Per ricordare Alessandro Mastrangelo, studente universitario di “Geologia”, scomparso ieri

Alessandro Mastrangelo

Alessandro Mastrangelo

Abbiamo scelto, per ricordare Alessandro, le parole di chi lo ha seguito negli anni della sua formazione scolastica presso il “Sarrocchi” di Siena. I funerali si svolgeranno martedì 18 novembre alle ore 10,00 nella Chiesa di S. Ansano a Dofana, Loc. Casetta, Siena.

Emanuela Pierguidi e tutta la comunità del Sarrocchi. Ieri, dopo una breve dolorosa malattia, è morto Alessandro Mastrangelo, uno studente del Sarrocchi che si era diplomato qualche anno fa e a cui tutti eravamo molto legati. 
Alessandro, nonostante i problemi di salute, aveva affrontato gli anni del Liceo con grinta e allegria, sostenuto dai genitori e dall’affetto di compagni e professori. Ha superato le difficoltà con tenacia e impegno e non si è ma nascosto dietro ai suoi problemi di salute. 
Oggi che è volato via, come una di quelle farfalle di cui era studioso competente e appassionato, lascia un gran vuoto nei nostri cuori, ma anche un grande esempio di vita.
 Una vita vissuta pienamente con la certezza che tutto si può raggiungere con la forza di volontà, l’amore e l’amicizia. 
Non ci sono parole per esprimere il dolore, la tristezza, lo smarrimento che pervadono me e tutti coloro che lo hanno conosciuto. 
A mamma Doris e a babbo Domenico vogliamo far sentire l’abbraccio fortissimo di tutta la comunità del Sarrocchi che oggi si stringe intorno a loro e al loro dolore.
Ciao Alessandro, farfalla meravigliosa volata via troppo presto, 
porteremo nei nostri cuori la tua dolcezza  e il tuo sorriso.

In fondo ai tuoi occhi. La morte di un ragazzo di venti anni è uno di quegli eventi che nessuno vorrebbe mai raccontare e neppure vivere. In particolare se questo ragazzo è Alessandro Mastrangelo, 20 compiuti un mese fa, un ragazzo speciale, dal cuore d’oro che dopo aver affrontato già alcune difficoltà nella sua breve vita, non è riuscito a superare l’ultima, una importante operazione effettuata a Genova. Alessandro è figlio di Doris Hadistjilianou, la dottoressa responsabile del centro di riferimento per il retinoblastoma nel reparto di Oculistica dell’ospedale “Le Scotte” di Siena, e di Domenico Mastrangelo, medico, ricercatore che ha dedicato buona parte della propria vita e dei propri studi a trovare soluzioni alla cura del tumore che colpisce agli occhi i bambini in età pediatrica. Doris e Domenico sono due punti di riferimento per la nostra associazione che si stringe a loro in un grande e forte abbraccio. Momenti simili non sono semplici da affrontare e le parole non servono mai a consolare né a spiegare il dolore. Per questo vogliamo soltanto dire: «Ciao Alessandro che la terra ti sia lieve».

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Due ciechi felici alla guida della sanità e dell’Università di Siena

Paolo Morello Marchese e Angelo RiccaboniDi seguito il comunicato integrale dell’Associazione non-profit In fondo ai tuoi occhi”, un’associazione nata nel maggio 2012 per la raccolta fondi per il reparto di Oftalmologia dell’ospedale “Le Scotte” di Siena, dove si trova il centro di eccellenza per la cura del retinoblastoma. Porta avanti una campagna di comunicazione e di sensibilizzazione verso il trattamento del tumore che colpisce i bambini.

In fondo ai tuoi occhi. Questa è la storia di un medico, ricercatore, licenziato dall’Asl di Siena che ospita un centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, e che, senza perdere la speranza e l’entusiasmo, ha continuato a fare ricerca in laboratorio a 1.200 euro al mese. Adesso le sue ricerche potrebbero aprire “autostrade” per la cura del retinoblastoma, il tumore agli occhi che colpisce i bambini da zero a tre anni di età.

Siena vanta l’eccellenza nella cura di questo tumore. Ogni anno nel reparto di Oftlmologia della dottoressa Doris Hadijstilianou arrivano almeno 30 nuovi casi. A Siena lavora anche Domenico Mastrangelo, 33 anni di laurea in Medicina e Chirurgia, quattro specializzazioni, più di 100 articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali ed esperienza pluridecennale sul retinoblastoma. Mastrangelo paga ancora oggi una vicenda legata a un concorso e a una sua denuncia contro l’allora Rettore, Piero Tosi e una serie di processi che ne sono nati. «La mia ricerca sul retinoblastoma – afferma Mastrangelo – apre la strada a nuovi approcci diagnostici e terapeutici. Ma non c’è da illudersi che questo possa rappresentare uno stimolo per chi dirige le “aziende” da farsa che dicono di occuparsi della salute della gente. Di fatto con questa scelta si tiene fuori dal centro di riferimento sul retinoblastoma l’unico esperto, oltre alla dottoressa Hadijstilianou, operativo sul territorio nazionale».

Scaricato dall’Asl senese, Mastrangelo ha scelto comunque di continuare a lavorare e portare avanti le proprie ricerche. «Sono andato avanti con la sola forza del mio intelletto e, contrario, come sono sempre stato, all’ipotesi genetica sull’origine del retinoblastoma, ho elaborato l’ipotesi “epigenetica”, sull’origine della malattia». Nonostante il successo scientifico dell’ipotesi, Mastrangelo vive da due anni, con lo stipendio più che dimezzato «e la vergogna di sentirmi circondato dall’omertà di colleghi, amici, ex amici, associazioni, sindacato e quant’altro». Tuttavia parallelamente alle vicende legali, Mastrangelo continua a scrivere di retinoblastoma. «Un mio articolo sull’epigenetica del retinoblastoma è stato pubblicato dal “Journal of Cancer Therapy” e può essere scaricato gratuitamente. Ho poi ultimato il capitolo di un libro dell’editore Springer, dal titolo: “The epigenetics of retinoblastoma”, nel quale pongo in evidenza le prospettive che questa ricerca apre, nell’ambito della diagnosi e della terapia di questo tumore, mentre un terzo articolo scientifico, sempre sullo stesso argomento, mi è stato pubblicato dall’European Ophthalmic Review».

A parte il lavoro sull’epigenetica del retinoblastoma, le indagini di Mastrangelo interessano anche altri fronti. «Entro il mese di ottobre, presso il dipartimento di Scienze Biomediche, diretto dal professor Giovanni Grasso, dovremmo poter essere in grado di stabilire dei saggi di chemiosensibilità in vitro, ossia selezionare, in laboratorio, i farmaci verso i quali le cellule tumorali mostrano maggiore sensibilità. Questo sistema ci consentirà, inoltre, di verificare anche l’efficacia di farmaci nuovi e persino di “non farmaci”, da avviare alle sperimentazioni cliniche nel retinoblastoma».