Viaggio in Internet sui politici di professione nel governo

Mario_caligiuriUn articolo dell’amico Mario Caligiuri alla scoperta, dai siti Internet di Camera e Senato, del curriculum «professionale» dei politici al governo (dal Quotidiano Nazionale del 25 febbraio 2007).

Campano tutti (o quasi) di politica, ma nelle biografie provano a nasconderlo

Mario Caligiuri. E dire che come fantasia avevano addirittura superato Walt Disney. ‘La carica dei 103’ membri del Governo Prodi si è infranta dopo solo otto mesi di fronte ad un voto di fiducia sulla politica estera. Perché è successo? E per responsabilità di chi? Come nel racconto La lettera rubata di Edgar Allan Poe, la risposta è lì, davanti agli occhi di tutti. Colleghiamoci su Internet per vedere chi siano i protagonisti di questa vicenda italiana. Cominciamo, per comodità di analisi, dai due dissidenti che hanno fatto mancare i due voti decisivi: i senatori Fernando Rossi e Franco Turigliatto. Rossi è di Ferrara ma, chissà perché, è stato nominato nelle Marche: come si è visto, il Senato non poteva fare a meno di lui. Da primo firmatario ha presentato due disegni di legge ed è intervenuto tre volte in assemblea e sei volte in commissione. Finora non si è sforzato granché, ma ritengo che sia nella media. Turigliatto almeno è stato indicato nella regione di nascita: il Piemonte dalle carducciane ‘scintillanti vette’. Un solo disegno di legge porta per prima la sua firma ed è intervenuto tre volte in assemblea. Anche lui non è Stakhanov. Una lancia però va spezzata: forse, a differenza del Segretario di Rifondazione Franco Giordano e di tanti altri, loro due avevano preso sul serio la manifestazione di Vicenza e anche nelle votazioni al Senato ritenevano di stare ancora sfilando in piazza delle Erbe. Nessuno li aveva avvertiti del ‘contrordine compagni’.

Adesso che faranno? Si allineeranno? Entrambi hanno in comune due cose: sono alla prima legislatura e come professione dichiarano di essere «impiegati». Ho cercato di approfondire su internet e di Turigliatto apprendiamo che «grazie al partito (sotto forma di concorso riservato allo staff dei consiglieri) ha conquistato il posto fisso in Regione alla soglia dei 60 anni», mentre di Rossi è noto che sia sempre stato un funzionario di partito, traendo sempre e solo dalla politica i suoi redditi. Continueranno a votare contro il Governo col rischio di non maturare la pensione? Rossi ha già dichiarato che se «fossi stato sicuro che il mio voto era fondamentale, avrei riflettuto un attimo». Adesso ha l’occasione per farlo. Turigliatto invece ha detto di voler lasciare: «A casa ho centinaia di rose da potare». Chissà se manterrà l’istinto bucolico anche nei prossimi giorni. È però profondamente errato buttare la croce soltanto su chi invece alla resa dei conti si è assunto pesanti responsabilità, perché l’inadeguatezza della classe politica è un problema molto più generale. Infatti, nell’effettuare queste ricerche mi sono preso la briga di leggere anche le biografie dei componenti del Governo.

La prima cosa che è balzata subito agli occhi è l’estrema fumosità delle loro vite. È singolare per esempio che nessuno scriva esplicitamente di essere un funzionario di partito, sebbene sia la categoria più rappresentata: qualcuno lo fa intendere, mentre la gran parte glissa con eleganza. Non sono espliciti per rispetto della privacy? Il materiale è veramente notevole. A puro titolo esemplificativo, non avendo peraltro il tempo per ricerche più approfondite, provo a fare qualche esempio dimostrativo, restringendo il campo solo ai membri dell’esecutivo ma dicendo chiaramente che la situazione riguarda tutti, compresa l’opposizione. Per esempio, gli italiani sarebbero interessati a conoscere in che cosa sia consistita «l’esperienza professionale all’ufficio della Montedison» maturata dalla Melandri, oppure dove siano stati pubblicati gli scritti di Vannino Chiti che si dichiara «studioso del movimento cattolico».

Inoltre, perché mai i ministri Rutelli, Pollastrini, Bonino, Chiti, Bersani, Mussi, Ferrero ed i sottosegretari e vice ministri Verzaschi, Annunziata, Montecchi, Letta, Lolli, Minniti, Bonato, Pinza e Casula (Antonangelo) non indicano espressamente la professione che svolgono? Saremmo anche curiosi di vedere su quali giornali si trovino gli articoli del ministro Alfonso Pecoraro Scanio e del sottosegretario Paolo Cento, che dichiarano di essere pubblicisti. Forse su qualche autorevole foglio verde che al momento ci sfugge? E vorremmo sapere perchè il sottosegretario Letizia De Torre afferma di insegnare presso una «scuola superiore di primo grado»: non sarebbe stato più bello chiamarla «scuola media»?

Di sicura utilità sarebbe conoscere il nome «delle piccole aziende metalmeccaniche», in cui cui ha lavorato il sottosegretario Rosa Rinaldi e anche i contributi previdenziali versati al ministro Arturo Parisi che ci fa sapere di essere stato «operaio forestale», prima di diventare stimato professore universitario. Inoltre, sarebbe carino sapere in quale anno Sergio D’Antoni è diventato ricercatore di diritto del lavoro all’Università di Palermo oppure, per aumentare la nostra cultura, le pubblicazioni scientifiche di Rosy Bindi allorquando «ha svolto attività accademica e di ricerca prima all’Università la Sapienza di Roma, come assistente di Vittorio Bachelet e poi come ricercatore di diritto amministrativo presso l’Università di Siena». Sicuramente ci saranno, ma per i cittadini-elettori non è agevole trovarle. Confido in un aiutino della ministra. Una forte curiosità poi ci assale quando leggiamo la professione del sottosegretario Elidio de Paoli: libero professionista. Di cosa? Di politica si potrebbe supporre, visto dove si trova. Del sottosegretario Giovanni Lolli sappiamo invece che è stato «attivo per anni nell’ambito dell’associazionismo, del volontariato e nel movimento ambientalista», ma se abbia mai fatto un giorno di lavoro nella sua vita non è dato sapere. Invece è veramente bravo il sottosegretario Stefano Boco che dice di lui: «Imprenditore commerciale. Ha operato nel settore della ristorazione e del commercio. Ha percorso studi letterari presso l’Università di Firenze». Di preciso, praticamente nulla. Ma si vede che non è necessario per essere nominati nel Gabinetto.

In definitiva, le biografie dei membri del Governo, e poi di quelli del Parlamento, sono una lettura davvero istruttiva, e invito i lettori a consultare i siti governo, camera e senato, chiedendo di segnalare eventuali imprecisioni di cui siano a conoscenza. Infatti, le biografie dei nostri parlamentari sono uno spaccato fedele dell’Italia di oggi, rappresentando una materia di studio che merita davvero di essere approfondita, per conoscere davvero da chi siamo governati. Una prima, netta impressione è che in gran parte i nostri politici sembrano imprecisi e omissivi finanche nella descrizione delle loro vite. Figuriamoci se si mettono all’opera.

Il blog di Mario Caligiuri Politica, quanto ci costi?

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