«Siamo ancora in attesa di conoscere di chi siano le responsabilità del dissesto e se si sono conclusi gli accertamenti sulla regolarità dell’elezione del Rettore di Siena»

Franco Ceccuzzi (Sindaco di Siena) e Simone Bezzini (Presidente della Provincia). Per il futuro della nostra Università e quindi della nostra città e della nostra provincia si aprono giorni, settimane e mesi cruciali. L’Ateneo si trova di fronte a passaggi decisivi per il suo futuro e per quello dei lavoratori, dei ricercatori, del corpo docente, degli assegnisti, dei precari, dei Cel e di tutti coloro che vivono con grande apprensione e sulla loro pelle le conseguenze di atti di cui non hanno alcuna responsabilità, come la gestione del piano di risanamento. Siamo ancora in attesa, inoltre, di conoscere di chi siano le responsabilità di una distruzione di valore, senza precedenti nella storia di Siena; se si sono conclusi gli accertamenti sulla regolarità dell’elezione del Rettore. In questo complesso contesto si inseriscono altre due vicende rilevanti per l’Ateneo. La prima riguarda le conseguenze che avrà il decreto legislativo della legge 240/2010 (la cosiddetta Gelmini) che fisserà i criteri per il commissariamento degli Atenei in dissesto e l’altra si riferisce all’elaborazione del nuovo statuto della nostra Università. Si tratta di atti e percorsi, di natura diversa, ma che pur separatamente e nelle distinte autonomie, concorreranno a determinare il futuro dell’Università e di conseguenza la statura di tutto il territorio senese.

Il nostro compito alla guida delle istituzioni è quello di partecipare attivamente ai processi in atto, nel pieno rispetto dell’autonomia dell’Università, ma con la consapevolezza che in passato, tutto ciò che sta intorno all’Ateneo non abbia vigilato abbastanza per evitare la situazione deficitaria in cui versa oggi. A noi stanno a cuore, prima di tutto, il futuro della città di Siena e della sua provincia e quello di tutte le persone che lavorano nell’Ateneo. Come soggetti pro tempore al servizio delle nostre istituzioni dobbiamo garantire che, anche domani le generazioni future possano contare sulla presenza di un’istituzione prestigiosa e plurisecolare, come la nostra Università, fondata dal Comune di Siena nel 1240.

È stato infatti il connubio inscindibile con la città e con il territorio che la circonda, la ricchezza delle risorse intellettuali, scientifiche ed umane cresciute all’interno degli Studi di Siena a determinare fino ad oggi l’attrattività del nostro Ateneo, anche grazie alla qualità della vita e alla coesione sociale che li caratterizzano. Per questo è fondamentale dare continuità storica a questo legame che, negli anni ha contribuito ad alimentare e rafforzare lo sviluppo economico, sociale e culturale delle nostre comunità. Abbiamo ritenuto doveroso e non certamente invasivo, inviare al Rettore le nostre opinioni sulla bozza di nuovo Statuto, in attesa di avere un conforto dai nostri rispettivi organi istituzionali. Il nuovo Statuto da cui discende il governo dell’Università e il suo rapporto con il territorio senese dovrebbe a nostro avviso rafforzare quel connubio inscindibile che da quasi 800 anni ha fatto la forza del nostro Ateneo e di Siena. Se questo non dovesse accadere risulterebbe incomprensibile e produrrebbe una cesura storica tra Università e territorio.

