Università di Siena: quando il governo centrale “segue” «il senso della misura»

Pubblichiamo la risposta integrale del Miur (Ufficio Legislativo, settore università) all’interrogazione dell’On. Franco Ceccuzzi sulla drammatica situazione dell’ateneo senese. Nonostante alcune imprecisioni (quali: disavanzo di competenza ed entrate per il 2010) per le quali si rimanda al post precedente, il documento, che riporta anche dati di questo blog, mette in risalto l’inadeguatezza degli organi di governo e della direzione amministrativa nella gestione della crisi. In queste condizioni non resta che il commissariamento che, in assenza di norme specifiche, diventa  di competenza esclusivamente prefettizia, come suggerisce un acuto collega.

«La complessa questione concernente la situazione finanziaria dell’Università degli Studi di Siena e le iniziative prospettate dall’Ateneo ai fini del risanamento, come ricordato dall’Onorevole interrogante, è già stata oggetto di discussione presso questa Commissione: si ritiene comunque opportuno riassumere la vicenda.

La situazione di grave crisi economica e finanziaria in cui versa l’Università degli Studi di Siena da una parte è riconducibile ai rilevanti debiti accumulati negli esercizi precedenti, dovuti, soprattutto, al mancato rispetto delle scadenze dei versamenti dell’IRAP e degli oneri dovuti all’INPDAP e dall’altra è conseguenza dello squilibrio tra le spese fisse e finanziamento statale determinato, in particolare, dal numero storicamente alto dei dipendenti rispetto al fondo di finanziamento ordinario che nel corso degli ultimi anni ha fatto registrare un valore superiore al limite massimo del 90% previsto dall’art. 51, comma 4, della legge 449/1997.

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