Finanziamento dei progetti di ricerca: valutazione anonima per coprire incompetenza e incompatibilità dei revisori

RICERCA: FONDI E… AFFONDI

Lucia Lazzerini. In un articolo pubblicato nella terza pagina del “Corriere della sera” (Modesta proposta per la ricerca), Luciano Canfora mette il dito nella piaga dell’attribuzione dei fondi di ricerca in Italia, denunciando apertamente «l’arbitrio con cui i pochi fondi disponibili vengono talora distribuiti da commissioni giudicatrici il cui lavoro risulta parcellizzato e in nessun modo reso armonico e coerente». E non è tutto: «Ci sono poi, purtroppo, anche casi estremi: per esempio quelli di alcuni “revisori” che si son dati il compito di togliere un punto qua e un punto là, nella tabella delle valutazioni, al solo fine di declassare un collega non gradito». Revisori, aggiungiamo, che dovrebbero essere eccellenti e che invece, non di rado, sono solo mezze calze; “esperti” incompetenti solennemente incaricati di giudicare i progetti di colleghi che, in quel determinato settore, vantano una bibliografia dieci volte superiore alla loro. Ma lasciamo ancora la parola allo sdegnato Canfora: «Questo indisturbato killeraggio protetto dall’anonimato è uno scandalo cui porre rimedio quanto prima. Il ministero ha tanti problemi compreso quello di contenere gli appetiti delle nuove istituzioni che si autoproclamano “eccellenti”, ma il problema che qui sollevo è indilazionabile».

Di autoproclamazioni d’eccellenza da parte di mediocri qui a Firenze abbiamo una certa esperienza, da quando il superfluo e spocchioso SUM ci ha invaso come una metastasi. E anche l’indisturbato killeraggio protetto dall’anonimato ci è ben noto. Tra l’altro, vista la propensione al plagio di certi colleghi (tanto per avere un’idea – ma il fenomeno è assai diffuso anche a livelli insospettati – rileggersi su Ateneopulito l’istruttivo pezzo Plagi e parentopoli), è bene pensarci due volte prima di affidare idee nuove e brillanti ad un modulo PRIN destinato a finire nelle mani di un revisore anonimo. Però, se nella descrizione del progetto ti tieni sulle generali, te lo bocciano perché “fumoso” (ovviamente la mezza calza di turno adibita alla “valutazione” non aspettava altro per silurarti e favorire qualche suo mediocrissimo scagnozzo). Una farsa ignobile. Ma tale è ormai l’università italiana.

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8 Risposte

  1. Quale cura per gli atenei malati?
    In passato ci eravamo espressi in maniera analoga alla Professoressa Lucia Lazzerini che ripetutamente e coraggiosamente mette in piazza su http://www.ateneopulito.it guai e guasti di troppi atenei; molti rettori invece avevano deplorato come dannosi denigratori tutti coloro che segnalavano e denunciavano dati e fatti ben circostanziati ed in molti casi oggetto di vari interventi della magistratura italiana. Ebbene, proprio la CRUI e la maggior parte dei suoi non leali rettori rappresenta una causa principe di una così drammatica deriva. Eccezione fatta per qualche nobile figura come il magnifico rettore della Università del Salento Domenico Laforgia. Eppure tutti coloro che sin qui autorevolmente hanno scritto, benché di varia estrazione politica ed accademica, sono stati concordi nella sostanza delle loro obiettivazioni, come Paolo Cornaglia Ferraris in tema di malauniversità: il problema sta nella protervia di chi attribuisce colpe a chi scopre il malaffare e lo rende pubblico: https://ilsensodellamisura.com/2008/06/malauniversita-il-problema-sta-nella-protervia-di-chi-attribuisce-colpe-a-chi-scopre-il-malaffare-e-lo-rende-pubblico. Ed insisto come ai tempi in cui qualcuno ripeteva ossessivamente “Carthago delenda est”: qui ed ora si impongono atti che vanno ben oltre le diagnosi, le denunce, le dichiarazioni cui in tanti stiamo e ormai da tempo contribuendo in questo ottimo blog. Se non si passa a comportamenti conseguenti non ci si può proporre neppure come uomini, ancor meno da cattedratici, riducendosi la ricerca ad esibizione inutile di studi e sperimentazioni sospetti quanto l’inerzia dei loro autori di fronte a così gravi lesioni alla dignità individuale e al decoro istituzionale (e c’è chi osa, leggendoci, affermare che non vede come si possa conciliare questa legittima doverosa difesa con l’attività scientifica: in che mani!!). Alle armi allora, se si è dotati di intraprendenza ed esperienza, intelligenza e coerenza, conoscenza e coscienza! Altrimenti quello che rimane delle un giorno gloriose cattedre si ridurrà rapidamente ed ineluttabilmente a raccolta di famigli e familiari in genere poco dotati e bisognosi di protezione… La verifica seria, il confronto schietto con chi deve renderci conto prima che sia troppo tardi non sono un optional, ma derivano dal senso critico che non può mancare a chi si fregia di titoli accademici!! Basta leggere http://www.ateneopulito.it/plagi.htm una pagina, quella dell’ordinaria fiorentina Lucia Lazzerini, per capire quanto proprio chi ha in mano timone e rotta degli atenei si dimostra senza pudore nell’indignarsi non per simili misfatti bensì perchè vengono pubblicati e perseguiti (talvolta). Questi eccessi protervi e offensivi sono segnali inaccettabili e deleteri, cui dobbiamo rispondere non con le polemiche personali, ma con le iniziative adeguate alla emergenza drammatica dell’università italiana, vittima innanzitutto di se stessa per la inerzia di troppi e la irresponsabilità di taluni.
    Cosimo Loré

