Modifiche urgenti e necessarie per l’elezione del rettore dell’Università di Siena

Ombra_4Per un fisiologico rinnovamento e sviluppo in senso democratico del nostro Ateneo e perché l’autonomia universitaria sia realmente condivisione responsabile, collegialità e trasparenza, riteniamo necessarie alcune modifiche dello Statuto sull’elezione del rettore e le sottoponiamo alla riflessione della comunità accademica:

1) Ridurre ad uno solo i mandati di Rettore.
2) Estendere da 4 a 5 anni la durata del mandato.
3) Cancellare la proroga del mandato.
4) Obbligo di deposito presso l’Amministrazione universitaria delle candidature e delle linee programmatiche dei candidati.
5) Convocazione da parte del decano di un’Assemblea del corpo elettorale per l’esposizione e la discussione dei programmi dei candidati.
6) Adozione della procedura telematica per lo svolgimento delle operazioni di voto.
Pubblicato su: il Cittadino Oggi 2 marzo 2006.

Elezioni del rettore a Siena: un decreto illegittimo da ritirare subito

ombraseraw.jpgÈ quello emesso dal decano del corpo accademico senese l’8 febbraio c.a., per estendere anche alla sede di Arezzo il seggio per l’elezione del rettore. Tutto ciò in contrasto con l’art. 2 del “Regolamento elettorale” che, invece, prevede un seggio unico presso il Rettorato. Nel decreto si legge che lo sdoppiamento del seggio sarebbe stato deliberato dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione, rispettivamente nelle sedute del 5 dicembre e 19 dicembre 2005. In realtà, la possibilità di esercitare le operazioni di voto anche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo non è mai stata deliberata. E, comunque, non sarebbe bastata, senza una modifica del Regolamento elettorale che, tra l’altro, è stato aggiornato proprio lo scorso 2 febbraio. Occorrono regole certe ed il loro rispetto, specialmente in questo delicatissimo momento.
Per il futuro si renderà necessaria una modifica di Statuto e del Regolamento elettorale per introdurre una procedura telematica, validata a livello nazionale, che favorisca la più ampia partecipazione, assicuri la massima segretezza del voto e garantisca l’impossibilità di risalire alla volontà espressa separatamente da ciascun gruppo di votanti (studenti, dipendenti dei ruoli amministrativo e tecnico, docenti).
Pubblicato su: il Cittadino Oggi, 1 marzo 2006 e Corriere di Siena 1 marzo 2006.

Ateneo di Siena: cronaca di un declino annunciato

Aldo Ferrara. Non è infrequente che un interlocutore mi chieda dove insegni ed alla mia risposta “beh, sì insegno a Siena”, lui mi risponde con candore “ah, certo Pisa, che bell’Ateneo!”. Nell’immaginario collettivo e non, Siena non significa più Ateneo colto e proiettato nel futuro. Esattamente il contrario avveniva dopo la guerra quando l’Ateneo fu sede di prestigio. I nomi che diedero lustro si sprecano: dopo la guerra venne a dirigere la Clinica Medica Izar, maestro del nostro Di Perri, proveniente da Messina, Aminta Fieschi che veniva da Genova diede luogo ad una celebrata scuola d’ematologia, Cesare Bartorelli, fisiologo prima e cardiologo dopo, padre, tra gli altri, della moderna cardiologia, a Milano riprodusse nel Centro Monzino i suoi sogni da giovane Clinico che vedeva un futuro autonomo per la cardiologia, anche sotto il profilo assistenziale. Gallone e Rocco, grandi Chirurghi la cui Scuola è testimoniata da Trattati di Chirurgia dove tutti noi abbiamo studiato. Senza dimenticare un personaggio che ha lasciato una traccia indelebile nella immunologia ed anche nella Siena imprenditoriale, per via dello Sclavo, Giovanni Petragnani, cui mi legano ricordi d’infanzia essendo cugino di mia madre. Lasciando il panorama medico, come non ricordare il grande Franco Fortini alle cui lezioni venivano da tante altre città, anche non vicine. Questi esempi hanno lasciato una traccia di cultura e di scienza, alcuni hanno addirittura lasciato allievi che riproducessero quel percorso felice. Era il vantaggio di un Ateneo di “passaggio” dove si formavano le scuole e poi i Maestri ritornavano laddove erano partiti, dando luogo ad una staffetta ricca di testimonianze.
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Siena: l’Università di “Vera Cruz” e quella che vorremmo

