Sulla dismissione della Certosa di Pontignano: possibile che si riesca a reperire le necessarie risorse solo per lo stadio?

Si riportano alcuni brani di un intervento di Roberto Barzanti pubblicato dal Corriere di Siena di oggi con il titolo: «Pontignano deve sopravvivere»

Roberto Barzanti. (…) Credo che per quanto riguarda il destino della Certosa di Pontignano si debba essere molto prudenti. Pontignano ormai un nome che fa tutt’uno con l’Università di Siena ed evoca una lunga storia che è come scritta in un luogo denso di memorie. (…) Durante gli anni del conflitto e subito dopo la fine della guerra la Certosa era stata sede di rifugiati politici e spazi di incontri dai quali scaturivano intese e dialoghi tra alcuni dei protagonisti della nuova Italia. A scorrere l’album dei visitatori e degli ospiti si rimane impressionati: e si rinvengono le firme di Pietro Nenni e Paolo Barile, di Norberto Bobbio e Piero Calamandrei, di Fernando Santi e Emilio Lussu, e al contempo quelle di giovani studenti e professori che là dialogavano sul futuro di un Ateneo che era casa loro non meno che orgoglio della città. Forse c’è un pizzico di eccessivo sentimentalismo nell’attribuire ai luoghi il ruolo di testimoni non impassibili delle occasioni e delle voci alle quali hanno dato ricovero e conforto. Eppure non esito a dire che Pontignano è diventato anno dopo anni elemento essenziale dell’identità dell’Università senese, del suo senso di apertura, degli scambi tra mondo accademico e ricerca politico-culurale. (…)
Spero che nel quadro di un riassetto sistematico si trovi una durevole e austera soluzione perché Pontignano sopravviva come spazio simbolo di un sapere democratico, di fruttuosi dialoghi, di quiete meditazioni, di generosa accoglienza. E non mi riferisco ad altri similari problemi non perché non suscitino analoghe perplessità, ma perché intendo qui sottolineare uno dei temi principali in agenda, almeno a mio modo di vedere. Quanta parte del patrimonio architettonico più illustre è stato piegato in Toscana a usi di tipo alberghiero o a futili scopi commerciali! Sia la resistenza di Pontignano il segno di una concorde volontà nell’arginare questa tendenza rovinosa. Rifiuto di credere che si riesca a suscitare entusiasmo e a reperire le necessarie risorse solamente quando ci sono in ballo stadi, palazzetti o attrezzature complementari. E mi rifiuto di credere che una pur residuale sinistra di governo non abbia la forza di ribellarsi – un po’ – a questo conformistico assopimento. E non dico solo di Siena. Altrove, a quanto si legge, è peggio, molto peggio.

41 Risposte

  1. Bravo, Barzanti!
    Ma allora, se è in Fondazione (non so bene in quale organo, ma da qualche parte c’è!) che si faccia sentire: è il momento della politica: stadio o Pontignano? Strade o palazzetto? Ferrovia o Aeroporto? Forza, onorevole, se ci legge, batta un colpo! E se ha cariche nel PD, finché c’è, ne batta anche due!
    Dal profondo dei tempi il Suo
    Archimede

  2. Se serve e non c’è altra via per salvare posti di lavoro presenti e futuri per me si devono vendere anche il rettorato. Francamente me ne fotto di Pontignano e di tutti gli immobili. Chi fa discorsi di questo tipo ha la pancia piena. Ma qui c’è gente che va a casa senza lavoro. Ci sono fornitori che aspettano quanto dovuto da mesi. Non scherziamo.

  3. «Sia la resistenza di Pontignano il segno di una concorde volontà nell’arginare questa tendenza rovinosa. Rifiuto di credere che si riesca a suscitare entusiasmo e a reperire le necessarie risorse solamente quando ci sono in ballo stadi, palazzetti o attrezzature complementari. E mi rifiuto di credere che una pur residuale sinistra di governo non abbia la forza di ribellarsi – un po’ – a questo conformistico assopimento.» Barzanti

    E poi, a quanto leggo, tutto sommato Pontignano costa anche poco… certo una università che perde i suoi simboli è come un ufficiale che perde i galloni, ma resto comunque dell’avviso che il vero valore aggiunto siano le persone, e non i bei palazzi. Inutile rimpiangere i paradisi perduti, che forse oltretutto, se andiamo al di là delle facciate, non sono mai esistiti; sebbene nulla potrà tornare ad essere come prima (fortunatamente!), resta il fatto che il “business” dell’università è – o dovrebbe essere – la ricerca specializzata e la formazione superiore, non la produzione di cavallucci e ricciarelli o altri generi di leccornie a buon mercato che taluni incomprensibilemte si ostinano a chiamare ancora “lauree”; da quest’angolatura a me pare che le cose non andassero benissimo già da prima dell’esplosione dell’orribile “buho”. L’ “autonomia” stessa, forse, in realtà chiuse come quelle dei piccoli atenei di provincia, ha favorito una naturale propensione all’inerzia, al piccolo cabotaggio localistico e familistico, assecondando quell’inclinazione naturale per cui ogni deretano cerca il suo luogo naturale: cioè, la seggiola. Se l’università di Siena continuerà a indebolire, anziché rafforzare, le sue strutture scientifiche, a renderle opache, a perdere i suoi ricercatori e di conseguenza i suoi studenti (come inevitabilmente accadrà), l’avvenire sarà assai peggiore che se perderà qualche immobile.
    Ribadisco che il prossimo anno sarà cruciale: i nuovi corsi di studio, il prevedibile accorpamento forzato di dipartimenti (o addirittura di facoltà?), una condizione generalizzata di incertezza, genereranno già di per sé qualche perplessità negli studenti (e nei docenti…); in più, i calcoli che hanno portato alla costituzione dei nascenti corsi di laurea, sospetto, dovranno essere già da subito rivisti (prepensionamenti + blocco delle assunzioni = i conti non tornano!). I quintali di letame gettati sull’ateneo senese e su chi vi lavora faranno il resto; per cui mi spingo a prevedere persino una fuga di docenti, oltre che di studenti. Vedremo se continuerà la flessione delle iscrizioni e vedremo le classifiche di Times del 2010, ma io credo che occorrano alla svelta idee forti e di sostanza, per quello che concerne la cosiddetta “eccellenza”.

    P.S. Temo che l’uomo della strada (cui auguro di essere investito da un TIR) sia più sensibile alla problematica del nuovo stadio, che al salvataggio dell’università.

  4. «P.S. temo che l’uomo della strada (cui auguro di essere investito da un TIR) sia più sensibile alla problematica del nuovo stadio, che al salvataggio dell’università.» Stavrogin

    Temi? Ma per quale motivo la gente normale dovrebbe appassionarsi di università? Cosa abbiamo fatto in questi ultimi 40 anni per avvicinarci alla gente? E poi, chi siamo per potere stabilire che lo sport della domenica sia meno importante delle università?