Esprimiamo il nostro apprezzamento, rispetto alla decisione di approvare lo Statuto entro il 29 luglio dando così concretezza, grazie alla legge, all’idea di avere un consiglio di più che dimezzato rispetto ad oggi. In questo modo si avrà un CdA operativo in grado di garantire un governo dell’Ateneo efficiente ed efficace. Sarà importante inoltre che lo Statuto preveda equilibrio dei poteri, consiglieri indipendenti e, comunque, per lo meno indicati da soggetti terzi, senza che si verifichi una situazione di dipendenza tra controllato e controllore. In questo quadro anche la partecipazione della comunità locale dovrà esprimersi in forme nuove in coerenza con le direttive e i requisiti della legge con procedure che garantiscano qualità e competenza dei nominati e con uno sforzo di riduzione consistente della presenza delle istituzioni locali. Rinnoviamo la nostra disponibilità a partecipare ad ogni momento di confronto collegiale, anche di natura pubblica, che possa coinvolgere le altre istituzioni che oggi nominano un rappresentante nel consiglio di Amministrazione (Banca e Fondazione Mps) sia sullo Statuto che sulle prospettive del piano di risanamento.

“Aspettando le prescrizioni” per il dissesto dell’Università degli Studi di Siena

Monologo di un Procuratore della Repubblica

Outis. Che montagna di pratiche! Guardiamo stamani cosa emerge dal mucchio: “Malversazioni e porcherie varie all’Università di Siena“, bisogna provvedere con urgenza; ma qui che c’è? Orrore! “Tentativo di furto del ciuco all’Orto de’ Pecci“, un tentativo di abigeato a Siena! e per di più aggravato dall’ora notturna; dietro, ne sono quasi certo, c’è un traffico internazionale di ciuchi, li verniciano metallizzati e li spacciano per colibrì nei paesi arabi, mi pare di averlo sentito dire. L’Università può attendere, maiora premunt!

Con “il caso, la necessità e l’anagrafe” si affossa definitivamente l’Università di Siena

Rabbi Jaqov Jizchaq. Mi pare che a molti, in questa distorta diatriba dei vecchi contro i giovani, sfugga l’essenziale: molti dei corsi di laurea che chiudono, non chiudono necessariamente per manifesto fallimento dal punto di vista scientifico o didattico, per “inutilità” ecc., ma semplicemente perché decimati dai pensionamenti e dai prepensionamenti, in presenza del blocco del turn over e di sempre più rigidi e talvolta demenziali “requisiti minimi di docenza”. In tal modo Siena rischia di smantellare uno dopo l’altro diversi comparti di base e tenersi la ciofega, visto che l’unico criterio di ristrutturazione pare essere che sopravvivono solo quelli che illo tempore ebbero la ventura di accedere ai forzieri onde promuovere di ruolo legioni di docenti (sicché oggi si dice: “ci sono troppi docenti, a Siena!”, frase trovata nel prontuario dei luoghi comuni accanto a quell’altra: “tutti gli italiani mangiano un pollo”). Si dice che la “media” dei docenti è alta, ma con la mannaia dei pensionamenti non tutti i comparti sono così pingui: anzi, il prezzo della saturazione e dell’ampliamento a dismisura di certuni, è stato pagato proprio con la forte penalizzazione di altri, sicuramente non meno “importanti”, e questo a prescindere dalla “attrattività”, dal numero di studenti, dalla “utilità” ecc. Soggiungo, by the way, che ancora non è chiaro cosa si intenda fare di coloro che ci lavorano, docenti/ricercatori e tecnici ed auspico provvedimenti di mobilità, che però (conoscendo il mondo accademico) non potrà non essere fortemente incentivata, nel quadro di un disegno che preveda la polarizzazione a livello regionale delle diverse specialità. Dunque, non si può accogliere come vangelo il solito tromboneggiare di certe “étoiles” del palcoscenico senese che pensano solo al loro “particulare”, additando come cura, semplicemente la soppressione degli insegnamenti, dei corsi di laurea e dei dipartimenti altrui: al contrario, occorre assumere la responsabilità di una scelta soggettiva ben motivata, conseguente all’individuazione di settori strategici irrinunciabili, gettando la maschera di una opportunistica “neutralità” che affida la decisione “al caso” e all’anagrafe. Certe generalizzazioni che si odono, mi sanno tanto di raggiro: incarnano cioè il punto di vista di chi in passato ha meglio consolidato le proprie fortificazioni e rimpolpato le proprie guarnigioni (fatto che, insisto, poco ha a che vedere con l’utilità, o persino col numero di studenti), al punto da poter rinunciare di buon grado ad una quota di personale, senza per questo dover smantellare tutto l’ambaradan; né capisco come si possa accettare a cuor leggero di smantellare settori basilari, come fossimo pervasi da una specie di cupio dissolvi, prima di aver risolto patologie come «…una serie di corsi equamente suddivisi tra Lettere di Siena e Lettere di Arezzo». Sarà il tema del doppio, evidentemente caro ai letterati (da Plauto al dottor Jekyll & mister Hyde), ma qual è il disegno dietro a questo sconcertante tirare una corda che è già in procinto di rompersi? Tornando con ciò all’«affaire» aretino, è acclarato che non ci sono le forze, in termini di docenza e/o numerosità degli studenti, per tenere in piedi decentemente due Facoltà gemelle, giusto? Intendo bene? Allora non capisco perché si concedano ancora allegramente raddoppi, di corsi di laurea, come di dipartimenti, soprattutto avendo la consapevolezza che in tal modo si reca nocumento grave alla casa madre senese e che (tutti lo dicono, in camera caritatis) i bizzarri ordinamenti usciti dall’ultimo “maquillage”, tra l’altro sulla base di criteri del tutto disgiunti da quelli che presiedono la costituzione dei futuri dipartimenti, avranno vita effimera.

