“Le città-Stato”: le radici del municipalismo e del repubblicanesimo italiani nell’ultimo libro di Mario Ascheri

M_ascheriMauro Aurigi. Erano molti anni ormai che io e Mario Ascheri discutevamo, arrivando spesso a concordi conclusioni, sulle valutazioni negative troppo spesso riservate alla Civiltà comunale da parte della storiografia ufficiale italiana, che in ciò si distingueva nettamente dalle storiografie straniere, soprattutto anglosassoni e nord europee, generalmente animate da meravigliati ed encomiastici sentimenti verso quell’esperienza. Con Mario concordavamo sul fatto che era da miopi accusare i governi delle città-stato italiane di scarsa democraticità per il livelli oligarchici dei loro governi, mentre nessuna accusa del genere veniva lanciata verso il mondo esterno a quell’esperienza (quindi tutto il resto del pianeta), quasi che lì invece la cultura della democrazia fosse radicata profondamente, mentre quel mondo in realtà giaceva nel peggior buio oppressivo di sistemi feudali, monarchici, imperiali o teocratici. Peggio ancora: se il paragone lo facessimo col nostro mondo attuale italiano scopriremmo che le oligarchie di allora erano smisuratamente più ampie di quelle ristrettissime di oggi (pensiamo a Siena, dove per contare gli oligarchi che controllano la nostra vita e perfino le nostre coscienze bastano e avanzano le dita di una sola mano).
E poi c’è anche l’accusa postuma, tuttora sostenuta dagli storici e politologi italiani, che si debba all’esperienza comunale lo scarso senso dello stato del nostro popolo, il suo persistente attaccamento al “particulare”, il suo provincialismo e campanilismo. Non si può essere più ignoranti o, peggio, più conformisti o ipocriti. Infatti, il Risorgimento partì proprio da quella parte del territorio nazionale dove avevano fiorito le piccole città-stato, non da quel Meridione dove da sempre c’erano due stati unitari tra i più antichi e famosi d’Europa: lo Stato della Chiesa e il Regno delle due Sicilie. Lo stesso dicasi del senso dello stato: quel poco che hanno gli Italiani è proprio là dove per alcuni secoli allignò il frazionamento dei liberi comuni, non nel nostro Meridione.
La storiografia d’Oltre-Alpe o d’Oltre-Manica o d’Oltre-Oceano invece alle città-stato italiane attribuisce addirittura il merito di aver consentito all’Occidente dal 1200 in poi, di raggiungere prima e di superare poi fino all’odierna situazione, quelle che da secoli erano le più progredite civiltà del mondo (l’Europa fino ad allora era considerata giustamente un mondo di Barbari): l’araba, l’indiana e la cinese. Secondo, dunque, gli storici stranieri, soprattutto gli anglo-sassoni, la civiltà comunale con l’Umanesimo e gli umanisti è la vera grande culla dell’Occidente. Senza di essa l’Illuminismo e la rivoluzione americana sarebbero stati impensabili. Quindi l’abisso che a questo proposito (ma non solo a questo proposito!) divide la storiografia italiana da quella europea e soprattutto anglo-sassone, appariva sino ad oggi incolmabile. Dico questo perché da poco più di un mese è finalmente arrivato in libreria il libro di Mario Ascheri a colmare quel ritardo. Dobbiamo essere per questo riconoscenti a Mario (anche se il suo lavoro gli procurerà non pochi grattacapi con gli oligarchi della storiografia nazionale), perché, almeno dal mio punto di vista, si tratta del primo tentativo di stracciare il velo dietro il quale i politici di oggi (vedi soprattutto a Siena), si nascondono o meglio nascondono le loro malefatte soprattutto urbanistiche (ma non solo), essendosi dimostrati assolutamente incapaci di neanche lontanamente assomigliare ai governanti di allora (basti pensare che la nostra Città vive ancora esclusivamente di ciò che fu fatto allora: Banca, Ospedale, Università, Arte/turismo). Eco perchè il libro di Mario deve essere letto.

Università di Siena: che sia un segnale di cambiamento?

