Beppe Grillo e le preoccupazioni del sindaco di Siena

BeppegrilloBeppe Grillo ha iniziato il suo spettacolo “Reset”, a Siena, raccontando che la sera precedente era stato contattato da una persona che, qualificatasi come portavoce del Sindaco, manifestava le preoccupazioni del primo cittadino per il previsto intervento di Mauro Aurigi. Grillo propone un contradditorio, nel corso della trasmissione, mediante un collegamento telefonico skype con il sindaco stesso. Il sedicente portavoce del sindaco declina l’offerta, ringrazia e non si fa risentire. Il filmato presentato da Aurigi nel corso dello spettacolo è visibile su You Tube.

Per abolire l’attuale legge elettorale e ridurre a due i mandati dei parlamentari

Mariocaligiuri_2I funzionari di partito sono oggi la prima professione in Parlamento: 21,4% alla Camera e 19,5% al Senato. È il risultato dell’attuale legge elettorale, delle liste bloccate e dell’abolizione del voto di preferenza. Di seguito le proposte di Mario Caligiuri pubblicate sul Quotidiano Nazionale (12 marzo 2007).

Assalto al Parlamento dei funzionari di partito: diciamo basta con un referendum

Mario Caligiuri. Quando parla Luciano Violante, non lo fa uno qualsiasi. Bisogna stare sempre attenti a quello che dice. Dopo essere stato il presidente della Commissione Antimafia negli anni caldi di tangentopoli e della decapitazione del ceto politico di tutti i partiti, tranne il suo, fece il presidente della Camera. Nell’intervento di insediamento si riferì anche ai reduci di Salò: si vede che pensava più in alto. Nella legislatura successiva da presidente della Camera, d’amblai lo diventò del solo gruppo dei ds: in democrazia, soprattutto in una come la nostra, è una circostanza perfettamente normale. Adesso ha chiesto il rinvio della raccolta delle firme per il referendum elettorale. Ma l’abolizione di questa legge non era un punto irrinunciabile previsto nelle 281 pagine del “sacro testo” dell’Ulivo? In tutte le piazze italiane i candidati del centro sinistra si erano stracciati le vesti per dire a chiare lettere che, una volta al governo, avrebbero cancellato con un tratto di penna una legge antidemocratica.

Continua a leggere

Viaggio in Internet sui politici di professione nel governo

Mario_caligiuriUn articolo dell’amico Mario Caligiuri alla scoperta, dai siti Internet di Camera e Senato, del curriculum «professionale» dei politici al governo (dal Quotidiano Nazionale del 25 febbraio 2007).

Campano tutti (o quasi) di politica, ma nelle biografie provano a nasconderlo

Mario Caligiuri. E dire che come fantasia avevano addirittura superato Walt Disney. ‘La carica dei 103’ membri del Governo Prodi si è infranta dopo solo otto mesi di fronte ad un voto di fiducia sulla politica estera. Perché è successo? E per responsabilità di chi? Come nel racconto La lettera rubata di Edgar Allan Poe, la risposta è lì, davanti agli occhi di tutti. Colleghiamoci su Internet per vedere chi siano i protagonisti di questa vicenda italiana. Cominciamo, per comodità di analisi, dai due dissidenti che hanno fatto mancare i due voti decisivi: i senatori Fernando Rossi e Franco Turigliatto. Rossi è di Ferrara ma, chissà perché, è stato nominato nelle Marche: come si è visto, il Senato non poteva fare a meno di lui. Da primo firmatario ha presentato due disegni di legge ed è intervenuto tre volte in assemblea e sei volte in commissione. Finora non si è sforzato granché, ma ritengo che sia nella media. Turigliatto almeno è stato indicato nella regione di nascita: il Piemonte dalle carducciane ‘scintillanti vette’. Un solo disegno di legge porta per prima la sua firma ed è intervenuto tre volte in assemblea. Anche lui non è Stakhanov. Una lancia però va spezzata: forse, a differenza del Segretario di Rifondazione Franco Giordano e di tanti altri, loro due avevano preso sul serio la manifestazione di Vicenza e anche nelle votazioni al Senato ritenevano di stare ancora sfilando in piazza delle Erbe. Nessuno li aveva avvertiti del ‘contrordine compagni’.