  2. Parlare di ricerca in Italia è sempre più imbarazzante, se anche la Chiesa pretende di mettere bocca nell’esperimento del CERN di Ginevra, confondendo i protoni con gli embrioni e con lo Spirito Santo, ma ho l’impressione che in tutto il dibattito che si dipana sulle pagine dei giornali su questo tema, aleggi una incomprensione di fondo: taluni interventi rappresentano le esigenze e il punto di vista dei Ricercatori (cioè, alla lettera, di quelli che fanno ricerca scientifica) ed altri diciamo così, degli Intellettuali (in un senso abbastanza retrò e stereotipato).
    Soprassiedo al momento su altri ancora, che rappresentano le istanze di quelli che potremmo convenire di chiamare “Professionisti”, assimilandoli per un momento agli “intellettuali”, sperando che Gramsci non si rivolti nella tomba.
    Tra queste categorie di universitari non corre buon sangue: i primi – non senza ragione – considerano i secondi, specie certi fulgidi esempi tra costoro, degli inutili perdigiorno (almeno per quanto riguarda il loro contributo al funzionamento dell’università) tutto fumo e niente arrosto; i secondi, ossia i maitre-à-penser che malauguratamente ci sono toccati, disprezzano la ricerca scientifica e considerano i primi come “Lumpenproletariat”, faticatori, operai dalle mani unte di sugna (che schifo!Che schifo!) da guardare perciò sdegnosamente dall’alto in basso, perseverando nel proprio “otium”, fatto di buone mangiate, sovente coricandosi presto la sera.
    Chi autenticamente si dedica alla ricerca scientifica, benché si corichi spesso più tardi a causa di studi matti e disperatissimi, non ne soffre un granché di questo pregiudizio, naturalmente, e se ne fa rapidamente una ragione: ma registro en passant che ovunque vi sia o vi sia stata una vera civiltà, questi steccati sono in certa misura venuti meno: inoltre una certa diffusa insensibilità e certi atteggiamenti che inclinano all’accidia, finiscono per rivelarsi fatali per chi viceversa, per forza o per amore, debba in questi contesti marciare spedito producendo ricerca secondo il famoso motto “publish or perish”. Ma che volete farci? Mala tempora currunt… Sta di fatto che molti degli “intellettuali”, nel senso sopra detto, la ricerca verosimilmente manco sospettano cosa sia; amano semmai la contemplazione delle gerarchie come qualcuno ama lo scintillio delle stellette e le uniformi variopinte, non conoscono il senso della “comunità scientifica” radunata attorno a un progetto di ricerca o un laboratorio, compilano PAR che assomigliano a fantasiosi romanzi di Salgari, e forse per loro l’espressione “ricercatore” è solo un’etichetta burocratica per denotare un sottoposto, un attendente adibito a lustrascarpe: uno che, o non ha avuto ancora il posto fisso, o l’ha avuto, ma non è ancora diventato associato (e col blocco del turnover verosimilmente non lo diventerà mai: tiè!). Punto e basta. Ecco dunque che ogni dibattito è inutile e non giungerà mai dialetticamente a sintesi, semplicemente perché nell’università convivono tribù diverse, con i loro riti e costumi, le loro scale di valori, il loro folklore e i loro linguaggi intraducibili.
    Da ultimo: come avviene la selezione del personale addetto alla ricerca? C’è da domandarsi in primo luogo se è normale che il ruolo degli ordinari si riduca in molti casi a fare lezione e poi darsi alla macchia, e se non sia necessario sottolineare che v’è più ragioni, se lo stipendio di un ordinario è il quintuplo di quello di un ricercatore. L’infamia del dilagare di contratti del menga e posizioni anomale ha dato poi il colpo di grazia alla ricerca: come per un esperimento su cavie di laboratorio, tu tieni dieci disgraziati a 3000-4000 euro all’anno a fare da garzoni tuttofare per un decennio, magari in istituti caratterizzati da forte assenteismo dei capi, senza chiari obiettivi, senza un gruppo di ricerca di riferimento; poi vedi chi sopravvive. Noterai che taluni posseggono auto de luxe e appartamenti in centro, mentre altri si arrabattano a fare quindici mestieri e talvolta soccombono. Proliferano i “contratti a titolo gratuito” (il che è tutto dire) e l’università sta diventando approdo di politicanti, secondo lavoro di professionisti, asilo infantile per figli di papà mantenuti: et voilà la “selezione meritocratica”!

