Il peso dei morti non è mai lo stesso

Andreglucksmann_1André Glucksmann (Corriere della Sera 7 agosto 2006). L’indignazione di tanti indignati m’indigna. Per l’opinione pubblica mondiale certi morti musulmani pesano quanto una piuma, altri tonnellate. Due pesi, due misure. Il massacro quotidiano di civili a Bagdad è relegato alla rubrica delle brevi, mentre il bombardamento che uccide 28 abitanti a Cana è elevato a crimine contro l’umanità e solo spiriti rari come Bernard-Henri Lévy e Magdi Allam se ne meravigliano.
Perché i 200 mila massacrati del Darfur non suscitano un quarto delle reazioni d’orrore risvegliate dalle vittime 200 volte meno numerose in Libano? Poiché sono musulmani a uccidere altri musulmani, bisognerà credere che l’assassinio non conti agli occhi delle autorità coraniche, né per la cattiva coscienza occidentale? La spiegazione non regge, poiché l’omicidio non riveste maggiore importanza quando è l’armata russa, cristiana e benedetta dai Papi, a radere al suolo la capitale dei musulmani ceceni (Grozny, 400 mila abitanti) e uccidere decine di migliaia di bambini. Il Consiglio di Sicurezza non indice riunioni su riunioni e l’Organizzazione degli Stati islamici volge piamente lo sguardo altrove. Ne consegue che solo il musulmano ucciso dagli israeliani vale l’indignazione universale.
Continua a leggere

Traffico urbano: proposte alternative al “road pricing” per la qualità dell’aria

Road_pricing_2Centri storici, traffico urbano, inquinamento, provvedimenti a breve e medio termine per una reale qualità dell’aria, senza costi per i cittadini. Siena sin dal 1965 ha chiuso il centro storico senza far pagare nulla ai cittadini e senza problemi per la circolazione ed i commercianti. Le proposte di Aldo Ferrara al “road pricing” o “congestion charge”.

Aldo Ferrara. Il dibattito sul road pricing necessita di alcune precisazione su: 1) tipologia di traffico e 2) inquinamento.
Il road pricing o congestion charge è adottato in Europa dalle città di Oslo e Londra e nel mondo da Los Angeles, Melbourne e Singapore. Ogni città ha una sua peculiarità in termini di traffico, flessibilità, produttività economica.
Come a Milano, che vive di terziario avanzato e quindi di flessibilità, la congestione crea una perdita secca, così come a Londra che perde tra due e quattro milioni di sterline ogni settimana in termini di tempo a causa degli ingorghi. Tuttavia, non tutti gli automobilisti che accedono al centro di Londra pagano la congestion charge: vi sono categorie di esenzioni e sconti usufruibili per alcune categorie di guidatori, veicoli ed individui: disabili, residenti nella zona di congestion charge (per cui è previsto uno sconto del 90% circa), ed infine categorie poco presenti in una città come Milano ossia veicoli ad energia alternativa, veicoli a nove o più posti e guidatori di veicoli posteggiati ai bordi delle strade.
Continua a leggere

Università: riforme per renderla attraente

Ilsole24ore_2Giacomo Vaciago. Molti anni fa ho scritto sul “Sole 24 Ore” che il primo indicatore della qualità di una università è dato dalla somma dei chilometri percorsi dagli studenti (e dai professori) per raggiungerla. Già allora l’Italia era anomala: gran parte degli studenti – anche per le università migliori – andavano a studiare all’università più vicina a casa. Ma negli ultimi 20 anni ciò è diventato addirittura ridicolo: abbiamo moltiplicato le sedi universitarie per garantire che i nostri studenti continuino a restare in famiglia il più a lungo possibile! Siamo l’unico Paese occidentale con un deficit di mobilità universitaria internazionale: le uscite superano le entrate. Quando avremo un ministro dell’Università che imposta l’unica riforma che ci serve, quella di avere università cui vengono i migliori del mondo?
Da: G. Vaciago, Le riforme che servono a un Paese attraente, Il Sole 24 Ore 15 agosto 2006.

