Malauniversità: chiesta ispezione ministeriale anche per Bologna, Bari e Messina

GaragnaniAlla richiesta dei Senatori Ferruccio Saro e Giovanni Collino di un’ispezione ministeriale all’Università di Udine, si aggiunge quella dell’On. Fabio Garagnani per le università di Bologna, Bari e Messina (l’articolo integrale su: il Resto del Carlino, Bologna 21 giugno 2006).

UNIVERSITA’, ANCORA GRAVI IRREGOLARITA’

On. Fabio Garagnani. «Ho chiesto martedì scorso, in sede di audizione al ministro Gelmini, un’ispezione ministeriale a tre atenei, Bologna, Bari e Messina, in cui si sono registrate gravi irregolarità (…). Chiedo al Governo di intervenire con i mezzi suoi propri e nell’ambito delle competenze per verificare l’ennesimo episodio anomalo successo all’Università di Bologna. Il fatto risale al dicembre 2007 quando il CdA dell’Università di Bologna avrebbe attivato un nuovo incarico dirigenziale assegnato (…) senza bando di selezione (…) con forti perplessità da parte di alcuni membri del CdA in quanto presenterebbe aspetti di illegittimità per avere raggirato la legge (…). Pertanto alla luce di quanto sopra e di una sentenza della Corte dei conti di Milano che condanna due direttori amministrativi del Politecnico di Milano per un numero esorbitante di nomine di dirigenti a tempo determinato, si chiede al Governo una azione conseguente su una situazione che manifesta ogni giorno di più segni evidenti di violazione della legge e che non può essere accettata supinamente. Si evince altresì che la mancanza di regole certe e la costante violazione delle medesime nella assunzione e gestione del personale soprattutto direttivo continua a creare problemi evidenti all’Università.»

Una petizione con richiesta di modifica delle regole dei concorsi a ricercatore

La Rete Nazionale dei Ricercatori Precari ha iniziato una raccolta di firme on-line su una petizione scaturita da numerose discussioni di un gruppo di ricercatori utenti del blog della Rete. «Ci auguriamo» dicono i promotori «che le proposte che esponiamo, che ci sembrano di assoluto buon senso, possano essere condivise e sottoscritte da una più ampia platea di ricercatori in senso lato, come dottorandi e dottori di ricerca, borsisti post-dottorato, assegnisti di ricerca, professori a contratto, cervelli in fuga, ricercatori universitari a tempo determinato o indeterminato, ma anche docenti “strutturati”, e ricercatori nel settore privato. Nel bene dell’Università italiana e nel bene comune.»
Per firmare la petizione.

Malauniversità: ricominciamo da Udine con una nuova ispezione ministeriale

Saro_collino_gelminiI senatori Ferruccio Saro e Giovanni Collino hanno chiesto a Maria Stella Gelmini (Ministro dell’Università) e Giulio Tremonti (Ministro dell’Economia e Finanze) una ispezione all’Università di Udine perché ritengono ormai «urgente fare chiarezza sui conti dell’ateneo per far partire una stagione nuova e virtuosa». «Crediamo che sia giusto» aggiungono i senatori «fare luce su una gestione che riteniamo negativa; nella richiesta d’ispezione abbiamo allegato i veri conti che ci risultano. Da parte nostra non c’è alcuna volontà di arrecare danno bensì di consentire all’Ateneo di compiere un rilancio positivo per il suo futuro e il futuro di tanti giovani precari che aspettano di essere regolarizzati; è anche a loro nome e per la loro salvaguardia che l’ispezione potrà essere utile, per fissare cioè le priorità, prima fra tutte dare un futuro di stabilità a quanti aspettano, dopo tanti anni di ricerca, una doverosa regolarizzazione». Sotto accusa ci sono: l’ex rettore Furio Honsell (dimessosi il 27 marzo ed eletto sindaco di Udine), il prorettore Maria Amalia D’Aronco (che ha esercitato le funzioni vicarie fino al 27 maggio, quando è stato eletto un nuovo rettore, Cristiana Compagno) e il direttore amministrativo Daniele Livon. Queste le accuse: nel conto consuntivo 2007 non vi sarebbe il presunto utile di 12 milioni di € ma un buco di 2,75 milioni di €; spesa corrente, non coperta da sufficienti entrate, in aumento di 10 milioni di € l’anno e sempre più assorbita da stipendi e collaborazioni esterne; “correlazione fra le scelte di Honsell di scendere in politica” e le assunzioni di personale amministrativo (50 unità nel 2007 e altre 50 da stabilizzare a seguito dell’accordo del 2007); spese per i dipendenti pari al 96,11% del fondo di finanziamento ordinario, senza considerare il costo del personale a tempo determinato; bilancio preventivo 2008 bocciato, nella sua prima stesura, dal Collegio dei revisori dei conti; mancata adozione del piano di risanamento, richiesto nel 2004 dal Ministero delle Finanze in una precedente ispezione. In conclusione, secondo i senatori Saro e Collino: «l’università non deve essere più considerata proprietà e piedistallo di alcuno; il successore di Honsell dovrà portare l’ateneo ad essere svincolato da qualsiasi parte politica, sia di destra sia di sinistra».