Sul dissesto dell’Università di Siena indignarsi non serve più, ormai è tempo di agire

La costituzione di parte civile, da parte dell’Università, nei procedimenti in corso contro i responsabili del dissesto di un ateneo dal glorioso passato, qual è quello di Siena, deve essere il primo passo nell’opera di risanamento. Auspicabile anche la partecipazione di altri membri della comunità accademica, degli enti locali e delle istituzioni cittadine, visti i riflessi sull’economia e sull’immagine della città. Il nuovo sindaco ha l’opportunità di svolgere il ruolo di capofila. Lo farà? Attendiamo la risposta. Fu chiaro sin dall’inizio che la costituzione di parte civile avrebbe svolto un ruolo cruciale nella lotta alla malauniversità. E sorprendentemente, il 19 novembre 2007, nel corso dell’udienza preliminare che vedeva imputato per abuso d’ufficio e falso ideologico l’ex rettore Piero Tosi, si venne a sapere che l’allora Ministro Mussi si era costituito parte civile contro la proroga del rettore e contro la chiamata per “chiara fama” di un docente. In sostanza quel che avrebbe dovuto fare il rettore pro tempore lo fece il Ministro. Purtroppo, anche questi reati sono poi caduti in prescrizione. Oggi risiamo in una situazione identica: ci sono altri capi d’imputazione, un numero maggiore di imputati (compreso l’ex rettore Tosi) che, tutti insieme ed in modo continuativo, avrebbero portato l’ateneo senese allo stato comatoso in cui si trova. Può, l’attuale rettore, non attivarsi affinché l’Università di Siena si costituisca parte civile nei processi che la magistratura sta istruendo? Tutta la materia può essere lasciata alla discrezionalità del rettore? Se il “magnifico” dovesse decidere di non procedere, commetterebbe un reato per omissione d’atti d’ufficio? Mi sembrano domande legittime che mettono alla prova prima di tutto il capo dell’istituzione saccheggiata e distrutta ed, in secondo luogo, coloro per i quali è, ormai, finito il tempo dell’indignazione ed è arrivato quello dell’azione, attivandosi personalmente nella costituzione di parte civile.

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino online (3 giugno 2011). Grasso: “Indignarsi non serve più, ormai è tempo di agire”. La costituzione di parte civile dell’Ateneo è un atto doveroso.