Per conoscere la posizione delle “Liste civiche senesi” sul conflitto Libano-Israele

Palazzo_comunaleListe civiche senesi. Nel Consiglio comunale dell’8 agosto 2006 con un apposito ordine del giorno le “Liste Civiche Senesi” sono intervenute sulla mozione presentata dal centro sinistra in merito al conflitto Libano-Israele auspicando l’impegno del Governo italiano per l’immediata cessazione delle ostilità, il disarmo delle milizie Hezbollah così come previsto dalla risoluzione dell’ONU n° 1559 del 2004, la realizzazione di un sistema di garanzie perché il Libano possa conquistare una effettiva piena sovranità e la capacità di isolare le fazioni estremiste e terroristiche, l’istituzione di una presenza militare internazionale di interposizione al confine tra Libano e Israele, intraprendere le iniziative internazionali per indurre le parti interessate a riprendere un dialogo che risolva, in primo luogo, i problemi di convivenza tra israeliani e palestinesi basandosi sul reciproco rispetto e sul comune diritto a vivere in pace ed in sicurezza nei propri territori e per compiere i passi necessari per favorire l’ingresso di Israele nell’Unione Europea.
Le “Liste Civiche Senesi” hanno anche chiesto l’impegno della Giunta e del Consiglio comunale stesso ad intraprendere tutte le iniziative che possano favorire e sollecitare gli atti di solidarietà da parte della collettività cittadina e delle sue istituzioni nei confronti dei bisogni delle popolazioni colpite dal conflitto. Gli interventi dei Consiglieri Panti, Ascheri e Piccini hanno evidenziato come la drammaticità della situazione nel vicino Medio-Oriente meriti alcune considerazioni diverse dalle consuete prese di posizione oblique ed equivoche che, ad esempio, sono emerse dalla mozione del centro-sinistra sbilanciata a favore della popolazione libanese e vuota per un ragionamento massimalista che prescinde da un approfondito esame delle ragioni del conflitto e dai veri fautori dello stesso (Iran e Siria). Il dibattito ha messo in evidenza le contraddizioni esistenti nel centro-sinistra in particolare per quanto concerne il riconoscimento del diritto ad esistere di Israele ed il suo ingresso nell’Unione Europea che lo stesso capogruppo dei Riformisti, firmatario della mozione, ha evidenziato essere una delle criticità del documento presentato del centro-sinistra per la quale i Riformisti locali non sono evidentemente riusciti a far breccia negli altri partiti della maggioranza ed hanno rinunciato ad una delle prerogative dei loro partiti di riferimento.

L’università sta morendo. Più si investe meno funziona

Michel_serres_2Michel Serres. Credo che l’universistà stia morendo. È stata una grande istituzione che ha radici fin nell’antica Grecia e nell’Islam dei secoli d’oro, per non dire del suo splendore nel Medioevo cristiano. Poi è andata in crisi col rinascimento, per ricomparire trasformata nell’Ottocento europeo… Oggi un sintomo della sua malattia fatale mi pare il fatto che più ci si investe del denaro meno essa funziona. Non sarà un po’ come quelle stelle di cui riceviamo ancora la luce, ma di cui gli astrofisici ci dicono che sono morte da anni, se non da secoli? Forse l’università saprà rinascere ancora una volta dalle proprie ceneri come la Fenice. Probabilmente occorre guardare alle nuove tecnologie, al sapere diffuso che esse consentono, alla messa in rete delle conoscenze.
Da: Giulio Giorello e Nuccio Ordine, Elogio della pirateria, Corriere della Sera 14 agosto 2006

Mussi commissaria il Conservatorio di Santa Cecilia

Fabio_mussiIl 31 luglio c.a. il Ministro dell’Università e della Ricerca, on. Fabio Mussi, ha disposto il commissariamento del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. La decisione è stata presa in relazione alle irregolarità gestionali segnalate dal Collegio dei revisori, che avevano anche spinto i precedenti membri del Collegio alle dimissioni. Cessano, quindi, la loro attività il presidente del Conservatorio e il Consiglio d’Amministrazione.