Aquis: una secessione necessaria per cancellare la Crui e cominciare il rinnovamento dell’Università italiana

Patane_2Aquis…grana

Francesca Patanè. Aquis c’è, quello che manca è la grana.
Appena l’avranno ottenuta, gli Atenei più bravi d’Italia potranno costruire gli Imperi.
E magna di qua, magna di là, i loro Carli (i rettori degli Atenei di Aquis) potranno finalmente campà.

Sto parlando, per chi si fosse perso qualche mugugno, dei secessionisti di Aquis – l’Associazione per la Qualità delle Università Italiane – ovvero degli Atenei più “virtuosi” d’Italia, che sono partiti da dodici, sono saliti a diciannove e che – ipotizzo – aumenteranno ancora, perché in Italia, da Berlinguer in poi, si accomoda sempre tutto. Ma quali sono questi Atenei che si distinguerebbero per “produttività, competitività e solidità finanziaria”? Eccoli: Politecnico delle Marche, Bologna, Calabria, Ferrara, Milano-Bicocca, Politecnico di Milano, Modena e Reggio Emilia, Padova, Roma Tor Vergata, Politecnico di Torino, Trento, Verona, i promotori; e poi – fino a questo momento – Chieti, Lecce, Milano, Perugia, Roma Tre, Salerno e Torino.

Dicono che, siccome sono i più bravi, devono essere premiati. Con più soldi, appunto. Quelli che, secondo loro, la tetta di babbo Mur (stesso genere del papà incinto che ha fatto il giro di tutta la rete) dovrebbe produrre per pascerli e farli crescere (non d’età, considerati i vecchietti che circolano tra le cattedre accademiche italiane, ma di qualità). Ora, secondo voi, ci sono o ci fanno, questi Carli nazionali? Perché, se ci sono, non sono aqui…le, e se ci fanno, mala tempora currunt per la paciosa Università nazionale italiana. E allora, per chi non ha capito come stanno veramente le cose (Carli compresi), nemmeno dopo aver letto l’illuminante articolo di Quirino Paris, provo a spiegare io con un esempio, ricorrendo a reminiscenze da scuola elementare.
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Ma che si aspetta a commissariare gli atenei che si rifiutano di risanare i loro bilanci dissestati?

Buco_sole24oreAnna Maria Sersale sul Messaggero di oggi ritorna ancora sul dissesto finanziario che riguarda una università su tre. Questo blog si è spesso occupato in passato di tale problema con titoli molto eloquenti: Malauniversità: è l’ora del commissariamento, dell’individuazione delle responsabilità e del risarcimento dei danni (29 giugno 2007); Bilancio dell’ateneo: senese un buco che viene da lontano (9 febbraio 2007); Università di Siena: il CdA approva il bilancio col buco (9 giugno 2006).

Con l’eredità Tosi, l’ateneo senese, trasformato in un ente assistenziale ormai alla bancarotta, dà i numeri

Dopo il nostro commento (Tosi, tu chiamale se vuoi disattenzioni…) alla intervista autoassolutoria del Prof. Piero Tosi, ex rettore dell’Ateneo senese, riportiamo una sua “disattenzione”, la cui responsabilità è da condividere, ovviamente, anche con: Senato Accademico (compreso rettore e prorettore attuali), Consiglio di Amministrazione, Collegio dei revisori dei conti, direttore amministrativo, dirigente dell’area contabile…