  5. OK, kryogen, giusto flagellarsi, ma l’Università deve sopravvivere oltre le nostre persone! A fine ‘800 fu la città a salvarla, non il governo centrale – né i professori per la verità. I senesi sanno che è più importante di noi e in consiglio comunale è stato unanime il riconoscimento in tal senso. Che ora trovino i mezzi, che non possono non essere quelli della Fondazione MPS e, dato che i tempi sono quelli che sono, chiedano il sacrificio di stadio (e palazzetto se necessario). Le liste civiche sono d’accordo, pare, Barzanti e un Monaci (PD ex-lista civica) anche. Che si aspetta a far venire fuori una richiesta seria firmata dall’Università? Nel sito del Rettorato c’è solo una lettera di Fabio Petri su un problema secondario: non è sconfortante?
    O andarlo a proporre martedì pomeriggio? Come fa la CGIL a non essere d’accordo?
    Archie

  6. Il “Tuttologo” prof. Barzanti sa che il motto pucciniano vissi d’arte vissi d’amore è roba da poeti, e di quelli prefascisti, nevvero? Tuttavia Pontignano non è roba da poeti, ma fa proprio parte della “nostra” Università. Perderla sarebbe un bello schiaffo un duro colpo: io poi ci son legato sentimentalmente… ed ero forse troppo poeta e ‘nnamurato… Ora però qualcuno, fa pure inchieste ANPI-Teatrali e guide in turrite cittadine con iscrizioni gratuite… Che scadimento: pure Banfi ha la laurea in Scienze della Comunicazione… Nessuno che tira scarpate come al Bush? Si perché si fan convegni e guide, cari accademici, e nessuno leva la voce per Pontignano. Solo l’ex vicesindaco Barzanti scende in campo, come lo ha fatto per le vie cittadine intitolate a degli stronzi o a eventi fuori della “tradizione senese”. Ci tocca riesumare il buon Tuttologo!
    Viva la gente nova e Gianni Schicchi” (Puccini).

  7. Osservando per inciso che il fegato di cinghiale è una vera e propria leccornia, devo qualche risposta e notazione.
    La prima è che non mi risulta che sia stata violata la legge in base alla quale i vincitori di concorso prendono servizio in modo automatico, salvo che i concorsi non siano stati terminati oltre il primo di ottobre e per le ragioni che ho spiegato prima. Ove così non fosse per qualche caso, non c’è bisogno di essere tanto aggressivi, considerato che comunque i ricercatori prenderanno servizio il 29 dicembre per quello stratagemma che ho spiegato. Stesso discorso vale per i fornitori, cui mi risulta sia stata inviata una lettera dall’Amministrazione nella quale si chiede pazienza e comprensione per una situazione effettivamente drammatica. Se ci saranno contenziosi è evidente che saranno risolti – sempre secondo la legge – a favore del richiedente anche tramite un pignoramento. Quello che da qualcuno mi sembra che non sia riconosciuto è che ci sono delle leggi e delle regole (le prime dello Stato le seconde di varia origine fra cui quella della buona educazione) che disciplinano tutte le situazioni che stiamo vivendo. Dubito fortemente (anzi sono certo di no) che i docenti a contratto possano essere equiparati in qualsivoglia maniera ai fornitori. E comunque è di lunedì scorso il mandato di pagamento dei contratti arretrati per un importo superiore ai 500.000 euro. Quindi da lì non dovrebbero arrivare problemi.
    Non valgono invece per l’Università né le regole delle aziende private, né quelle della forca e del taglione. I dirigenti che hanno evidentemente sbagliato verranno giudicati dalla magistratura ordinaria. L’unica cosa stupefacente è che neanche questa volta si sia provveduto a giubilare i Revisori dei Conti che non hanno revisionato, torno a ripeterlo, un bel niente e se non è un errore allora è un reato.
    D’altronde, visto che si tirano in ballo i nomi (o meglio gli pseudonimi) Cal è il nome del capo delle scimmie nel film “Il pianeta delle scimmie”: mi sembra che sia stato scelto a proposito. Per fare un esempio di quanto sia azzeccato vorrei dire che trattare l’Onorevole Barzanti che si erge a difesa di un luogo di cultura e didattica con argomenti devo dire assolutamente condivisibili come “uno con la pancia piena” significa disconoscere totalmente la storia personale, politica e culturale dell’uomo, nonché disconoscergli anche un certo coraggio nell’essere in qualche modo dissonante rispetto alla preponderante maggioranza politica di cui peraltro fa parte. Aggiungere che di Pontignano ci se ne può “fottere”, per non parlare dell’idea di vendere il Rettorato mi sembra sia in linea con un’idea del mondo (accademico e non) che pensa solo alla pancia, per l’appunto.
    Va detto che effettivamente vendere Pontignano a quella valutazione poi che è stata segnalata credo da Petracca (che ringrazio per i preziosi dati di cui non ero a conoscenza se non a grandi linee) non sembra essere un’idea proprio buonissima. Anche perché Pontignano per molti anni è stata una fonte di reddito per l’Ateneo, dacché veniva affittata anche a privati per matrimoni o altri eventi. A un certo punto – la memoria mi falla – fu deciso che queste attività (che comprendevano anche il catering) dovevano cessare (con la sola eccezione del convegno dei DS) e rimanere in vita solo le attività legate all’Università. Ci si chiede se sia possibile tornare indietro e vedere in questo modo di salvarla.
    Quanto all’amico Stavrogin (che mi trova pienamente d’accordo sulle varie morti atroci che pretenderebbe di imporre al cosiddetto uomo della strada e anche sul fatto che l’anno prossimo ci sarà presumibilmente una seria sofferenza delle iscrizioni) non mi trova d’accordo in linea di massima sulla lettura che dà della proposta Barzanti – Liste Civiche sullo stadio. Guarda Stavrogin che questo stadio e questo palazzetto l’uomo della strada che tu (ed io con te) odi tanto non lo vuole affatto. Egli è difatti convinto (a buona ragione) che il Roburrone ne trarrebbe gran detrimento da questa tranlatio stadii dal centro ad Arbia o dove cavolo è il posto prescelto. E per giunta è poco convinto, o meglio disgustato, dalla scelta del progetto che – ti notifico – è effettivamente delirante oltre che dispendioso e cementificante.
    D’altro canto anche politicamente non c’è accordo perché quei cento milioncini già stanziati la maggioranza dei cittadini è convinta potrebbero essere spesi meglio di come è progettato. E una buona parte di questi cittadini che hanno votato le Liste Civiche (e non quattro gatti come altrove in questo blog è stato sostenuto) vedono di buon occhio lo spostamento dei cento milioni sull’Università. E siamo al rapporto della città con l’Ateneo. In primo luogo va detto che tutti, intendendo tutti (Comune, Provincia e anche Banca), con l’Università ci hanno banchettato per anni (e continuerebbero ove ci fossero risorse). Quindi anche se ora tirassero fuori qualcosa farebbero solo ed esclusivamente il proprio dovere. Pongo anche l’accento su una notizia molto piccola e per questo probabilmente giudicata insignificante: mentre si svolgeva il CdA, contestualmente si eleggeva il Presidente del Collegio dei Direttori di Dipartimento. Indovinate un po’ il nome dell’eletto: Mussari. No, non è Beppe, è suo fratello. A volte è strana la vita eh?
    Vi saluto e vado a chiudere i cani.
    Buona serata dal Favi di Montarrenti

