Azienda ospedaliera universitaria senese: 800mila euro di consulenze in sette mesi

Lettera aperta a:

Pierluigi Tosi (Direttore generale AOUS)

Angelo Riccaboni (Rettore dell’ateneo senese)

Domenico Mastrangelo. Sono un medico con 33 anni di laurea in Medicina, quattro specializzazioni (Ematologia, Oncologia, Farmacologia Clinica, Oftalmologia), oltre 110 pubblicazioni su riviste internazionali ed esperienza nelle discipline dell’Epidemiologia, della Genetica e della Biologia Molecolare; sono anche omeopata diplomato, nel caso non bastasse! Dal 1992 sono in servizio presso l’Università degli Studi di Siena e, ad oggi, sono inquadrato nel livello tecnico, categoria D3, senza avanzamenti di carriera dal 2003! Avendo lavorato, in modo quasi esclusivo, alla ricerca sul retinoblastoma, ho sostenuto e sostengo tuttora (unico caso al mondo!), con il credito di autorità e istituzioni internazionali, l’ipotesi dell’origine epigenetica della malattia, che apre le porte ad un sostanziale rinnovamento, sia nella diagnosi che nella cura di questo tumore, che affligge, per lo più, bambini in tenera età. Inoltre, sotto la direzione del prof. Giovanni Grasso, del dipartimento di Scienze Biomediche, sto attualmente studiando, con un piccolo gruppo di collaboratori, nuove sostanze che potrebbero rivelarsi un’utilissima aggiunta alle terapie in uso per il retinoblastoma. Entrato in convenzione con l’AOUS (non ricordo con esattezza la data), mi sono, dunque, dedicato con profitto alla ricerca nel campo del retinoblastoma, tumore per il quale l’AOUS ha predisposto, al suo interno, un centro di riferimento nazionale e presso tale centro ho prestato la mia opera con risultati molto positivi, continuando a produrre ricerca di qualità anche dopo la revoca del rapporto di convenzione, posta in atto, per ragioni che ancora mi sfuggono, dal precedente direttore generale e, da quanto posso capire, confermata dall’attuale, anche se mai diventata definitiva.

Ovviamente, il senso comune, la ragione, la decenza e la morale più spicciole si rifiutano di comprendere le motivazioni che hanno condotto l’Amministrazione che ospita il centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, a sospendere il rapporto di convenzione con un medico, ricercatore (chi Vi scrive) che quasi all’unanimità, la comunità scientifica mondiale considera un esperto di rilevanza internazionale, nel campo del retinoblastoma; ma tant’è! La Legge non dovrebbe consentire simili “deroghe”, anche se le cronache sul “Paese reale” e i lunghi anni trascorsi, m’insegnano che non c’è mai fine al peggio. Nonostante tutto, credo fermamente che la Giustizia trionfi sempre e mi sono già preparato a difendere le mie ragioni (che ho motivo di ritenere del tutto conformi alle prescrizioni di Legge) nelle sedi a questo destinate.

Tuttavia, da cittadino (che paga le tasse e, qualche volta, legge anche le cronache nazionali), prima ancora che da professionista, al quale le istituzioni hanno procurato danni ingentissimi e irreparabili, sento i cronisti narrare fatti che mi fanno ritenere di essere un marziano accidentalmente caduto su un pianeta alieno. Mi riferisco, in particolare, a un articolo (“La Nazione”, 6 Ottobre 2012) che, sulla prima pagina della cronaca di Siena, così titola: «Scotte: spese “eccezionali” in incarichi: da Marzo a Settembre di quest’anno siglati contratti a tempo per 800 mila Euro.» Stando così le cose, se è assurdo, indecente, contrario al buon senso e inspiegabile che un esperto di retinoblastoma di caratura internazionale venga “licenziato” dall’azienda ospedaliera che ospita il centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, ancor meno regge l’argomento, da qualcuno proposto, della carenza di fondi; i denari ci sono! … e non pochi, a voler dar retta al cronista.

