E se si costituisse un Dipartimento di Odontoiatria dantesca? Cerbero, il canino a tre teste

 

Paul Gustave Doré: Cerbero dantesco

Paul Gustave Doré: Cerbero dantesco

Rabbi Jaqov Jizchaq. Scrive Gian Antonio Stella: «Il colmo è stato toccato all’università di Chieti. Dove, a causa prima delle spaccature interne e poi della necessità di trovare una scappatoia alla rigidità della legge voluta nel 2009/2010 da Maria Stella Gelmini, decisa (con buone ragioni, anche) ad arginare l’eccesso di dipartimenti spesso mignon con la soppressione o l’accorpamento di quelli più piccoli, è nato il Disputer. Dipartimento di Scienze Psicologiche Umanistiche e del Territorio. Che tiene insieme gli psicologi che indagano nel sottosuolo delle menti umane e geologi che studiano il suolo e il sottosuolo della terra. Un capolavoro. Come se, per sopravvivere a una spending review, si fondessero insieme una carpenteria navale e un quartetto di violini.»

E perché non seguire il suggerimento di Totò (i famosi dentisti-dantisti di “Uccellacci e uccellini”) aprendo un Dipartimento di Odontoiatria Dantesca denominato magari Cerbero (il canino a tre teste)? Sicuramente si troverà che vi è un denominatore comune, legato alla sostenibilità ambientale. La Fondazione prometterà dei soldi (e poi non li darà). Questa è “l’estasi amministrativa” di cui parla Dostoevskij, ovverosia una sorta di delirio teso principalmente ad appagare la brama di autoaffermazione delle burocrazie ministeriali. Personalmente non capisco bene come possano andare d’accordo lo sputtanamento delle strutture didattiche e di ricerca, con la pressante richiesta di una sempre maggiore produttività scientifica (l’ANVUR, la SUA, il VQR, i renziani atenei di serie A e di serie B ecc.), ma tant’è: mettetevi nei panni di un referee estone o texano che si vede recapitare un paper e cerca di capire che mestiere fa l’autore… tornano esatte le impietose considerazioni del prof. Settis citate precedentemente.

… Eh, sì, come in quella celebre balera, l’orchestra sonerà “l’hai volsuto tu”, il mal voluto non è mai troppo. Quello del Disputer non è certo un caso isolato (e non c’è bisogno di andare fino a Chieti): anzi, è la norma, visto che, oggi come oggi, sono poche le sedi capaci di squadernare i grandi numeri richiesti dalla legge per la sostenibilità di un “megadipartimento”, nell’accezione gelminiana. E sarà sempre peggio. A Siena, dove bisogna primeggiare anche nelle disgrazie, calerà del 50% l’intero corpo docente, come evidenzia il grafico riportato in alto a destra, e tuttavia leggo che anche altrove non si scherza. Secondo il rapporto del CUN negli ultimi 7 anni la riduzione dei finanziamenti, il blocco del turnover dei concorsi e l’abbassamento dell’età pensionabile hanno provocato un crollo verticale esattamente del 30% dei professori ordinari e del 17% degli associati. La fascia dei ricercatori è ad esaurimento da alcuni anni.

Si fa notare che il crollo «supera ampiamente la diminuzione del numero degli studenti.» Entro il 2018 le cose peggioreranno ancora; i professori ordinari in Italia caleranno del 50 per cento: «nel 2018 infatti saranno solo 9.443 a fronte dei 18.929 del 2008, anche a causa del pensionamento di 4.400 docenti. Gli associati, invece, caleranno del 27%: nel 2018 13.278, a causa di 2.552 cessazioni, a fronte dei 18.225 del 2008. Complessivamente nel 2018 ci saranno 9.463 professori universitari in meno.» Tutto ciò era ampiamente prevedibile, perché conseguenza delle due uniche certezze alle quali possiamo aggrapparci: 1) che si invecchia e 2) che non ci sono quattrini. Homo sine pecunia est imago mortis.

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