Continua a leggere

Uno sguardo dal ponte

PontesullostrettoAldo Ferrara. Lo sguardo si lancia lontano nello Stretto di Messina ma va al di là di Scilla ed oltrepassa Cariddi. Messina è stata il crocevia del malaffare universitario, sin dai tempi della denuncia del Procuratore Cavallari. Memento storico o cronistorico: l’affaire Cuzzocrea. Il ricordo va ad un’inchiesta. Il delitto Bottari determinò anche il cosiddetto “caso Messina”, che portò alle dimissioni del Rettore Cuzzocrea e consacrò la città come “verminaio”. Ecco le tappe di quei primi sei mesi del 1998 che sconvolsero lo Stretto in tutte le sue componenti: Università, Procura, Policlinico.
Le tappe dell’inchiesta
– 15 gennaio: Matteo Bottari viene ucciso mentre torna a casa dalla clinica Cappellani.
– 11 febbraio: la commissione parlamentare antimafia arriva a Messina. Nasce la definizione “verminaio”.
– 11 marzo: mentre la commissione prosegue l’inchiesta con audizioni e nuovi sopralluoghi, il presidente del Consiglio, ricevuto il primo rapporto, chiede le dimissioni del sottosegretario agli Interni, Angelo Giorgianni (già pm alla procura di Messina).
– 14 marzo: la procura generale di Messina chiede 15 rinvii a giudizio nell’inchiesta sulla farmacia del Policlinico universitario. Lo stesso giorno, Giorgianni viene “licenziato”.
– 17 marzo: arrivano in procura gli ispettori inviati dal ministro Flick.
– 24 marzo: il CSM apre un procedimento nei confronti del procuratore di Messina, Antonino Zumbo.
– 4 maggio: Diego Cuzzocrea è riconfermato rettore.
– 10 giugno: lo stesso Magnifico si autosospende dopo aver ricevuto un avviso a comparire dal pm del Dipartimento distrettuale antimafia (Dda) che indaga sull’omicidio Bottari.
– 24 giugno: nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio Bottari, viene indagato come mandante Giuseppe Longo. Lo stesso viene arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Per una completa comprensione dei fatti in esame si rimanda all’articolo di Daniele De Joannon, nel giornale messinese Centonove e all’intervento della deputata DS Angela Napoli in Commissione Antimafia. Noi non abbiamo nulla da dire, lasciamo che parlino gli altri. Ah, solo un’aggiunta: “Messina, o cara ….”

Università: un ente assistenziale a conduzione familiare

F_giavazziLecceNel fondo del Corriere della Sera di oggi, Francesco Giavazzi, parlando anche di Università, ricorda la “dissennata politica di assunzioni” dell’Ateneo leccese. È proprio vero che le università del Centro e del Nord siano immuni da tale dissennata politica di assunzioni?
Francesco Giavazzi (…) «All’università di Lecce il numero dei dipendenti addetti a mansioni tecniche e amministrative supera il numero degli insegnanti (non è sorprendente dato che lo statuto dell’università prevede che il personale amministrativo abbia il 20% dei voti nell’elezione del rettore). Avendo bruciato tutte le risorse in una dissennata politica di assunzioni, il rettore è stato costretto a sospendere il riscaldamento (nelle aule, non certo negli uffici amministrativi, dove il riscaldamento funziona anche il pomeriggio, quando le stanze sono deserte). Pochi in città sembrano preoccupati dello stato della loro università: i figli della buona borghesia salentina studiano a Bologna, a Torino, a Milano. All’università di Lecce sono rimasti i figli di chi non può permettersi di mandarli al Nord. Chi è più di sinistra? Chi vuole riformare l’università, oppure chi nella Finanziaria ha imposto di stanziare più fondi per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici?» (…)