In seconda e terza pagina, la proverbiale “ciliegina sulla torta”. Leggo: «Fra Marzo e la scorsa settimana l’azienda ospedaliera è ricorsa a qualcosa come 776.130 Euro di collaborazioni esterne e libero professionali. Sono tutti incarichi di durata da tre mesi a un anno con compenso onnicomprensivo, affidati, di volta in volta, a professionisti presi all’esterno. Per la valutazione e assegnazione, l’azienda ospedaliera si affida ai documenti richiesti e – se ritenuto opportuno, ad eventuali colloqui/esami –. La lista dei conferimenti di contratti libero professionali è lunga, con documenti firmati dal direttore generale Paolo Morello e poi dal suo successore, Pierluigi Tosi

L’articolo è molto lungo e contiene informazioni più dettagliate su alcuni dei contratti stabiliti e altri dettagli che a me pare aggiungano veramente poco, al succo del discorso. Interessante, invece, la conclusione dell’articolo, nella quale, riferendosi all’eccezionalità che simili provvedimenti dovrebbero avere, ma che l’AOUS ha fatto diventare regola, il cronista afferma (non senza una ricca dose di buon senso): «Insomma, i casi sono due: o l’eccezionalità fa rima con continuità o le esigenze di una grande ed eccellente struttura devono far osare la stessa ad andare oltre la precarietà. O, ancora, come indica la Regione, si prenda ad usare il personale proprio

Nel mio caso, il “personale proprio” (specialmente se altamente qualificato) viene, invece, LICENZIATO senza motivo; ma non basta! Nella delibera di revoca della convenzione, mi si scriveva che l’azienda era disposta a trattare una nuova collocazione per il mio rientro in convenzione; e sì che tra le mie quattro specializzazioni e il diploma di Omeopata, l’ex direttore generale (come pure l’odierno) aveva soltanto l’imbarazzo della scelta, per determinare una mia nuova collocazione… ma essere in possesso di quattro specializzazioni, sembra non sia sufficiente, per la nostra azienda ospedaliera senese… e non basta ancora! Il messaggio che l’articolo convoglia al lettore è che l’AOUS ha messo a contratto professionisti dei quali “aveva bisogno” (si parla, per altro, di neurologi, psicologi, otorinolaringoiatri, ortopedici… tutte figure professionali delle quali l’AOUS è ampiamente dotata!), la qual cosa, opportunamente trasposta alla mia situazione, porta a dedurre che della mia opera in qualità di esperto internazionale sul retinoblastoma, l’AOUS non avesse né, tuttora, ha alcun bisogno! Circostanza, questa, davvero singolare, ove si pensi che l’AOUS stessa ha un centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, con un solo medico che lavora al suo interno! Ma ancora più singolare è il fatto che diversi colleghi, nella circostanza del mio licenziamento, hanno scritto al direttore generale che si sarebbero volentieri avvalsi del mio apporto professionale, sia in campo oncologico, che tossicologico, così come nel settore dell’Omeopatia, sebbene queste richieste sono state tutte, sistematicamente ignorate.

In conclusione, che ci sia stato e continui ad esserci un chiaro intento persecutorio, nei miei confronti, è del tutto evidente da quanto ho scritto; quali siano, invece, le ragioni che lo hanno fomentato, non è affatto chiaro e spero si possa chiarire al più presto, con mia completa soddisfazione, nelle sedi appropriate. Resta, tuttavia, l’amarezza nel constatare lo stato di degrado istituzionale e morale, che emerge da questa vicenda, del quale certo chiederò ragione, ma che lascia molte perplessità: in ambito accademico perché dimostra che il tanto sbandierato cambiamento, che dovrebbe condurre l’Ateneo al pareggio di bilancio, non può, a mio avviso, poggiare su simili basi; in ambito sanitario perché la “Sanità” dovrebbe essere un “servizio” (“Servizio Sanitario Nazionale”), non certo inteso a favorire chi la gestisce e l’amministra, ma, caso mai, chi paga le tasse (e che tasse!) per usufruirne. Spero che quanto detto possa costituire per Voi argomento di seria riflessione e indurVi a porre mano, nell’immediato, ad un rapido e sostanziale cambiamento.

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