Il giudice Felice Lima su: separazione dei poteri, obbligatorietà dell’azione penale e politicizzazione del Csm

Riflettiamo sulla “riforma della giustizia” con questo articolo del giudice Felice Lima uscito il 28 agosto 2008 sul sito: “Uguale per tutti”.

L’IRRINUNCIABILE SEPARAZIONE DEI POTERI

Felice Lima (Giudice del Tribunale di Catania). Nel nostro Paese ormai è impossibile trattare razionalmente qualsiasi tema. Il cosiddetto dibattito pubblico si articola ormai esclusivamente in “campagne di stampa” sfrontatamente false, nelle quali vengono urlate, con una arroganza che dovrebbe riservarsi a miglior causa, le menzogne più paradossali. Appare sempre più evidente che non esiste più alcun confronto veramente democratico su nulla. Coloro che hanno il potere ne fanno l’uso che vogliono – tendenzialmente il peggiore – e il popolo viene solo “tenuto a bada” con falsi ragionamenti, falsi problemi, false emergenze. Questa è stata l’estate dell’annuncio della riforma tombale della giustizia. Sono decenni che il potere politico non fa altro che riformare la giustizia – guarda caso sempre e solo nel senso di fare in modo che funzioni sempre meno – e ora si annuncia la riforma “definitiva”.

In linea con il sistema di menzogne istituzionalizzate del quale ho appena detto, l’occasione per l’annuncio è stata la scoperta da parte della magistratura di un sistema di gravissima corruzione nella sanità dell’Abruzzo, che ha portato all’arresto di diversi politici potenti. Nessun politico ha dedicato alcuna attenzione alla corruzione scoperta. Tutti si sono concentrati sulla “inaccettabilità” (chissà perché) dell’arresto del Presidente Del Turco, dicendo chiaramente che (chissà perché) “non poteva essere colpevole”. Il Presidente del Consiglio ha annunciato immediatamente che questo episodio era l’ennesima prova della necessità della riforma tombale.
In poche settimane è emerso che gli arresti erano del tutto legittimi e che lo stesso Del Turco non aveva nulla da dire in propria difesa (basti considerare, sul punto, che ha addirittura rinunciato al ricorso al c.d. Tribunale della libertà). A questo punto, il caso Del Turco è scomparso dai giornali (perché i giornali non hanno nessun interesse a raccontare della corruzione dei potenti), ma la riforma tombale è rimasta. È difficile dire qualcosa su di essa.

Tutta l’intellighenzia del Paese, che non sogna altro che servire il potere (per averne dei benefici), continua a dire che non si può criticare una riforma che ancora non c’è. Sarà anche vero, ma ciò che è del tutto assurdo nel nostro Paese è che si annuncino (minaccino!) riforme di enorme rilievo politico e sociale non solo senza indicarne le vere ragioni e i contenuti, ma addirittura indicando ragioni palesemente false e pretestuose. L’unica cosa che sa fare il potere è “pubblicità”: il Presidente del Consiglio, infatti, ha trovato uno sponsor, postumo, alla riforma. Ha detto che sarà quella pensata da Giovanni Falcone. Ogni commento è superfluo.

Un’altra cosa tipicamente italiana è “far passare” riforme assurde indicando dei problemi reali, ma offrendo soluzioni che non solo non li risolvono, ma li aggravano. Sul punto, basti considerare il discorso sul problema del Csm “politicizzato”, che si dovrebbe risolvere aumentando nel Csm i membri di nomina politica (anche Violante è corso a dirsi d’accordo). Sembra veramente una barzelletta: per risolvere il problema della politicizzazione del Csm, lo si politicizza ancora di più. Come se, fra l’altro, nel nostro Paese tutti gli enti controllati della politica avessero dato fino ad oggi prova di imparzialità ed efficienza!

L’altro tema è quello della obbligatorietà dell’azione penale. Si assume che le Procure esercitino una facoltatività di fatto, dovuta alla impossibilità materiale di perseguire tutti i reati, e si propone che sia la politica a dire cosa si persegue e cosa no. Si tratta dell’ennesimo imbroglio. Illustrarne analiticamente le logiche perverse richiederebbe troppe pagine.
Ciò che mi preme sottolineare è solo come la separazione dei poteri sia assolutamente irrinunciabile e come sia, invece, già molto “rinunciata” e ancora di più in corso di “rinuncia ulteriore”. Per illustrare la cosa, ricorrerò ad un esempio. Si immagini che ci siano due persone affamate e che abbiano a disposizione una pizza. Si tratta di dividerla. Ognuno ne vorrebbe per sé la maggiore quantità possibile e si deve trovare un criterio di gestione della divisione che dia garanzie a entrambi. L’unica soluzione sicura è quella della “separazione dei poteri”. Uno dei due affamati taglierà la pizza in due parti e l’altro distribuirà le fette. Solo così è possibile essere sicuri che chi taglierà la pizza, la taglierà in parti uguali. Sapendo che sarà costretto a subire la regola che porrà, sarà indotto a porne una giusta. Se, invece, chi taglia le fette potesse anche scegliere come distribuirle, sarebbe molto alto il rischio che egli tagli le fette in maniera diseguale e si scelga quella più grande. Se uno dei due affamati potrà tagliare la pizza e scegliersi la fetta, l’altro non avrà alcuna speranza di mangiarne anche solo un po’ e la sua condizione sarà quella di chi, per sopravvivere, non potrà fare altro che invocare compassione nella sua controparte.

