All’università di Siena si assumono capitani di contrada, fantini e persino cavalli, ma non Capra

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Un altro primato dell’ateneo senese: la commistione tra università e contrade, che ha portato il rettore (capitano della Chiocciola) all’assunzione di un architetto (capitano della Giraffa) quale dirigente dell’Ufficio tecnico, nonostante l’esistenza di professionalità interne, il completamento dello sviluppo edilizio e la trasformazione dell’università in un ente assistenziale ormai alla bancarotta. Il prossimo Palio lo correranno i docenti, con gli amministrativi sulle spalle che li spingeranno col nerbo di bue fuori di piazza, in San Martino. Sull’argomento è apparso un interessante articolo, di seguito riprodotto, sul settimanale “Il Mondo“, oggi in edicola.

IL RETTORE PUNTA AL PALIO PER DIVENTARE SINDACO

Fabio Sottocornola. Rivali al Palio, uniti in università. A Siena, nell’ateneo guidato dal rettore Silvano Focardi, che è anche capitano della contrada della Chiocciola, sabato 1° marzo ha preso servizio un responsabile per l’edilizia: l’architetto Gianni Neri, capitano della contrada della Giraffa. Con un contratto di tre anni, rinnovabile, dovrà coordinare la gestione degli immobili, comprese le manutenzioni di impianti «sia di natura ordinaria che straordinaria», come è scritto nel bando di concorso. Una nuova assunzione dunque, anche se l’università risulta essere tra quelle che spende di più per il personale, in rapporto ai finanziamenti ricevuti dallo Stato.
Non esisteva un dirigente in quest’area, eppure l’ateneo negli ultimi anni ha costruito parecchio: nuove sedi di facoltà (giurisprudenza, scienze politiche, lettere), nuovo polo di farmacia e molte ristrutturazioni. L’architetto è stato selezionato da una commissione fra 20 candidati. Uno di questi è stato particolarmente apprezzato: si tratta di Maurizio Capra, che lavora all’università di Bologna. Per la commissione ha «elevata preparazione ed esperienza, originalità e autonomia nell’affrontare problemi complessi, capacità di coordinamento di gruppi di progettazione, linguaggio moderno». Gli sono state riconosciute una «non comune personalità, spinta ideale e capacità di sintesi». Ma l’incarico non è andato a lui. I commissari si sono limitati a «segnalarne il notevole valore per eventuale successivo inquadramento».
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Università della Basilicata: oggi Albina Colella ha preso servizio ma le chiudono il dipartimento di geologia

UnibaslogoAlbina Colella. Oggi è un giorno di grande gioia per me: non perché sono stata riammessa in servizio, ma perché i miei studenti hanno mostrato un coraggio che neanche alcuni docenti hanno dimostrato di avere, e cioè quello di dire “e mò basta” con i soprusi. Questo mi riempie ancor più di gioia perché avviene in una regione abituata a chinare la testa e a subire l’arroganza del potere. Forse questo vuol dire che quello che noi tutti abbiamo seminato ha dato qualche importante frutto in termini di presa di coscienza dei propri diritti da parte degli studenti lucani.

Per saperne di più, l’intervista di “Ateneo Palermitano” ad Albina Colella:
Francesca PatanèAlbina Colella: dieci anni di malauniversità. Lucana. Ateneo Palermitano, marzo 2008.