R_univ_sienaDa oggi Pietro Terrosi Vagnoli, Professore di Eidologia della Facoltà di Medicina, è il nuovo direttore del Dipartimento di Scienze Ortopedico-Riabilitative, Radiologiche e Otorinolaringoiatriche. Eletto all’unanimità, sostituisce Desiderio Passali. Gli auguri fervidi ed irrituali serviranno al collega Terrosi, da tutti stimato come studioso e come persona (cosa ormai rara), per compiere un processo finora non espletato. Com’è noto la politica universitaria, che da qualche anno è orientata ad assorbire i vecchi Istituti disciplinari in Dipartimenti integrati, non ha dato i risultati attesi. L’integrazione disciplinare, l’ottimizzazione di risorse materiali ed immateriali non c’è stata, i nuovi dipartimenti sono al più espressioni di razionalizzazione amministrativa e finanziaria. Come per l’Unione Europea, che assembla più Banche Centrali che Nazioni, anche nei Dipartimenti si è assistito all’accorpamento di strutture amministrative prive d’anima scientifica, prive cioè di armonizzazione di indirizzo scientifico che non riesce a decollare. L’intento del legislatore era quello di ottimizzare le risorse culturali e di indirizzarle verso obiettivi strategici. Qui di strategico c’è solo la ricerca del quotidiano. Terrosi, nei suoi primi passi da candidato e sicuramente lo farà da Direttore, si era espresso per un’armonizzazione seria e completa di strutture diverse e composite. Siamo sicuri ci riuscirà.

“Il blog del Solista” del professor Luigi De Marchi

DemarchiSegnaliamo un interessante sito: il blog del Solista del Professor Luigi De Marchi (nella foto, durante un intervento, nel gennaio 1968). «Quella dominante è una cultura di coristi, dove i più cantano in coro le solite due o tre vecchie e noiose canzoni e dove i solisti hanno vita difficile. Questo blog è la testimonianza di un Solista sopravvissuto ai linciaggi e anche un grande “marameo” ai Ragazzi del Coro e ai Direttori d’Orchestra.»
Luigi De Marchi: Psicologo, politologo e saggista, è stato protagonista di varie battaglie per i diritti civili. Pioniere della ricerca psico-culturale europea e presidente della Società di Psicologia Politica. Le sue ricerche sull’angoscia sono approdate a una nuova teoria della cultura e della nevrosi.
Per saperne di più, si legga la sua biografia completa.

A Lecce una certezza per i malati di tumore

Lore_2Cosimo Loré. Poche ore fa il grande attore Sean Connery ha rivolto dure critiche a Hollywood: “Ho deciso di non lavorare più perché nell’industria cinematografica c’è troppo divario tra chi capisce di film e chi ha il potere di farli”. Lo abbiamo appreso dalla stampa proprio il giorno dopo l’opinione di Piero Quarta Colosso medico radiologo in struttura convenzionata leccese su Massimo Federico medico oncologo in struttura universitaria modenese (quest’ultima notizia acquisita grazie alla nostra consorte salentina che segue con cura le vicende della terra natìa). La lettera scaturisce da una polemica locale in merito al costo della consulenza affidata dal direttore generale della azienda sanitaria leccese all’illustre studioso nonché cattedratico universitario di salentina origine: chi scrive vive e lavora da sempre nella città del Palio cui in pellegrinaggio ormai generazionale si sono recati innumerevoli studenti dalla regione salentina per accreditarsi prima in medicina e poi nelle varie specializzazioni mediche. Conosciamo pertanto uomini e cose della sanità salentina in forma indiretta, ma sappiamo in ragione del nostro compito istituzionale misurare meriti scientifici e capacità cliniche di chiunque sul pianeta si dedichi ad analoghe attività. Esistono in effetti criteri e metri quali il fattore di impatto scientifico (impact factor), i risultati clinici conseguiti (dati epidemiologici), le indagini anche giudiziarie espletate (relazioni peritali): ebbene, da tali fattori obiettivi e non opinabili emerge con evidenza che Piero Quarta Colosso in radiologia medica e Massimo Federico in oncologia medica rappresentano il top nel panorama nazionale e presentano però un solo grave difetto, che in una società civile e soprattutto sana di mente costituirebbe preclara virtù: l’umiltà. In questo caso alla ribalta non v’è la possibilità di fare buona cinematografia bensì di salvarsi la pelle dal male che se adeguatamente affrontato risulta debellabile e anche prevenibile (Veronesi docet). Eppure anche a fronte di simili presupposti la polemica è senza freni inibitori perché la morte fa paura solo quando tocca di persona, altrimenti il fumatore non smetterebbe solo dopo una bella radicale laringectomia… Vanità ci porta a ricordare che fummo chiamati in quel di Gallipoli a promuovere (gratis et amore Dei) l’iniziativa oncologica del Professor Federico nel territorio salentino (“un mare di firme”) e davanti ad una attenta affollata platea di amministratori aziendali e comunali tentammo di esorcizzare il malcostume della maldicenza – volta a masochisticamente boicottare ogni anche salvifica impresa – con cui è d’uso “fantasticare” nella cosiddetta moderna società. Cassandre fummo, come i fatti odierni ben attestano.

