Il rettore dell’Università di Siena illustra alla comunità accademica un piano di risanamento bocciato dai Ministeri delle Finanze e della Ricerca

Ripeto da anni che senza un preventivo risanamento strutturale del bilancio e un ridimensionamento dell’ateneo non ci sarà futuro per l’università di Siena. Sorprende, perciò, che il rettore insista con Unisi 2015 – pomposamente definito un progetto per l’Università – che non prevede l’equilibrio della gestione economico-finanziaria dell’ateneo neppure nel 2016. Com’è noto, il piano punta esclusivamente sulle dismissioni immobiliari e sul prepensionamento indiscriminato dei docenti; in tal modo si abbassa la qualità della didattica e della ricerca e si affossa definitivamente l’università di Siena. Una conferma autorevole di tutto ciò ed una bocciatura del cosiddetto piano di risanamento vengono proprio dalla Ragioneria Generale dello Stato che preclude per l’amministrazione universitaria la possibilità di continuare ad alienare i beni immobili e riafferma il divieto di ricorrere ad ulteriori forme d’indebitamento, che, per l’università di Siena, è attualmente del 34%. Allora, che senso ha che il rettore faccia il giro delle Facoltà e dei Dipartimenti per illustrare alla comunità accademica un piano di risanamento inefficace, dannoso e per giunta bocciato dai Ministeri competenti?

Università: la Ragioneria Generale dello Stato “boccia” il piano di risanamento

Raffaella Zelia Ruscitto. Nubi minacciose incombono sull’Università di Siena. Sebbene la situazione non sia affatto florida ormai da tempo, visti i debiti a bilancio che hanno costretto a tagli nelle borse di studio e negli assegni di ricerca, alla cessione del lavoro interinale, al blocco del turnover, c’è stato chi, nel piano di risanamento Unisi2015, aveva sperato di scorgere una qualche “luce fuori dal tunnel”. 
Mentre si attende di conoscere dalla Magistratura i nomi dei 27 (pare) rinviati a giudizio per il dissesto (i documenti sarebbero già stati firmati dal Gip) ecco una nuova “tegola” sulla dirigenza dell’Ateneo.
Fonti del Ministero dell’Economia e delle Finanze riferiscono di una lettera giunta, per conoscenza, appena prima di Pasqua all’Università di Siena e rientrante in un carteggio tra dicasteri (quello delle Finanze, appunto, che scrive a quello dell’Istruzione) in cui si riferisce della situazione economica dell’Ateneo senese.

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Sempre più stringente il dibattito sul “risanamento possibile” dell’università di Siena

Silvio Pucci (candidato delle Liste Civiche Senesi al Consiglio Comunale) (Da: Zoom 4 maggio 2011). Stupefacenti le dichiarazioni sia di Ceccuzzi che di Nannini a proposito dell’Università di Siena. Di fronte ad un dissesto da cataclisma, che aumenta di anno in anno, Ceccuzzi vorrebbe creare nuovi posti di lavoro, con un protocollo tra le istituzioni e le due università, quando tutti sanno i problemi di garantire l’occupazione attuale. Vede inoltre la soluzione della crisi in un rinnovo dello statuto e della governance dell’ateneo, quando queste procedure sono obbligate per legge e non sono certo mirate a risanamenti finanziari. Proposte concrete, quindi: zero. Per contro, Nannini, sciorinando peraltro dati erronei ed evidentemente istruito da chi vuol difendere l’attuale amministrazione universitaria dopo che Ceccuzzi l’ha scaricata pubblicamente («… è stata oggetto di comportamenti predatori», senza dire da parte di chi!), scambia l’Università per un’azienda che deve fare profitto per sé e per il territorio. È evidente che i due commettono il medesimo, letale e diffuso errore, di distrarre l’istituzione universitaria dai suoi fini principali: la didattica e la ricerca. Gabriele Corradi e la sua coalizione hanno invece delle idee concrete per il risanamento e il rilancio dell’Ateneo, compatibili con il sensibile calo delle risorse anche da parte di Banca e Fondazione e con il fatto che l’università è un ente autonomo sul quale il Comune ha poca voce in capitolo, pur essendo rappresentato (per ora) in Consiglio di Amministrazione. Un robusto risparmio, rispetto ad un disavanzo strutturale che quest’anno sarà di quasi 40 milioni di euro (e non 20 come detto da Nannini) può realizzarsi nel rapporto con gli enti locali dove insistono le strutture distaccate dell’Ateneo: Arezzo, Grosseto, Colle Val d’Elsa, San Giovanni Valdarno. Nessuno chiede di chiuderle, ma di spostare tutte le spese di gestione sui Comuni e le Province che le ospitano. Un’operazione che il Comune può e deve gestire senza sottostare ai ricatti, come quello recente del compagno di partito di Ceccuzzi, Fanfani, che ha tirato in ballo l’ipotesi di un termovalorizzatore in Valdichiana pur di proteggere l’Università di Siena in Arezzo, cioè il doppione della Facoltà di Lettere. Prima di Tosi, gli studenti sceglievano Siena perché articolata su poche Facoltà, alcune molto buone, in una città vivibile e sicura, con molti buoni servizi. Ora, va riorganizzato il personale nel rispetto delle leggi, con attenzione alla ricerca e alla didattica e cercando collaborazione nel Governo per il comune obiettivo di recuperare un’antica e prestigiosa università, senza demagogiche forzature come quella del deputato Ceccuzzi che chiese una legge speciale per ottenere erogazioni a fondo perduto. Ma nulla potrà avvenire finché, ma pare sia prossimo, non siano state individuate e censurate le spaventose responsabilità di chi ha causato il disastro in evidente assenza di controlli e comunque nell’indifferenza delle istituzioni locali.