Il sindaco di Siena messo alla prova sulla costituzione di parte civile per il dissesto dell’Università

Daniela Orazioli (Ugl Università e Ricerca). Apprendiamo dalla stampa locale che si stanno concludendo le indagini per individuare i responsabili del crack economico-finanziario del nostro ateneo. Questa notizia non può che alimentare la speranza che sia resa giustizia a tutti coloro che hanno sempre operato con professionalità e passione perché l’Università di Siena primeggiasse in didattica, ricerca e servizi, diventando nel tempo molto ambita dagli studenti di ogni regione d’Italia. Ciò che invece ci allarma notevolmente è il ventilato rischio della prescrizione. Sarebbe un’ulteriore beffa, impossibile da sopportare a fronte dei sacrifici che tutti quanti siamo chiamati a fare per riequilibrare il bilancio. Vogliamo alzare l’attenzione della comunità accademica su questo rischio. A questo fine proponiamo di costituirsi parte civile contro coloro che ci hanno devastato. Ma riteniamo determinante, per l’importanza dell’Università nel contesto cittadino, coinvolgere non solo ed unicamente la comunità accademica ma anche l’intera comunità senese. Visto che la campagna elettorale per le elezioni comunali, nella quale si è cavalcato abbondantemente l’argomento Università, è ormai finita, non vogliamo che si abbassi l’attenzione da parte della città. Chiediamo pertanto al neo eletto sindaco una concreta manifestazione di solidarietà nei nostri confronti e una chiara presa di posizione di distacco verso coloro che hanno arrecato danno non solo all’Ateneo ma all’economia e all’immagine della nostra città. Auspichiamo che, come primo cittadino, il neo eletto sindaco si faccia promotore di un comitato che si costituisca, insieme alla comunità accademica, parte civile contro tutti i responsabili del dissesto dell’Università di Siena. Sarebbe un eccellente esordio per un percorso di governo all’insegna della giustizia e della trasparenza.

Università di Siena: ancora in attesa di un piano di risanamento

C’è differenza tra il “piano di risanamento” di Focardi e quello di Riccaboni? No! Nessuno dei due rettori dell’Università degli Studi di Siena è stato in grado di predisporre, come obbliga la legge, iniziative idonee al rientro dal disavanzo d’amministrazione. Inoltre, puntando esclusivamente al prepensionamento indiscriminato dei docenti e alle dismissioni immobiliari, non si riporterà in equilibrio la gestione finanziaria dell’ateneo senese neppure nel 2016. È per questo che il Ragioniere Generale dello Stato ha censurato il piano di risanamento di Focardi e, conseguentemente, quello di Riccaboni. Allora, che senso ha che il rettore vada in giro ad illustrare alla comunità accademica un piano di risanamento, inefficace, dannoso e, per giunta, bocciato dai Ministeri competenti? Sta di fatto che nel consiglio della Facoltà di Medicina – presente anche il personale tecnico ed amministrativo – rettore e direttore amministrativo hanno diffuso un ingiustificato ottimismo dichiarando che nel 2012 e 2013 ci potrebbero essere le condizioni per la presa di servizio dei docenti risultati idonei nei concorsi per professore associato ed ordinario. Peccato che tali edulcorate previsioni fossero smentite proprio dai dati che il magnifico faceva scorrere sullo schermo alle sue spalle! È del tutto evidente che senza un preventivo risanamento strutturale del bilancio e un ridimensionamento dell’ateneo non ci sarà futuro per la nostra università. Inoltre, la fuoriuscita naturale dei docenti, aggravata dalla politica scellerata dei prepensionamenti, pone, come dice il Cun, «un pesante problema di continuità culturale, scientifica, didattica e organizzativa» al nostro ateneo. Al punto che, in alcuni settori scientifico-disciplinari, sarebbe necessario incentivare la permanenza in servizio dei docenti e non il loro pensionamento. Tutto questo è così evidente che un rappresentante del personale tecnico ha chiesto: «ma come pensate di attrarre gli studenti, se mandate in pensione i docenti? Chi farà lezione?». Ebbene, la domanda è rimasta senza risposta mentre sullo schermo appariva il disavanzo di competenza cumulato al 2015: 23 milioni d’euro di deficit; a condizione, però, che il 60% dei docenti che ne ha i requisiti accetti il prepensionamento e che l’ateneo incameri 50 milioni d’euro con le dismissioni immobiliari. Altrimenti il disavanzo di competenza al 2015 sarà di 99,6 milioni d’euro. Che dire? Demagogia? Dilettantismo? Insipienza? Oppure i docenti sono considerati dei creduloni?