Caro Prodi, sulle intercettazioni sbagli

Romano_prodiSi riporta, da l’Unità del 6 agosto 2006, l’intervento dell’avvocato Oreste Flamminii Minuto sul ddl Mastella, sul ruolo dell’informazione e sul diritto a comunicare e ad essere informati.
Oreste Flamminii Minuto
Caro Professor Prodi,
dopo aver letto il programma dell’Unione ho votato per la coalizione di centrosinistra pur avendo serie perplessità sulla scelta dei nomi dei candidati delle varie liste. Nella mia decisione grande peso ha avuto la bontà del programma nelle sue affermazioni di principio, che ho ritenuto fossero condivise da tutti i partecipanti alla coalizione, e ritenevo che eventuali tendenze centrifughe (o centripete) sarebbero state frenate dalla lealtà morale (patrimonio di una seria coalizione che si ispira ai principi liberali e illuministi) e dalla personalità del suo capo.
Poiché da sempre mi occupo della difesa del diritto di informare ed essere informati, ho riscontrato nel programma dell’Unione una sorta di svolta epocale laddove a pagina 261 del programma, sotto il titolo «Più informazione più libertà. Il diritto a comunicare e ad essere informati», è testualmente scritto: «Abbiamo il diritto a comunicare il proprio pensiero e i propri valori, il diritto a informare e ad essere informati, come diritti fondamentali ed opereremo perché essi trovino piena attuazione. Vogliamo che la comunicazione e l’informazione siano spazio di interesse pubblico, libero, aperto, accessibile a tutti. Vogliamo che questo spazio sia mosso da una concorrenza guidata dalla forza delle idee…». Vogliamo… Vogliamo…
Continua a leggere

Mastelloni

MarcotravaglioIeri il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha presentato il suo disegno di legge sulle intercettazioni che, prevedendo fino a 60 mila euro di sanzione per i giornalisti che pubblichino nel corso delle indagini preliminari stralci di conversazioni, è considerato un deciso freno alla libertà di stampa. Si riporta la posizione di Marco Travaglio apparsa su l’Unità del 5 agosto 2006 nella sua rubrica Uliwood party.

Marco Travaglio. Stavolta Di Pietro ha torto. Se è vero che ha dato il via libera al ddl Castella, o Mastelli, o Berluschella, o Mastelloni sulle intercettazioni, ha fatto malissimo. Per diversi motivi.
1) Salvo i reati di mafia e terrorismo, le intercettazioni potranno durare non più di 3 mesi, rinnovabili solo in presenza di elementi nuovi. Una pura assurdità: se s’intercetta una gang di trafficanti di droga e nei primi tre mesi questa è in ferie, bisogna attendere il successivo trimestre perché si rimetta in attività: con questa riforma invece i controlli si arrestano subito. E la gang non si arresta più. La verità è che le intercettazioni più si prolungano, più aiutano a scoprire verità scomode. Per esempio, i traffici dei furbetti del quartierino e di Calciopoli. La Procura di Napoli ha tenuto sotto osservazione Moggi & C. per tutto un campionato, che di mesi ne dura nove: l’avesse fatto solo per tre (come quella di Torino, bloccata sul più bello da un gip poco attento), gli imbroglioni sarebbero ancora al loro posto.
Continua a leggere

L’informazione negata

AntoniopadellaroSempre sul ruolo dell’informazione ripubblichiamo un articolo di Antonio Padellaro, apparso su “l’Unità” il 15 luglio 2006.

Antonio Padellaro. Vorremmo domandare al ministro Giuliano Amato: la vicenda della Banca d’Italia sarebbe andata nello stesso modo se nessuno avesse pubblicato le affettuosità di Fiorani a Fazio con il famoso bacio che avrebbe voluto stampargli sulla fronte in segno di gratitudine? No, probabilmente le cose non sarebbero andate come sono andate. La posizione del governatore della Banca d’Italia sarebbe sicuramente apparsa meno indifendibile. Chissà, la piccola Banca di Lodi avrebbe fagocitato la tanto più grande Antonveneta. E gli amici di entrambi avrebbero avuto buon gioco a dimostrare che di parere squisitamente tecnico si era trattato. E forse, chissà, Fazio sarebbe ancora al suo posto. Il ministro Amato, che è uomo schietto (e che quel bacio fece giustamente sobbalzare sulla sedia), sicuramente ne converrà.
Vorremmo domandare al ministro Mastella: lo scandalo più grande della storia del calcio, o giù di lì, sarebbe mai esploso se nessuno avesse mai pubblicato la famosa conversazione Moggi-Bergamo sulla griglia degli arbitri da mandare in questo o in quel campo? «Grigliata» che, insieme alle vanterie su Paparesta rinchiuso nello spogliatoio e alle centinaia di altre confessioni involontarie ha messo in moto la Calciopoli, o la Moggiopoli, che tutti sanno. Meccanismo che ha dato luogo a una prima salutare prima bonifica nel pianeta pallonaro, che ha consentito l’arrivo di Guido Rossi e Francesco Saverio Borrelli, che ha prodotto le sentenze contro chi imbrogliava e forse anche la vittoria degli azzurri ai Mondiali di Germania (vedi Gattuso).
Abbiamo appositamente isolato due brani telefonici, per così dire esemplari.
Primo, perché nella loro fulminante immediatezza dicono sulla finanza e sul calcio, in termini di verità e di realtà, quello che i normali strumenti della giustizia mai avrebbero neppure lontanamente sfiorato. Secondo, perché le battute riportate portano legna ai fautori del giro di vite sulle intercettazioni e, segnatamente, su quelle pubblicate dai giornali. Legna su cui arrostire la stampa perché trattasi di colloqui estrapolati dal contesto.
Continua a leggere

La verità è reato

Cittoggi_1Sempre per riflettere sul ruolo dell’informazione con l’avvocato Oreste Flamminii Minuto, ripubblichiamo un suo articolo apparso su L’Espresso il 6 luglio 2006.
Stampa e inchieste. Torna la voglia di censura. Ma l’informazione è un diritto dei cittadini. Parola di avvocato

Oreste Flamminii Minuto. L’ennesimo, inutile dibattito che si svolgerà il 4 luglio con la presenza del ministro della Giustizia Clemente Mastella verterà sui soliti stucchevoli temi: galera per i giornalisti che violano il segreto di indagine? Sanzioni comunque per gli stessi giornalisti per violazione del principio di “essenzialità” delle informazioni? Lasciare le cose come sono proibendo solo la pubblicazione delle intercettazioni? Abrogare il principio di desegretazione progressiva degli atti del processo penale e ristabilire tout court il vecchio regime che tutelava il segreto istruttorio del vecchio codice fino all’apertura del dibattimento? A tutte queste domande da oltre dieci anni si danno risposte che si limitano al “sì” o al “no”, quasi fosse una risposta referendaria, senza minimamente affrontare il problema relativo al ruolo dell’informazione in una democrazia avanzata e pluralista. Per capire di cosa si tratta, è opportuno ricordare a chi ci governa, a chi ci rappresenta e – perché no – agli uomini di cultura del nostro paese che fanno in realtà la professione di “convegnisti a vita”, cosa accadde negli Stati Uniti, quando l’analista della Cia Daniel Ellsberg nel 1971, “per fatto di coscienza”, passò le Carte del Pentagono al “New York Times” e al “Washington Post”. Per coloro che partecipano a questi dibattiti, senza evidentemente sapere di cosa si stia parlando, la vicenda di Ellsberg potrebbe essere foriera di riflessione. Questo Ellsberg aveva pazientemente fotocopiato 47 faldoni di documenti che rivelavano come l’incidente del Golfo del Tonchino non si fosse mai verificato e la sua falsa costruzione era stata il pretesto per l’intervento armato Usa in Vietnam. Il senatore Fullbright, capo dell’opposizione democratica, al quale Ellsberg aveva portato quei documenti, disse che non poteva utilizzarli al Congresso in quanto la rivelazione contenuta in quelle carte poteva incriminarlo per alto tradimento, dato lo stato di guerra in vigore.
Continua a leggere