Esce di rado. Parla ancora meno. Fa riflettere

Adriano_celentanoPena di morte, la croce di Pannella
Dal: Corriere della Sera del 11 gennaio 2007
Adriano Celentano. Lodevole da parte della Perego, aver scelto di dedicare al tema della pena di morte la puntata di «Buona Domenica» in onda il giorno della Befana. Una data in perfetta sintonia, fra l’altro, con l’arrivo dei famosi Re Magi, che da così lontano venivano a rendere omaggio a coLui che con tanto amore ci ha donato la vita. Una trasmissione interessante anche per gli ospiti che vi partecipavano. Triste però, per la crocifissione che gran parte di questi, ipocritamente, tra un sorrisino e l’altro, hanno inflitto al povero Marco Pannella, la cui unica colpa (coi suoi digiuni) è di rischiare la vita per chiedere al mondo di abolire la tremenda vergogna della pena di morte, una vergogna che macchia le coscienze dei popoli degli Stati che la praticano. Marco, non ti hanno neanche lasciato parlare! Una pecca, questa, della conduttrice, che seppur bella e simpatica si è lasciata prendere dalle grida di contorno, spesso fuori luogo a partire da quelle del pubblico, perdendo di vista invece il protagonista Pannella, unico politico che da anni, anche fisicamente, si batte per i diritti civili. Caro Marco ti ho sempre ammirato, anche quando talvolta non condividevo la tua battaglia. Anche in quei casi vedevo in te buona fede e trasparenza priva di strumentalizzazione.
Ho acceso il televisore proprio quando stava parlando Sgarbi, e da quel che ho capito, egli trovava il tuo digiuno contro la pena di morte un po’ in ritardo. Secondo lui avresti dovuto cominciare a digiunare dal giorno in cui Mussolini e la Petacci furono appesi in «Piazzale Loreto». Uno scempio duplice quello di allora, poiché non solo si è ucciso, ma si è ucciso senza un regolare processo. Resta comunque il fatto che anche in quell’occasione la cosa più tremenda è che si è ucciso. Però cosa c’entra questo col digiuno che sta facendo Pannella? … Scusami Vittorio, stavolta non ti capisco. È come se tu dicessi: «Allora perché nessuno fa lo sciopero della fame per l’uccisione di Giulio Cesare?». Quel che conta, secondo me, è la presa di coscienza di quel momento. Di quel momento del 2006 quando per la prima volta tutto il mondo ha visto impiccare un uomo in diretta. Un passo avanti per quanto riguarda lo spettacolo della morte; perché ora ce la fanno anche vedere. E se facciamo i bravi la prossima volta potremo assistere agli spasimi del condannato, minuto per minuto fino alla sua completa lacerazione. Un pasto più che prelibato per quelli come Borghezio, che ha trovato addirittura edificante l’impiccagione di Saddam. Se vai avanti così Borghezio, mi sa che Bossi ti licenzia…
Continua a leggere

Per un’Università un po’ normale ed un’informazione più corretta e più pungente

Per buon auspicio, cominciamo il 2007 riproponendo gli auguri che ricevetti per il 2006 da un giornalista che aveva ascoltato un’intervista sull’Università di Siena, da me rilasciata a Radio Radicale. Anno straordinario, il 2006, e ricco di avvenimenti per l’Ateneo senese e l’istituzione universitaria che questo blog, per scelta, ha affrontato solo in parte. Avremo modo di ritornarci nel corso del 2007. Testo dell’intervista.

Caro professor Grasso,
semplicemente per augurarle di cuore un bel Natale 2005 e un nuovo Anno 2006 ricco di soddisfazioni. Con la speranza (e il desiderio) di riprendere l’anno prossimo la giusta battaglia: per me dell’informazione più corretta e più pungente sulle cose vere e contro i falsi miti; per lei di una Università che sia almeno soltanto un po’ normale. Però come vede con tutto quello che sta succedendo, la normalità qui da noi assomiglia alla chimera. Ma la battaglia continua…
Cordialità e auguri

Anche Mina Welby, oltre i radicali, strumentalizzerebbe Piergiorgio?

MinawelbyOra continuiamo insieme la battaglia di Piergiorgio
Da: la Repubblica del 30 dicembre 2006
Mina Welby. Gentile Professor Marino, sono Mina Welby e le scrivo insieme a Piergiorgio per rispondere alla sua lettera. La ringraziamo per il tempo e l’impegno che ci ha dedicato. Purtroppo non è valso a far dilazionare, anche se solo per un piccolo periodo di tempo, la ferma e determinata decisione di Piergiorgio. In tanti anni che abbiamo vissuto insieme eravamo in continua ricerca di migliorare le sue condizioni sempre più precarie. Da qualche mese capivamo che non era rimasto molto tempo per condurre insieme, complici da sempre, la battaglia per i diritti civili di tutti.
Oggi 21 dicembre continuo, da sola, questa lettera con il profondo rammarico di non essere riuscita a frenare la folle corsa al traguardo di Piergiorgio. Poche ore prima della sua morte, ieri sera, mi ha passato il testimone dicendo che il *Calibano deve andare avanti, dandomi la password per il suo blog. In questo gesto ho capito che eravamo tutti investiti di portare avanti, discutendone, e studiare insieme quei temi, da lui portati avanti con dolorosa urgenza.
Nel mio grande dolore per la perdita di questo grande uomo della mia vita ho la consolazione di averlo visto andare incontro e terminare serenamente il suo percorso terreno. Ora è libero da quel corpo che tanto lo ha appesantito nella sua vita e al quale aveva sempre chiesto il massimo. Ho accettato la sua decisione e spero che trovi la pace, la libertà e la giustizia a cui anelava in questa vita. Anche se i nostri percorsi di fede erano differenti nella vita terrena, sono convinta che approdino in quell’infinito mare dove c’è posto per tutti.
_________________
*Un sondaggio ha eletto Calibano Welby blogger dell’anno 2006.