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino online (25 maggio 2011). Università di Siena: ancora in attesa di un piano di risanamento. (Alla presentazione di Unisi2015 i numeri fanno a cazzotti con le affermazioni del rettore Riccaboni).
–  Fratello Illuminato – Il blog (25 maggio 2011). Riccaboni e Fabbro: ma che girate a vuoto?

L’Università di Siena tra bocciature e proposte

Gabriele Corradi (Candidato a Sindaco) (Da: Zoom, 11 maggio 2011). A sei mesi dall’entrata in carica del Rettore e del Direttore Amministrativo, i rinnovamenti promessi non si sono ancora visti e la situazione sta precipitando, nonostante le promesse, affatto rassicuranti, di risanare l’Ateneo in cinque anni e le evidenti pressioni a tutti i livelli per nascondere la realtà fino alle elezioni amministrative. La coalizione che mi sostiene si sta battendo contro questo tentativo di affossare le colpe di una cattiva politica, così come le Liste Civiche Senesi hanno sempre cercato, dall’opposizione, dopo la scoperta del grave dissesto dell’Ateneo, di sollecitare la gestione dell’Università ad un risanamento ed un rilancio. Senza tentare, come fanno altri, di scaricare le colpe su un Governo che, seppur responsabile di mille altre faccende, con questo disastro tutto senese non c’entra niente. Ora è appena giunta la notizia che, in una corrispondenza tra il Ministero dell’Economia e quello dell’Istruzione, viene nettamente censurato il piano di risanamento elaborato da Riccaboni e Fabbro, basato sui prepensionamenti indiscriminati dei docenti, pericolosi per la qualità della didattica e della ricerca, e sulle dismissioni immobiliari, definite inadeguate al raggiungimento del riequilibrio finanziario del bilancio. Noi aggiungiamo che il piano non tiene conto dei problemi dei dipendenti tecnico-amministrativi (e dei tempi determinati e delle cooperative e chi più ne metta), già sottoposti a fenomeni di “macelleria sociale”, né della popolazione studentesca che sta subendo danni irreparabili e che, nel caso di un défault finanziario, sarà costretta ad andarsene con un impatto incalcolabile sul tessuto economico e sociale di tutta la città.

Alcuni dei nostri candidati (in particolare Silvio Pucci e Eleonora Scricciolo) hanno già contribuito a chiarire alcuni aspetti della vicenda a partire dal “risanamento”, che non può intendersi solamente finanziario, ma va esteso al contesto etico e accademico. Delle condizioni dell’Ateneo qualcuno ne deve rispondere, a partire dai 27 per i quali è stato richiesto il rinvio a giudizio e dai 7 sospettati di irregolarità nell’elezione del Rettore. È un dovere ineludibile verso le oltre 2500 famiglie il cui reddito e la cui attività lavorativa è stata messa a repentaglio. Per l’immediato futuro, il Comune dovrà rendersi garante verso i dipendenti e gli studenti, perché siano riassorbite e valorizzate, in collaborazione con gli altri enti e con il Governo, le risorse umane e le competenze esistenti, oltre a fare sistema con le realtà dove insistono strutture decentrate dell’Ateneo e con la Regione, alla quale compete il coordinamento del sistema universitario toscano. Il rapporto con il Governo centrale andrà inoltre recuperato, depurandolo dagli aspetti ideologici, per concentrarsi sulla salvaguardia e la rinascita di un Ateneo di grande prestigio del quale Siena ed il Paese non possono fare a meno.

