Vieni avanti supercretino!

Angelo Riccaboni. «Il numero programmato nella nostra Facoltà di Farmacia non c’è mai stato quindi non capisco dov’è il problema. Nessuno poteva aspettarsi questa situazione e certo non possiamo non accettare i ragazzi nel nostro Ateneo».

Claudio Marignani (Coordinatore provinciale e consigliere regionale del PdL). L’aumento delle immatricolazioni è il segno tangibile della vitalità della nostra Università ed un ulteriore attestato di prestigio che, nonostante le peripezie economiche degli anni passati, dovute a gestioni non condivisibili, l’Università di Siena ha saputo mantenere presso la comunità intellettuale nazionale ed europea. Le 3.500 nuove immatricolazioni porteranno nuova ricchezza a tutta la città e richiederanno una risposta adeguata in termini di servizi da parte dell’amministrazione comunale. Ci auguriamo che questo positivo segnale imprima ulteriore e rinnovato coraggio al Rettore e all’intero CdA per proseguire nel piano di risanamento. A tal proposito il PdL saprà assicurare tutti i supporti politici necessari a partire dagli opportuni interventi di sostegno a livello ministeriale. Interventi che, come i cittadini sanno bene, non si sono mai interrotti e che saranno ulteriormente rafforzati.

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5 Risposte

  1. Lega Nord Siena. Sarebbe più onesto che il Rettore, Angelo Riccaboni, oltre ad entusiasmarsi per l’aumento delle immatricolazioni, dicesse anche che questo aumento non riduce il deficit strutturale dell’Ateneo e che il numero degli studenti non è cresciuto abbastanza per incrementare l’FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario, ndr). In più, bisognerebbe anche dire che nella Facoltà di Farmacia è stato eleminato il numero chiuso, forse l’unica volta in Italia. Fra l’altro, mentre il Rettore si vanta dell’aumento del numero degli studenti, girano voci che a San Miniato mancano persino i laboratori.
    Infine, chiediamo a Riccaboni se crede che l’aumento del numero delle immatricolazioni non sia una “manna dal cielo” per quel mercato parassitario degli affitti in nero agli studenti universitari fuorisede, vera vergogna della società senese, un vantaggio solo per i portafogli di chi lo pratica, che non esitiamo a definire un “parassita della società”, e che evade IRPEF, TIA e ICI.

  2. Questi uffici sono a proporre una riflessione di Maestro James che attiene agli argomenti trattati su questo blog:

    http://shamael.noblogs.org/?p=3504

    Buona lettura
    Cesare Mori

  3. «Ma come? Fino a qualche settimana fa il coro unanime “l’effetto nefasto delle scelte dell’ateneo si vedranno nel numero di immatricolati!”. E ora? Certo, il trend è nazionale. I dati provvisori indicano che a Milano siano aumentati del 7%, Novara del 14%, Torino del 17%, Udine del 6%, Bologna del 5%. Siena? L’aumento è del 33% (c’è chi dice 40%) (circa 4000 contro i 3000 del 2010).
    Certo. È il primo anno dello “smantellamento” iniziato con la nuova reggenza, e magari l’inerzia insita in questi processi sta premiando scelte passate (quali???), o boh. Ditemelo voi, o maestri.»
    Golene

