È un triste destino essere sempre e comunque primi! Meglio riderci su!

Ateneomigliore

Altan-bicchiereGentili Colleghe, Colleghi, Studentesse e Studenti, sono lieto di condividere con tutti i componenti della nostra Comunità i complimenti appena ricevuti dalle istituzioni nazionali, regionali e locali in merito ai risultati dell’indagine annuale Censis, pubblicati oggi in prima pagina dal quotidiano La Repubblica, secondo i quali ‘l’Ateneo migliore d’Italia è Siena’. Questo importante traguardo si aggiunge all’esito della Valutazione della Qualità della Ricerca, resa pubblica dall’ANVUR due giorni fa, secondo la quale Siena è prima in Italia nella qualità della ricerca, rispetto alle dimensioni.

Pur considerando la specificità dei criteri sui quali si basano tali analisi, si tratta di risultati che evidenziano la qualità del lavoro che i docenti e il personale tecnico-amministrativo del nostro Ateneo stanno svolgendo da anni con passione e tenacia, superando le oggettive difficoltà derivanti dalla situazione finanziaria ereditata.

Colgo pertanto l’occasione di notizie così positive, per ringraziarVi dell’impegno sempre profuso a servizio di un’Istituzione che, grazie al contributo di tutte le sue componenti, sta recuperando il prestigio ed il rispetto che certamente merita, per la sua storia e per la positività  dei risultati che l’hanno sempre caratterizzata.

Cordiali saluti. Il Rettore (Prof. Angelo Riccaboni)

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4 Risposte

  1. “Siena sbaraglia tutti”, titola La Repubblica, anche se mi pare che in questi giorni di trionfi si stia facendo un certo casino fra il rapporto dell’ANVUR http://www.anvur.org/rapporto/ sulla ricerca per il periodo 2004-10 e le consuete esaltanti statistiche del CENSIS, dalle quali peraltro si evince che Siena ovviamente non è prima assoluta, come esultano le gazzette, ma è “prima” tra gli atenei con meno di 20.000 studenti, ossia esattamente avanti a Trieste, Sassari, Trento, Modena, Macerata, Udine, Marche, Brescia, Salento, Urbino, Ferrara, Venezia, Bergamo, Cassino, Foggia, Napoli (Partenope, of course).
    Punto. Troppa enfasi è pura vanagloria, vanifica gli sforzi realmente compiuti per uscire dal baratro, li ridicolizza coprendoli di una coltre di sciocca superficialità, vanitas vanitatum …

    Comunque le statistiche del CENSIS hanno sempre qualcosa di enigmatico e io mi baserei di più sul rapporto dell’ANVUR relativo agli standard della ricerca. In cosa secondo il CENSIS si superi per esempio un’università come Trento, non è chiaro, visto che viceversa nel VQR dell’ANVUR tra i medi atenei spiccano prorpio quelli del Trentino Alto Adige
    (http://www.repubblica.it/scuola/2013/07/16/news/la_prima_classifica_della_ricerca_in_italia_tra_gli_atenei_vince_il_nord_trionfa_l_infn-63106395/), ma la sostanza del sempre benevolo CENSIS è questa.

    Il rapporto ANVUR è istruttivo: nel VQR 2004-2010, by the way, che riflette la situazione “avant le déluge”, noto che a Siena ricevono una valutazione positiva anche aree sientifiche che successivamente, con gli sconvolgimenti intervenuti, sono state soppresse oppure sono oggi a rischio di sopravvivenza per tutte le ragioni abbondantemente esposte in questo blog, a riprova del fatto che non si intravede in modo nitido un nesso tra il valore intrinseco delle strutture e il criterio, basato come già detto ad nauseam su altri e più burocratici conteggi, che ne determina la vita e la morte. Perché qualora non si sia capito, Siena in questi anni sta perdendo il 50% del corpo docente, dal 2008 ha perso metà dei corsi di laurea (e ne perderà ancora nei prossimi anni) e il 25% degli studenti. Pertanto parole enfatiche come:

    “L’Università di Siena è prima nella classifica Censis degli atenei italiani. La tanto bistrattata università di Siena è la migliore d’Italia”
    (http://www.stefanobisi.it/?p=5110)

    paiono assai fuorvianti, per non dire delle autentiche e puerili balle che non aiutano ad affrontare la realtà. Paiono un invito rivolto alle menti obnubilate a non fare niente e a lasciar correre, siccome in passato (un passato che pare oramai remoto) le cose sono andate bene: l’apologia del “pollo induttivista di Russell”. Da ciò che ho capito, secondo il VQR il miglior ateneo italiano in assoluto è quello di Padova, che si attesta al primo posto per sette aree scientifiche su quattordici. Naturalmente ognuno tira l’acqua al suo mulino; così leggo questa dichiarazione degli architetti sardi: “Censis: Architettura di Alghero prima in Italia”, oppure: “l’Università della Calabria tra le migliori d’Italia”, dalla Gazzetta del Sud, oppure (non poteva mancare) “è Siena il miglior ateneo d’Italia bene anche la sede aretina” da La Nazione di Arezzo, che prelude a chissà quali cinobalanici disegni (ma se sono quelli che ho udito, sono cinobalanici assai!) ecc. ecc.

    Seguita il Venerabile articolista:
    “E pensare che da quando è stato eletto rettore Angelo Riccaboni non sono mancate le critiche pesantissime, spesso offensive e anonime.”

    E qui dunque, nel sollecitare energicamente il lettore ad approfondire il tema fortemente gobettiano della “Riforma mancata” (“ogni fedele prenda in mano il Vangelo e ne colga il senso con l’aiuto della grazia, senza le mediazioni ecclesiastiche e le complicate interpretazioni che si sono sovrapposte nei secoli” – Lutero), giacché si è citato Gobetti, mi riallaccio all’osservazione di De Mossi per ribadire il concetto già espresso: siccome in questo blog non mi pare si siano rivolte critiche personali gratuite ed offensive, quello che preoccupa evidentemente chi insiste con questa storia trita e ritrita dei nickname, non sono le oggettive considerazioni basate su dati ufficiali dello stesso Rettore o attinti al sito MIUR; non è il pressante richiamo alle leggi dello stato (alle leggi dello Stato, maremma in cantina, mica ai “dieci comandamenti” della ndrangheta!), nella fattispecie la riforma Gelmini e i vari susseguenti decreti; non è la preoccupazione per il futuro di chi nell’ateneo ci lavora, delle competenze e delle tradizioni che si perdono, del danno economico che si genera, bensì il fatto che chi avanza queste osservazioni non fornisca, bada un po’, le proprie generalità (“favorisca patente e libretto, prego!”), sicché possa essere denigrato ed eventualmente minacciato: questo è un modo veramente esecrabile di eludere i problemi.

    Personalmente (e non mi pare di avere offeso nessuno, a meno che per qualcuno l’aritmetica non sia offensiva) ho fatto due conticini onde dedurne alcune conseguenze: fa una differenza se mi chiamo Pinco o Pallino? Attendo ancora di essere confutato.
    Il fatto che quelle osservazioni, quelle deduzioni siano vere oppure false (nel senso elementare della “adaequatio rei et intellectus”), a prescindere dai quarti di nobiltà o dalla tessera di partito di chi le pronuncia, se è masculo o femmina, alto o basso, evidentemente per qualcuno è cosa secondaria: ma non sarebbe più semplice ed onesto cercare al contrario di rispondere?

    Il rapporto dell’ANVUR per il periodo 2004-10, parla di risultati positivi, ottenuti in quel lasso di tempo, in vari campi della ricerca; surreale è pertanto il fatto che una persona come il sommo teorico del “Groviglio Armonioso”, la quale non mi pare abbia dato contributi notevoli, che so, nel campo dell’elettrodinamica quantistica, se la prenda con chi partecipa a questo dibattito on line, in gran parte appunto operatori del settore, gente polemica perché animata da un gramsciano “pessimismo dell’intelligenza”, che affianca l’ “ottimismo della volontà”, e che sa abbastanza bene come funzionano le cose, avendo contribuito, ognuno per la sua parte, ad ottenere appunto quei risultati di cui il suddetto signore mena vanto. Conclude l’articolo:

    “Oggi Siena può dire che la sua università è Prima” (ibid.)