  8. Archimede, concordo con te al 99%. Penso solo, e forse sbaglio, che in questo momento non siamo nessuno per stabilire o insegnare al “popolo” cosa debba fare di noi. Nello stesso modo sono convinto che le società forse con ritardo, forse sbagliando scoprono sempre cosa sia meglio per il proprio benessere. La società stabilisce di volta in volta le proprie priorità. Evidentemente qualcosa è andato storto; e deduco che la colpa non sia la loro. Bisogna dunque pazientare. Credo.

    P.S. Tanto il Siena fra qualche anno sarà in serie C!

  9. Favi, al di là del titolo di scimmia che francamente si addice poco, e che ti puoi tenere, ti segnalo che per capire bisogna leggere. Allora te lo dico con calma.
    1) non so con quale sicurezza tu sostieni che i ricercatori prenderanno servizio. Lo spero anche io. In ogni caso hanno perso novembre e dicembre + 13esima mentre Bigi e Interi e gli “n” fannulloni di questo ateneo, docenti e amministrativi lo hanno ricevuto. Già questo non mi pare giusto.
    2) i docenti a contratto sono fornitori. La lettera chiede supplicando. Ma la causa può partire. Senza difficoltà. Francamente sarebbe anche giusta visti i tempi e visto il fatto che ancora gli ottimi Bigi e Interi et similia sono sempre là.
    3) i dirigenti che hanno sbagliato si possono far decadere dalla dirigenza. E si possono mettere in atto le procedure per il licenziamento. Se si vuole. Si può chiedere loro i danni. Se non si vuole non si dicesse che ci pensa la magistratura. Perchè a mandare via qualche centinaio di precari della ricerca è bastato il piano del Gatto di Fontebranda… non c’è voluta la procura.
    4) per me anche i revisori andrebbero cacciati. Non mi far dire ciò che non ho detto. Io li punirei tutti, compresi i membri del cda (loro sì le 3 scimmiette).
    5) il resto del ragionamento è che se vendendo Pontignano si potesse prolungare un contratto a qualcuno che fa ricerca o amministrativo e che a cose attuali è in mezzo a una strada, per me varrebbe la pena di farlo. Ecco perchè secondo me chi fa tante storie su Pontignano ha la pancia piena. L’Onorevole avrà tutti i meriti del mondo ma in quanto onorevole a fine mese riscuote. Vallo a dire a chi da gennaio non ha più reddito. O a chi dal prossimo anno non ha più un futuro a Siena.
    6) nomi e coincidenze. Veri i nomi. Ma mi fa molto più incazzare la figlia del mago silvan come amministrativo strutturato che il nome di Riccardo Mussari come presidente dei direttori di dipartimento. Poi certo se a Montarrenti si deve vedere il marcio ovunque allora ok…

    ti saluto educatamente come mio solito

    P.S. Cal è anche il nome di un personaggio di un romanzo di Frederick Forsyth

  10. Barzanti dice che piegare il patrimonio architettonico ad uso alberghiero o a futili scopi commerciali è una tendenza rovinosa da arginare.
    Concordo con riserva. La destinazione ad usi commerciali è sicuramente da preferire quando l’alternativa è il degrado, l’abbandono o il ricorso indiscriminato a pantalone. Nel caso specifico di Pontignano penso che valga la pena di fare un tentativo per cercare di ovviare alla sua vendita. Il problema è che non mi pare si possa discutere troppo a lungo.
    Se si riesce a trovare un’alternativa e a tenersi Pontignano deve però esser chiaro sin da subito che la festa è finita. In futuro quella meravigliosa struttura dovrà produre profitti, anche a costo di ospitare mostre di padelle o concorsi per parrucchieri qualora i profitti del “viver d’arte e d’amore” non dovessero rivelarsi sufficienti ad andare in attivo.

  11. @ Cal
    Messa con questo tono è decisamente tutta un’altra cosa. La forma è importante almeno quanto la sostanza. E ti rispondo: la sicurezza della presa di servizio non te lo posso dire da dove la traggo, ma fidati che è così. Sono d’accordissimo con te sulle responsabilità da far gravare sui dirigenti, anche se non è possibile come tu dici farli decadere da dirigenti. Per i dirigenti pubblici la legge impone che l’unico provvedimento disciplinare sia il licenziamento. E siamo d’accordo comunque sul fatto che sarebbe dovuto conseguire automaticamente, insieme alla revoca dell’incarico ai Revisori e alla loro denuncia. La figlia di silvan come dici tu sicuramente costituisce un grave imbarazzo, ma Mussari presidente denuncia un intreccio che mi torna ancora meno e mi pare ancora più grave.

    @ Petracca
    Purtroppo non si può discutere nemmeno a corto, però dispiace comunque anche perché la destinazione ad uso commerciale era – insisto – la regola anni fa. Che il tonno sia finito e cominci lo sgombro non deve servire da giustificazione alla perdita di un patrimonio effettivamente eccezionale per una cifra onestamente piuttosto bassa. Ergo l’intervento di Barzanti ha forse il difetto di essere un po’ tardivo.