Questo è il meccanismo della “separazione dei poteri” fra legislativo e giudiziario: alcuni fanno le leggi, altri le applicano. Se chi fa le leggi sa che vi sarà soggetto anche lui, le farà le più eque possibili. Se chi fa le leggi saprà, invece, che potrà anche non applicarle a se e ai suoi amici, allora farà ciò che vuole. È la condizione propria dei regni prima della rivoluzione francese: allora i re, come ci è stato insegnato alle scuole medie, erano legibus soluti. In mancanza di separazione dei poteri manca il primo dei requisiti di una democrazia. Questo è ciò in cui già in grande misura siamo, in Italia, e ciò verso cui con grande incoscienza e disonestà ancora di più andiamo. E le menzogne usate per “giustificare” questo andazzo sono veramente illogiche.

L’espediente principale è quello di diffamare la magistratura. Tutti i giornali al soldo del potere hanno condotto in questi anni e da ultimo con particolare violenza in questi ultimi mesi, una campagna di delegittimazione della magistratura tendente a far credere che la colpa di tutte le inefficienze della giustizia sia dei magistrati e che il potere giudiziario sia in mano a dei criminali.
L’argomento non regge sotto un duplice profilo, formale e sostanziale. Sotto il profilo sostanziale, sembra succeda qualcosa di simile all’apologo del bue che dà del cornuto all’asino. Se, infatti, fosse vero che la magistratura non dà buona prova di sé, che dire della politica? Se ai magistrati si contestano inefficienze e faziosità, che si dovrebbe dire dei politici? Ma ciò che è decisivo è l’argomento logico. Tornando all’esempio della pizza da dividere in due, il fatto che, in ipotesi, uno dei due affamati o entrambi siano dei delinquenti non solo non fa venir meno l’esigenza di separare i loro poteri sulla pizza, ma anzi la rafforza.
Diceva qualcuno che anche se sulla terra fossero rimasti solo San Francesco e Santa Chiara ugualmente sarebbe stato doveroso porre una legge a regola dei loro rapporti. Ma a maggior ragione se riteniamo che siano rimasti solo Barabba e Giuda si impone che costoro operino secondo regole. E quanto più i due affamati della pizza risultino dei cialtroni pericolosi, tanto più sarà necessario evitare che lo stesso affamato tagli la pizza e scelga la fetta.

Quindi, anche se la magistratura, per una misteriosa e sfortunata casualità, fosse composta solo da cialtroni, l’esigenza di tenere separati i poteri resterebbe intatta e, anzi, sarebbe ancora più forte. La separazione dei poteri, in sostanza, è irrinunciabile. Vedere che ci avviamo a rinunciarci ancor più di quanto si è già fatto finora mi sembra veramente una terribile prospettiva. Si badi: non per me o per i miei colleghi magistrati, ma per tutti noi come cittadini.
Sul punto, mi permetto di dire, concludendo questo sfogo, che, francamente, mi sono stufato di difendere le ragioni del diritto, della costituzione e della democrazia, come se fossero un interesse privato dei magistrati. Si tratta di beni preziosi del popolo. Il popolo non li riconosce come tali ed è contento di svenderli in cambio dello sgravio dell’Ici? Faccia pure. A me lo stipendio lo daranno uguale a prima.

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9 Risposte

  1. È impressionante la lucidità dell’analisi del Dott. Lima, i cui interessantissimi interventi sul sito http://toghe.blogspot.com/
    seguo spesso. Sono perfettamente d’accordo con le sue dichiarazioni, ma il problema è: cosa possiamo fare noi cittadini per cambiare le cose, in questa situazione? In Parlamento ci rappresentano non quelli che abbiamo scelto noi, ma quelli che hanno scelto i partiti. A questo punto ritengo che il problema prioritario sia capire come possiamo intervenire e su questo dobbiamo riflettere. Non basta l’opinione pubblica, anche perchè provvedono poi i media a tacitare le cose: il silenzio sul caso sanità Abbruzzo e Toghe Lucane docet.

  2. http://it.youtube.com/watch?v=bZvl_Ajj2v4 stiamo affogando nella monnezza morale e materiale di una società dove ormai è quasi tutto finto: troppi sindaci, laureati, carabinieri sono solo dei travestiti che hanno arraffato cariche, titoli, divise, ma non hanno una cultura neppure a livello di scuole elementari; la cosa pubblica è ritenuta con delinquenziale sicumera affare privato mentre la vita privata e i sentimenti umani sono da troppi anni oggetto di squallide esibizioni sui mezzi di comunicazione di massa. E c’è chi osa storcere il nasino davanti a blog che sono gli unici a dare una informazione degna di una persona intelligente e anche civile.