Cicuta lucana per la professoressa Albina Colella

Tris1Chi pensava che, con l’ordinanza del Consiglio di Stato, l’università della Basilicata avrebbe, finalmente, reintegrato in servizio la prof.ssa Colella, non aveva fatto i conti con il rettore Antonio Mario Tamburro che, invece, aveva l’intenzione opposta. Ecco, infatti, cosa scrive il magnifico: «stanti i particolari aspetti di problematicità della vicenda processuale i quali non mancano di riverberarsi sul provvedimento dal giudice adottato, questo Ateneo si è rivolto all’Organo di consulenza Erariale al fine di individuare gli aspetti precisi per una sua corretta esecuzione». Come si vede, Tamburro prende tempo, col rischio che la prof.ssa Colella resti fuori servizio per sempre, come si evince anche dall’articolo del Mondo di seguito riprodotto. Il magnifico, però, si sarebbe dovuto astenere da ogni decisione nei confronti della docente, a causa delle querele e controquerele pendenti tra i due. È difficile non ravvisare un abuso d’ufficio nei confronti di chi non «mantiene una posizione di indipendenza, al fine di evitare di prendere decisioni in situazioni, anche solo apparenti, di conflitto di interessi». In questo caso, però, vi è l’aggravante della certezza del conflitto d’interessi. «Che fare» per risolvere questa situazione? Suggeriamo al professore di sbarazzarsi della Colella, magari somministrandole cicuta lucana (visto che in alcune intercettazioni non si dice come ammazzarla). O, molto più semplicemente, di reintegrarla in servizio nell’interesse degli studenti, dell’università e del territorio lucano.
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Tra università di quartiere, lauree fantasiose e materie stravaganti al nuovo ministro non resterà che commissariare gli atenei e/o abolire l’autonomia universitaria

MiurSulla Repubblica di oggi, Davide Carlucci pubblica un’inchiesta dal titolo: Università, tra “Scienze equine” e “Fitness” ecco l’Italia delle lauree pazze. Sul Messaggero del 18 ottobre 2007, Anna Maria Sersale pubblicò un articolo dal titolo: Università, 171 mila materie per moltiplicare le cattedre. Di seguito riporto quanto dichiarai alla giornalista sull’argomento.

«Purtroppo l’esplosione di insegnamenti non mi meraviglia – sostiene Giovanni Grasso, ordinario di anatomia umana –. Ciò si accompagna ad una proliferazione ingiustificata e spesso fantasiosa dei corsi di laurea. La richiesta del mercato di avere figure professionali diversificate ma qualificate è stata completamente disattesa dagli atenei, che hanno sfruttato l’occasione per aumentare in modo sconsiderato il proprio potere attraverso la crescita incontrollata di discipline e corsi e attraverso il reclutamento di nuovi docenti. Questa proliferazione ha portato anche all’impoverimento, frammentazione e diluizione del corpo di discipline fondamentali di un corso di laurea. È impensabile che discipline essenziali di antica tradizione vengano penalizzate in favore di materie di scarsa valenza e di modesto interesse. Eppure succede. Le anomalie sono tante. Faccio l’esempio di quello che succede a Siena, dove c’è un corso di nuova istituzione in “Biotecnologie per la salute umana” in cui si insegnano la fisiologia e la patologia della riproduzione umana. Peccato che manchi l’Anatomia come insegnamento di base e propedeutico alle altre! Tutto ciò si collega all’uso improprio, distorto e inquietante dell’autonomia universitaria».

Altra disattenzione, la voragine nei conti dell’Ateneo senese?

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Il 12 marzo 2007 Silvano Focardi, rettore dell’ateneo senese, ha reso pubblico l’andamento del disavanzo degli ultimi 5 esercizi della gestione del suo predecessore, Piero Tosi. Il grafico è di per sé eloquente e credo che lo sia anche per quei sindacalisti che avevano dichiarato che «tutto il dibattito sul grave buco finanziario dovuto alle precedenti gestioni è assolutamente privo di ogni fondamento». È chiaro anche, considerando le dimensioni dell’ateneo, che non si tratta di un buco ma di una voragine: circa 7 milioni di € di disavanzo nel 2002, poi 12,2 milioni nel 2003, quindi 22,5 milioni nel 2004, dopo 33,8 milioni nel 2005, infine circa 49 milioni di € nel 2006. Di tutto ciò il prof. Tosi ha mai informato il Consiglio d’Amministrazione? Se non lo ha fatto, si sarà trattato di un’altra disattenzione lunga 5 anni!