  3. E certi contratti fatti a dei politicanti intriganti promossi professori (ah! ah! ah!) li conosciamo a Siena come conosciamo certi ex Indiani Metropolitani che girano in suv e son stati promossi professori dopo una vita di ricercatori aurei. È la solita infamia… Poi nel regime senese ci sono gli “intellettuali” creati dai vari Masoni o Bisi nelle squallide televisioni locali. Chi merita e dice la sua è preso a calci e magari bollato con termini aberranti divenuti luoghi comuni…
    Occorre costituire un Fronte Democratico che accomuni gli uomini di buona volontà contro il regime bipartisan… Rovesciare la mafia locale et accademica!!!

  4. Noi che siamo tagliati fuori dalle sagre paesane tipo palio di Casole e dal premio Rana d’Oro in quel di San Gusmè e Castelnuovo, ribadiamo: è vero che non buchiamo il video, è vero che non siamo i belloni né tantomeno gli “uomini di cultura di Siena”, tuttavia, anche se non abbiamo i quattrini per fare la Città dello Sport in Val d’Arbia o comperare tutta l’usl come il Valdimontone… tuttavia, lanciamo appello per un Fronte Democratico di Emergenza Democratica – scusate i pleonasmi – contro il regime senese e gli accademici che ci han regalato assessori alla cultura obbrobriosi!!! Vittoria o morte! No alla barbarie!

  5. Forse sarò un poco retorico ma è in gioco la nostra risicata libertà… I colpi vengono dagli “amici”, anzi dai “compagni”, coloro che potevo anche considerare dei maestri di vita, come certi profesori accademici che han silurato ogni istanza di riscatto e di libertà – loro il c… lo han tenuto al caldo!!!
    Non mi prostrerò in quel dei Pecci né nelle segreterie di partito ove sono stato anche preso per i fondelli. E pensare che tra un padre nazifascista e un nonno libertario avevo scelto quest’ultimo. Ma son stati proprio i sunnominati a sputare anche sui partigiani! Fini è meglio di loro.
    All’Angolo dell’unto, il famoso Pelato sta già sondando per il futuro sindaco di Siena. Ed ha avuto la faccia tosta di dirci che Siena è s-governata da una cricca (sic) montepaschina. Quando si dice le mani sulla città. Chi non è della corte può fare la valigia. O lottare per non cedere ai vigliacchi e ai plutocrati.

  6. Postilla al mio precedente messaggio intorno alla selezione:

    …taluni posseggono auto de luxe e appartamenti in centro, mentre altri si arrabattano a fare quindici mestieri e talvolta soccombono. Proliferano i “contratti a titolo gratuito” (il che è tutto dire) e l’università sta diventando approdo di politicanti, secondo lavoro di professionisti, asilo infantile per figli di papà mantenuti: et voilà la “selezione meritocratica”!…
    … e aggiungo che un atteggiamento oltremodo pletorico e trombonesco della piccola casta universitaria copre tutto ciò di una coltre spessa ed asfissiante di ipocrisia: è vero che i bilanci degli atenei sono peggio di quelli dell’Alitalia e dunque non c’è trippa per gatti, ma il non poter vivere con 4000 euro (lordi) all’anno è nondimeno ritenuta da molti baroni e baroncelli una colpa gravissima, tale da non concedere nemmeno il saluto a chi se ne macchi: in definitiva la colpa è quella di non appartenere al circolo dei salotti buoni; la breve stagione dell’università “democratica” è conclusa, nel paese inamovibile che non conosce ascensori sociali e mobilità sociale. Ma se questi sono i presupposti della selezione… “meritocratica” del personale addetto alla ricerca in Italia, non resta che intonare il de profundis.

  7. Il guaio è che questi professorucoli da quattro soldi sono incensati e ce li troviamo fra i coglioni in amministrazione. Sono lacchè dell’oligarchia plutocratica anche versione democratica. Il gattopardismo e loro fan diktat verso i rompicoglioni. Stan già preparando la dittatura reazionaria e in pratica c’è già. Li copre il potere politico fatto di maneggioni e di crudeli despoti.

  8. …Attendiamo però di essere corrotti in molti danari e cariche pubbliche. Appuntamento alle ANTICHE QUERCIOLAIE tra clowns, barbareschi in tutti i sensi, ex compagni ridanciani e hostess. Chi offre di più!? Promettiamo di affondare quel che resta dell’università e del potere comunale. MPS-Antonveneta son con noi.

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