Per rompere il muro di silenzio dei media senesi

LA CASTA DI SIENA

Mauro Aurigi. Sulle orme del celeberrimo “La Casta” di Rizzo e Stella, Raffaele Ascheri ha dedicato una documentatissima inchiesta alla casta del potere politico a Siena. Il libro appena uscito dalle stampe è in vetta a tutte le classifiche di vendita nelle librerie di Siena. Un fenomeno straordinario: non era mai successo o non era mai successo con simile intensità. Ma i media senesi, pure presenti alla conferenza stampa che Ascheri ha loro dedicato il 1° dicembre, hanno circondato l’evento di un assordante muro di silenzio. Stampa intimidita? Si tornerà prima o poi ai roghi dei libri sgraditi al regime? Può sembrare allarmistico ma io non mi posso dimenticare (la memoria familiare me lo impedisce) che la stessa cosa, la stessa sottovalutazione del fenomeno la si ebbe nei primi anni Venti dello scorso secolo nei confronti dei primi segnali del nascente fascismo. Vale ricordare che recentemente l’Associazione “Reporter sans frontière” ha pubblicato la classifica mondiale della libertà di stampa: l’Italia si piazza al quarantesimo posto. Non consola il fatto che veniamo prima della Libia o della Corea del Nord, visto che siamo preceduti perfino da stati africani come Benin e Namibia.

Ecco perché è importante questa iniziativa assunta dall’Associazione dei Grilli Parlanti: Martedì 18 dicembre alle ore 21,00 alla Lizza, nella sala dei Mutilati, Viale Maccari 3, Siena, Raffaele Ascheri presenterà il libro “La Casta di Siena“.

Hanno rotto il muro di silenzio:
Giulia Simi: Intervista a Raffaele Ascheri sul libro “La Casta di Siena”; Radio Radicale 21 dicembre 2007.
Daniela Langella: “La casta di Siena”. Intervista a Raffaele Ascheri; Prendere Parola, 29 dicembre 2007.
Franca Selvatici: Siena, nessuno ne parla ma il libro va a ruba; la Repubblica (Firenze) 3 gennaio 2008.
BLOGregular: La casta ti castra; 3 gennaio 2008.
Augusto Mattioli: «La casta senese»: fa il tutto esaurito il libro che racconta chi (e come) comanda sul territorio; l’Unità (Firenze) 6 gennaio 2008.
Associazione “Grilli Parlanti”: Video dell’incontro pubblico con l’autore de “La casta di Siena”; 8 gennaio 2008.
Stefano Bisi: Raffaele Ascheri copia: bocciato!; Corriere di Siena 11 gennaio 2008.
Stefano Bisi: Maffei e Ascheri. Il Machiavelli vero e quello falso; Corriere di Siena 12 gennaio 2008.
Romana Liuzzo: Al Palio del potere diessino; Panorama N. 5, 31 gennaio 2008.
Giuseppe Salvaggiulo: Ascheri “Ho messo a nudo la casta di Siena”; La Stampa 11 giugno 2008

Tosi, tu chiamale se vuoi disattenzioni …

Con un’intervista al Corriere di Siena, tre giorni dopo il suo rinvio a giudizio, il Prof. Piero Tosi, ex rettore dell’Ateneo senese ed ex presidente della Crui, ritorna sulla sua vicenda giudiziaria, iniziata il 24 febbraio 2006. In precedenza, era intervenuto solo al momento della sospensione dalla carica di rettore e quando, un mese dopo, rassegnò le dimissioni dall’incarico. È un’intervista da leggere con attenzione. Di seguito si riportano i passi più inquietanti, che collocano l’ateneo senese nel mondo virtuale di Second Life. Ancora un primato! A noi il compito di riportare l’ex rettore alla cruda realtà, elencando in seguito, sempre su questo blog, le sue “disattenzioni” che, indipendentemente dalla loro supposta rilevanza penale, relegano l’università di Siena all’ultimo posto tra gli atenei del nostro paese.

Autoreferenzialità
«I dodici anni di rettorato sono stati durissimi, ma sono orgoglioso di aver lasciato una Università valutata al primo posto fra i grandi atenei nonostante le enormi difficoltà finanziarie dovute alle inadempienze dei Governi a tutti note, all’interno e all’esterno dell’Università a livello locale e nazionale.»

Autostrade per i figli
«Vi possono essere nell’università italiana comportamenti da condannare e da correggere, ma è anche vero che i figli, quando si applicano a discipline diversissime da quelle dei padri o parenti e lo fanno con meriti riconosciuti in campo nazionale e internazionale, hanno il diritto di fare la loro strada. Vi sono esempi nella storia dell’università di marito e moglie che hanno vinto il premio Nobel: oggi marito e moglie (non è il mio caso) dovrebbero o l’uno o l’altro trasferirsi in altra sede? Questo non toglie, lo ripeto, che l’etica dovrebbe imporre di separare gli interessi e di far prevalere sempre e comunque il merito.»