    Vo a buttare giù il bosco nonostante le intemperie.
    Il Favi di Montarrenti

  12. «Temi? Ma per quale motivo la gente normale dovrebbe appassionarsi di università? Cosa abbiamo fatto in questi ultimi 40 anni per avvicinarci alla gente? E poi, chi siamo per potere stabilire che lo sport della domenica sia meno importante delle università?» Kryogen

    Kryogen, vuoi avvicinare l’università alla “gggente”? “Vaste programme!” direbbe de Gaulle; personalmente mi accontenterei di sostenere di più il diritto allo studio con criteri più meritocratici e meno classisti, in modo da far diventare l’istruzione universitaria quell’ “ascensore sociale” che in Italia (paese ingessato e illiberale di caste inamovibili) non è mai stata, ma pare che questo sia divenuto un pensiero inattuale. Resto comunque basito, anche perché ero convinto che scopo dell’università e dell’ “intellighenzia” fosse semmai quello di elevare il tono culturale del paese, non di adeguarsi al livello di media ignoranza del popolo che con grande non-chalance chiude teatri e orchestre sinfoniche con le stesse motivazioni che dici tu, ossia che “la gggente” preferisce la curva sud. Siamo seri: chiedi cosa ha fatto l’università per avvicinarsi alla “gggente”? Spacciare lauree fasulle, ti pare poco? La graduale dequalificazione della professione universitaria e la sua caduta dal punto di vista etico poi, hanno fatto sì che negli anni passati “la gggente” guardasse alla carriera di docente universitario con la stessa ottica con cui guarda al posto di usciere del Monte o di postino, convincendosi che alla fine i requisiti per accedervi fossero i medesimi.
    Lo choc causato dai deficit e dalle politiche governative assai punitive tuttavia, costringe ad interrogarsi (finalmente) su tutto ciò, senza infingimenti ed operare delle scelte di valore:
    di cosa stiamo parlando, del Grande Fardello? Dell’Isola dei Fumosi? Di un’agenzia di fornitura di lavoro (es)temporaneo? Qui stiamo parlando dei gangli vitali dello sviluppo, della competitività economica e della civiltà di un paese! Personalmente resto dell’avviso che l’acceleratore LHC di Ginevra sia più importante di un qualsiasi reality show televisivo e dunque dissento su tutti i fronti. Ma per stare meno sulle generali e riportare il dibattito nel contesto locale, vorrei capire se il piano di rinascita dell’ateneo senese si preoccuperà di più del consenso della “ggggente” (nel qual caso non si avrà che da potenziare i vari apparati della comunicazione per comunicare il vuoto pneumatico, i vari “uffici” per l’immagine, le lauree in comunicazione enobocciologica ecc. ), oppure della qualità della ricerca. Siamo ad un bivio.

  13. Quando nacquero le accademie eran sul socratico modello: il “professore” dialettizzava con i discepoli, interloquiva. Era un metodo dialogico-peripatetico. Altro che inamovibile casta di baroni (e di merda politica ecc.). Dò quasi ragione all’Aurigi: siamo meridionalizzati-in senso mafioso. I proff. sono delle Vossignoria. Quel che io contesto è che proff. autoreferenziali e autodefinitisi di sinistra, compagni, ecc. si comportino come i peggiori baroni liberal-mafiosi, come delle canaglie reazionarie, di quelle che mi rammentano il Parini quando le irrideva.
    Che prosegua la riflessione. Ora, come direbbe Socrate (Fedone)… andiamo a sacrificare il gallo ad Esculapio. E che forse la morte sia una liberazione (Pseudo-Platone, Assioco, “Della morte”)? Ma li mortacci “loro”, meglio la morte loro (della casta).
    Up, patriots to arms!

  14. Anche l’ex-sindaco-parlamentare-europeo Barzanti sembra essere scosso da un sussulto d’orgoglio senese. Sperando che non sia un sussulto effimero (come sembra successo altre volte quando ha parlato contro il potere, penso che sarebbe utile la trasformazione del blog in un’associazione (non partitica) che si candidi come soggetto di sostegno e controllo dell’Università (e poi fore anche di altre Istituzioni senesi). Visto l’interesse e, in certi casi, la competenza di tanti dei blogger, potrebbe essere un valido strumento per contrastare le varie lobby in gioco. Si potrebbe poi iniziare a vedere chi, avendo il coraggio di esporsi, è veramente interessato al futuro della Città e non tanto a fare inutili provocazioni “lanciando il sasso” senza mai far vedere la mano. Una provocazione la faccio anche io per salvare l’Università e il suo patrimonio basterebbe che la Fondazione MPS procedesse a destinare tutti gli utili 2008 a questo progetto, evitando di foraggiare partiti, clero, massoneria e altro con erogazioni ai loro circoli, ai loro burattini e a progetti scellerati. Non ci saranno più 230 milioni come quest’anno (che avrebbero coperto tutto il buco) ma quelli che riusciranno a trovare serviranno ad uno scopo finalmente nobile e rispettoso dello statuto. Senza escludere che potrebbe essere la Fondazione a comprare gli immobili e a gestirli per conto della Comunità, riaffittando all’Univrsità quelli adatti alla didattica e trasformandone altri in residenze per i senesi interessati a rientrare nel centro storico. Anche questo perfettamente in accordo con il suo statuto.
    Ultima considerazione sulla nomina di Riccardo Mussari. Senza nulla voler togliere alla persona (e senza addossargli colpe per la parentela come nel caso dell’assunzione al MPS dei due figli del consigliere della stessa banca Borghi), penso sarebbe stato molto più opportuno in questo momento procedere alla nomina di un altro presidente (soprattutto per la tutela della sua eventuale professionalità che rischia di passare in secondo piano). Era così necessario da escludere che non ci fossero altri con simili requisiti? Mah, fate voi.

  15. La Fondazione, per bocca di un ex PCI, il vicecapo, ha già detto che non è filantropica e che se ne frega di acquistare Pontignano e altro (che “comunisti”!!!). Bene per un centro di controllo degli addetti ai lavori. Spezziamo una lancia in favore del “Tuttologo”. La Fondazione, come ha silurato la mia ricerca storica, lo farà dove, forse, non vede “trippa per gatti”.
    Up patriots to arms!

  16. @favi
    Ma il presidente dei direttori di dipartimento che poteri ha? Hanno chiuso i dipartimenti a chimica… senza dire nulla a nessuno… come ruolo conta come il 2 di briscola o poco più secondo me… faranno 40 riunioni, un mare di parole poi decidono in altra sede a meno che non cambi la governace.
    Il problema che a molti sfugge è un altro. Chi è nella commissione per la governance di ateneo? Quello stesso Riccaboni che era culo e camicia con l’ottimo Tosi… quello stesso Riccaboni che era presidente del Cresco dove ora siede il suo giovane delfino e che aveva in carico la valutazione delle performance. Lo stesso Cresco che – mi si dice – abbia contribuito ad elaborare il piano. Ora se i casini sono partiti da Tosi… come tutti dicono… ha senso mettere il nostro in quella posizione? Mi pare il vicelupo a guardia delle pecore…
    Per quanto concerne dirigenti e revisori… ma possibile che nessuno (se non i precari e qualche docente leggermente interessato) ne abbia chiesto le dimissioni? Un bel licenziamento natalizio come lo vedete? Pare che il mitico bigius abbia anche diritto a 140 mila di buonuscita… con i quali si pagano quanti precari? E quanti amministrativi???

