Ateneo senese: la trasparenza invisibile

Il Prof. Angelo Riccaboni non può continuare a esporre al ridicolo, con risposte manifestamente illogiche e menzognere, sé stesso e l’istituzione che dovrebbe rappresentare. Come può definire della “massima trasparenza” la vendita del Palazzo Bandini Piccolomini, se ai cittadini è precluso addirittura l‘accesso alla documentazione tecnica? Lo ripeto per l’ennesima volta, il principio della trasparenza (L. 241/1990) ha assunto una diversa e più ampia configurazione, al punto che è definita nei termini di “accessibilità totale per tutti i cittadini” all’intero patrimonio informativo delle pubbliche amministrazioni (art. 11, D.lgs. 150/2009), allo scopo di favorire forme diffuse di controllo e trasformandosi, di fatto, in un mezzo fondamentale di prevenzione della corruzione, rendendo possibile una forma di rendicontazione sistematica ed evidente nei confronti dei portatori d’interesse, cioè dei cittadini. Alla cultura della trasparenza si è uniformato l’intero sistema universitario italiano, con l’eccezione dell’ateneo senese. Per restare nello specifico della vendita dell’immobile, perché la documentazione tecnica (mappe, foto, schede ed elaborati planimetrici) non è accessibile a tutti? Perché si è dichiarato che tutte le informazioni sono riservate e confidenziali, mettendo, così, la mordacchia a chi intende formulare una proposta d’acquisto? Ci sarà pure un consigliere del CdA disposto a violare queste illegittime disposizioni e a rendere pubblico tutto il materiale, ammesso che riesca a ottenerlo!?

Queste osservazioni e interrogativi non sono solo legittimi ma, nel caso di specie, doverosi, se si considerano i precedenti. Ne ricordo alcuni: il tentativo proceduralmente scorretto di far approvare dal CdA il progetto di costituzione di un Fondo immobiliare; il sospetto di una speculazione finanziaria ai danni dell’Università di Siena; le intercettazioni telefoniche che documentano il coinvolgimento di un docente del nostro ateneo e le agevolazioni a lui concesse, dal Rettore e dal Direttore amministrativo, tipo la giustificazione alle assenze (passate e future) a lezione e al ricevimento degli studenti.

Per concludere, il solito interrogativo, già posto in passato: l’Ateneo senese può continuare ad avere una guida priva di legittimazione, credibilità, autorevolezza e senso delle istituzioni?

Articolo pubblicato anche daIl Cittadino online (30 agosto 2012) con il titolo: Grasso replica al rettore: “ma quale trasparenza”.

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La casa dei misteri: Palazzo Bandini Piccolomini a Siena

Palazzo Bandini Piccolomini

Uno dei più efficaci strumenti di prevenzione della corruzione è la trasparenza, intesa (secondo il D. Lgs. 150/2009) «come accessibilità totale delle informazioni allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principî di buon andamento e imparzialità». Non solo! Oggi, il Presidente della Corte dei Conti e il Ministro della pubblica amministrazione auspicano un innalzamento del livello della trasparenza, dovuta dalle amministrazioni ed esigibile dagli amministrati. Ebbene che succede all’Università di Siena? Con il triste primato dei bilanci truccati in più anni e con una voragine nei conti da € 250 milioni, ci si aspetterebbe massima trasparenza! I fatti, invece, dimostrano il contrario.

L’8 ottobre si svolgerà l’asta per la vendita di «uno dei più importanti e raffinati esempi dell’architettura rinascimentale a Siena», il Palazzo Bandini Piccolomini (superficie lorda: mq 2.721; prezzo base: € 6.500.000,00). Sul sito dell’ateneo, però, è presente solo l’avviso dell’asta; mentre manca tutta la documentazione tecnica. Eppure su quello dell’università di Pisa, per la vendita del complesso immobiliare “Podere Poggio al Lupo”, si trova di tutto: mappe, foto, schede ed elaborati planimetrici. Per l’ateneo senese, invece, solo chi intende formulare una proposta d’acquisto potrà consultare la documentazione. Infatti, si avverte che «tutte le informazioni sono da considerarsi riservate…». Non solo! «Le informazioni confidenziali vengono fornite al solo scopo di consentire al soggetto autorizzato la valutazione circa la formulazione di una proposta di acquisto; non si possono usare le informazioni confidenziali contenute, in alcun modo che possa arrecare danno alla procedura di alienazione del detto immobile. È assolutamente vietato violare ovvero comunque aggirare i dispositivi di sicurezza e consentire e/o permettere a terzi di accedere al sito utilizzando i codici di accesso nominativamente messi a disposizione.».

È incredibile! Sembra un segreto di Stato! Cosa ci può essere di riservato e confidenziale nella vendita di un immobile pubblico? Che sia per la maledizione del Bandini? No! Sarebbe il colmo! Comunque, ce la dirà, ovviamente in via confidenziale, chi farà l’offerta d’acquisto. Una considerazione finale. Chi è stato eletto irregolarmente, e, quindi, non ha la piena legittimità a esercitare le funzioni di rettore, non può permettersi di adottare provvedimenti immotivati e non trasparenti! Ovviamente, comportamenti del genere sono inaccettabili comunque!

Articolo pubblicato anche da: Il Cittadino online (27 agosto 2012) con il titolo: La casa dei misteri: Palazzo Bandini Piccolomini.