurea: è la volta buona?

Firenze_2Il 16 giugno 2007 (ore: 10.00-13.00) a Firenze, presso la Sala Congressi dell’Hotel Baglioni si svolgerà un incontro dal titolo

Rivalutare l’Università. Abolire il valore legale della laurea

Intervengono: i professori Damiano Anselmi (Università di Pisa), Maurizio Grassini e Donato Trigiante (Università di Firenze), Gerardo Nicolosi (Università di Siena). Concluderà il Sen. Prof. Gaetano Quagliariello.
Sull’argomento è stato presentato, il 17 gennaio 2007, d’iniziativa dei Senatori Quagliariello, Asciutti, Alberti Casellati, Amato, Cantoni, Mauro e Sacconi, il Disegno di Legge n. 1252 intitolato: «Ordinamento del sistema universitario nazionale. Delega al Governo per l’abolizione del valore legale del diploma di laurea».