Università di Siena: sono i cavalli o gli asini a vendere immobili e a pensionare i docenti?

Roberto Petracca. Hanno rubato la biada e, a meno di nuove dirompenti idee, vendendo immobili o mandando via le persone si può arrivare soltanto a chiudere i battenti dell’università. Il ministro Arpagone ha deciso che per proteggere le casse dello Stato è meglio rubare la biada al cavallo piuttosto che pascerlo per farlo lavorare proficuamente. Dato che essere avari per conto terzi appare improbabile, rimane il sospetto che si tratti di cialtroneria. Il quadretto assume tinte fosche se poi si aggiunge una ministra che scopre di essere rimasta senza fondi soltanto per un puro accidente durante un talk show televisivo.
 Affinché non sia tutto nero occorrono nuovi comportamenti e nuove idee. C’è uno scossone in corso; le vecchie prassi non valgono più ed occorre cambiare registro, anche perché, con l’opposizione che abbiamo, mandare a casa questo governo appare un’impresa disperata. Oggi la Iervolino ha tirato fuori dai rifiuti la sua faccia e s’è palesata sui media per annunciare che le sue sfortune dipendono dal caballero, reo di guardarla in cagnesco. In un colpo solo centomila voti sono passati dall’opposizione alla maggioranza. Con questa opposizione l’Università dovrà quindi rassegnarsi ad essere amministrata da Arpagone per i prossimi quarant’anni; tanti quanti si dice che ne rimangano da vivere al caballero. 
Negli anni a venire l’università sarà a corto di biada e trovare nuove vie per finanziarsi è quindi un imperativo.
Riccaboni ci starà pensando? O starà ancora aspettando l’improbabile ritorno di Pantalone? Se fossi in lui o in quelli come lui mi rassegnerei a mettere in moto le meningi. Comincerei a metter sù una task force in grado di capire perché il MIT, Berkeley, Cambridge, Stanford, Oxford, l’Imperial College, Harvard e Yale sono sempre in cima alle classifiche mondiali mentre per trovare l’Alma Mater o la Sapienza occorre scollinare di molto il centesimo posto.

Il rettore dell’Università di Siena illustra alla comunità accademica un piano di risanamento bocciato dai Ministeri delle Finanze e della Ricerca

Ripeto da anni che senza un preventivo risanamento strutturale del bilancio e un ridimensionamento dell’ateneo non ci sarà futuro per l’università di Siena. Sorprende, perciò, che il rettore insista con Unisi 2015 – pomposamente definito un progetto per l’Università – che non prevede l’equilibrio della gestione economico-finanziaria dell’ateneo neppure nel 2016. Com’è noto, il piano punta esclusivamente sulle dismissioni immobiliari e sul prepensionamento indiscriminato dei docenti; in tal modo si abbassa la qualità della didattica e della ricerca e si affossa definitivamente l’università di Siena. Una conferma autorevole di tutto ciò ed una bocciatura del cosiddetto piano di risanamento vengono proprio dalla Ragioneria Generale dello Stato che preclude per l’amministrazione universitaria la possibilità di continuare ad alienare i beni immobili e riafferma il divieto di ricorrere ad ulteriori forme d’indebitamento, che, per l’università di Siena, è attualmente del 34%. Allora, che senso ha che il rettore faccia il giro delle Facoltà e dei Dipartimenti per illustrare alla comunità accademica un piano di risanamento inefficace, dannoso e per giunta bocciato dai Ministeri competenti?