All’università di Siena non chiudono i “corsi inutili” (privi dei requisiti minimi di decenza) ma quelli utili, dove i docenti non hanno forza accademico-politica

Un intervento di Rabbi Jaqov Jizchaq a margine delle dichiarazioni sull’università dei candidati a sindaco di Siena Franco Ceccuzzi, Gabriele Corradi, Alessandro Nannini, Laura Vigni e Michele Pinassi.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Temo che a molti non sia chiaro a che punto è la notte; il dibattito intorno all’università per questo motivo scade a volte in toni stucchevoli e manieristici. La linea esposta dalla Vigni sarebbe quella giusta: dico “sarebbe”, perché questa demagogia dei “corsi inutili” sta diventando asfissiante. Atteso che a mio avviso la linea corretta, ancorché utopica, sarebbe 1) chiudere ciò che a Siena (e dintorni) non è più sostenibile e 2) trasferire docenti e ricercatori presso altra sede ove possano onorevolmente seguitare a svolgere la loro attività, ritengo che la notizia che si stiano chiudendo proprio i corsi creati per dare un posto ad un professore, sia assai imprecisa, se non addirittura fantasiosa. Essa appare più che altro un bolso espediente retorico e giornalistico per fornire una qualche interpretazione a posteriori e per tentare di dare un senso a ciò che sta accadendo, un po’ fatalisticamente, un po’ sotto la spinta di altre dinamiche, che non quella della ricerca dell’eccellenza. Come “modest proposal”, chiederei a chi interviene su questo tema, abbandonando logore e ripetitive liturgie, di esprimersi in modo esplicito, elencando le famose “cose inutili” della cui avvenuta eliminazione ci si debba compiacere; da parte mia, nel mio piccolo, molto umilmente, credo di aver enumerato un certo numero di cose inutili della cui sopravvivenza mi dispiaccio. È a tutti gli effetti una balla, che si stiano chiudendo solo i corsi “inutili”: quando uno stimato ordinario, di quelli che non hanno moltiplicato i posti praeter necessitatem, va in pensione, la cattedra oramai chiude per mancanza di turn over, senza che ciò abbia nulla a che vedere con l’utilità o l’inutilità: sfido chiunque a dimostrare che stanno chiudenedo proprio quei corsi “inutili” creati per dare un posto a un professore. Questi corsi sono in gran parte ancora lì, vivi e vegeti: giustappunto… perché hanno dato un posto a molti professori! Chiudono gli altri, ossia quelli che, per inettitudine, forse, più che per onestà, mercimoni di posti non ne hanno fatti a sufficienza e in questa fase non hanno pertanto le staliniane “legioni” da schierare onde soddisfare i famigerati draconiani requisiti minimi di docenza (sovente confusi coi requisiti minimi di decenza) e per affrontare le legioni “nemiche”; chiude in definitiva, chi non ha la forza politica per imporsi. Ai sopravvissuti baciati dalla fortuna, oltre a ricordare il macabro anatema scritto sotto un teschio in Santa Caterina della Notte: “io fui come tu sei, ma tu sarai come io sono adesso”, raccomanderei almeno un po’ di contegno, quando apostrofano come “inutili”, colleghi sovente più titolati e incardinati in materie più serie delle loro, giacché la qualità scientifica è altra cosa dalla demagogia e dalla forza accademico-politica.
Noto però che finalmente si incomicia a ravvisare nella perdita di migliaia di studenti un serio problema: taluni, abituati forse a sfamarsi attendendo la manna dal cielo, salutavano fino a non molto tempo fa la fuga di un pochi “di questi cilandroni” con sollievo. Ma uno studente che studia, cosa ci viene a fare a Siena, se l’offerta didattica peggiora a vista d’occhio giorno dopo giorno? Il possedere una competenza specialistica pare essere un grave indizio di inutilità; i vituperati corsi sul bue muschiato, lungi dall’estinguersi, proliferano e col meccanismo degli accorpamenti divengono la regola generale cui uniformarsi, a danno e detrimento della serietà scientifica e disciplinare: d’accordo, è il mix letale di disposizioni nazionali che assomigliano ad esercizi di cinismo, congiuntura economica e finanze locali sempre più dissestate, ma non è che questo possa costituire un alibi per non tentare nemmeno di arginare la deriva entropica. Lo studente che studia guarda su internet dove può studiare la materia che gli interessa: se la trova a Siena, se la confezione gli pare allettante, può anche darsi che venga; sennò, va altrove: come sa Nannini, che produce dolciumi e delicatessen, il puntare sulla genericità nel commercio del “made in Italy” e delle specialità locali, alla lunga non paga. Credo pertanto che scelte di basso profilo, senza alcuna ragion d’essere, né scientifica, né professionale, né la possibilità di proseguire verso una ben chiara e identificabile specializzazione, dopo caotici grovigli triennali indecifrabili e di accedere a studi post-universitari, siano il viatico del fallimento: ma avete idea oramai di quello che offre il mercato europeo (non solo italiano)? Di belle città è piena l’Europa e oramai la politica delle importanti università è quella di attrarre studenti da tutto il continente con proposte allettanti. La competizione è forte già a livello regionale e c’è da vergognarsi a star qui a disquisire di corsi di laurea senza capo né coda, di doppioni distaccati ecc., tutta roba provincialoide fuori dal mondo.