Morti bianche “lente” e “ad orologeria”: se ne parlerà a Modena con il Patrocinio di Napolitano

NapolitanoSi terrà a Modena, il 12 ottobre, con l’Alto Patrocinio della Presidenza della Rupubblica, il Convegno Nazionale sulle “Morti bianche”, le morti da traumi e non sul lavoro che colpiscono circa 1400 lavoratori italiani, ogni anno. Durante il Convegno verrà istituito il premio giornalistico per il miglior servizio sui media su detto argomento. Tra i promotori, l’On. Beppe Giulietti, portavoce dell’Associazione Articolo 21 liberi di…, il regista televisivo Parascandolo ed Aldo Ferrara, dell’Università di Siena, che sarà relatore con i dati sotto riportati.
Aldo Ferrara. Due milioni nel mondo, di cui 12 mila bambini, mentre in Italia sono 1.360. Gli infortuni mortali nel nostro Paese, anche se hanno avuto una lieve diminuzione, sono pur sempre un numero consistente rispetto a 4,7 milioni di infortuni che annualmente accadono nell’Europa ma noi continuiamo a registrare 4 infortuni mortali ogni giorno lavorativo nel nostro Paese, e quelli mortali sono il 20,52 per cento di quelli che accadono in Europa.
Nel mondo. L’Oil (Organizzazione internazionale del lavoro) ha diffuso i dati sulle “morti bianche”, rilevando che sui duecentocinquanta milioni di infortuni a lavoratori di ogni età che avvengono ogni anno, 335 mila sono mortali: 170 mila nel settore agricolo, 55 mila nel settore minerario e 55 mila nelle costruzioni. Inoltre, in tutto il mondo muoiono sul lavoro mille bambini al mese (dodicimila ogni anno).
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Traffico urbano: proposte alternative al “road pricing” per la qualità dell’aria

Road_pricing_2Centri storici, traffico urbano, inquinamento, provvedimenti a breve e medio termine per una reale qualità dell’aria, senza costi per i cittadini. Siena sin dal 1965 ha chiuso il centro storico senza far pagare nulla ai cittadini e senza problemi per la circolazione ed i commercianti. Le proposte di Aldo Ferrara al “road pricing” o “congestion charge”.

Aldo Ferrara. Il dibattito sul road pricing necessita di alcune precisazione su: 1) tipologia di traffico e 2) inquinamento.
Il road pricing o congestion charge è adottato in Europa dalle città di Oslo e Londra e nel mondo da Los Angeles, Melbourne e Singapore. Ogni città ha una sua peculiarità in termini di traffico, flessibilità, produttività economica.
Come a Milano, che vive di terziario avanzato e quindi di flessibilità, la congestione crea una perdita secca, così come a Londra che perde tra due e quattro milioni di sterline ogni settimana in termini di tempo a causa degli ingorghi. Tuttavia, non tutti gli automobilisti che accedono al centro di Londra pagano la congestion charge: vi sono categorie di esenzioni e sconti usufruibili per alcune categorie di guidatori, veicoli ed individui: disabili, residenti nella zona di congestion charge (per cui è previsto uno sconto del 90% circa), ed infine categorie poco presenti in una città come Milano ossia veicoli ad energia alternativa, veicoli a nove o più posti e guidatori di veicoli posteggiati ai bordi delle strade.
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Età pensionabile unica (70 anni) per professori ordinari ed associati

