È nato il governo 5Stelle-Lega

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3 Risposte

  1. Insomma, viviamo nell’epoca della disillusione, ma devono provarci.
    Mary

  2. Governo nuovo, vita nuova. O no? Leggo su http://www.lavoce.info/archives/53602/alluniversita-manca-un-progetto/:

    “non si capisce se si vuole che tutte le 96 istituzioni universitarie continuino a offrire una vasta gamma di corsi di studio e di ambiti di ricerca oppure si preferisca per ciascuna di esse una specializzazione nelle aree di maggior forza, … se vada privilegiata la qualità della ricerca oppure se didattica e terza missione – citate nel testo – debbano avere pari rilevanza. Così come non è chiaro se il fondo di finanziamento ordinario vada assegnato in base ai costi standard (e quindi alla capacità di attrarre gli studenti, introducendo forme di concorrenza fra università), alla spesa storica (quindi privilegiando gli atenei più antichi), a criteri premiali o a esigenze perequative nei confronti delle università del Sud, o ad altro ancora; o se la selezione di ricercatori e professori debba continuare a passare per il vaglio nazionale oppure vada affidata direttamente ai dipartimenti, come nel mondo anglosassone.”

    … in attesa di capire qual è il programma reale del nuovo atletico ministro dell’università e ricerca, che per ora tace (paventando altresì che ai ludi dipartimentali si aggiungano altri esercizi ginnici, flessioni, sollevamento pesi, lancio del giavellotto ecc.), commento ancora la recente presa di posizione dei Tre Rettori:

    FIRENZE – “Un solo ateneo per la Toscana? E’ una proposta che mi piace, che voglio sostenere, della quale ringrazio il rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei”. Così il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi …”.http://www.regione.toscana.it/ca_ES/web/toscana-notizie/dettaglio-notizia/-/asset_publisher/mk54xJn9fxJF/content/ateneo-unico-per-la-toscana-il-presidente-rossi-plaude-alla-proposta-del-rettore-dei/pop_up;jsessionid=EBFD2C5769402A4D36B5F6840600FE1F.web-rt-as01-p1?_101_INSTANCE_mk54xJn9fxJF_viewMode=print

    Sulla questione si è acceso un dibattito. Il Rettore Frati ha ribadito che “la sinergia tra i tre atenei toscani non va ad intaccare l’autonomia degli storici siti universitari”.https://www.antennaradioesse.it/universita-frati-in-toscana-lavoriamo-in-sinergia-ma-ognuno-mantiene-lautonomia/ Ma allora non capisco che razza di fusione sia: proprio la bruciante attualità politica illustra perfettamente come una fusione comporti una parziale cessione di sovranità ad una cabina di regia comune. La sensazione è che i grossi, cioè Pisa e Firenze, non rinunceranno alle loro prerogative, e semmai discuteranno su come spartirsi le spoglie di Siena.

    Se ne è parlato nella recente campagna per le comunali? Poco. Dalla lettura dei giornali registro che, tra i concorrenti al canape, gli unici ad aver preso una posizione articolata sono la lista Vigni http://www.sienafree.it/siena/142-siena/99490-alessandro-vigni-sinistra-per-siena-potere-al-popolo-universita-un-problema-ed-una-risorsa.e la lista Spqs http://www.ilcittadinoonline.it/economia-e-politica/spqs-ok-alluniversita-unica-toscana-le-eccellenze-restino-siena/ Altri hanno scritto, come del resto scrivono da anni, che all’università di Siena “TUTO VA BEN” http://www.ilcittadinoonline.it/economia-e-politica/brogi-ic-luniversita-rappresenta-nostro-futuro/, e questo fa abbastanza incavolare. Io sono stato politicamente educato al motto gramsciano: “pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”, ma tra i tanti revisionismi della sinistra attuale, evidentemente, c’è anche il rovesciamento di questo motto. Senza voler sottovalutare la faticosa opera di risanamento, “va bene”, nel senso che va meglio, dopo aver mandato in pensione 400 docenti su 1000 senza rimpiazzo.

    Cioè a dire, avendo quasi dimezzato l’ateneo, svuotando settori fondamentali, ci sono meno stipendi da pagare, benché rimanga ancora un pesante fardello di debiti che, a norma di legge, impedisce l’accesso a quote superiori di turnover per coprire le pesanti lacune apertesi. Seguendo questo ragionamento, al limite, ad un morto le cose vanno benissimo, perché, in forza della sua condizione, si è tolto dalle spese. E poi “va bene”, ma DOVE va? Mentre il turnover in quasi tutte le università maggiori, è ripreso al 100% (il che non significa che verranno recuperati gli oltre 10.000 posti perduti), a Siena, in forza di certi indicatori economici che permangono critici, il turnover è inchiodato alla soglia minima (credo del 50%).
    Il meccanismo aleatorio della roulette russa pare far premio sulla corretta programmazione. Allo stesso modo, negli anni dello scialo, si era proceduto a reclutare altrettanto a casaccio, cioè a gonfiare settori seguendo criteri non sempre plausibilmente giustificabili.

    Dopo, senza indugiare in noiosi distinguo, si è detto che il dissesto economico era colpa di tutti, anche di quelli che lo hanno subito senza trarne alcun vantaggio personale, secondo la ben nota prassi di “colpevolizzazione delle vittime”. Non vorrei che si perseverasse ancora nell’equivoco per cui tutto ciò che è entrato in crisi dopo lo smembramento delle facoltà e il quasi dimezzamento del corpo docente, era solo roba “inutile”. Se nell’immediato futuro potrai reincamerare solo la metà dei posti che ancora continuerai a perdere, che prospettiva hanno settori, così impoveriti, che difficilmente potranno bramare l’eccellenza? Cosa devono attendersi coloro che vi lavorano, osservando il progressivo annichilimento di ciò che li circonda? ‘Insostenibile’, dopo lo svuotamento, è un conto, ma ‘inutile’ è un altro conto, e come recita l’epitaffio di monsieur de Lapalisse, molti, se non fossero morti, sarebbero ancora in vita.

    Per pigrizia e fatalismo si tende ad identificare darwinianamente “eccellente” con “sopravvissuto”. O a considerare inutile ciò che esuli dal proprio orizzonte. È giusto così? È questa la misura del valore? Ha senso un ateneo tutto squilibrato, in cui alcune aree sussistono solo in attesa di essere smantellate? È corretto nei confronti di docenti e discenti? È destino che Siena diventi satellite in una posizione ancillare rispetto ad un Sole toscano? Qual’è altrimenti il destino degli atenei minori, alla luce di una politica che da diverso tempo oramai tende a sottrarre loro risorse per concentrarle negli atenei maggiori? Non so, e soprattutto personalmente non ho più voglia di discuterne inutilmente, visto che ognuno, ritenendo sé stesso indispensabile e gli altri inutili, pensa sempre di più al proprio “particulare”. Che manca in definitiva una visione, un orizzonte e che all’università pare oramai diventato impossibile vedere le cose dal lato culturale, e non solo burocratico e finanziario. .

    La causa dei vincitori piacque agli dèi, ma quella dei vinti piacque a Catone.

  3. Enrico Rossi è quello che porta i bambini al gay pride? Competente.

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