Non è accettabile che con la crisi profonda dell’ateneo senese la direttrice amministrativa si sia garantito il massimo dell’indennità

Le dichiarazioni sull’università del candidato a sindaco Michele Pinassi per il “Movimento Siena 5 Stelle”.

Michele Pinassi. Finché ci sono i soldi va tutto bene, l’università ha dato lavoro a tantissimi senesi e questo indubbiamente ha portato anche ad una qualità della vita elevata, dando alle persone la possibilità di guadagnare e anche di spendere. A fronte dell’autonomia dell’università gestita non bene negli anni e degli scandali a cui abbiamo assistito, è fisiologico il calo delle immatricolazioni se gli studenti sono considerati l’ultima ruota del carro, spremuti dagli affittuari in nero e dall’aumento delle tasse universitarie in un momento in cui per la mancanza di soldi i servizi sono diminuiti per qualità e prestazioni. L’università dovrebbe levare la politica dai ruoli dirigenziali e concentrarsi sulla sua vera e unica ricchezza, gli studenti: l’università senza universitari non ha ragione di esistere. Io faccio parte dei 1.100 tecnici amministrativi che si sono trovati a subire la decurtazione degli stipendi, a febbraio ero in piazza con un cartello in cui denunciavo una busta paga di soli 770 euro: non credo che ci siano persone in città in grado di affrontare il carovita con una busta paga del genere. Pur stimando e apprezzando il suo lavoro, la direttrice amministrativa non ha avuto alcuna remora a garantirsi il massimo dell’indennità: da cittadino a fronte di una crisi così profonda dell’università lo considero difficilmente accettabile, i sacrifici si fanno tutti. Il vizio è di andare sempre ad incidere sulle fasce più deboli e non lo possiamo più accettare.

Ateneo senese: da Oxford d’Italia a università sputtanata

Le dichiarazioni sull’università della candidata a sindaco Laura Vigni per la lista “Sinistra per Siena”.

