Il pernicioso contributo dei cattolici alla politica

Mauro Aurigi. Da un po’ di tempo si sono infittiti i messaggi della variegata consorteria cattolica (il neo-guelfismo) circa il diritto-dovere dei fedeli di dare un maggior contributo alla politica nazionale. Non ci sarebbe niente di male (anzi!) se quel contributo fosse dato in quanto cittadini, come accuratamente prevede la Costituzione, e non in quanto cattolici, come altrettanto accuratamente la Costituzione non prevede. Così quel proposito di un maggiore attivismo cattolico nella politica diventa preoccupante, anzi minaccioso. E mi spiego.

Non c’è bisogno di particolare erudizione o competenza per rendersi conto che l’Occidente, ossia la parte più evoluta del pianeta, è diviso in due da una non sottile linea di demarcazione: da una parte i paesi protestanti, caratterizzati da livelli maggiori di ricchezza, cultura e moralità civica e dall’altra quelli cattolici (e quelli ortodossi) dove ricchezza, cultura e moralità civica stanno evaporando o sono già un antico ricordo. Il fatto è che dalla metà del Cinquecento la Riforma protestante e la Controriforma cattolica hanno concorso al rovesciamento di un assetto plurisecolare che aveva visto fino ad allora l’Europa mediterranea in generale e la Toscana in particolare rappresentare il vertice indiscusso della civiltà occidentale, mentre i popoli del nord erano rimasti ai margini remoti di quella civiltà. Da quel momento questi ultimi cominceranno la loro marcia fino a conquistare il primato planetario in fatto di ricchezza, cultura e moralità civica.

I protestanti affrontano meglio di noi l’attuale crisi
Si può restare perplessi di fronte all’affermazione di cui sopra, ma non esiste altra convincente argomentazione per giustificare quel rovesciamento di posizioni in Europa. Come non ne esistono per spiegare altrimenti l’enorme dislivello esistente tra l’America del Nord e quella del Sud. Anche all’interno di omogenee aree geografiche il fenomeno si riproduce con lo stesso identico segno. Nel ricco Canada esiste un’enclave (relativamente) più povera del resto del paese: è quella dello Stato del Québec, francofono e cattolico. E forse lo stesso potrebbe dirsi degli Stati Uniti per le ristrette aree francofone e cattoliche della Louisiana. O come nel Mar delle Antille, dove le isole colonizzate cinquecento anni fa dagli Inglesi sono molto più evolute di quelle contemporaneamente colonizzate dagli Spagnoli o dai Francesi, ancorché abitate tutte dagli stessi discendenti degli schiavi africani. Nella stessa Europa c’è il caso del Belgio dove una frattura insanabile ormai divide la zona fiamminga, più ricca e protestante, dalla zona vallone, anch’essa francofona e cattolica. Insomma questa è una regola che non ha eccezioni sul pianeta: non c’è un solo paese cattolico che possa vantare livelli di qualità della vita superiori a uno solo dei paesi protestanti.

Ma è proprio in questi giorni che abbiamo la riprova drammatica di quella linea di demarcazione tra mondo protestante e mondo cattolico (e anche ortodosso): i paesi che nell’attuale crisi rischiano di soccombere sono Irlanda, Spagna, Portogallo, Italia, Grecia, e forse anche la Francia, mentre non si ha notizia per il momento di ripercussioni altrettanto gravi nei paesi protestanti. Fa eccezione la piccolissima Islanda (380.000 abitanti). È vero che è stata travolta dalla crisi, ma ne è anche uscita subito con un referendum popolare di lacrime e sangue che, ovviamente, ha anche azzerato la classe politica del paese.

Ma non c’entra la fede religiosa
È necessario dire subito che la fede religiosa non ha alcun ruolo sul fenomeno sopra descritto: i cinque libri sacri (Bibbia e i quattro Vangeli) sono assolutamente uguali per tutti i cristiani. Ma lo stesso non si può dire del ruolo decisivo giocato dall’organizzazione gerarchica delle rispettive chiese. Quelle cattolica e ortodossa sono molto più verticistiche e più portate ad occuparsi dell’immanente (e quindi della politica). Mentre quelle protestanti hanno invece un’organizzazione molto più orizzontale (niente papi o cardinali e maggior potere della società civile sulla gerarchia religiosa) e sono quasi assenti dal dibattito politico. Questa situazione non poteva non condizionare la realtà socio-politica dei paesi interessati. In quelli protestanti ha prodotto livelli più alti di democrazia (maggior potere del popolo rispetto alla gerarchia politica) e conseguentemente anche di qualità della vita. Viceversa per quelli cattolici e ortodossi.

In soldoni: il contributo dei cattolici ha portato e porta iella. A Roma come a Siena. Siamo già molto malridotti e non abbiamo alcuna speranza in un’inversione di tendenza. Continueremo a precipitare (a Roma come a Siena) tanto più in basso quanto più i devoti dirigenti della politica terrena (come gli on.li Binetti o Fioroni, a puro titolo d’esempio, e sono tutti da valutare gli effetti futuri dell’attuale devoto governo Monti) metteranno la propria fede religiosa e il rispetto delle gerarchie cattoliche sopra l’interesse generale e il bene comune; quanto più la gerarchia cattolica metterà bocca nelle cose che attengono solamente alla terrena sovranità popolare; quanto più avranno peso fenomeni come l’Opus Dei, l’Ior, Comunione e liberazione o la Compagnia delle opere; e quanto più ex dirigenti del vecchio PCI, come D’Alema, Veltroni e Bersani (sempre a titolo d’esempio, perché il fenomeno è molto vasto), sgomiteranno per farsi vedere in prima fila alle celebrazioni in Vaticano o alle manifestazioni di Comunione e liberazione.

Insomma possiamo solo aspettarci il peggio. Con cattolica rassegnazione.

Annunci

2 Risposte

  1. …mi pare che l’ignoranza (nel senso dell’ assoluta non conoscenza) del messaggio fondamentale della Bibbia e dei Vangeli, sia diffusa e imperante, tanto a destra quanto a sinistra, tanto tra i cattolici, quanto tra ortodossi e protestanti.
    Storicamente, in nome delle nostre false concezioni del Messaggio Divino, abbiamo commesso e ancora non abbiamo smesso di commettere i crimini più orrendi.
    Mentre c’è ancora chi crede che Dio sia un anziano signore con la barba e la chioma bianche, che vive in qualche parte lontana dell’universo, dotato dei nostri stessi sentimenti e pronto a giudicarci per il nostro operato, non possiamo meravigliarci delle nefandezze che si consumano anche e soprattutto nella politica e nell’amministrazione della cosa pubblica.
    Pregevole, comunque, il richiamo alla religione perché, a mio parere, proprio da un approfondimento della conoscenza del messaggio contenuto nella nostra tradizione religiosa, può giungere il vero e sostanziale cambiamento della nostra Società!

  2. @ Domenico Mastrangelo: sembra proprio che i protestanti quel messaggio di cui all’ultimo capoverso del suo commento l’abbiano meglio capito.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: