Stavrogin. Leggo su un quotidiano: «Università, a picco gli iscritti nel 2009.
Nuove immatricolazioni giù del 4,4%». Questo è l’andazzo: recessione economica, scarsa utilità di molti corsi di laurea rispetto allo scopo di trovare un lavoro soddisfacente. È inutile che i burocrati dai loro oscuri antri ci assillino con i “Descrittori di Dublino”, a fronte della recessione e di una crisi economica che travolge interi comparti dell’economia produttiva: nella presente congiuntura l’imperativo è resistere. Ma bisogna anche riconoscere che la scarsa appetibilità di molti corsi di studio è dovuta in larga misura alla loro futilità come progetti culturali. Il modello della vendita delle indulgenze è superato. Declinata mestamente l’era delle “Scienze della Comunicazione” e delle lauree-straccio poco formative che non insegnano alcun mestiere (”mestiere” latu sensu, inteso come competenza: che sia il filologo o il dentista non importa), resta da chiedersi che senso abbia puntare sullo spaccio di lauree brevi, che manifestamente non hanno più alcuna attrattiva, e se è verosimile che una università tutta protesa al raggiungimento di un simile obiettivo (che dunque ignori la ricerca e specializzazione) possa reggersi e pretendere di richiamare addirittura studenti.
Ora, ad ascoltare il silenzio assordante di questi giorni, rotto solo da comunicati tecnico-burocratici di tono apparentemente asettico, pare che la crisi non ci sia più. Eppure è un silenzio carico d’oscuri presagi: come il seme sotto la neve, qualcosa sta prendendo forma, qualcuno da qualche parte sta ridisegnando l’assetto futuro dell’ateneo.
Sarebbe utile capire meglio cosa bolle in pentola.
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La proposta dell’on. Franco Ceccuzzi (Pd) di una “
Stavrogin. Dove eravamo rimasti prima delle vacanze? Non ricordo a che punto era il dibattito circa il risanamento. Allora, vendiamo Pontignano o vendiamo al mercato degli schiavi un po’ di ricercatori, salvando gli edifici, monumenti che nondimeno rimarranno irrimediabilmente vuoti, a causa del blocco degli avvicendamenti e degli imminenti pensionamenti? Come freniamo l’esodo inevitabile verso altre sedi di quegli studenti più motivati, che non intravederanno qui la possibilità di continuare gli studi ai livelli specializzati, e probabilmente di quei docenti che si vedono qui preclusa ogni possibilità di carriera? Il piano di risanamento è anche piano di rilancio?
Oggi la minestra della ministra Gelmini è legge e dunque aut mangiare ’sta minestra, aut saltare: gli atenei con i conti a posto potranno assumere nuovo personale; si distribuiscono soldi alle università in base a standard di qualità. La lista dei “buoni” – leggo – sarà compilata a breve in base ai parametri individuati dal Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e dal Cnvsu. “Il blocco al 20 per cento del turn over stabilito dalla Finanziaria 2009 prevede una deroga per gli atenei virtuosi, che potranno coprire fino a metà dei posti liberatisi per effetto dei pensionamenti a patto di destinare il 60 per cento dei nuovi ingressi ai ricercatori”: riuscirà la retorica della peccatrice pentita, dell’università che risorge dalle ceneri dopo aver effettuato un serio e contrito esame di coscienza a guadagnare a Siena l’indulgenza plenaria o almeno uno sconto di pena?
Pubblichiamo una parte dell’articolo (
Il Consiglio d’amministrazione dell’Università di Siena ha approvato ieri il bilancio di previsione 2009 caratterizzato da un principio di discontinuità rispetto alle gestioni precedenti e rispetto all’incoerenza delle previsioni del gettito complessivo delle entrate e delle uscite realizzatesi negli esercizi finanziari precedenti. «L’intento è stato quello di dare un quadro doverosamente realistico, basato su dati rigorosi e affidabili, su importi di contributi che sono già noti o con sufficiente grado di certezza giuridica ai fini del relativo accertamento. Il documento presentato è caratterizzato dunque da stime di carattere prudenziale sul fronte delle entrate ed è opportunamente misurato riguardo alle spese, in relazione alle previsioni definitive del 2008, comprese quelle che hanno registrato significativi scostamenti rispetto alle previsioni iniziali.» Redatto secondo un criterio modulare, il documento di previsione finanziaria per il 2009 è caratterizzato dalla massima ponderatezza e, al contempo, dalla possibilità di apportare agevolmente le variazioni che si renderanno necessarie durante l’anno sulla base delle ulteriori entrate effettive. Pertanto la regolarizzazione del quadro riepilogativo si determinerà in occasione dell’approvazione del Conto consuntivo per l’esercizio finanziario 2008.
Gaetano Quagliariello. «Sprechi insopportabili, governance che non funziona, mancato controllo dei bilanci: ecco perché la crisi dell’Università di Siena è l’emblema delle difficoltà del sistema universitario italiano. Ho rassicurato tutti sull’impegno del governo e della maggioranza teso ad evitare ogni speculazione politica sulla situazione dell’Università. Anzi, vogliamo collaborare con la città e le sue istituzioni affinché l’ateneo riesca ad attuare il
Si riporta l’intervento di Carlo Costalli, presidente nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori (MCL), sul difficile momento che attraversa l’Università di Siena.
Cosimo Loré. Impossibile dissentire dalla scrittura lodevole di una delle persone tra le più colte e capaci di comunicare cultura! Non praticabile però la sola via delle dichiarazioni d’intenti se si vuol uscire dalle guazze meno malconci possibile come istituzione: la legittima
Si riportano alcuni brani di un intervento di Roberto Barzanti pubblicato dal Corriere di Siena di oggi con il titolo: «

