Laura Vigni. Il passato: c’è stata un’amministrazione assolutamente imprevidente, diciamo così, superficiale, che ha fatto il passo più lungo della gamba. Noi abbiamo chiesto che i rinviati a giudizio, se condannati, siano chiamati anche al risarcimento dei danni all’università. Ci sono tante responsabilità, anche degli enti locali che nominavano i loro rappresentanti CdA, i revisori dei conti… dunque le responsabilità tecniche, ma ci sono anche quelle sindacali e probabilmente anche politiche. La linea annunciata da Riccaboni, inevitabile, è quella giusta di ridurre i corsi di laurea che erano stati creati per dare posto a un professore. Il personale attuale è effettivamente sproporzionato ed eccessivo rispetto agli standard di altre università. Per il futuro credo che sia necessario selezionare, togliere i rami secchi che appesantiscono e puntare sull’eccellenza, evitando che se ne vadano i professori migliori. Qualche anno fa Siena veniva definita la Oxford d’Italia, nel frattempo questo patrimonio è stato sputtanato. Recuperiamo sul piano economico, ma puntiamo sempre sull’eccellenza. Alcune facoltà sono sempre state un fulcro: Giurisprudenza, Medicina, ora anche alcune facoltà scientifiche; Lettere ha un patrimonio enorme a cui non dobbiamo far scontare il fatto che nel settore umanistico girano pochi soldi. Si devono fare sacrifici, ma soprattutto da ora in poi non devono più essere fatti sprechi: quanto fatto dal direttore amministrativo Miccolis, chiamato in un momento in cui era chiaro che serviva un risanamento, non ha dato il buon esempio.

La mala gestione dell’università di Siena riguarda gli ultimi tre rettori

Le dichiarazioni sull’università del candidato sindaco Alessandro Nannini sostenuto da: Pdl, Lega Nord, lista civica “Io Amo Siena” e Movimento per la Difesa della Senesità.

Alessandro Nannini. I 7.000 iscritti in meno all’università negli ultimi anni sono soldi persi, forse anche una perdita di valore immobiliare a Siena. È un problema serio che va affrontato tutti insieme: perché non vengono più a Siena? Dobbiamo portare di più i ragazzi a Siena, farceli vivere qualche giorno, promuovere altrove la nostra città, magari organizzando campagne con le camere di commercio locali, per mostrare che Siena è una città meravigliosa e anche sicura, facciamolo vedere anche ai genitori. Il crack? Come sempre sarò sincero, anche a costo di perdere voti: negli ultimi 10-12 anni ci sono state problematiche di mala gestione. In questo ritengo che Focardi abbia sbagliato a non renderle pubbliche subito. Ma comunque diciamolo: l’università non ha perso 250 milioni di euro, ne ha persi 20 all’anno. Ed evidentemente da Berlinguer a Tosi qualche problema devono averlo avuto anche loro. In teoria non è qualcosa di cui dovrebbe occuparsi il sindaco, ma adesso bisogna curare questi 20 milioni che si perdono ogni anno con iniziative più specifiche. Lo merita la tradizione del nostro ateneo.

L’Università di Siena come ammortizzatore sociale

Le dichiarazioni sull’Università del candidato sindaco sostenuto da: “Nuovo Polo per Siena” (Fli, Api, Udc), “Liste Civiche Senesi” e Lista civica “Per Corradi sindaco”.

Gabriele Corradi. Due anni fa qualcuno ha alzato il coperchio e ci si è accorti di un buco da 250 milioni di euro che non avviene dalla mattina alla sera, viene da lontano, volontariamente è stato tenuto nascosto. Si è presa l’università come ammortizzatore sociale, senza nulla togliere a loro ma si sono assunte persone che non servivano per creare consensi, basterebbe guardare il rapporto tra dipendenti e professori che c’è – per dire – alla Bocconi. E si sono aperte sedi in tutti i paesi da Colle a San Giovanni Valdarno. Arezzo costa 13-14 milioni di euro l’anno, ma perché se Arezzo vuole l’università non se la paga? E così Grosseto. Come se ne esce? Col concorso di tutti e l’aiuto del Ministero, con cui bisogna avere rapporti: non si può sempre criticare la Gelmini, bisogna parlarci e trovare insieme la soluzione. E ragionare con Comune e Provincia anche per un riequilibrio del personale, che è giusto non perda il posto e lo trovi in un altro ente.

Bisogna ripartire per creare un centro di eccellenza: io ho frequentato il primo corso di Scienze Economiche e Bancarie a cui venivano da tutta Italia, perché era l’unica; adesso perché uno deve venire a Siena a fare Economia e Commercio se lo trova da tutte le parti? Se non si ricrea eccellenza, la gente non viene. Negli ultimi cinque anni l’ateneo ha avuto 5.000 studenti in meno, che sono 5.000 posti letti in meno, 10mila pizze al giorno in meno. Uno si domanda perché uno studente dovrebbe venire, cosa offre Siena: un luogo di aggregazione? Un cinema? Perché non facciamo pubblicità per richiamare gli studenti? Io quando perdevo 20 clienti in una filiale mi chiedevo il perché e mettevo in piedi le azioni per recuperarli. L’avete vista un’iniziativa dell’università, del Comune, della Provincia, delle istituzioni messe insieme per provare a riattirarli?’

A Siena non è pensabile di portare le industrie, oggi che chiudono in tutta Italia. Noi abbiamo l’industria della cultura, dobbiamo puntare su cultura e turismo. Poi, quando l’università riprende un po’ di fiato dalla crisi attuale, un’altra cosa che dovremmo fare è puntare sulla ricerca: non solo Siena Biotech, ma creare incubatori. Cito la realtà di Pisa: accanto alla Scuola Sant’Anna e alla Normale nascono decine di aziende fatte da giovani studenti che provano a sviluppare la ricerca che fanno dentro l’università, è un motore perché riesce a dare opportunità di lavoro ai giovani. Mi stupisco che a Siena non si sia creata questa opportunità: non è semplice, non si fa dalla mattina alla sera, ma lavoreremo anche su questo, per permettere a chi si laurea di rimanere.

Università di Siena: spigolando nell’intervista del candidato sindaco del Pd che ha promesso mille posti di lavoro

Solo alcune considerazioni a margine dell’intervista a Franco Ceccuzzi.

1) Intende creare nuovi posti di lavoro nell’Università di Siena?
2) Di quale piano di risanamento parla il candidato sindaco? Lo sa che attendiamo da dieci anni il risanamento strutturale del bilancio?
3) Il piano di Riccaboni (Unisi 2015) è semplicemente un “suicidio assistito” perché manda in pensione i docenti e svende il patrimonio immobiliare dell’ateneo.

Franco Ceccuzzi. Come primo atto vorrei mettere insieme tutte le forze economiche e sociali, Regione, Provincia, le nostre due università, e stipulare un patto per lo sviluppo che contenga le linee di azione da adottare tutti insieme per i prossimi cinque anni per creare nuovi posti di lavoro che permettano ai giovani senesi di rimanere a Siena.

(…) L’idea è di costruire una task force tra l’ufficio europeo del comune e quello dell’università per portare a Siena più soldi da Bruxelles, oltre a più risorse dal Governo centrale e dalla Regione.

(…) Il turismo: dobbiamo lavorare per rafforzare il marketing territoriale nei confronti dell’esterno, farsi un’idea precisa dei mercati da penetrare per portare turismo a Siena, nuovi mercati ci sono. Vorrei affidare all’università di Siena la realizzazione di un piano strategico da affidare poi alla Regione per fare promozione sui mercati internazionali.

(…) Serve controllare di più dal punto di vista sociale quello che fa l’Università, serve un modello di governo diverso. Mi auguro che l’ateneo riformi quanto prima lo statuto e passi a un CdA più snello che garantisca una salute migliore, introducendo quanto prima sistemi contabili nuovi contenuti nella Legge Gelmini. Servono procedure amministrative trasparenti per evitare quanto è successo in passato. Attendiamo con grande fiducia l’esito delle indagini e i provvedimenti giudiziari per avere giustizia di un danno gravissimo inferto alla città. In futuro servirà una vicinanza più stretta del Comune all’Università: in questo senso il piano di risanamento va gestito con grande equità, non devono essere i soggetti più deboli a pagare il prezzo di tagli e rinunce da fare in futuro. Siena ha bisogno di sostenere l’Università e le sue eccellenze, e ce ne sono tante. Bisogna svoltare, e per questo bisogna cominciare a parlare bene dell’università, senza dimenticare quanto successo ma ripartendo da qui.