La legge 230 del 4/11/2005 sullo stato giuridico dei professori universitari contiene, al comma 17, una norma immediatamente operativa che fissa un nuovo limite d’età per il collocamento a riposo, unico per i professori ordinari ed associati, determinato al termine dell’anno accademico nel quale si è compiuto il 70° anno d’età, ed abolisce il fuori ruolo, disponendo contestualmente la conservazione delle funzioni collegate alla docenza. Il comma 19 prevede che i professori, già in servizio all’entrata in vigore della legge, possano optare per tale regime, conservando lo stato giuridico e il trattamento economico in godimento, ivi compreso l’assegno aggiuntivo di tempo pieno. I professori di materie cliniche in servizio all’entrata in vigore della legge, in base al disposto del comma 18, mantengono le proprie funzioni assistenziali e primariali, inscindibili da quelle di insegnamento e ricerca e ad esse complementari, fino al termine dell’anno accademico nel quale si è compiuto il 70° anno d’età. I professori interessati possono presentare domanda di opzione, utilizzando il modello tipo allegato, per sollecitare l’Università di Siena a rendere operativa tale norma, analogamente a quanto avvenuto in altri atenei.

Devolution? No grazie, risponde l’Università

DevolutionAldo Ferrara. Forse i cittadini chiamati alle urne il 25 giugno p.v., per confermare o meno il D.L. sulla Devolution, voluto da Calderoli e affini, non sanno che la devoluzione dei poteri agli enti locali è processo legislativo già riconosciuto ed identificato, nell’ambito universitario, come Autonomia. Voluta fortemente da Antonio Ruberti per dare trasparenza amministrativa e gestionale agli Atenei, la primigenia visione del Legislatore è stata completamente stravolta e sostituita da un Far West gestionale in cui dominano i privilegi, le usurpazioni e le corruzioni. Quindi noi conosciamo sufficientemente l’argomento per dire “sì, sarebbe stata buona cosa, ma è stata male applicata”.
Diverso è l’ambito della Costituzione, che sta per essere stravolta da una devolution totale che affida agli enti locali materie di primo interesse pubblico come sicurezza, sanità, scuola ed altro ancora di cui allo sviluppo successivo.
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Guido Trombetti è il nuovo Presidente della Conferenza dei Rettori (CRUI)

TrombettRoma, 18 maggio 2006. L’Assemblea dei Rettori ha eletto a maggioranza assoluta Guido Trombetti, Rettore dell’Università di Napoli Federico II, nuovo Presidente della CRUI. Le sue prime dichiarazioni.
«Il paese attraversa oggi un momento di forte cambiamento: un nuovo governo, un nuovo progetto. L’Università non sarà da meno. In qualità di Presidente della CRUI mi impegnerò per un rilancio delle quattro parole d’ordine che i Rettori italiani hanno ormai da anni messo a fondamenta del futuro dell’Università: risorse, valutazione, trasparenza, autonomia. In questo senso accolgo con grande favore le dichiarazioni del neo-Ministro Mussi che intende mettere in cima alla lista dei suoi obiettivi il tema dei finanziamenti. Gli Atenei non possono vivere senza risorse adeguate, la situazione odierna ce lo dimostra. D’altra parte non si può più chiedere senza essere valutati, la trasparenza e la misurazione dei risultati rappresentano l’unica via verso il riconoscimento sociale del nostro lavoro e verso un’autonomia responsabile. In quest’ottica il ruolo della CRUI sarà quello di crocevia del dialogo fra sistema universitario, da una parte, e istituzioni politiche, territorio e opinione pubblica, dall’altra. Un osservatore attento garante dell’autonomia e del rilancio della centralità dei nostri Atenei per lo sviluppo e la crescita del Paese.»
Suo precedente intervento: L’università che vorremmo

Giorgio Napolitano eletto Presidente della Repubblica alle ore 12,54

NapolitanoAldo Ferrara. Uomo sensibile ai problemi dell’innovazione e dell’Università, è, tra l’altro, cognato del Rettore di Roma 3 Prof. Guido Fabiani, di recente investito della Legion d’Onore dal Presidente francese Chirac. Non sarà dunque insensibile ai nostri richiami sui problemi irrisolti dell’Università, come recentemente abbiamo avuto modo di apprezzare. A Lei, Signor Presidente Napolitano, l’augurio di un felice settennato e la certezza che ci sarà sempre vicino.
Non è facile sintetizzare la mission politica del nostro Presidente che si profila di altissima statura e tra i pochissimi degni, per storia politica, tradizione e coerenza intellettuale, di ascendere al Colle.
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