Aldo Ferrara. Il prossimo Rettore del nostro Ateneo troverà una condizione emergenziale scaturita dalla pregressa gestione e che imporrà misure drastiche. E’ necessaria una rivoluzione copernicana per attuare quel cambiamento radicale imposto dalla situazione e dai tempi ormai maturi.
Le emergenze che ravvisiamo sono le seguenti:
1) Una prima emergenza è dovuta ai diritti negati ed alla trasparenza amministrativa, in un Ateneo costituito da intoccabili e bistrattabili. La mancanza di democrazia interna, di regole certe, di regolamenti attuativi, di attribuzione di ruoli definiti per gli Organi di Governo dell’Ateneo, la necessità di rendere attuativo, assai più che modificare, lo Statuto, sono tutti fattori idonei a rendere precaria la condizione democratica dell’Università e ne favoriscono gli squilibri, a danno degli studenti e dei docenti meno protetti. Ciò ha comportato come primo terreno di confronto, ahimè, quello giudiziario ove sono confluiti alcuni significativi contenziosi, tra Ateneo ed alcuni docenti. Sono, infatti, al vaglio della magistratura, e dunque da dimostrare, lesioni di diritti soggettivi, come le mancate applicazioni di normative, vere e proprie mortificazioni universitarie, che hanno indotto alcuni docenti ad avviare contenziosi extra-accademici, addirittura fino alla richiesta di risarcimento.
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Con le ultime modifiche, il Senato Accademico ha affossato il piano di Ateneo per la Ricerca (PAR)

È evidente che una reale crescita dell’Ateneo si può ottenere sviluppando la ricerca in tutti i settori, non concentrando le risorse su pochi gruppi di ricerca ma, al contrario, estendendo al maggior numero possibile di singoli ricercatori e gruppi la possibilità di accedere, sulla base del criterio della qualità, ai finanziamenti locali. A tale scopo i membri eletti nel Comitato scientifico d’Ateneo avrebbero dovuto svolgere un ruolo di garanzia fondamentale: individuare eventuali conflitti d’interesse tra ricercatori e revisori; garantire un’equilibrata assegnazione di risorse tra i differenti settori scientifico-disciplinari; valutare la congruità della cifra richiesta per evitare superflue duplicazioni di finanziamenti; verificare la corretta gestione e produttività delle risorse assegnate. Invece, l’Ateneo ha adottato un provvedimento che esautora completamente i membri eletti, mettendoli nelle condizioni di non garantire più una procedura rigorosa, trasparente ed equilibrata nell’assegnazione dei finanziamenti locali alla ricerca. Tale provvedimento è stato adottato senza che tutti i ricercatori afferenti alle quattro macroaree scientifiche avessero l’opportunità di esprimersi. Tra l’altro, la modifica è in contrasto con l’articolo 43 del nostro Statuto, che prevede che il Senato Accademico deliberi, sull’attribuzione dei finanziamenti per la ricerca erogati dall’Ateneo, avvalendosi della consulenza di commissioni scientifiche elette in modo da garantire la presenza paritetica delle varie componenti dei docenti. Infine, il provvedimento è in palese contrasto con lo Statuto, in quanto attribuisce le funzioni di garanzia ai soli membri non eletti nominati dal Senato Accademico.

Per approfondire l’argomento: “Relazione sul PAR“.

È ancora Università?