  17. Cal, non male! Ma che è ‘sto Cresco? Io docente di base non ci capisco più nulla con tute ‘ste sigle… Riccoboni mi è sospetto se non altro solo perché fa i gruppi di lavoro per la Cgil: perché non l’ha fatti per la sua università? Bella sensibilità istituzionale! Vuole fare il rettore della Cgil forse? Il mio voto, antico per quanto sia vale, non lo prende il bellino… troppo furbo!
    Archie

  18. Archie, hai fatto cadere una dichiarazione del buon Paolo: chi è questo ex-capo PCI vice in Fondazione che la dice (la Fond.) non filantropica? E i quasi 200 milioni che hanno dato a novembre che cos’era, investimento? I cento milioni e più che hanno da parte per stadio-palazzetto sono per fare cattedrali nel deserto o no? Chi ha visto i progetti? Sono pubblicati? Sono investimenti? Sì, in cemento che distrugge il nostro/vostro fantastico paesaggio. Pensare che persino un FI (ministro Bondi) ne parla come del nostro grande e vero patrimonio… Compriamoci Pontignano!
    Arlecchino

  19. Inumidito e infreddolito dal bosco bagnato leggo e opino:

    Caro Cal, è sfuggito a molti, ma non a me il problema che tu sottolinei, tanto che osservavo che la commissione cui ti riferisci è composta di soli due membri il che equivale a dire che non è una commissione né ne ha il valore consultivo e creativo. Tres faciunt collegium significa che la condizione necessaria e sufficiente è quella del numero di almeno tre membri. In altre parole non vale niente quello che eventualmente decida. A proposito del Cresco forse ti è sfuggito come in uno dei miei post abbia osservato che fosse legato a filo doppio alla Direzione Amministrativa e che godesse anche di abbondanti sovvenzioni in contratti a carico dell’Amministrazione. Ti ricordi quei 49 contratti che costavano quella tombola di quattrini? Ecco …
    E veniamo a Riccaboni. Non solo ha ragione Cal, ma ha ragione anche Archimede. Il primo nell’individuare il legame strettissimo con Tosi, il secondo nel dire che è troppo furbo. Fra l’altro un pettirosso mi ha riportato qui a Montarrenti le sudicissime manovre che ha fatto in Senato prima mettendosi d’accordo con chi non voleva la Commissione per il Piano (vi ricordate quella accodata all’altra Commissione del CdA?), poi – appena entrato in seduta – non solo si è accodato a chi voleva la Commissione, ma – per buon peso – ci si è fatto mettere dentro (i Cinque Soloni che indovinate con che vocabolo fa rima). Infine sfaldatasi la Commissione per l’ammanco di fattiva collaborazione da parte di qualcuno dei suoi membri, ha prontamente voltato le spalle all’ottimo Tommaso, lasciandolo solo soletto a scrivere lettere già abbondantamente commentate qui e che gli hanno valso l’impossibilità di muoversi ulteriormente. Ora è saltato su un ulteriore carro che è quello guidato da Vicino e dai Cgiellini, nel tentativo – suppongo – di preparare la successione a Focardi e di avere le spalle coperte dai fedeli cani da guardia dell’Ancien Régime.
    Per concludere: è sicuramente un pericolosissimo ed astuto furbo che ha delle capacità non comuni di uscire indenne da qualsiasi porcheria e slealtà. Bisogna vedere se – visto che questo blog è molto letto ed ha avuto ragione (non da solo suppongo, ma apportando un ottimo contributo) di molti scaltri mistificatori – riesce il nostro caro Angelo (fine citazione) a nascondersi ancora nell’ombra. Questa cosa di domani mi farebbe pensare di no, perché è veramente un uscire allo scoperto sotto le granate. Comunque è uno da cui guardarsi perché è chiaro che chiunque coltivi un minimo di speranza di uscire dalla disastrosa tendenza ormai quindicennale non può che diffidare di un personaggio così compromesso con vecchie e nuove lobbies.
    Last but not least: i dirigenti e i revisori. È possibile caro Cal è possibile. Non è ancora stato chiesto, ma – soprattutto per quanto riguarda i revisori – nutro speranze che saltino al prossimo CdA perché questo tipino tosto del nuovo DA è per l’appunto parecchio tosto e di queste materie se ne intende. E che io sappia di quella buonuscita (penso tu intenda quella da Direttore Amministrativo) del Bigi non se n’è fatto parola in CdA. È bene invece che l’amico resti dov’è per il momento perché si presenta finalmente l’occasione di fargli sputare un po’ di roba (sulla quale ho intenzione di tornare presto in questo luogo). Poi si vedrà.
    Un saluto dal vostro Favi di Montarrenti

  20. Stavrogin concordo.

  21. Beh l’Angelo è capace di farsi finanziare un master da AN e di partecipare al CdA di banca toscana in quota margherita… mi pare un buon biglietto da visita. Cresco è un porcaio di proporzioni galattiche e penso che se si guardassero bene i rendiconti ne verrebbero fuori cosette molto interessanti… Chiaro che per me i revisori sarebbero dovuti saltare subito. Da non giurista mi chiedo: ma questi signori hanno una responsabilità di qualche tipo. Nel senso, gli si può spillare qualche soldarello?

  22. Come no! Hai voglia! A loro, all’ex capo della Ragioneria e all’ex Direttore Amministrativo, nonché – previo accertamento – a tutto il CdA salvo a coloro i quali nelle delibere hanno votato contro. Senti un po’ se non gli si può spillare qualche e più di qualche soldarello. By the way ti faccio notare che il CdA è composto anche da rappresentanti del Comune, della Provincia, della Regione e del Monte dei Paschi e questi enti rispondono in solido con i propri rappresentanti. E te ne dico anche un’altra: qualsiasi strutturato può presentare denuncia presso la magistratura, in particolar modo contro i Revisori dei Conti. Tieni presente peraltro che sono stati sequestrati tutti i bilanci fino al 2003 (periodo secondo me largamente insufficiente perché le vere porcate sono state fatte e consolidate prima, anche se nel 2005 si è raggiunta la vetta dei 160.000.000 come denunciato da questo blog). Ed è noto che sono stati spiccati 6 avvisi di garanzia di cui di uno solo si conosce il destinatario. Ne mancano cinque. Io qualche idea me la sono fatta, ma le denunce sono dietro l’angolo sicché mi taccio. Ti lascio a rimuginare. Sappi comunque che di lì potrebbe venire qualche soldarello.
    Da una Colonna infradiciata dalla pioggia saluti dal Favi di Montarrenti

  23. Oh Favi, com’è ‘sta storia che qualunque strutturato può far denuncia? (e allora anche chiedere i danni?) e che sono responsabili anche gli enti? Da che ti risulta?
    Assai interessante, perché allora sì che si potrebbe recuperare un bel po’ di soldi: gli enti saranno assicurati, no?
    Dammi la norma!
    Grazie

  24. Oh Favi, com’è ‘sta storia che qualunque strutturato può far denuncia?(e allora anche chiedere i danni?) e che sono responsabili anche gli enti?
    Da che ti risulta?
    Assai interessante, perché allora sì che si potrebbe recuperare un bel po’ di soldi: gli enti saranno assicurati, no?
    Dammi la norma!
    Grazie, così facciamo un bel 2+2…
    Arlecchino

  25. Purtroppo io non sono strutturato… sennò vedevi la grandine altro che la pioggia. Sarebbe utile che l’università chiedesse i danni a questi signori tutti. Gli avvisi di garanzia sicuramente riguardano i revisori. Il problema sono i capi di imputazione. Tutta robetta… ma qui pare un’associazione a delinquere altrochè… Aspettiamo e vediamo. Ma visti i nomi e le coperture non succederà nulla temo.