Leggere anche:
Tosi, tu chiamale se vuoi disattenzioni …
Con l’eredità Tosi, l’ateneo senese, trasformato in un ente assistenziale ormai alla bancarotta, dà i numeri.

Ma che si aspetta a commissariare gli atenei che si rifiutano di risanare i loro bilanci dissestati?

Buco_sole24oreAnna Maria Sersale sul Messaggero di oggi ritorna ancora sul dissesto finanziario che riguarda una università su tre. Questo blog si è spesso occupato in passato di tale problema con titoli molto eloquenti: Malauniversità: è l’ora del commissariamento, dell’individuazione delle responsabilità e del risarcimento dei danni (29 giugno 2007); Bilancio dell’ateneo: senese un buco che viene da lontano (9 febbraio 2007); Università di Siena: il CdA approva il bilancio col buco (9 giugno 2006).

“La famiglia del rettore”: filastrocca metropolitana sul nepotismo accademico

Ci hanno segnalato (per l’esattezza lo stesso autore si è autosegnalato…) il sito di Gappa, uno psichiatra-cantautore modenese emergente, che contiene brani ironici e provocatori come “La famiglia del rettore”, che racconta della diffusa sindrome familiare di autopoiesi accademica. L’autore sostiene di avere altri brani caldi nella sua faretra (“Cervello in fuga” sempre sull’Università, “Stacca la spina” sull’eutanasia) che pubblicherà nel sito nelle prossime settimane.

Hanno pubblicizzato “La famiglia del rettore”:
– Rinnovare le istituzioni: La famiglia del rettore.
– Ateneopulito: O’ bbarone

Un professore “creativo” che confonde i millenni

Omar Calabrese e la Storia

Ci hanno segnalato questo video di youtube, nel quale il Professor Omar Calabrese si diverte a raccontare delle fole ad una trasmissione di RAI 3 sulla storia delle abbazie del Senese, sparando uno strafalcione dietro l’altro.

Intervista a Ernesto Parlachiaro, autore di “Candido o del porcile dell’università italiana”

Egregio Ernesto Parlachiaro (pseudonimo dell’autore del pamphlet Candido o del porcile dell’università italiana. Storia vera di un cervello senza padrino, Limina Editore, 2006), Lei insegna da anni in un liceo ed è professionalmente estraneo al mondo accademico, anche se ha prodotto molte pubblicazioni scientifiche; inoltre il Suo libro sulla malauniversità è scritto in forma allegorica, con nomi di persona fittizi e luoghi quasi irriconoscibili: perché mai allora non uscire dall’anonimato? Non crede che la denuncia sarebbe più incisiva se Lei si esponesse di persona?
«Desidero restare ancora anonimo soprattutto per rispetto della privacy dei pochissimi personaggi positivi presenti nel mio racconto, non certo per timore di querele o ritorsioni dei molti personaggi a dir poco indecorosi che vi compaiono. Inoltre credo che l’anonimato, rendendo ancor più irriconoscibili persone e luoghi, contribuisca a dare al mio racconto una valenza più universale e non meramente personale. Insomma: se si conoscesse il mio nome si scoprirebbero con facilità anche i luoghi in cui la storia è ambientata e le persone cui essa allude. La storia stessa potrebbe allora apparire troppo atipica e particolare, mentre io ritengo che essa riesca meglio così, grazie allo pseudonimo ed alla forma favolistica del racconto, a rappresentare la tipica malauniversità italiana in generale.»
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Con l’eredità Tosi, l’ateneo senese, trasformato in un ente assistenziale ormai alla bancarotta, dà i numeri

Dopo il nostro commento (Tosi, tu chiamale se vuoi disattenzioni…) alla intervista autoassolutoria del Prof. Piero Tosi, ex rettore dell’Ateneo senese, riportiamo una sua “disattenzione”, la cui responsabilità è da condividere, ovviamente, anche con: Senato Accademico (compreso rettore e prorettore attuali), Consiglio di Amministrazione, Collegio dei revisori dei conti, direttore amministrativo, dirigente dell’area contabile…