Questa riflessione è del 1989 e il titolo è redazionale. Per chi non lo avesse conosciuto, il Prof. Comparini è stato maestro della Scuola Anatomica Senese dell’Università di Siena per quasi quarant’anni.


Leonetto Comparini (1924-1999). Diciamo chiaro che l’Università è Scuola: la Scuola delle scuole: e che da sempre nella scuola c’è chi insegna e chi impara: ci sono i maestri e ci sono gli allievi. Allievi tutti lo siamo stati, perché docenti universitari, esperti cioè nell’insegnamento e nella ricerca e capaci di guidare l’uno e l’altra, non si nasce né ci si improvvisa. Si diventa; e ci vuole una maturazione lunga – tanto lunga che non finisce mai – e l’impegno, il lavoro, la fatica di tutti i giorni e – il che non guasta – la necessaria capacità. Ed è la “Scuola”, detto tra virgolette, che fa da incubatrice in questo processo alla nascita, e dopo guida la crescita fino al suo compimento. Questa realtà della Scuola universitaria, che naturalmente si rinnova traendo alimento e sostanza dalla sua stessa vita, è la spina dorsale dell’Università. Non nego che possa venir fuori domani qualcosa di diverso: ma certo non sarà più l’Università.
Io sono felice di aver vissuto pienamente questa realtà. Debbo dire che se qualcosa sono riuscito a dare – e penso, in tutta franchezza, di averlo fatto – molto anche ho ricevuto da questa straordinaria esperienza.

Università di Siena: il degrado, la democrazia incompiuta e il gioco “da spalla” di qualche candidato a rettore

Scrivevamo, il collega Aldo Ferrara ed io, nell’ottobre 2004.

«Assistiamo con sconcerto ad una condizione dell’Università di Siena in stato ormai comatoso. Non solo i tagli gravissimi alla Ricerca hanno privato gli Atenei di quella connotazione di sviluppo ed avanzamento scientifico, fiore all’occhiello di tante città, ivi compresa la nostra, ma soprattutto i tempi registrano un degrado anche morale nei nostri Atenei, cui non si assisteva da tempo.
Il degrado nasce e deriva dalla democrazia incompiuta nell’Ateneo. Abbiamo assistito ad una progressiva involuzione della situazione universitaria, sin dopo il Sessantotto, che lascia presagire sviluppi assai incerti. Ciò non comporta che l’Università si spenga in un cupio dissolvi, ma certo sta cambiando pelle, un “diplomificio” con un sapere critico ridotto a zero ed uno tecnico poco più di un Liceo superiore.
Ma il degrado scientifico e culturale è figlio di quello etico-morale perché registriamo da troppi anni una progressiva e resistibile ascesa di uomini sempre più dotati di autorità, anche da noi conferita, e sempre meno di autorevolezza. Si è passati dalla democrazia mancata, dell’epoca baronale, peraltro non ancora spenta, alla farsa della democrazia apparente, quando per i massimi ruoli di dirigenza, i nominativi venivano scelti nel ridotto di una stanza dei bottoni, o più semplicemente, in un corridoio e la candidatura era manifestata epistolarmente in modo unico, secco, senza alternativa alcuna. Poi si è passati alla fase di maggiore partecipazione, con due candidati, di cui spesso uno giocava da “spalla”, per poi farsi accreditare ed omologare alla maggioranza. Una democrazia incompiuta e tuttora “dirigèe”.
Ora è necessaria una democrazia veramente compiuta, che sappia parlare un linguaggio a più voci, che attivi la mente e agiti entrambe le mani soprattutto contro la prevaricazione di ogni sorta. Occorre passare subito a una fase innovativa, per ricominciare a sperare, partecipare e lavorare, non solo in vista di Eventi o grandi Eventi ma, più umilmente, nelle aule con gli studenti e nei laboratori, all’insegna della trasparenza, certezza delle regole, qualche aggiornamento di Statuto, equità in abbondanza e nessun conflitto di interesse.»

Corriere di Siena 24.10.04 e il Cittadino Oggi 23.10.04