  26. stavrogin, archimede, kryogen e quant’altri:

    Per quanto riguarda il Comune di Siena, potrebbe venir utile quello che disse un senese antico, Bernardino Albizzeschi, caposaldo dell’economia liberale, citato anche da Focardi quando ancora pensava di fare il rettore e non il martire sulla graticola:

    «Il più utile denaio che voi [Comune] spendiate è quello dello Studio. E così potranno ritornare e denari a la nostra città, quando saranno dottori. E vienvi poi la fama, robbe e onore a la città e ancora peculiarità.»

    Sempre che coloro da cui dipende il borgomastro apprezzino la differenza fra “studio” e “stadio”.

    saluti scettici
    Sesto Empirico

  27. Complimenti, Sesto, io non l’ho conosciuto ‘sto Bernardino…
    Manda una cartolina al Mancini presidente della Fondazione per Natale con il verso (dicendo che è santo hai qualche possibilità in più… potrebbe non dar più soldi alla Lateranense e dintorni ad esempio).
    Chi conosce Franco Belli può chiedergli (è sindaco revisore) se ‘sti benedetti soldi di stadio-palazzetto ci so’ o meno?
    Sarà segreto d’ufficio, vedrete e un “puro” come lui come può violarlo?
    Archie

  28. Archimede:
    Immagino di non andare incontro agli umori di alcuni affezionati bloggers, ma da una rapida ricerca su google mi par di capire che il prof. Belli su San Bernardino si sia già espresso:
    http://www.provincia.grosseto.it/rassegna/text.php?text=t140649&trova=maltempo
    “ha concluso con una predica di San Bernardino che rivolgendosi ai senesi diceva «non fate partire l’ateneo o i vostri figli saranno dei pecoroni». Curiosa ma non impossibile da attuare la proposta di Bernardina Sani: una fiaccolata a Pontignano”

    io solito atarassico
    Sesto Empirico

  29. Sì, ma alla Fondazione, un bel giro attorno all’isolato: perché non la vigilia di Natale?!
    Con il Belli e la Piccinni (in qualche suo comitato o commissione di sicuro) in prima fila, loro che conoscono Bernardino… dalle finestre li possono riconoscere e forse riflettere… che ne dici? Ho paura che l’unica marcia possibile che possono fare è contro la Gelmini. È sempre colpa di qualcuno lontano, del quale non si può perdere il favore.
    Pontignano chiude per restauri (o per risparmi?).
    Tuo
    Archie

  30. Nei “falò delle vanità” accesi da San Bernardino e copiati dal Savonarola occorrerebbe gettare anche quei baroni che da decenni orbitano all’ombra dell’ex partito comunista-istituzionale (un po’ come il PRI Mexicano) e che si sentono diffamati. Soltanto dalle loro uscite pubbliche c’è da vomitare per le insulsaggini e i luoghi comuni con cui infarciscono i loro “discorsi”. Dai feudi che si son fatti nei dipartimenti o in Fondazione andrebbero defenestrati. Mi sento più dalla parte di Barbicone o di Mao: “Fate la rivoluzione!”. Sinché quei baroni restano al loro posto non è possibile parlare di cambiamento. Uno più uno fa due, insegna qualche aritmetico ancora non ucciso da spada romana e ancora ustionante il “nemico”.
    Mi è giunto invece il foglio della giunta ove Cenni fa le difese della Fondazione che “non ce l’hanno scippata”. Già, “abbiamo una banca” vero? Responsabilità poi di altri che han seguito questa falsariga…
    Gabriello Mancini deve spiegare perché non mi ha dato un euro per la storia senese, forse perché nonraccomandato – e ci tengo – da quei contafavole dei baroni marcianti? Penosi, penosi… che senso di schifo…
    Ora io posso fregarmene delle “opposizioni” di cui parla Cenni, parlo per me e sono prova provata che la Fondazione dà magari i soldi ai fognaioli di Radda ma manco un euro a storici (come me) impegnati nel fronte della ricerca (ché quello della didattica me l’ha scippato l’Amerikano piacione et altri).
    …Al fuoco le carte, le cioppe imbiondite, i dadi! (san Bernardino)

  31. Cari signori, senza voler essere offensivo, penso di dover dire che anche qui vedo parecchie oche che starnazzano ma poca gente con i veri attributi. Penso che l’ora delle chiacchiere e dei qua qua qua sia finito. Ora bisogna pensare ad un’azione concreta e coraggiosa. Invito quindi tutti a studiare una strategia operativa che possa trasformare i buoni propositi in operazioni vere a favore della Comunità e dei cittadini. Ribadisco per l’ennesima volta l’invito ad organizzare un dibattito che potrebbe essere propedeutico alla formazione di un circolo, un’associazione o altro gruppo che possa incidere in positivo nell’asfittica e corrotta politica senese.
    A questo proposito segnalo un altro disastro voluto dalla lobby clerico-massonica-PD: la cacciata di Tomassini dall’AO è una vergogna e un insulto ai cittadini senesi. Hanno voluto punire una persona che aveva iniziato a fare pulizia di baroni e privilegi per rendere la sanità senese meno schiava delle suddette lobby e per ridare un’assistenza più degna della nostra cultura. Complimenti all’assessore Rossi che si è piegato ai poteri forti (anche quelli della stampa di regime cittadina guidata dal capo massone che ha condotto una vergognosa campagna di stampa personale).
    Quindi basta chiacchiere: azione.