    …caro Golene, se alludi al mio messaggio, non credo che le recenti entusiasmanti notizie cambino una virgola di quello che ho scritto, e l’idea che si debba tacere “perché si sono iscritti un sacco di studenti”, come vaneggiano certe gazzette, mi pare vieppiù puerile. Lo “smantellamento” non è una metafora: è semplicemente la constatazione del dato nudo e crudo che ogni anno spariscono pezzi dell’ateneo e corsi di laurea, “a posteriori” definiti “inutili”. Abituati alle memorabili campagne dell’ufficio imperialregio per la propaganda dell’immagine, sembra che l’importanza di una scienza sia in larga misura questione di involucro, ma prima o poi considerazioni di ordine qualitativo diverranno ineludibili e mi pare un po’ puerile asserire che da questo punto di vista “tutto va bene madama la marchesa” perché si sono iscritti un sacco di studenti a “l’ateneo”. Giacché gli studenti non si iscrivono a “l’ateneo”, né alle “facoltà” (che oltretutto spariranno nel breve volgere di tre o quattro mesi), bensì a specifici corsi di laurea, non dimenticando che anche a questo giro di corsi di laurea ne sono spariti parecchi (nel comparto umanistico hanno fatto dei gran calderoni: ce li hai i dati delle iscrizioni?). Allargando poi lo sguardo ai tre atenei toscani, al di là dello sfarzo di chi può ostentare decine di professori di ruolo (e la patologica disomogeneità della distribuzione dei docenti, ovviamente non ritengo sia frutto del caso, né che abbia alcuna relazione con “l’eccellenza”), dico che è abbastanza triste constatare come corsi di laurea o settori scientifici che hanno avuto una tradizione e in certa misura fatto la storia di quegli atenei, oggi languiscano, sopravvivano a fatica, chiudano o rischino di chiudere, per il mix letale di “requisiti minimi di docenza” (declinazione del concetto di “taglio lineare”), pensionamenti, crisi finanziaria e blocco del turn over. Continuo pertanto a chiedermi che senso abbia oramai disseminare studiosi e studenti di un medesimo settore che non si è più in grado di tenere in tutti e tre gli atenei, qua e là a languire, piuttosto che concentrarli a dar man forte in una o due sedi. Tu riderai sotto i baffi, rilevando che ciò è contrario a norme e consuetudini, e io replico che allora smettiamo di riempirci la bocca con “le riforme”, “la valutazione”, “la programmazione” e “l’eccellenza”. Se poi vogliamo consolarci sbandierando i dati generici delle immatricolazioni fingendo che tutto sia rimasto come prima e si tratti solo di risolvere il piccolo fastidioso inconveniente di una voragine nel bilancio, facciamo pure: chi si contenta, gode. I dati delle immatricolazioni sono ovviamente quelli delle triennali, perché per le iscrizioni alle specialistiche (o quel poco che ne è rimasto) toccherà aspettare a Dicembre, ma a mio modestissimo avviso v’è più ragione per perseverare nel nostro consueto scetticismo. Non so se il tutto è cominciato a Bologna, a Lisbona (o a Stigliano), ma come prova lo sdilinguirsi del Marignani, la sensazione è che la politica universitaria volta allo sfascio sia sostanzialmente condivisa bipartisan, avendo trovato qui a Siena più che altrove dei solerti esecutori e degli originali interpreti. Il dibattito intorno all’università appare convenzionale, stereotipato, ideologico, acritico, disinformato, leggermente omertoso e sostanzialmente artificioso. Molto sommessamente nel mio intervento precedente avrei sollevato qualche problemuccio ulteriore al quale non mi pare si possa rispondere in modo tranchant ed elusivo. Altrimenti sostituiamo la scritta che campeggia sulla porta Camollia, “Cor magis tibi Sena pandit” con un’altra: “ve la dò gratisse”. La laurea, s’intende.

  4. […] scetticismo. Non so se il tutto è cominciato a Bologna, a Lisbona (o a Stigliano), ma come prova lo sdilinguirsi del Marignani, la sensazione è che la politica universitaria volta allo sfascio sia sostanzialmente condivisa […]

  5. Mah io ripeterò sempre le stesse cose… ma credo che ovunque in Italia l’offerta si sia contratta e credo anche che l’avere più iscritti sia una buona notizia.

    Poi se si riuscisse anche a federarsi e a evitare doppioni in regione sarebbe ancora meglio ma mi pare difficile. Noto che diverse sedi periferiche son sempre aperte…

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