Università: la Ragioneria Generale dello Stato “boccia” il piano di risanamento

Raffaella Zelia Ruscitto. Nubi minacciose incombono sull’Università di Siena. Sebbene la situazione non sia affatto florida ormai da tempo, visti i debiti a bilancio che hanno costretto a tagli nelle borse di studio e negli assegni di ricerca, alla cessione del lavoro interinale, al blocco del turnover, c’è stato chi, nel piano di risanamento Unisi2015, aveva sperato di scorgere una qualche “luce fuori dal tunnel”. 
Mentre si attende di conoscere dalla Magistratura i nomi dei 27 (pare) rinviati a giudizio per il dissesto (i documenti sarebbero già stati firmati dal Gip) ecco una nuova “tegola” sulla dirigenza dell’Ateneo.
Fonti del Ministero dell’Economia e delle Finanze riferiscono di una lettera giunta, per conoscenza, appena prima di Pasqua all’Università di Siena e rientrante in un carteggio tra dicasteri (quello delle Finanze, appunto, che scrive a quello dell’Istruzione) in cui si riferisce della situazione economica dell’Ateneo senese.

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Sempre più stringente il dibattito sul “risanamento possibile” dell’università di Siena

Silvio Pucci (candidato delle Liste Civiche Senesi al Consiglio Comunale) (Da: Zoom 4 maggio 2011). Stupefacenti le dichiarazioni sia di Ceccuzzi che di Nannini a proposito dell’Università di Siena. Di fronte ad un dissesto da cataclisma, che aumenta di anno in anno, Ceccuzzi vorrebbe creare nuovi posti di lavoro, con un protocollo tra le istituzioni e le due università, quando tutti sanno i problemi di garantire l’occupazione attuale. Vede inoltre la soluzione della crisi in un rinnovo dello statuto e della governance dell’ateneo, quando queste procedure sono obbligate per legge e non sono certo mirate a risanamenti finanziari. Proposte concrete, quindi: zero. Per contro, Nannini, sciorinando peraltro dati erronei ed evidentemente istruito da chi vuol difendere l’attuale amministrazione universitaria dopo che Ceccuzzi l’ha scaricata pubblicamente («… è stata oggetto di comportamenti predatori», senza dire da parte di chi!), scambia l’Università per un’azienda che deve fare profitto per sé e per il territorio. È evidente che i due commettono il medesimo, letale e diffuso errore, di distrarre l’istituzione universitaria dai suoi fini principali: la didattica e la ricerca. Gabriele Corradi e la sua coalizione hanno invece delle idee concrete per il risanamento e il rilancio dell’Ateneo, compatibili con il sensibile calo delle risorse anche da parte di Banca e Fondazione e con il fatto che l’università è un ente autonomo sul quale il Comune ha poca voce in capitolo, pur essendo rappresentato (per ora) in Consiglio di Amministrazione. Un robusto risparmio, rispetto ad un disavanzo strutturale che quest’anno sarà di quasi 40 milioni di euro (e non 20 come detto da Nannini) può realizzarsi nel rapporto con gli enti locali dove insistono le strutture distaccate dell’Ateneo: Arezzo, Grosseto, Colle Val d’Elsa, San Giovanni Valdarno. Nessuno chiede di chiuderle, ma di spostare tutte le spese di gestione sui Comuni e le Province che le ospitano. Un’operazione che il Comune può e deve gestire senza sottostare ai ricatti, come quello recente del compagno di partito di Ceccuzzi, Fanfani, che ha tirato in ballo l’ipotesi di un termovalorizzatore in Valdichiana pur di proteggere l’Università di Siena in Arezzo, cioè il doppione della Facoltà di Lettere. Prima di Tosi, gli studenti sceglievano Siena perché articolata su poche Facoltà, alcune molto buone, in una città vivibile e sicura, con molti buoni servizi. Ora, va riorganizzato il personale nel rispetto delle leggi, con attenzione alla ricerca e alla didattica e cercando collaborazione nel Governo per il comune obiettivo di recuperare un’antica e prestigiosa università, senza demagogiche forzature come quella del deputato Ceccuzzi che chiese una legge speciale per ottenere erogazioni a fondo perduto. Ma nulla potrà avvenire finché, ma pare sia prossimo, non siano state individuate e censurate le spaventose responsabilità di chi ha causato il disastro in evidente assenza di controlli e comunque nell’indifferenza delle istituzioni locali.