  32. archimede:
    probabilmente hai ragione, ma credo che tu esageri il ruolo che possono avere i singoli in questa storia. Il potere che sta dietro al borgomastro si basa su più di un pilastro, di cui quello cui alludi temo non costituisca molto di più di uno strato di vernice culturale sopra una struttura ben più pratica e cruda. Quando si parla di appalti ed edilizia per decine di milioni, entrano in gioco altri attori ed altri interessi. Ti sembra ragionevole supporre che la gestione di questo tipo di affari a Siena da parte dei politici imperanti sia diversa da quello che si scopre a Firenze o è emersa un paio di anni fa a Pisa? Forse, un aiuto potrebbe venire dalle organizzazioni dei commercianti (cui difficilmente il sistema può restare sordo). E forse potrebbe funzionare lo spauracchio dell’on. Violante che avvisa che la ricreazione giudiziaria per la sinistra è finita.
    Intanto qualcosa si è mosso

    saluti,
    Sesto Empirico

  33. «Il più utile denaio che voi [Comune] spendiate è quello dello Studio. E così potranno ritornare e denari a la nostra città, quando saranno dottori. E vienvi poi la fama, robbe e onore a la città e ancora peculiarità.» «non fate partire l’ateneo o i vostri figli saranno dei pecoroni». San Bernardino da Siena, al secolo Bernardino Albizzeschi (Massa Marittima, 8 settembre 1380 – L’Aquila, 20 maggio 1444).

    Un grazie dal profondo del cuore a Sesto Empirico per aver riportato queste frasi che giungono a noi da secoli remoti ma che sono più attuali che mai. Emozionanti davvero. Mi chiedo se negli ultimi sei secoli abbiamo fatto un qualche passo avanti o se dopo il Rinascimento non abbiamo fatto altro che regredire. Grandissimo Sesto. Ma grandissimi anche tutti gli altri. Altro che maggioranze silenziose!

  34. La situazione ristagna: trovo futili le lamentazioni di chi, da sinistra, denuncia l’aggirarsi di condor rapaci che volteggiano attorno al corpo del malato incurabile. Non siamo nel dominio dell’infinitamnte piccolo, non c’è il “caso”, non stiamo parlando di meccanica quantistica: siamo in un macrocosmo (e in un macrodebito) perfettamente deterministico nel quale abbiamo “la libertà di una palla di cannone”. La politica è un gioco di pieni e di vuoti come l’idraulica e se si crea un vuoto di potere, sicuramente v’è chi subito lo riempie; cosicché non ci sarebbe da lamentarsi se dopo la concessione di una specie di piano Marshall, un soccorrevole Gaspar de la Nuit chiedesse il conto, perché la politica non è altro che la prosecuzione della crematistica con altri mezzi. Ci pensi chi ha creato il vuoto e che inevitabilmente prima o poi pagherà dazio.
    Ma a dire il vero, mi pare che la tenzone, al momento, si limiti a continui spostamenti di truppe senza costrutto, tanto da assomigliare ad uno stallo; inoltre, al di là delle attestazioni formali di solidarietà, per ora nessuno, a livello locale o nazionale, pare avere grandi propositi di cacciare la grana e non è fuori dal mondo quello che dice il Bisi oggi sul Corriere di Siena attorno a «l’evidente mancanza di consapevolezza della drammaticità della situazione, del fatto che il nostro ateneo, bene fondamentale della comunità senese, potrebbe entrare in una crisi non risolvibile.» «È possibile» – prosegue il Nostro – «un’altra lettura di tanto assordante silenzio: che questa mancanza di consapevolezza potrebbe nascondere la convinzione che a Siena, prima della caduta nel baratro, qualcuno metterà mano al portafoglio e salverà la baracca. Il solito Monte dei Paschi, banca e fondazione? Chi può intervenire. Se così fosse ci troveremo dinanzi ad una situazione ancora più drammatica perché la soluzione del problema verrebbe affidata ad una speranza più che vana, e ad una logica di fondo malsana e ingiusta, totalmente deresponsabilizzante che recita più o meno così: vada come vada, si amministri come si amministri, a Siena c’è sempre pantalone che paga.»
    Come si fa a dargli torto? In molti pare non essersi ancora affacciata alla coscienza la gravità della situazione. In altri, magari, si è pure affacciata: ed è un pensiero così spaventoso che lascia sgomenti, al punto che com’è prassi lo si rimuove. Ieri un conoscente mi ha detto che la crisi si risolverà da sé, quando lassù, dove si può ciò che si vuole, si deciderà che sarà giunto il momento. Circa l’ateneo senese, io propendo piuttosto per un’altra ipotesi:
    «Non può quel che vuole/
    vorrà quel che può»

  35. C’è che non si può nascondere, invero, che:
    1 – il MPS come banca o fondazione ricomprerebbe o pagherebbe cose che ha già pagato in tutto o in parte una volta a suo tempo!
    2 – il MPS, dir. o meno, ha abituato alla finanza allegra, ad avere basta chiedere (con tessera o affiliazione giusta);
    3 – il governo non ha fatto lo stesso, fino a pochi anni fa?
    4 – è un circuito vizioso di cui ci sarà qualche vittima giudiziaria, ma la cui area di ‘partecipazione’ è molto ampia (delle spese allegre del Comune s’è detto mille volte) e non è detto che non si ricrei dopo un salvataggio: quante volte è successo ad Alitalia? Doveva sempre ripartire bene, come la riforma della P.A. o dei costi della politica ecc. ecc.
    Tutto ciò premesso, certi proff. e amministratori passano, ma l’istituzione è lì e sarebbe bene, per la città stessa in primo luogo, che sopravvivesse.
    Quindi, paghi chi deve pagare nel penale e nel civile, ma si salvi l’Università e la salvi l’unica istituzione senese per definizione in grado di farlo e finché potrà farlo: la Fondazione. Il MPS banca ormai come si sa è stata in gran parte venduta e non versa in buone acque.
    Girotondo di palazzo Sansedoni per Natale, ripeto!
    Archie

  36. Questa lettera è stata inviata ieri sera al vostro Rettore: non so se sia stata inoltrata per li rami (ma mi interesserebbe saperlo, naturalmente!)
    Caro Rettore,
    come saprai, io sono professore a Siena solo come supplente nella Facoltà di Giurisprudenza. Ma sono stato a suo tempo (nel lontano 1962-67) studente al Collegio “Mario Bracci”, entrato in base ad un concorso di merito e rimasto per tutto il mio studentato universitario avendo rispettato i requisiti di merito prescritti. Come capirai, quindi, conosco bene la Certosa, che ho poi imparato a conoscere meglio come studioso di ‘res Senenses’.
    Non posso perciò non unirmi all’appello di Roberto Barzanti, mio presidente agli Intronati, per salvare al ‘pubblico’ (o para-pubblico) un monumento così carico di memorie, medievali e contemporanee.
    L’appello che ti pregherei di far girare tra i dipendenti tutti della Tua Università è perciò quello a sottoscrivere una lettera al Presidente della Fondazione MPS del seguente tenore.