Autolatria
«Dal 2002 sono divenuto presidente della Conferenza dei Rettori: mi sono impegnato molto e credo di aver ottenuto qualche risultato, ad esempio di aver contribuito ad evitare lo smembramento dell’università pubblica. Quando ho lasciato la Crui, essa era il primo interlocutore del Governo e del Parlamento per i problemi dell’università.»

Autoassoluzione
«È comprensibile che qualche disattenzione possa esserci stata nel mio lavoro di rettore a Siena, ma niente di scorretto o di nascosto. Sono disattenzioni che hanno costituito oggetto di imputazioni dolose, che respingo, e delle quali, ne sono certo, la Giustizia, in cui fermamente credo, riconoscerà l’insussistenza.»

Autocandeggio
«Credo nella Giustizia e quindi nel riconoscimento della mia innocenza. Certamente, la mia coscienza è assolutamente pulita.»

Autodafé
«Credo sia giunto il momento che chi ha tentato dall’interno dell’Università e dall’esterno di infangare il mio nome e la mia famiglia debba prepararsi a pagare prima di tutto nella sua coscienza e poi nelle sedi legali.»

Affitti in nero: non si risolvono i problemi se non si estirpa la causa che li ha prodotti

Mauro Aurigi. Con una frequenza piuttosto sostenuta a Siena torna a galla la questione dello scandaloso caro-affitti (pesa non solo sugli studenti universitari ma su chiunque cerchi una casa da affittare) e della sottostante e altrettanto scandalosa evasione fiscale. Mi sembra però che la discussione s’incentri tutta sugli effetti dello scandalo e non sulle cause. Invece quando si ragiona di un fenomeno, quale che esso sia, bisognerebbe abituarsi a discutere prima di tutto delle cause che l’hanno prodotto. Sennò, è come adoperarsi per eliminare il mal di denti ma non la carie.

E la causa sta tutta nell’Università o, meglio, nell’avidità e nella smodata sete di potere della sua classe dirigente: la casta feudale dei suoi baroni, del suo senato e dei suoi rettori, il penultimo dei quali è in guai seri con la giustizia e spero che sia punito in maniera esemplare. Questa casta non ha avuto rispetto né della città, né della qualità della vita dei suoi studenti, né della qualità dell’insegnamento, ma solo dei suoi poco confessabili interessi: ha trasformato una piccola università di qualità in una pessima università di massa. Oxford, che ha 100.000 abitanti ed è quasi esclusivamente universitaria, ha 20.000 studenti. Siena di abitanti ne ha 55.000 e non è esclusivamente universitaria, ma di studenti ne ha più o meno altrettanti. Ossia l’ateneo senese è come minimo sovradimensionato almeno 4 volte rispetto a Oxford, con una qualità infinite volte peggiore (vado a naso, ma mi pare che Oxford sia tra le prime dieci università del mondo, mentre Siena è affondata verso il 300° o il 500° posto).
Il tessuto sociale senese così speciale, per non parlare dell’urbanistica, non poteva non esserne stravolto: il centro storico è diventato quello che è diventato (a qualcuno può sembrare ancora decente, soprattutto se viene da situazioni peggiori, ma mi deve spiegare se questa è una buona ragione perché io debba assuefarmi a questa devastante sconcezza).
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Malauniversità a Siena: ancora rinvii a giudizio

Il Gup di Siena, Elisabetta Pagliai, ha rinviato a giudizio, il 26 novembre u.s., il professor Piero Tosi – ex rettore dell’Ateneo senese ed ex presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) – per abuso d’ufficio, falso in atto pubblico e tentata concussione, riferiti ad episodi del suo rettorato, i più significativi dei quali sono:

– L’indizione di due concorsi (per ordinario di Medicina Legale ed associato di Chirurgia plastica) senza le necessarie delibere del Senato Accademico;
– La nomina a capo dei Dipartimenti ad attività integrata (Dai) di medici che non avevano ancora optato per l’attività intramoenia;
– La nomina di sé stesso a direttore del Dai di Oncologia.
Altri due episodi, per i quali il ministro Mussi si è costituito parte civile, sono stati stralciati dal filone principale e si attende di conoscere la data della prossima udienza ed il nome del giudice.