L’ineleggibile, l’impresentabile e il presentabile a rettore dell’Università di Siena

I programmi sintetici dei tre candidati a rettore dell’Università di Siena riportati dal “Corriere di Siena” del 14 giugno 2016.

Francesco Frati, l’ineleggibile: in base alla legge Gelmini e perché ha condiviso con Angelo Riccaboni la pessima gestione dell’Università di Siena.

Felice Petraglia, l’impresentabile: il gruppo che lo sostiene è lo stesso che ha provocato il default economico-finaziario e istituzionale dell’Università di Siena.

Alessandro Rossi, il presentabile: un candidato a rettore autorevole, autonomo, con una visione aperta e libera da pregiudizi e vincoli culturali localistici.

Pubblicato anche da:
Bastardo Senza Gloria (14 giugno 2016) con il titolo: «Per un pugno di voti, la corsa a rettore dell’Università di Siena».

Per leggere cliccare sulle rispettive immagini.

corrsiena14giu2016frati

corrsiena14giu2016petraglia

corrsiena14giu2016rossi

Annunci

2 Risposte

  1. Scusate la domanda, ma come si fa a votare una persona che solamente adesso al momento del voto si ricorda del personale T.A.? Si parla di personale motivato (ma dopo sei mesi non si conosce ancora la graduatoria delle PEO fatta entro il 31.12.2015), mappatura delle competenze, pesatura delle posizioni, valorizzazione delle competenze esistenti, consentire tramite la formazione di assecondare le proprie esigenze di crescita professionali, etc. Come si fa a dire una cosa del genere se finora si sono fatti solo i corsi obbligatori per legge come quelli sulla sicurezza, pronto intervento e terremoti. Ma i corsi specializzati su materie informatiche, tecnologie emergenti, Linux, Open Source (che tra l’altro bisegnerebbe utilizzare d’obbligo secondo il codice dell’Amministrazione digitale) ed altro, dove sono? Tutti a prendersi cura del personale T.A. il cui voto vale però 1/12 del totale di quello dei docenti. Ma in questi sei anni in cui è stato Pro-Rettore non poteva dedicare un po’ del suo tempo a realizzare almeno una delle cose dette e portare all’attenzione del Rettore, CdA e Senato tutti i problemi che ora vengono evidenziati? In tutto questo tempo, tutti si sono concentrati solo sul risanamento?

  2. Dice il sottosegretario Faraone:
    «Abbiamo meno atenei che altri paesi europei, ma il problema è la qualità: dovremmo evitare di creare doppioni ovunque e dovremmo potenziare e razionalizzare costruendo sinergie tra le regioni e spingere per un coordinamento tra gli
    atenei sull’offerta formativa e con i territori
    » http://unipi.waypress.eu/cgi/ImageCgi.cgi?f=20160613/SID1401.TIF&t=PDFOCR

    È l’ennesima riprova del processo in corso, oramai da almeno quattro governi, sul quale ci siamo già soffermati fino alla nausea. A me pare un modo diverso per dire quello che ha detto il prof. Barocci nel famoso articolo. Il problema di Siena è tutto qui: di fatto è un doppione degli altri due atenei toscani, e a quanto pare è convinzione oramai palese (in realtà da un bel po’) che nei nuovi assetti del sistema universitario tre atenei simili nel raggio di poche decine di chilometri non siano economicamente sostenibili. E simile agli altri, Siena lo sarà sempre di più, man mano che le scuole e le tradizioni scientifiche, le “eccellenze”, le peculiarità locali createsi nel tempo si affievoliscono o scompaiono, con la scomparsa, senza ricambio, di chi le ha create. Siccome gli altri due compari sono più grossi, tre volte più grandi di lei, non è chiaro, dunque, come Siena possa differenziare l’offerta sul piano dei contenuti avendo sempre minori risorse umane a disposizione (in pratica: quelle che ti sono rimaste), se non nel senso che diceva il prof. Barocci, cioè una differenza di livello (triennali vs. magistrali e dottorati) e ritengo che sia questo il succo del discorso di Faraone.

    Per differenziare l’offerta a livelli di magistrali e di ricerca occorrerebbero risorse umane di cui Siena allo stato dell’arte non dispone; credo sia superfluo ribadire ancora che le cattedre si stanno svuotando e che Siena sta perdendo oltre il 43% del suo corpo docente: in pratica uno su due, e intere aree scientifiche dove il personale era più anziano subiscono un processo irreversibile di desertificazione. Inventarsi corsi aggrovigliati dai nomi strani ogni volta che se ne va in pensione qualche decina di docenti, alla lunga si rivela una mera operazione cosmetica di improbabile successo. Se la proposta è quella di dirottare tutte le future risorse in un paio di settori, sarebbe necessario dire cosa intende farne degli altri settori, cioè di chi ci lavora, nonché domandarsi se un ateneo possa sostenersi con un paio settori soltanto. Per capire cosa ci attende sarebbe in definitiva utile tradurre in italiano volgare le espressioni del “latinorum” burocratico usate da Faraone, come “sinergie” e “coordinamento tra gli atenei”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: