Università, politica e voto di scambio

SalernoQuando manca il senso della misura. Si riporta uno stimolante intervento di Pasquale Santé apparso sul forum: unilex.

Pasquale Santé. Vi sono vicende marginali rispetto allo “zoccolo duro” delle problematiche universitarie che però, quanto più forte si sente l’esigenza di chiarezza e pulizia, non mancano di suscitare perplessità. Su “Il Mattino” di giovedi’ 3 maggio è riportata la notizia che il Prof. Raimondo Pasquino, Rettore dell’Università di Salerno, è stato eletto per acclamazione presidente regionale della Margherita e che tale evento è stato recepito “nel partito come segnale di apertura alla società civile in vista del partito democratico”. Ora, fermo restando che ciascuno è ovviamente libero di pensarla come crede e di essere iscritto a qualsivoglia partito, una carica politica così alta associata ad una carica accademica altrettanto alta mi sembra possa legittimamente dare adito a qualche critica.

In un momento in cui l’autonomia universitaria ha dato ai vertici accademici ampia libertà di muoversi sul territorio, la commistione tra politica ed Università rischia di diventare commistione tra politica, Università ed affari (a parte la possibilità di facilitare carriere accademiche di “amici” politici e di ostacolare quelle di “nemici”). Non mi riferisco in particolare al Rettore in questione, che non conosco e che è senz’altro una persona degna, ma il problema andrebbe a mio avviso preso in considerazione. Ricordo a tal proposito la dura presa di posizione dei docenti delle università inglesi di alcuni anni fa, al debutto dell’autonomia, che invitavano i loro colleghi (se non vado errato sul “The Guardian”) a diffidare dei docenti italiani che avrebbero potuto avere mano libera in rapporti con il malaffare (e si precisava che tale rischio era simile al Nord e al Sud) proprio in virtù dell’autonomia (ristrutturazione di vecchi fabbricati, edificazione di nuove strutture, creazione di consorzi, ecc.).
Infine una curiosità. Negli altri Paesi europei (UK, Francia, Spagna, Finlandia) vi sono leggi o disposizioni al riguardo? E negli USA? Ringrazio anticipatamente chi volesse rispondere.

Caro amico rettore ti scrivo

PentagrammaCosimo Loré. Caro Amico e Magnifico Rettore di Siena,
ti scrivo in ragione della materia, e so che per te il pensiero della medicina legale non può essere certo il primo, ma ti ricordo che il settore scientifico-disciplinare comprende anche la criminologia, e per questo ti scrivo. Ti scrivo perché è mio dovere segnalarti che il crimine accademico organizzato sta portando alla dissoluzione dell’intera struttura e al collasso del nostro ecosistema e questo è un fatto che ti compete come ecologo. In queste ore sono usciti i libri di amici a me assai cari, uno firmato con uno pseudonimo e l’altro da Eugenio Picano (Impact Factor > 750): Candido o del porcile dell’Università italiana e La dura vita del beato porco. In entrambi i casi, fossi il maiale adirei le vie legali come vittima della palese diffamazione, posto che il suino non provoca alcun danno anzi… ma quando si tratta della corruzione della massima istituzione scolastica… Vedi, Silvano, come te sono ormai un veterano con 35 anni di ruolo, 27 di cattedra, 8 di senato, centinaia tra articoli e volumi, didattica da laringite cronica (da causa di servizio), depressione, ansia. E come te non avrei mai voluto bussare alle procure toscane, pugliesi, etc. per contrastare condotte criminali che non cessano neppure dinanzi a provvedimenti giudiziari esemplari, quali la rimozione coatta del tuo predecessore. Ora, però, partono i processi penali e pertanto nessuno si può, né si deve, nascondere scaricando su noi due e pochissimi altri ogni rischio e responsabilità, perché non è da uomini civili ma da personaggi infimi e infami. Dobbiamo insieme, proprio sedendoci uno accanto all’altro, guardandoli in faccia e verificandone con atti scritti ufficiali la buona fede, stanare chiunque si nasconda o tenti di fare il furbo sulla pelle del nostro ateneo. Qui non ci si conta, tecnica utile ad eleggere un rappresentante, qui essere in tanti, come nella storia criminale della razza umana è sempre accaduto, non qualifica né esonera dalle proprie responsabilità. Non c’è più tempo ed atti forti, da parte di uomini veri, si impongono, senza ambiguità né dilazioni; per quel che mi riguarda, da sempre scrivo come ben pochi fanno e con costoro ho l’onore ed il gusto di identificarmi… Mi riferisco a studiosi del calibro di Eugenio Picano che tuttora malgrado le coraggiose denunce e le clamorose intercettazioni e gli arresti dei “capi” della cardiologia italiana non intravede alcuna riparazione dei danni. Cito questo ricercatore del CNR collaboratore del mio gruppo di ricerca per i meriti scientifici superiori internazionalmente riconosciuti e perché è provato che è stato vittima di delinquenti in associazione tra loro (almeno secondo le ammissioni degli stessi nelle intercettazioni acquisite come prova). Sai bene che perfino se si tratta delle cattedre di cardiologia (la ricerca e la cura del cuore, per Dio!) lo schifo tracìma e la fogna è stata ormai scoperchiata dalla Guardia di Finanza che ha portato in galera o ai domiciliari più di un big. Leggi quel che è pubblico e pubblicato ovunque e non solo negli atti giudiziari.

Malauniversità a confronto: i chimici in Basilicata e a Siena

UnibaslogoContro l’indifferenza e l’ignavia è giunta l’ora della rottura anche nell’Università. Come diceva Leonardo Sciascia, «credo si possa usare il verbo rompere in tutta la sua violenza morale e metaforica. Rompere i compromessi e le compromissioni, i giochi delle parti, le mafie, gli intrallazzi, i silenzi, le omertà; rompere questa specie di patto tra la stupidità e la violenza che si viene manifestando nelle cose italiane; rompere l’equivalenza tra il potere, la scienza e la morte (…); rompere le uova nel paniere, se si vuol dirla con linguaggio e immagine più quotidiana, prima che ci preparino la letale frittata.» Consideriamo il ruolo dei “barbari” nell’Università, partendo dai chimici, con un articolo sull’Università della Basilicata, valido anche per la realtà senese. Con due differenze: a Siena la situazione è ancora più drammatica (ci ritorneremo con dati precisi) e, cosa più importante, è a rischio un Ateneo di 766 anni d’età, non un 25enne come l’Università della Basilicata. Dell’Ateneo lucano ci siamo già occupati: si veda il primo e secondo articolo.

QUEI CONTI CHE NON TORNANO…
Da: la Nuova Basilicata (22 gennaio 2005)
Nino Grasso. (…) Sarebbe ingiusto scaricare solo sui livelli centrali responsabilità che vanno ricercate anche qui, in Basilicata. E che probabilmente affondano le radici in una serie di errori passati, figli di un inopinato gigantismo e di una smania di spesa, spesso anche futile e ingiustificata dalla cruda realtà dei numeri. Ci sono corsi di laurea, come quello di Chimica, che hanno in media tra gli otto e i dieci studenti all’anno. E sono anche i corsi che costano di più per la presenza di un buon numero di professori ordinari e associati, oltre che di ricercatori e contrattisti. Per non parlare dei laboratori tecnici, che proprio perché improntati ad una organizzazione particolarmente sofisticata sul piano della sicurezza, assorbono ingenti risorse finanziarie. Da profani verrebbe da chiedersi: ne vale la pena? Quanto costano alla collettività quegli otto o dieci laureati in Chimica che l’Università sforna al termine di un lungo ciclo di studi, quando ci sono migliaia di giovani lucani che affollano, fuori regione, i corsi di legge, scienze politiche, economia e commercio, medicina? Però proprio perché ci troviamo dinanzi ad un bene di tutti i lucani, un bene sinora gestito come cosa personale da qualche piccolo “barone” di spocchiosa prepotenza (…), è assurdo pensare di affrontare la crisi attuale con i metodi del passato. Vale a dire: piangendo miseria, addirittura nello stesso momento in cui si stanno per assumere 22 nuovi ricercatori. Per cui, si reclamano soldi, ma senza dar conto di come li si spende. (…) L’Università non solo deve dar conto, come è giusto che sia, dei soldi che spende. Ma deve concordare con le istituzioni le azioni da intraprendere. (…) E mettersi costantemente in gioco. Pure a costo di operare dolorose amputazioni, in presenza di corsi di laurea sicuramente prestigiosi, come quello di Chimica. Ma che forse non ci possiamo più consentire in un corretto rapporto di costi e benefici.

24 febbraio: trionfo della Pietà Rondanini

RondaniniNon solo leggi ad personam ma ad personas
Aldo Ferrara e Giovanni Grasso. Con l’informale espressione legge ad personam s’intende una legge (o atto avente forza di legge) che si ritiene sia stata realizzata mirando specificamente al raggiungimento di determinati effetti favorevoli (o sfavorevoli) per una singola e individuata persona o ristretto gruppo di soggetti, nonostante possa essere formulata, apparentemente, in modo generale. La locuzione, mutuata dal latino, è entrata nell’uso comune tramite il gergo politico e giornalistico.
Dal punto di vista giuridico, salvo i casi in cui vengano dichiarate incostituzionali, le cosiddette sono degli atti normativi formalmente legittimi, anche se di dubbia correttezza sotto il profilo etico e deontologico, non in diretto contrasto con i fondamentali principi di generalità e astrattezza del diritto. Va notato che tali leggi sono sul crinale scivolosissimo non solo del conflitto d’interesse, sul quale vige una normativa imprecisa ed incerta, ma sul più consistente reato d’interesse privato. Ricostruiamone la cronistoria.
Alcuni costituzionalisti hanno anche definito legge “ad coalitionem” la legge elettorale del 2006 che, data la morfologia delle formazioni politiche all’atto delle elezioni governative, si riteneva dovesse permettere ai partiti della coalizione di centrodestra di ottenere un numero di seggi fortemente superiore rispetto a quanto sarebbe avvenuto con la precedente normativa.
Esistono altre forme d’applicazione delle leggi ad personam?

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Per l’Università della Basilicata sassi e virus pari son

IlrestoAppena 25enne l’università della Basilicata, ma molto chiacchierata. Dopo il primo articolo, di seguito il secondo, che suscita, nel lettore, tanti interrogativi. A chi giova che vi sia un virologo a dirigere il Dipartimento di Geologia? È normale che un rettore riceva bacchettate dalla Regione per un illecito amministrativo e contabile? Può un rettore, coinvolto nelle irregolarità gestionali dei fondi europei, continuare a restare al suo posto? Nel caso di inerzia, l’iniziativa spetta al Ministro o, com’è successo a Siena, alla Procura della Repubblica?

IL DANNO MILIARDARIO ALL’UNIVERSITA’ DI BASILICATA
Da: IL RESTO (27 gennaio 2007)
Filippo De Lubac. Quella “testarda” della prof. Colella è riuscita a realizzare il progetto europeo più ambizioso in una situazione organizzativa difficile. Ha anche fornito risultati superiori al finanziamento ricevuto, talmente apprezzati dagli enti regionali da essere stati pubblicati a loro spese e divulgati online su siti regionali, nonché su riviste scientifiche internazionali. Lei ed il suo dipartimento erano diventati i maggiori referenti scientifici sulle risorse idriche e sul monitoraggio ambientale della Val d’Agri, grazie anche alla collaborazione del Politecnico di Torino, abbassando per giunta i prezzi di mercato in un’area dove erano previsti enormi finanziamenti (10 miliardi di lire per la realizzazione di un sistema di monitoraggio ambientale e 6 miliardi l’anno per 15 anni per la sua gestione). Ma il boccone appetitoso, ovviamente, faceva gola a molti. Al punto che, referente di questo monitoraggio, è diventato IMAA-CNR, del cui consiglio scientifico fa parte l’ing. B. De Bernardinis (ex docente di Ingegneria dell’Unibas), esponente del Gruppo 183, nonché direttore dell’Ufficio Pianificazione, Valutazione e Prevenzione dei Rischi del Dip. della Protezione Civile di Roma, i cui interlocutori nell’Ateneo lucano risiedono nei dipartimenti di Ingegneria del DIFA e del DISGG. Inquietante, e diciamo poco, è quello che abbiamo scoperto in merito alla vicenda giudiziaria: che i documenti contabili del progetto della prof. Colella sono stati trafugati; che il suo studio è stato ripetutamente perquisito; che il consulente della polizia e principale accusatore è stato un ricercatore del DISGG, vicino al Magnifico Prof. Tamburro, al secolo P. Harabaglia, geofisico. Lo stesso che dopo aver eseguito un monitoraggio delle acque privo di rigore scientifico, causando seri danni al progetto della prof. Colella, diventava “l’esperto scientifico” del Dip. della Protezione Civile della Provincia di Potenza in un megaprogetto europeo sul monitoraggio delle acque dove addirittura coordinava team multidisciplinari.

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Malauniversità: lo sguardo si allunga

Puntaperotti_1Non vi è scienza senza etica: chi è operoso ma omertoso è indegno della cattedra
Cosimo Loré. A Bari (si veda anche lo storico articolo di Bolzoni) come a Bologna (si veda anche e poi il commento di Balzanelli) esiste il fenomeno della collaborazione tra cattedratici e criminali comuni: a Bari da tempo avviene, come ben ricordano eccellenti cardiologi pisani candidati a suo tempo ad un concorso a professore di cardiologia; a Bologna, come gli arresti attestano, l’intreccio intimo è già stato produttivo di danni, come ben sanno valenti oftalmologhe senesi; le Procure barese e felsinea lavorano come quella senese e pisana, ma preoccupa assai l’inerzia rilevabile altrove, il silenzio dei Rettori interrotto solo dal tentativo di minimizzare la gravità di fatti, il cui significato trascende i singoli diritti calpestati perché riguarda la credibilità della istituzione e la sicurezza della popolazione, la faccia tosta di docenti anche di governo dell’ateneo senese che firmarono e fecero (sic!) firmare irresponsabilmente (per presunta immunità accademica?!) ambigui atti di interferenza indebita sulle gravi iniziative giudiziarie in corso che avevano indotto il Gip a rimuovere il rettore. Anche a Siena i concorsi sarebbero del tutto degenerati se non ci fossero stati candidati coraggiosi (reumatologi, criminologi, oftalmologi), cattedratici corretti (neurologi, anatomici, fisiologi) e avvocati degni di rappresentare la giustizia e di indossare la toga (troppo rari in verità). E chi è oggetto di provvedimenti giudiziari tenta di fare la vittima, esibendo la propria operosa carriera e, sottovoce, promettendo vendette, come si sa bene. Sfuggono a troppi, invece, i prerequisiti del professore universitario “indipendenza e onestà intellettuali” senza le quali gli scienziati diventano addirittura pericolosi e nocivi, come la storia insegna con il lungo elenco degli accademici asserviti al potere o autori di crimini contro l’umanità. Siena ha avuto un passato glorioso e oggi ha un Rettore Magnifico che meritano di essere sostenuti apertamente, lealmente, concretamente nell’attuale critica fase di transizione e di indagini penali, anche per i tanti che hanno dedicato vita, anima e cuore al nostro ateneo.

Dopo il ponte di Messina, uno sguardo dalle torri di Bologna

BolognaAldo Ferrara. Concorsi truccati all’università di Bologna. Sotto inchiesta con l’accusa di violenza privata ai danni di un loro collega e a tre commissari di un concorso per un posto di professore associato di Oftalmologia. In manette sono finiti gli autori materiali delle intimidazioni. Dopo aver letto l’articolo del Quotidiano Nazionale-il Resto del Carlino e quello di Repubblica, alcune considerazioni.
Prima. Dal Ponte (che non c’è, ricordate) vedevamo con lungimiranza la possibilità di un crimine che, invece, la magistratura bolognese ha, per fortuna, sventato.
Seconda. Questa volta Messina c’entra in positivo, essendo, presumibilmente, un suo ricercatore, parte lesa; ma Messina è sempre in ballo.
Terza. No amici cari, non c’è in ballo solo oculistica, anche se le cronache sono ricche di oftalmologi. Ve ne sono anche altri, di altre discipline. Ma trattandosi di oculistica chi vuol vedere, veda.

Malauniversità a confronto: Basilicata e Siena

UnibaslogoL’Università della Basilicata (la regione dell’amaro lucano) come l’Università di Siena (la città del panforte e dei ricciarelli)? Solo analogie gastronomiche? No. Con un’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, l’anno scorso il rettore dell’Ateneo senese fu rimosso dal suo incarico, per abuso d’ufficio aggravato e falso ideologico. Secondo il Gip, il rettore «ha commesso ripetute violazioni di legge allo scopo di favorire le persone a lui più vicine o accomunate da vincoli di interesse, ha mostrato un atteggiamento di sostanziale noncuranza dei vincoli di legge nell’espletamento della propria funzione». L’articolo seguente, il cui titolo riprende lo slogan di questo blog (Dopo i baroni … i bari), evidenzia numerose analogie tra i due atenei. Mancanza di senso delle istituzioni e della legalità. Buchi di bilancio. False dichiarazioni delle massime autorità di governo. Uso improprio ed inquietante dell’autonomia universitaria. Danni all’erario. Conflitto d’interessi diffuso. Uso massiccio delle consulenze. Intoccabili e bistrattabili. Con un’unica differenza: il fiume di denaro che scorre in Basilicata fa apparire stracciona la “lobby” accademica senese.

Dopo i vecchi baroni … i nuovi bari. “Basilicata che bello!”
Viaggio nell’Universitas della Basilicata
Da: IL RESTO (20 gennaio 2007)
Filippo De Lubac. Le cronache recenti hanno riportato le polemiche sulla malagestione dei megaprogetti europei 1994-1999 dell’Università della Basilicata: il Magnifico Rettore, prof. A. Tamburro, ha respinto le osservazioni mosse dal segretario dei radicali lucani M. Bolognetti e dalla prof. Colella. Nessuno contesta i danni per l’ammanco di circa 2 milioni di euro dalle casse dell’Ateneo nel 2004 (avvenuto in un periodo di crisi che ha portato all’esercizio provvisorio 2005), resta da stabilire di chi sia la responsabilità. Il Magnifico Tamburro scarica tutto sulla Regione Basilicata “la scadenza naturale del mio progetto era il 2004, la responsabilità del mancato collaudo è della Regione Basilicata”. Pronta replica dei funzionari di Via Anzio: “i documenti contabili per il collaudo sono stati consegnati dal Magnifico Tamburro solo nel 2006, mentre la rendicontazione scadeva nel 1998”. Come si dirime questa complicata matassa? Basta consultare gli atti ufficiali. Intanto la polemica è giunta al “calor bianco” e sono fioccate denunce e querele. Proviamo a vederci chiaro.

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Partita a carte col morto. Dove? All’Università, naturalmente ……!

LezioneanatomiaAldo Ferrara. Ricordate Todo Modo di Sciascia? Ebbene l’epilogo sta per essere scritto e riferisce di una strana ed oscura vicenda, avvenuta nell’Università “che non c’è”, in un piccolo paese della Regione che invece c’è ed è nota a tutti come sede d’importanti Atenei, tre per l’esattezza. Oggi, con il proliferare dei Corsi e degli insegnamenti, proliferano anche gli Atenei inutili, e quindi, magari, mentre scriviamo, saranno diventati, cinque, sette e così via. C’è anche un’altra Regione italiana che ne vanta tre, la Sicilia. Di Messina, vista dal Ponte, che, naturalmente, “non c’è”, abbiamo già detto; di Palermo ha scritto l’Espresso oggi ed ha dimenticato qualcosa. Dovete sapere che nel Capoluogo siciliano c’è un Istituto, sede d’insegnamento inferiore e superiore, retto dai Gesuiti, e frequentato dall’ambiente-bene della Città. Negli anni Cinquanta vi si iscrissero giovani rampanti come Leoluca Orlando, figlio del Prof. Salvatore Orlando-Cascio, ordinario di Diritto Privato e poi Civile, legatissimo all’On. Bernardo Mattarella, ministro, notabile dc e padre di Sergio, ministro pure lui negli anni novanta, e di Piersanti, ucciso dalla mafia; compagno gli fu Enrico La Loggia, figlio di Giuseppe, presidente della Regione Siciliana (1958-1965), poi presidente della Commissione Bilancio della Camera; ed ancora Francesco Musotto, figlio di Giovanni, ordinario di Procedura Penale, deputato socialista, poi euro-parlamentare e poi arrestato, rilasciato e rieletto. Poi ancora Giovanni Mercadante, professore di Radiologia, deputato regionale per FI ed arrestato nel 2006, per concorso esterno in associazione mafiosa, tuttora detenuto.
Cosa lega tutti questi personaggi? Innanzitutto il fatto d’essere allievi del Gonzaga, di essere figli, quasi tutti di professori universitari e di essere compagni di scuola di Domenico Massari. Vita diversa, venduta (secondo alcuni), quella di questo giovane e promettente che si trasferisce giovanissimo al Karolinska Istitutet, per poter lavorare in pace, senza assilli e senza il timore che attanaglia chiunque non si presti alla mafia, quella della volgare accezione, ma anche quella della vita universitaria. Per carattere ombroso, diffidente ed intransigente, lottando contro favoritismi e nepotismi, si trovò a dover emigrare extra-moenia per lavorare e produrre in piena tranquillità. Quando poi, nell’anno “che non ci fu“, venne chiamato dalla Facoltà di riferimento dell’Università toscana “che non c’è”, lì trovò sul suo cammino Tosco Monati, che gli sbarrò il passo per preferirgli qualcun altro che, naturalmente “non c’è”, almeno scientificamente. Domenico non protestò, si affidò alla Consulta e perse la battaglia. Era in preda alla sua naturale tranquillità, quando scese dalla macchina nella piazzola del Policlinico, dove lavorava. Il passo gli fu sbarrato da un uomo che si fece avanti, liberò da un giornale, che portava in mano, una Mauser 75 che esplose tre colpi a raffica. Domenico non morì subito, fece in tempo a vedere in viso il suo assassino, un compagno di un tempo, anche lui isolano, e non si stupì più di tanto, ed in un lampo rivide la sua vita tra presente e passato: il Gonzaga, i figli di …, i compagni amici-nemici, gli anni duri dell’Università “che non c’è”, la fine dura per mano di chi si era pronunciato amico. È sempre così, cari lettori, anche nell’Università, prima ti isolano e poi ti fanno fuori. Falcone docet. Fantapolitica? Si. Non del tutto!

Dopo il panforte un “amaro lucano”! Cosa accade nel Texas d’Italia

Vald_agri_pozzoL’Università della Basilicata è molto chiacchierata: irregolare gestione dei fondi europei (che coinvolge lo stesso Rettore), ammanco di 2 milioni d’euro con conseguente esercizio provvisorio, danni all’erario, denunce e querele, la regione che bacchetta il Magnifico, interrogazioni al parlamento italiano ed a quello europeo, un fiume di denaro che scorre attraverso consulenze, incarichi professionali, convenzioni e megaprogetti. Prima di analizzare tutto ciò, vediamo come Marco Travaglio descrive la Lucania, il Texas d’Italia, attraverso le indagini del pm Woodcock e gli scandali politico-amministrativi in questa finta «isola felice».
Amaro Lucano
Da: Micromega, agosto 2006
Marco Travaglio. Di magistrati con tanti nemici ne abbiamo visti molti, in questi anni. Ma con tanti nemici e così pochi amici c’è solo Henry John Woodcock, il pubblico ministero di Potenza che nelle sue indagini ha avuto la sventura di incappare in molti potenti. Da quando, il 16 giugno, ha fatto arrestare Vittorio Emanuele di Savoia, il portavoce di Gianfranco Fini, Salvo Sottile, e i loro presunti complici, sul capo del giovane magistrato anglo-napoletano sono piovuti attacchi di ogni tipo e provenienza (politici ed editorialisti di ogni orientamento, alte e basse cariche dello Stato, istituzioni repubblicane e monarchiche, e financo qualche magistrato) che hanno investito anche il gip Alberto Iannuzzi, «colpevole» di aver accolto le richieste del pm.
Una breve galleria dei nemici di Woodcock aiuterà a capire meglio quel che accade a Potenza, ma soprattutto nella «nuova» Italia del centro-sinistra.
La Lucania è un osservatorio privilegiato: una finta «isola felice» che in realtà, grazie alla sua perifericità geografica, lontano dai grandi circuiti mediatici, è sempre più infestata dalla ‘ndrangheta, dalla corruzione, dagli impasti massonici, dagli scandali politico-amministrativi talmente trasversali che, alla fine, una mano lava l’altra.
L’unico baluardo di legalità è la magistratura: anzi un pugno di pochissimi magistrati, assediati nei loro stessi uffici e invisi ai loro stessi superiori. Oltreché, si capisce, ai loro indagati.
Tralasciamo volutamente gli attacchi dei «vip» finiti sotto inchiesta e i loro amici protettori. E concentriamoci su quanti avrebbero il dovere di difendere chi compie il proprio dovere e di consentirgli di continuare a svolgerlo serenamente, e invece si adoperano trasversalmente per rendergli la vita impossibile.
Continua a leggere amaro lucano di Marco Travaglio.