    Caro Presidente,
    i sottoscritti sono a chiederLe di valutare attentamente l’opportunità di un intervento della Fondazione dalla Ella presieduta al fine di un acquisto che assicuri la conservazione a Siena della proprietà della Certosa di Pontignano, che – come saprà – è coinvolta nel processo di risanamento del bilancio dell’Università di Siena.
    La nostra richiesta fa appello alla “senesità” della Fondazione, alla natura culturale dell’investimento e alla opportunità che la vendita da parte della Università avvenga alle migliori condizioni, e non a un prezzo dettato dallo stato di necessità.
    La Certosa sarà una struttura di grande pregio inserita nel patrimonio della Fondazione e sarà così assicurata ai fini culturali che la Fondazione vorrà precisare.
    Il presente appello è sostenuto anche dalla consapevolezza che ci sono esponenti politici di vario orientamento in città che si sono già pronunciati per il rinvio della realizzazione di opere non strettamente necessarie, in questo frangente, per le quali la Sua Fondazione ha assicurato il finanziamento.

    Prof. Mario Ascheri,
    già studente del Collegio M. Bracci, ord. Università di Roma Tre
    Siena 17/12/2008

  37. Caro Mario Ascheri,
    anche io sono stato al Collegio (corso 1964/69), quando tu eri al 3° anno. Trovo casualmente la notizia della vendita ed il commento di Barzanti. Concordo su tutto, però ricordo bene che in quegli anni l’esistenza del Collegio era ferocemente attaccata da ambienti cui lo stesso Barzanti non mi pare fosse estraneo, come un luogo di élite da stroncare.
    Così, invece di essere potenziato e promosso, nel giro di un decennio quello che poteva essere un Collegio universitario a cinque stelle, è degradato a casa dello studente. E poi…
    E allora, di che si lamenta Barzanti? Si raccoglie ciò che si semina.
    Ciao. E complimenti per il “Medioevo del potere”.

  38. Subito avvertito del tuo gentile e gradito messaggio (anche per il ‘Medioevo del potere’, condensato di trent’anni di lavoro nel settore), caro avvocato Mario!
    Quanti come te vennero da Roma, come me dalla Liguria, come altri dalla Lombardia e Romagna ecc. per il Collegio, e tutti per quanto so hanno trovato sistemazioni a livelli più che onorevoli.
    All’Università di Siena è una situazione molto triste (altrove non si scherza: consultare “Repubblica” di oggi sul MPS). I politici di magg. (centro-sinistra) non han fatto niente (Barzanti ormai è marginalizzato) e ieri (!) hanno persino sfavorito l’Università in sede di approvazione del Regolamento urbanistico.
    I docenti non si son organizzati (questo blog è un faro isolato da anni) e assistono attoniti allo sfaldamento, dopo che per anni son stati abbacinati dalle inaugurazioni varie e da bollettini trionfalistici. Di fatto gli unici a pagare per ora – i rinvii a giudizio si attendono con ansia, ognuno con la sua… – sono stati i non docenti, con decurtazione di un 10% dello stipendio! E non esiste un piano purchessia con le competenze preziose esistenti per favorire i trasferimenti in posizioni adeguate. La Regione potrebbe fare molto ma preferisce accusare il governo per i tagli di fondi e comprarsi l’ospedale universitario (per aumentare il peso della politica nella sanità?). La faziosità blocca la lucidità e il pur evidente interesse pubblico.
    Vediamoci a Roma anche con altri ex-Mario Bracci, ve ne racconto di più! ascheri@uniroma3.it, ad esempio…

  39. Caro Mario,
    sono lusingato che ti ricordi di me.
    All’epoca, un tre bolli era un padreterno ed una matricola, come si diceva, meno che m…
    Giro il link a tutti gli ex con cui sono rimasto in qualche modo in contatto, sperando che il forum si allarghi a quelli che hanno vissuto una tanto indimenticabile esperienza.
    Al Bracci ci si divertiva molto, si stava benissimo e si studiava sodo. Un mix perfetto per trasformare dei miserevoli liceali in gente in gamba.
    E come scrivi giustamente, non può essere un caso che chi è uscito da Pontignano sia oggi al vertice delle strade professionali scelte da ciascuno. Escluso solo il sottoscritto.
    Se fosse continuata così, oggi si farebbe a cazzotti per riuscire ad entrare al Bracci, anche a pagamento. Altro che crisi!
    Sarei felicissimo di poterci vedere. Purtroppo non ho contatti con altri ex a Roma, salvo ogni tanto con Gianni Urban.
    Resto ai tuoi ordini!

  40. Se dal 2008 non hanno trovato (o voluto trovare) risorse… sarà difficile che le trovino nel 2011. La Certosa sono oramai decenni che non è più un collegio, purtroppo. E pare che Unisi abbia dato prova di non essere in grado di saperla gestire, non solo sotto il profilo economico… (rinvio a precedenti post di questo forum), ma anche di utilizzarla in modo estremamente limitato. Tralascio la funzione di sede di rappresentanza (visti i tempi… cosa si vuole rappresentare), come pure tralascio l’utilizzo turistico… (solo per le varie messe a norma occorrono più risorse di quelle utilizzate per arredare il San Niccolò ed il Santa Chiara).
    Credo che… nessuno tirerà fuori i 68 milioni di euro e forse (nella più ottimistica e forse utopica prospettiva) il Comune o la Provincia… attenderanno diminuzioni del prezzo… (cosa non fatta per il San Niccolò). Quanto al personale tecnico amministrativo è vero… prezioso e valido “da trasferire in posizione adeguate”… ma preferibilmente non rappresentante sindacale (di qualunque sigla)(*).

    P.S. (*)Voci non confermate, parlano, ad esempio di tanti appetiti di tecnici informatici di dipartimenti… pronti per andare a sostituire il responsabile del centro informatico di Ateneo (quando andrà in pensione)… Speriamo che stavolta… si valuti tanto l’esperienza, quanto il titolo di studio… almeno si richieda la laurea in informatica o in ingegneria!!

  41. “Fate la rivoluzione”, dice Paolo, e io sottoscrivo… ma ormai bisogna contare sulle proprie forze. Il Bunga-Bunga e l’orgia del potere incombono, i trenini, i travestimenti, i “culi” ecc. Va da sé che anche Pd e affini le tentano… il dux del calcestruzzo o non elogia il “pissing”!!?? Ma vada a cagare! Pontignano mi riserva dei bei ricordi, quando vi andavo coi letterati ad ascoltare i big della letteratura… ma ormai Barzanti chiagne inutilmente. A proposito, è tipico delle classi al potere fare orge e predicare astinenza e lavoro coatto ai subordinati, anche se costoro sono milioni col cervello all’ammasso. E a proposito del pissing San Bernardino diceva ai pubblici ufficiali: non vi fate orinare in testa! Vallo a dire al dux del calcestruzzo e alle cricche con cui complotta…
    Il Bardo

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