L’agonia continua dell’Università di Siena tra finti piani di risanamento!

Agonia

Il perfido Suyodana (da: Zoom, 13 aprile 2011). La situazione dell’Ateneo senese precipita velocemente verso il baratro nonostante che, solo ad ottobre, il disavanzo “trascorso” fosse sceso sotto i 20 milioni grazie alla vendita, dolorosa ma indispensabile, delle Scotte all’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese. Cosa hanno prodotto, da novembre ad oggi, Riccaboni e Fabbro? Ben poco di risolutivo, viene da dire, visto che alla fine di quest’anno, continuando sulla strada intrapresa, si prevede che il disavanzo risalga a 38 milioni. Il dubbio che in estate (ben dopo le elezioni comunali) non si riesca a pagare più gli stipendi sembra piuttosto credibile e preoccupa che invece si continui a trastullarsi con i giochetti sullo statuto (“questo è mio, questo è tuo, chi non è docente non è di nessuno”) o con le ipotesi di vendita degli ultimi palazzi veramente disponibili. Nel frattempo prosegue quella che in gergo si chiama “macelleria sociale”; le cui ultime vittime, dopo una lunga serie dedicata ai precari e ai tempi determinati d’ogni ordine e grado, sono i Collaboratori Esperti Linguistici (CEL), ai quali sono stati tagliati gli stipendi, in qualche caso anche del 40%. Ma l’ostilità sindacale è crescente ed impedisce di portare a casa dei risultati risolutivi che possano dare credibilità al Piano di Risanamento e permettere al vertice dell’ateneo di ben figurare nei Confronti del Ministero. Eppure è proprio a Roma che Riccaboni & C. sembrano affidare ogni speranza di salvataggio, sia per sistemare il futuro, che per fronteggiare la crisi più immediata di liquidità attraverso l’erogazione anticipata del Fondo del 2012. Intanto, continuano ad incombere le 27 richieste di rinvio a giudizio per il dissesto di bilancio e le 7 indagini per le ultime elezioni del Rettore, mentre diventano sempre più “fastidiose” le dichiarazioni dei candidati a sindaco Corradi e Vigni. Dagli altri candidati, nulla da segnalare al momento; è evidente che, sia sul lato PdL che su quello PD (vedi recente intervento di Rosy Bindi), si preferisce abbassare i toni e rinviare tutto, soprattutto l’accertamento delle verità, a dopo le elezioni. Ma questo serve solo ad allungare l’agonia.

È questo il momento della costituzione di parte civile per il dissesto dell’università di Siena

La candidata Sindaco della lista Sinistra per Sienaritorna sulla crisi dell’Università e chiede che l’Ateneo si costituisca parte civile.

Laura Vigni. A qualche giorno di distanza dalla notizia che la Procura della Repubblica di Siena ha chiesto il rinvio a giudizio per 27 indagati nell’ambito dell’inchiesta sul dissesto finanziario dell’Università, auspico che si cominci così da parte della magistratura ad accertare le responsabilità di ciascuno: quanto è da ascrivere alla struttura amministrativa e contabile e quanto agli organi del governo politico dell’ateneo. In particolare chiedo di verificare la possibilità che l’Università si costituisca parte civile nel procedimento penale contro coloro che hanno raggirato centinaia di lavoratori e l’intera società civile senese producendo, per errore o per dolo, una contabilità non veritiera e contro coloro che ne fossero stati gli eventuali ispiratori, gestendo un bene pubblico senza rispettare principi etici. Coloro che hanno compromesso il bilancio dell’ateneo ne devono rispondere; non si possono chiedere sacrifici ai lavoratori e alla città senza aver stabilito le responsabilità e risarcito il danno finanziario. Solo dopo questo accertamento si potrà partire per un’operazione di risanamento che sarà inevitabilmente dolorosa, ma che gli organi accademici dovranno compiere con criteri di giustizia e equanimità, consapevoli che le conseguenze ricadranno sull’intera città. Per questo gli enti locali cittadini, pur nel pieno rispetto dell’autonomia universitaria, sono chiamati a svolgere una funzione più attiva di collaborazione e sostegno, anche di fronte a possibili iniziative governative che potrebbero essere inutilmente punitive e solo strumentali.