Riflettiamo con l’editoriale del “Foglio” sul partito dei valori che ha realizzato la volontà di Welby

FoglioLeadership radicale
Da: Il Foglio del 23 dicembre 2006.
(…) Ancora una volta, come oramai da decenni, un piccolissimo partito composto di nemmeno duemila iscritti, che alle elezioni oscilla tra l’uno e il due per cento, si dimostra capace di esercitare un’influenza profonda sul paese. Sul suo dibattito pubblico, sulle scelte fondamentali che riguardano la vita e la morte, su quella politica alla quale in fondo sembra non appartenere. Un non-partito che si muove ai confini della politica, e proprio per questo è capace di cogliere quello che in Italia dalla politica resta fuori, ma tocca profondamente la vita pubblica. “Una singolare forza politica – dice lo storico Gian Enrico Rusconi – che non sa organizzarsi come un partito e che quando ci prova fa dei gran pasticci, piena di personalità egocentriche, ma in cui il vizio personale diviene virtù collettiva, perché permette loro di cogliere problemi reali che nessuno, per ragioni di opportunità, può o vuole affrontare.
(…) E’ come se i radicali fossero l’altra faccia della medaglia di un sistema politico chiuso. Allo stesso tempo anticorpo e parte della malattia, o se si vuole dell’anomalia. “A cominciare naturalmente dall’anomalia prima, il ruolo delle gerarchie, che discende ovviamente dal fatto che in Italia, e non altrove, sta il Vaticano. È il loro ruolo preponderante, proprio sui temi che toccano l’etica pubblica, che crea naturalmente un contropotere”. E infatti le battaglie radicali che si sono rivelate più efficaci, anche quando sono state perse – come il referendum sulla fecondazione assistita – sono state quelle che hanno visto dall’altra parte della barricata la Chiesa cattolica. “Le battaglie dei radicali sulla fame nel mondo, o quelle in cui il confronto è stato con la sinistra, come sui temi economici, hanno avuto assai meno successo”, osserva don Gianni Baget Bozzo. Ma la ragione dei loro successi non starebbe in Italia. Al contrario: “L’Italia, per l’influenza della chiesa, è il punto di maggiore resistenza”. La forza dei radicali sta nel loro essere parte di un fenomeno più largo, un fenomeno europeo. “Il radicalismo altro non è che un laicismo conseguente: mentre i comunisti mettono il partito al posto di Dio, la concezione laicista nega anche il posto di Dio. L’uomo può decidere tutto perché non significa nulla, il suo diritto è tutto perché oltre l’uomo non c’è nulla. E’ lui il punto di riferimento, e non a caso questo concetto era alla base della Carta europea”.
(…) Secondo il liberale Piero Ostellino, i radicali “sono la prova che se un partito ha la forza dei propri principi si fa ascoltare”. Tutti gli altri “danno la sensazione di non avere principi, nessuno riesce a capire che cosa siano”. (…)

Riflettiamo con Macaluso sulle reazioni al caso Welby

MacalusoFini sente il richiamo della foresta
Da: il Riformista del 23 dicembre 2006
Emanuele Macaluso. «Le manette, le manette, è stato commesso un omicidio»: questo più o meno il grido, dopo la morte di Welby, di alcuni cattolici come Luca Volontè dell’Udc e Alfredo Mantovano di An. Richiesta analoga da parte del presidente di An, Gianfranco Fini, il quale non è cattolico integralista. Infatti votò il referendum sulla procreazione assistita, da anni studia come uscire dal vecchio guscio missino e collocarsi nella destra europea, e ora aspira a candidarsi come erede di Berlusconi. Ho spesso apprezzato questo percorso ritenendo utile alla democrazia la presenza di una destra liberale ed europeista. Ma Fini a volte sente il richiamo della foresta, quello di una destra forcaiola che in Italia ha una storia non solo nel fascismo, ma nella monarchia savoiarda, nel salandrismo, nel clericalismo, in quel coacervo di forze che hanno da sempre ostacolato la modernizzazione del Paese. Queste forze sono anche una riserva elettorale, ma non è su di esse che dovrebbe contare una destra liberale. Nel centrosinistra Paola Binetti non ha chiesto le manette ma le dimissioni di Emma Bonino da ministro. La senatrice continua a confondere i doveri dello Stato con quelli della Chiesa. E lo fa invocando il Partito democratico!