  3. http://toghe.blogspot.com/2008/09/clementina-ovviamente-aveva-ragione.html merita d’esser letto insieme agli editoriali di Felice Lima e del sottoscritto su Toghe lucane: come si fa a non rilevare che De Magistris e Forleo risultano non solo incolpevoli ma encomiabili (rectius: eroici) per le iniziative giudiziarie di cui doverosamente sono stati autori mentre i sei politici (Forza DS!) occorsi all’esame di Clementina ed i 33 magistrati e politici selezionati per il rinvio a giudizio da Luigi se la spassano in libertà e continueranno a farlo senza alcun fastidio neppure giornalistico? Se uno dei trenta reati emersi all’indagine di De Magistris fosse stato commesso da lui stesso o dalla Forleo da tempo i due marcirebbero nelle patrie galere! Siamo al si salvi chi può, ma gli italiani continuano a cercare rifugio tra le braccia dei loro aguzzini. Mala tempora currunt!

  4. http://toghe.blogspot.com/2008/09/clementina-ovviamente-aveva-ragione.html letto dopo gli editoriali del magistrato Felice Lima e del sottoscritto (Toghe lucane) consente di comporre un quadro assai allarmante sullo stato della ingiustizia italiana: se De Magistris o Forleo avessero commesso anche uno solo dei trenta reati per cui è stato chiesto il rinvio di tanti magistrati spesso apicali nell’inchiesta Toghe lucane ora starebbero a marcire nelle patrie galere. Invece, per comprensibile cautela, non si è potuto chiedere l’arresto di nessuno dei 33 indagati in quanto togati o esponenti di spicco della politica che avrebbero potuto scatenare la reazione dei tanti in malafede che oggi siedono sugli scranni più alti delle istituzioni. Mala tempora currunt!

  5. Ma non solo a storcere il nasino. Un Berija di turno fece fiamme e foco davanti alle verità del blog. Pareva dovesse mandare i carabinieri a far ammanettare il poeta di turno. Ma nè sbirri nè prigione possono e potranno mai cancellare la verità. Questa: esiste una casta e una camorra e guai a chi non si sottomette. Per chi fa il ruffi ruffi ci son pure lauree taroccate. E poi denari, ozii e donnette -le solite cocottes che vanno a sollazzare il riposo del guerriero.

  6. … ma vi rendete conto del quadro che emerge da quello che denuncia il Magistrato Felice Lima?
    «In linea con il sistema di menzogne istituzionalizzate del quale ho appena detto, l’occasione per l’annuncio è stata la scoperta da parte della magistratura di un sistema di gravissima corruzione nella sanità dell’Abruzzo, che ha portato all’arresto di diversi politici potenti. Nessun politico ha dedicato alcuna attenzione alla corruzione scoperta. Tutti si sono concentrati sulla “inaccettabilità” (chissà perché) dell’arresto del Presidente Del Turco, dicendo chiaramente che (chissà perché) “non poteva essere colpevole”. Il Presidente del Consiglio ha annunciato immediatamente che questo episodio era l’ennesima prova della necessità della riforma tombale.
    In poche settimane è emerso che gli arresti erano del tutto legittimi e che lo stesso Del Turco non aveva nulla da dire in propria difesa (basti considerare, sul punto, che ha addirittura rinunciato al ricorso al c.d. Tribunale della libertà). A questo punto, il caso Del Turco è scomparso dai giornali (perché i giornali non hanno nessun interesse a raccontare della corruzione dei potenti), ma la riforma tombale è rimasta. È difficile dire qualcosa su di essa.»

  7. Si chiama pseudodemocrazia oppure Oligarchia plutocratica o anche, semplicemente dittatura… E ci si stupisce se Siena è nelle condizioni attuali???

  8. La “nostra” Europa boccia la scuola italiana. I rettori toscani si riuniscono a Firenze sostanzialmente per battere cassa. Il governo di destra “razionalizza”. Un giorno di lutto è proclamato da studenti e prof democratici. Ci saremmo aspettati una gran bella… di posizione di chi è già sistemato grazie alle cosche-partito. Invece nulla e al diavolo i precari e i licenziati! Luperini, Tronti e c., battete un colpo! Coraggio cuor di leone Calabrese! (Attiva magari Toti e centro didattico sms). Asor Rosa, non farti vivo solo per condannare la guerra dei “sovietici” (ma non l’ha proclamata Sahasvili avv. Usa?).

  9. Riflessione della sera: un amico medico mi ha detto che Siena è così fatta: un due trecento MPS (del Monte) che fanno una vita da Nababbi, un vero Gotha capitalistico e agli altri… panem et circenses. Si spiega così il fatto che a Siena non c’è niente e niente si offre ai giovani -a parte Siena Jazz e altre cosucce, e che l’Università è in pratica una birreria. C’è da scappare, ma dove? Aurigi parla di meridionalizzazione di Siena, in un contesto borbonico-reazionario di Paese.
    Meditate, gente, meditate.

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