    …sì, per i debiti. La vera “autonomia universitaria” sarebbe quella che la rendesse veramente autonoma dal teatrino della politica.

  2. Addendum: leggo su Repubblica, a proposito del rapporto dell’ANVUR:

    «Per assegnare le pagelle, l’Agenzia ha suddiviso gli atenei e gli enti di ricerca in tre categorie: grandi, medi e piccoli. E per effettuare un confronto complessivo – relativo a tutte le 14 aree scientifiche scandagliate – sono stati individuati sette indicatori: Qualità della ricerca, Attrazione delle risorse, Mobilità dei ricercatori, Internazionalizzazione degli stessi, Alta formazione del personale, Risorse proprie e l’indicatore di Miglioramento. E’ Padova il grande ateneo che in Italia sforna e gestisce al meglio la produzione scientifica. Seguito dall’università Bicocca di Milano e dagli atenei di Verona e Bologna. Ma sono gli atenei del Nord a fare la parte del leone. La Sapienza di Roma figura al 22° posto, su 32 grandi università. Maglia nera per l’università di Messina, con una produzione scientifica parecchio al di sotto della media in diverse delle 14 aree scientifiche censite.
    Tra gli atenei di medie dimensioni spiccano quelli del Trentino Alto Adige. In testa l’università di Trento seguita da quelle di Bolzano e Ferrara. In coda Urbino. E tra i piccoli atenei spicca quello diretto fino a pochi mesi fa dall’attuale inquilino di viale Trastevere: il S. Anna di Pisa. Al secondo posto, un po’ a sorpresa, la scuola di eccellenza Normale di Pisa e la Luiss di Roma. Tra gli enti di ricerca, promossi l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), l’Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia e la Fondazione Santa Lucia, rimandati a settembre il Cnr e il Consorzio interuniversitario Istituto nazionale per le ricerche cardiovascolari (Inrc).»

    Qui, Siena appare sedicesima fra le grandi, che mi pare un dato comunque lusinghiero (più di quello del CENSIS, a meno che non si preferisca essere Cesare in un modesto villaggio piuttosto che il secondo di Cesare a Roma), ma non da suscitare entusiasmi e da far dire che siamo meglio di Padova. Mi rimane ancora oscuro come si possa accostare Siena a La Sapienza, che ha tutte le specialità di ateneo generalista, mentre Siena ne aveva veramente pochine (e ne avrà sempre di meno!) e dire che Siena è “meglio” de La Sapienza, mi pare un nonsenso, visto che quest’ultima ha almeno dieci volte più corsi di laurea rispetto a Siena e tutti i comparti umanistici, scientifici e tecnologici al completo; altrettanto oscuro – ma devo ancora studiare le istruzionei per l’uso – comprendere come ragionevolmente ci si possano attendere gli stessi “prodotti” (sic) in un SSD dove ci sono venti persone e in in SSD dove c’è rimasto solo un cristiano (meschino): molto oscuro come si possa (e si debba) introdurre un criterio di valutazione di genere ‘mmmericano, tenendoci tutte le tradizionali patologie dell’università italiana; oscurissimo come sia compatibile questo efficientismo ‘mmmericano con l’ossequiosa reverenza verso le intangibili satrapie che perseguono protervamente progetti di livello scientifico pari a zero, come raddoppiare i corsi di studio laddove semplicemente andrebbero federati e regionalizzati per costituire quella massa critica in assenza della quale tutti questi ragionamenti intorno alla “valutazione” non hanno neanche senso. Ma non voglio rompere troppo i cabbasisi: vedi miei precedenti messaggi. Veniamo al dunque:

    – Rapporto finale sulla Valutazione della Qualità della Ricerca http://www.ustation.it/articoli/4337-anvur-la-classifica-delle-universita-grandi
    TUTTI I DATI E LE TABELLE CLASSIFICA UNIVERSITA’: GRANDI – MEDIE – PICCOLE
    Questa graduatoria mostra le università che hanno avuto la migliore performance media nelle diverse aree. Le università sono state divise tra grandi, medie e piccole sulla base del numero di soggetti valutati di ciascuna struttura. La graduatoria premia le strutture che hanno lo scarto maggiore tra il numero di aree “azzurre” e “verdi” e il numero di aree “rosse”. Nei casi di ex aequo, è stato considerata come migliore la struttura che ha il numero maggiore di aree “verdi”.
    GRANDI
    1. Padova
    2. Milano Bicocca
    3. Verona
    4. Bologna
    5. Pavia
    6. Torino
    7. Modena e Reggio Emilia
    8. Parma
    9. Roma Tor Vergata
    10. Milano
    11. Milano Politecnico
    12. Pisa
    13. Torino Politecnico
    14. Chieti e Pescara
    15. Roma Tre
    16. Siena
    17. Milano Cattolica
    18. Napoli II
    19. Salerno
    20. Udine
    21. Perugia
    22. Roma La Sapienza
    23. Firenze
    24. Genova
    25. Calabria
    26. Bari
    27. Cagliari
    28. Napoli Federico II
    29. Trieste
    30. Catania
    31. Palermo
    32. Messina

    Mentre nella graduatoria del CENSIS, Siena risulta prima tra le medie (sotto i 20000 studenti). Lasciando perdere il solito CENSIS, che nel fatto che vi sia un numero di amministratii doppio a quello dei docenti vede solo il lato positivo, ossia abbondanza di servizi, vediamo come se la cava Siena nella ricerca (o meglio come se la cavava, visto che stiamo parlando del periodo 2004-10, ossia prima della crisi, e se uno vi descrivesse la situazione del MPS sciorinandovi i dati di prima del caso Antoneveneta, capireste bene che vi prende per il didietro). Ecco i punteggi dell’ANVUR per area. Se il valore è maggiore di 1 la struttura ha una qualità sopra la media di area, se è minore sta sotto la media. http://www.ustation.it/articoli/4363-anvur-la-classifica-delle-universita-tutte-le-aree-disciplinari

    AREA SCIENZE MEDICHE 1,00 … pfui! Per un pelo
    AREA SCIENZE SCIENZE MATEMATICHE E INFORMATICHE 0,71 ahi, ahi..
    AREA SCIENZE GIURIDICHE 1,20 …e un i frigge miha co’ l’acqua!
    AREA SCIENZE ECONOMICHE E STATISTICHE 1,35 …noblesse oblige
    AREA SCIENZE POLITICHE E SOCIALI 1,03 … per un pelo
    AREA SCIENZE STORICHE, FILOSOFICHE E PEDAGOGICHE 1,13 discreto
    AREA INGEGNERIA INDUSTRIALE E DELL’INFORMAZIONE 1,15 discreto
    AREA SCIENZE FISICHE 1,18 discreto
    AREA SCIENZE CHIMICHE 1,17 discreto
    AREA SCIENZE DELLA TERRA 0,87 ahi, ahi..
    AREA SCIENZE BIOLOGICHE 1,08 benino
    AREA SCIENZE DELL’ANTICHITA’, FILOLOGICO-LETTERARIE E STORICO-ARTISTICHE 1,05 .. benino
    AREA SCIENZE PSICOLOGICHE 0,04 … che tristezza
    (Agraria, Ingegneria civile, Veterinaria, Architettura ed altre che a Siena non ci sono, di sicuro male non sono andate)
    Come futile esercizio, andate a vedere che ne è stato, oppure fate un po’ di conti, sulla base degli elementari calcoli di cui ai precedenti messaggi, di cosa ne sarà, di alcune di quelle aree che si sono comportate bene e di quei ricercatori che hanno contribuito positivamente al giudizio.

  3. Essere primi in una classifica è certamente una buona cosa, molto meglio che essere ultimi.
    Però sono anni che Siena è in cima alle classifiche e ciononostante perde più nuovi studenti della media nazionale.
    Mi pare di aver buoni motivi per rimanere scettico.

    Sesto Empirico

  4. […] dopo, s’è scoperto l’arcano. La classifica Censis-Repubblica ha assegnato quest’anno il 1° posto all’ateneo senese, considerando alcuni indicatori che tengono conto del rapporto tra quantità di servizi (numero di […]

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